domenica 10 maggio 2015

Gli album che mi hanno salvato la vita

Chissà perché su questo blog riesco a scriverci solo di sera/notte. E chissà perché lo faccio sempre quando sono emozionalmente vulnerabile, soprattutto considerando poi quello che ci scrivo, che è quanto di più lontano da. Comunque ho da pochissimo finito di vedere il finale della sesta stagione di Mad Men, e quindi sono molto, molto, moltissimo, molto emozionalmente vulnerabile. Anyway, let's begin this thing.

È da un po' di tempo che di tanto in tanto mi trovo a riflettere sul fatto che praticamente chiunque usi quella citazione del cazzo che dice che la vita senza musica sarebbe un errore e poi ascoltano merda. Non dico necessariamente merda merda alla Vasco Rossi o peggio, dico merda nel senso che ascoltano cose assolutamente inquadrate in una precisa posizione sociale, o in un immaginario che non lascia possibilità di scampo. Magari è anche bella, bellissima musica, eh, chiariamo, però io sono incredibilmente presuntuoso e quindi se tu mi vai alla festa dell'Unità per ascoltare la cover band di De Andrè mentre bevi il vinaccio dalla bottiglia di plastica che hai dovuto buttare il tappo, allora De Andrè è merda. I My Bloody Valentine possono essere merda, se il loro ascolto ti fa far parte di ambienti inutilmente spocchiosi e snob (e lo dice uno che non è snob, di più). Contemporaneamente, leggo e sento tanta gente che magari di musica se ne intende (o gioca a intendersene) più della media che quando deve citare delle canzoni per loro importanti cita magari merda perché gli ricordano un particolare evento o che so io. Oh, disclaimer, se vi identificate in questa descrizione e mi conoscete, non sentitevi tirati in mezzo. Già per il fatto che state leggendo questo blog idiota, molto probabilmente non sto parlando di voi e siete una delle poche eccezioni.
È che per me la musica è sempre stato altro. Certo che ci sono canzoni che mi ricordano una situazione o un evento a cui sono molto legato e che difficilmente dimenticherò (che vi devo dire, The Wicker Man degli Iron Maiden cantata a squarciagola in classe al liceo non te la scordi, ecco, per quanto sia merda). Però la musica che per me è importante è decisamente altra. È quella che ascolti a casa da solo, col volume a livelli da arresto o a meno di metà, che ti fa continuamente piangere o che ti fa fare air drumming finché non ti bruciano gli avambracci, o entrambe le cose. Se non avete mai pianto per una canzone (le ballate stracciapalle alla My Immortal degli Evanescence ovviamente sono fuori contesto), mi dispiace veramente tanto per voi. È quella musica che magari potrai anche condividere con gli amici, ma di certo non è il tuo primo impulso. E, in genere, è quella musica che ascolti nel periodo formativo della tua vita. Non necessariamente quello scolastico, ma quei momenti in cui sai di avere delle mancanze che, appunto, questa musica ti aiuta a colmare in qualche modo, seppur parzialmente. C'è anche da dire che non la riconosci subito, questa musica, bisogna far passare del tempo, a volte anche tanto, perché si riesca a capire se e cosa ci ha veramente lasciato, se è solo un bellissimo disco o è uno di quei dischi. Quindi vado a fare un elenco più o meno esaustivo di quelli che finora sono i miei dischi che mi hanno salvato la vita. E proprio perché c'è bisogno di tempo per far sì che un disco diventi tale, ne lascerò fuori alcuni che ho ascoltato più recentemente che potrebbero ambire al titolo ma ancora non lo so, ad esempio Let It Bleed degli Stones o Boxer dei National, Potrebbe essere un elenco abbastanza lungo, e andrò in ordine totalmente sparso, tranne l'inizio.


Perdonate l'allineamento farlocco delle immagini. Chiaramente parliamo del trio dei tool. Sono in assoluto la cosa migliore che mi sia mai capitata nella vita. Musica complicata, ispirata, dura, profonda, che sa non prendersi sul serio e che si prende fin troppo sul serio, tutto questo quando ero quasi o da poco maggiorenne, capace di assorbire tutto come una spugna. Mi hanno fatto capire che esiste una spiritualità che non fosse solo quella cristiana che odiavo e che la spiritualità non va respinta e che non è banale. Insomma, troppe cose per poterle elencare. E mi hanno fatto conoscere il loro forum italiano, e mi hanno dato il più bel concerto della mia vita, 2006, Rimini.
Nel caso li voleste ascoltare, qui c'è Ænima, qui Lateralus e qui 10.000 Days.


L'altro trio. Non saprei bene cosa scrivere, onestamente. Tematicamente molto meno intimi dei tool, musicalmente molto più duri e talvolta scomodi, ma come smuovono loro, nessuno ha mai smosso. Questi tre dischi sono incredibili (letteralmente, ogni volta che li riascolto non riesco a credere che qualcuno abbia saputo scrivere cose del genere), ma la loro singola canzone più devastante non è in questi tre album, il che la dice lunga su cosa abbiano fatto.
Nel caso li voleste ascoltare, qui c'è Oceanic, qui c'è Panopticon e qui c'è Wavering Radiant.


Aphex Twin - Selected Ambient Works 85-92. Perché dopo un'infinità di ascolti per trovare il bandolo della matassa, mi sono rilassato e ho capito che la musica bella sta da tutte le parti, anche nella musica elettronica, anche nell'ambient che non è ambient, anche nella techno che non è techno.

Coil - Musick to Play in the Dark. Perché loro sono dei malati mentali, e questo disco unisce insieme malvagità, algidismo e raffinatezza. E non si spiega come, riesce contemporaneamente a calmarmi e a mettermi addosso un senso sottile di qualcosa che non va.


The White Stripes - Elephant. I classici personaggi rock che ti tirano fuori un album incredibile e che all'inizio non ti piace e poi lo adori alla follia. Io a 16 anni volevo prendere lezioni di chitarra da lui, mentre i più brufolosi a 25 ancora vorrebbero prenderle dal chitarrista dei Dream Theater.


Slowdive - Souvlaki. Ascoltatelo e poi venitemi a dire. Assoluto capolavoro. Dal primo ascolto sei rapito, dal secondo ascolto non lo dimentichi manco con l'alzheimer.


dälek - Absence. Mi ha fatto capire che la coscienza politica può esprimersi in tanti modi, non per forza con la barba di 3 giorni, la giacca con le toppe marroni sui gomiti e la chitarra acustica. Mi ha insegnato che l'hip-hop è bello e che si può fare in un casino di modi. Mi ha insegnato che la musica rumorosa a quella maniera può essere bella. E anche che i neri che fanno hip-hop possono non essere dei coglioni come fanno credere gli americani o dei poeti profondamente coscienti della loro situazione come ci vogliono far credere gli accademici - sempre siano maledetti.


Perché obiettivamente, una volta entrati non se ne esce. Se non l'avete mai ascoltato, ascoltatelo ORA.


Sarebbe il disco del 2004 dei Uochi Toki. Non c'è da nessuna parte, sull'internet, almeno ad una ricerca velocissima. Comunque è il classico disco che non dovrebbe esistere perché è completamente sbagliato. Ed è bellissimo, ed è tutto quello che un 16enne dovrebbe sapere della musica: che è possibile pure un delirio come questo.


Dicevamo di spiritualità? Qui c'è la prima canzone, qui la seconda.


R.E.M. - Murmur. Perché dopo aver ascoltato questo e Automatic for the People, vorresti che Michael Stipe fosse tuo padre.


E PJ Harvey tua madre, dopo questo, Rid of Me e White Chalk. Anche se poi dopo Rid of Me potrebbe esserci un minimo di complesso d'Edipo.


DJ Shadow - Endtroducing... Perché per un ragazzino non è un disco, è un alieno.


Perché dopo averlo assimilato puoi dire di ascoltare metal senza temere nulla.



Una delle doppiette più fenomenali di sempre. Loro sono meravigliosi, riescono a portarti negli abissi come pochi e riescono a portarti in paradiso come nessuno. Le loro aperture sono così meravigliose che non si riuscirà mai a descriverle e la capacità di coinvolgimento anche per qualcosa così alta è senza precedenti e senza successori, probabilmente. Poi hanno una capacità narrativa che pochissime altre volte ho incontrato, e nessun'altra volta per un gruppo che non ha neanche una punta di lyrics. Fanno bene al cuore e sono la salvezza dell'anima.
Alzate i vostri magri pugni come antenne verso il paradiso e Slow Riot for New Zerø Kanada.



Estate. Sudore. Solitudine. Serenità. Movimento. Bellezza. Droga. Spiritualità. Tutto insieme. Fantastico.


L'unico album dei Radiohead per il quale il primo ascolto è bastato a capire quanto fosse enorme. OK Computer ovviamente non è stato lo stesso, visto che l'ho ascoltato a 15 anni ed erano più i "che cazz'è 'sta roba?" che altro. Questo l'ho ascoltato anni e anni dopo ed è stata una mazzata in faccia. So che l'avete già ascoltato, ma nel caso, è qui.


Perché non puoi non metterlo. Canzoni pop allucinanti e allucinate e finale mistico che non c'entra nulla e che ti porta totalmente via. Come fai a non amare un genio del genere, dopo questo disco?


Songs of Leonard Cohen. Quando penso a questo disco, non so perché, mi viene in mente Hemingway. Non ha fronzoli o pretese di raccontarti chissà quali verità sulla vita, l'universo e tutto quanto, ti racconta solo una storia e tu stai lì, rapito, ad ascoltarla. Questo è, questo disco.


Non ci sono parole per descriverlo.


Lasciando da parte l'importanza iconica, di cui mi è sempre importato abbastanza poco, potrebbe essere il mio disco rock preferito. Cattivo, cattivissimo, cinico, rumoroso (NEL MILLENOVECENTOSESSANTASETTE!), e che giustamente, visto il contenuto, inizia con Sunday Morning. La più grande battuta della storia. Obiettivamente, se non adorate questo disco come gli egizi adoravano il sole, siete delle persone di merda.


Fate voi.


Kyuss - Welcome to Sky Valley. Caldo atroce. Sopportazione. Sabbia nelle scarpe. Droga. Misticismo ma non troppo. Chitarra sovrannaturalmente grandiosa. Rabbia. Rallentamenti. Capolavoro.


Serge Gainsbourg - Historie de Melody Nelson. Perché Gainsbourg è un porco, e anche se il disco parla di cose volendo anche banali, ti fa arrapare fortissimo. Non è facile, soprattutto se non capisci per niente la lingua. Se fossi donna, sarei sicuramente una di quelle che si fanno ammaliare dallo charme e dalla parlantina sciolta di un francese muscito. Questa mezz'ora scarsa di musica però è di una classe che, nel 1971, non era possibile.

mercoledì 22 aprile 2015

Praticamente un maxi-tweet



Tutti hanno un proprio messia musicale. Ce ne sono una marea.
C'è la setta del genio nero stroncato dagli effetti dell'eroina, il nanetto paraculo dall'incredibile spiritualità, il biondino che si è sparato in faccia, l'irlandese totalmente fuori di testa, il nero che spiegava che i neri non solo ce l'hanno più grande ma l'usano anche meglio (la chitarra - e anche il cazzo), quello con scritto THUG LIFE sulla pancia, il capellone con l'abitudine di far piangere la gente, quello le cui ciambelle hanno cambiato la vita a molti, quello che vorresti come padre, e il camaleonte.
Personalmente, ho scelto il politeismo.

martedì 14 aprile 2015

May is coming

Ho un'oretta da perdere prima di cena e quindi vediamo di scrivere qualcosa. Avrei almeno un paio di post molto interessanti da scrivere, ma sono veramente complicati e ci sarebbe bisogno di un bel po' di ricerche per cercare di avere cognizione di causa e non sembrare ridicolo (cosa che, MI RENDO CONTO, non è molto da blogger: cercare fonti, avere cognizione di causa, informarsi? Come sono retrò, come sono vintage, come sono inadatto). È inutile dirvi come questo in periodo di tesi sia molto difficile, e penso che ancora più inutile sia dirvi che questi post - che ho stampati in testa - probabilmente non vedranno mai la luce. Forse ci potrei fare una serie, ma figurarsi, mica sono uno youtuber. Altro insight sull'attualissima situazione: avevo messo su il meraviglioso Fabriclive di Guy Gerber, e mia madre dalla cucina mi urla "metti qualcosa di più bello". Che mestizia. E il fesso sono io, che ho tolto Guy Gerber e, invece di punire questa donna eretica, ho messo Ys di Joanna tutta panna.



Aprile è quasi a metà.
Oggi è lunedì. Ci sono solo altri due giorni di regular season NBA. E l'altro giorno, mentre ero seduto sulla tazza, stavo pensando ai playoff. Che cosa bella. E se ci aspettasse un primo turno come quello dell'anno scorso? Quindi ho pensato bene di scrivere qualcosa sugli eventuali playoff. Cioè, fondamentalmente sul primo turno, perché poi salvo un paio di serie, le altre potrebbero finire in qualunque modo, in particolare ad Ovest. E ho scritto "eventuali" perché, non essendo la stagione finita, ed essendo la Western Conference un bagno di sangue, una lotta da bar, un bordello il giorno di San Valentino, in due giorni le posizioni potrebbero ben cambiare. Quindi eccomi mentre mi vado ad inserire sulla miriade di articoli inutili che vengono scritti prima dei PO da gente che tempo una settimana e mezzo dovrà buttarli nel cesso. Cosa che sarei ben felice di fare, per inciso.



Comincio dalla Eastern Conference, chiaramente. I primi due turni sono veramente molto noiosi, gli Hawks e i Cavs passano facile contro chiunque. La cosa "divertente" sarà capire contro chi giocheranno, eventualmente, anche se è una lotta tra poveri. Sono tutte squadre non belle da vedere (gli Heat non so, per quel poco che sono riuscito a vedere mi sembrano ancora ognuno per conto suo, fatemi uno squillo l'anno prossimo quanto torna Bosh - pover'uomo), con l'unica certezza che I NETS NON MERITANO I PLAYOFF. Se esiste un karma, loro non ci vanno. Checcàzzo. E, cosa mia personale, non ci dovrebbero andare neanche i Pacers, non per qualche demerito particolare (anche se quest'anno hanno ovviamente fatto pena), quanto solo per il fatto che George, per quanto heartwarming sia il suo ritorno, non dovrebbe giocare i playoff con così pochi minuti nelle gambe dopo l'infortunio. Responso: diciamo che guarderò qualcosa di queste serie quando le passeranno su Sky o se so di qualche evento incredibile occorso - leggi: Irving che prende fuoco e ne mette 45, I WANT TO BELIEVE.
Toronto Raptors - Milwaukee Bucks. Sinceramente non so come sta andando Toronto nell'ultimo periodo, visto che è da un po' che non hanno avuto avversari tali da farmeli guardare. I Bucks vanno forte (per forte che possano andare i Bucks), ed è una serie interessante solo per capire se questo Antetokounmpo ci è o ci fa, per capire se è un giocatore vero o no, visto che addirittura qualcuno su Grantland, credo fosse proprio Bill Simmons, ha paragonato i suoi primi due anni ai primi anni di T-Mac, con tutte le differenze del caso. Responso: passaparola.
Chicago Bulls - Washington Wizards. Sulla carta, mi sembra la serie più interessante del primo turno ad est. Due squadre decenti/buone/ottime che se la possono giocare. Solo che i Wizards pare siano in caduta libera da un bel po' per l'infortunio di Beal che però è tornato. Responso: è possibile che ne guardi un paio, anche solo per guardare i Bulls, perché Noah e Butler li amo fortissimo e Mirotic ai PO è da stravedere.
Secondo turno: Atlanta contro chicchessìa (dai, ok, contro Toronto, basta fare i cazzoni) non so se la vedrò. Cioè, magari capiterà, però io Atlanta non la amo. Nel senso che non ha il fascino di Golden State o il movimento di palla allucinante di San Antonio, che sono le due squadre a cui dovrebbero assomigliare, e quindi non lo so, sono molto combattuto al riguardo. Cioè, non è che non sanno giocare, eh, però non mi hanno conquistato. Poi hanno anche Milsapp mezzo rotto, quindi vedremo. Responso: nah, non credo.
Anche perché l'altra serie è Chicago - Cleveland. Bagno di sangue assoluto. Non si può perdere un secondo. Responso: http://oi58.tinypic.com/25ur87o.jpg
Qui mi interrompo perché quando avrò la sfera di cristallo di certo non farò dei post sul blog,andrò a puntare mille euro a qualche punto Snai.

Ed eccoci ai playoff della Western Conference. Qui la storia cambia totalmente perché pure la serie 1° vs 8° è potenzialmente da seghe. Cioè, se l'ottava dovesse essere OKC, potremmo vedere almeno altre 4 partite di Westbrook che gioca come un pazzo assassino senza nessuna cognizione di causa e mette triple doppie because why not, e se l'ottava fosse New Orleans allora significa che al mondo c'è giustizia e questo tipo qui (sì, lo stesso che fa fatto anche questo) andrà ai playoff per la prima volta contro la squadra più senza senso dell'anno. We are all witnesses. Se solo penso ad un eventuale Brow vs Curry, omammamia. Responso: YES PLEASE




San Antonio Spurs - Dallas Mavs. A me Dallas con Rondo e senza Crowder non piace. Quando la pointguard era solo Ellis erano super divertenti da guardare, adesso hanno perso tutto quanto perché Rondo vuole fermare il pallone e fare un attacco normale e imbrigliare il genio di Carlisle, quindi ciò considerato la guarderei solo per guardare quella persona fantastica di Kawhi Leonard. Solo che poi c'è il pericolo allerta Rondo-in-modalità-playoff, e quindi come fai a staccarti dal pc? Responso: eh, direi proprio di sì.
Poi ci sarebbe da chiarirsi un attimo. Premettendo che Portland è per forza quarta per via di alcune stupide regole di piazzamento nelle division e che comunque non avrà il fattore campo durante la serie (...), ci sono Memphis, i Clippers e Houston con lo stesso record, nel momento in cui scrivo. Delle due partite che rimangono da giocare, la schedule più facile ce l'ha sicuramente Houston (Charlotte Hornets + Utah Jazz), mentre i Grizzlies, che sono in discesa da un po', hanno da giocare contro la migliore della lega e una squadra dell'est in pienissima corsa playoff. I Clippers sono messi ragionevolmente bene e, considerati i problemi d'infortuni, bisogna vedere come decidono di regolarsi con Denver e Phoenix. Quindi andiamo con le ipotesi. Ipotizziamo che Houston le vinca entrambe, i Clips ne vincano una e ne perdano una e i Grizzlies le perdano tutte e due. Potrebbe tranquillamente succedere tutt'altro, eh, è giusto per iniziare. A questo punto avremmo Houston - Memphis e Clippers - Blazers. La prima sarebbe la serie più dolorosa da guardare di sempre, soprattutto senza Conley. Io Houston non la riesco a guardare. Troppi tiri liberi, troppi falli, troppe pause, gioco troppo spezzato. Finisce che una partita loro dura una quaresima ed è anche una rottura di cazzo. Soprattutto se ci metti contro Memphis, che in attacco nonostante tutto non brilla assolutamente. E per una squadra difensiva, Harden è un incubo, immagino. Responso: non la vedrei manco sotto tortura. L'altra serie, invece, è un must. Premesso che nutro una smisurata adorazione per Chris Paul, che dall'ultimo anno a NOLA è andata sempre crescendo, ma vedere da una parte Paul e dall'altra Aldridge... ragazzi, che cosa volete da me? Pagamenti cash? Datemela subito. Portland sarà una vittima sacrificale, purtroppo. Tutti gli ultimi infortuni sono stati una batosta incredibile, e vederli giocare così è quasi doloroso se si pensa a come sarebbero stati e come avrebbero chiuso la stagione (e i playoff, se è per questo) con tutto il personale disponibile. E soprattutto, Rivers si meriterebbe una mazzata dietro la schiena bella forte per aver messo su quella panchina indecente. Responso: assolutamente sì, tra mille rancori.
In realtà questo è lo scenario peggiore, perché, a pensarci, sia Portland-Memphis + Rockets-Clippers che Portland-Rockets + Clippers-Grizzlies sono serie molto migliori di quelle auspicate. Quantomeno per quanto riguarda i Rockets.
Anche i relativi secondi turni sono imperdibili. La speranza è quella di vedere una finale di conference Golden State - San Antonio, che accoppiata con Cavs-Hawks sarebbe una coppia di settimane di goduria intensissima.



Behold, Playoffs are coming.

giovedì 15 gennaio 2015

Mutande rosse

Avevo promesso la classifica di fine anno e quindi eccomi qua. Seguirò la linea dell'anno scorso, mettendo la top 10 indiscriminata di tutti i generi mischiati e poi una sorta di top 5 rock, elettronica e quant'altro.

10: Goat - Commune
Io per 'sti svedesi ho un gran debole. Il primo disco l'ho consumato e mi sta arrivando originale. Questo non è bello quanto il precedente, ma ha sempre quel piglio africaneggiante, che non capisci come faccia a venire dalla Svezia, con meno chitarrazze stoner ma comunque un gran gusto.
Diciamo anche che a me queste cose, se fatte così bene, piacciono un sacco. E non conosco altri gruppi che lo facciano. Ci saranno sicuramente, ma io non li conosco. Accetto suggerimenti, ma nel frattempo questi son bravi per davvero.

9: Sun Kil Moon - Benji
È uno dei 3-4 dischi usciti quest'anno (anche se siamo già nel 2015) che mi abbia colpito al primo ascolto comandando attenzione, anche in un intercity abbastanza affollato e pieno di fauna femminile minorenne e prestante. Non è niente di innovativo, assolutamente. Però sono canzoni fatte divinamente bene, con testi appassionanti quanto basta e americani fino al midollo. Ecco, non è un disco da consumare perché francamente l'immaginario da profonda provincia americana a me stanca dopo molto poco, però le canzoni, ripeto, sono veramente ma veramente belle e sarebbe un peccato non dare a Cesare quel che è di Cesare.
Poi ok, su Kozelek si potrebbero fare mille discorsi, dal fatto che lui sia uno stronzo di prima categoria e non spenderei un euro per vederlo dal vivo da solista alla stucchevolissima diattrìba coi War on Drugs, ma limitiamoci a parlare dell'album che è meglio.

08: Real Estate - Atlas
Il gruppo col nome più difficile da cercare online di sempre dopo, forse, i The The. Comunque, il disco è bello veramente. Canzoni belle, spensierate, velatamente malinconiche, catchy, evviva tutti.
Avvertenze: non ascoltare mai se non nel periodo fine aprile-metà ottobre. Oppure, non ascoltare se la temperatura esterna è inferiore ai 20°.

07: Francis Harris - Minutes of Sleep
Scoperta tardiva e bellissima. Elettronica incredibilmente rilassante senza essere ambient neanche lontanamente. Mi ha ricordato Nicolino Jaar per diversi motivi, nessuno dei quali sarei capace di descrivere. Un tag di Last.fm recitava "As deep as it gets", e la ritengo troppo bella per non riportarla da nessuna parte. In moltissimi momenti sembra come se le tracce del disco siano beat techno o comunque molto deep ben presenti, ben pensati, ma sotterrati sotto una serie di rumori più o meno familiari. Avete presente Selected Ambient Works 1? Non dico che siamo lì, né per qualità né per concetto, però ecco, ogni volta che lo ascolto mi ritorna alla mente quel discone della madonna, qualcosa dovrà significare.

06: Ben Frost - A U R O R A
Violento, freddo, sintetico, distaccato, di sicuro inumano. Non inquietante come By the Throat, ma ugualmente scomodo e che mette a disagio. Non sembrano assolutamente belle parole, ma la bellezza del disco mette in secondo piano queste emozioni negativissime, anche se sembra strano. Poi il disco dal vivo è ancora più violento, ancora più inaccessibile, ancora più bastardo.

05: Andy Stott - Faith in Strangers
Fino a novembre pensavo che l'uscita elettronica dell'anno sarebbe stata A U R O R A, perché ha quel senso di evento e di collante per la comunità musicale che la musica "alternativa" riesce a creare ogni anno intorno ad un disco di musica elettronica-o-quasi. Poi è uscito il disco di Stott, che non sapevo neanche stesse registrando, e dopo tipo 2-3 ascolti si è imposto lui.
A me Stott è sempre piaciuto, fin dal primissimo ascolto di Pass Me By. È anche vero, però, che Pass Me By, We Stay Together e Luxury Problem erano figli della stessa madre, nel senso che la musica di Stott era sempre riconoscibile, gli elementi erano quelli e le sorprese erano poche. Qui invece il suo tocco c'è perché c'è e si sente, i bassi monolitici che ti spostano gli organi interni ci sono ancora, ma sono le atmosfere a cambiare. Anche qui il cambio è molto più dark, il che è tutto dire, considerato che le sue robe precedenti non erano proprio twee: senso di disagio, voci sospese che hanno un che di film horror di classe, tutta una serie di espedienti che non lasciano scampo soprattutto all'ascoltatore, perché da 'sto disco non ti stacchi e non lo molli. E poi Violence è una canzone veramente incredibile, assolutamente l'epitome del disco.

04: FKA twigs - LP1
Questa è semplicemente tanta roba. Gran personaggio, grandi canzoni, evviva.

03: D'Angelo - Black Messiah
Gne gne, io lo posso mettere in classifica e praticamente tutti gli altri no-o! Vedete che succede a fare le classifiche ad un mese dalla fine dell'anno, cazzoni?
Disco che è un instant classic evidente, questo c'ha una classe che se la sognano praticamente tutti. È r'n'b praticamente classico, nel senso che il disco si inserisce pienamente nel filone senza dubbi di sorta. Però le cose sono due:
1) ogni tanto ci sono delle soluzioni a livello sonico che fanno paura per quanto sono belle, e
2) lui è veramente un fuoriclasse.

02: St. Vincent - St. Vincent
I suoi dischi non mi arrivano mai al primo ascolto, e neanche al secondo. Forse al quinto cominciano a farsi intuire. Però dei 3 dischi che ho ascoltato di Annina Clark, tutti e 3 una volta arrivati non se ne sono più andati, e questo forse è anche peggio degli altri.
Cioè, meglio degli altri.
È semplicemente una raccolta di 11 canzoni straordinarie. E lei è un personaggio vero.

01: Flying Lotus - You're Dead!
Di fatto, è questa l'uscita elettronica dell'anno. Però non riesco a considerarla della stessa classe di Frost, Stott, o Francis Harris, se è per questo.
FlyLo ha detto in un Q/A su twitter che questo è il suo disco jazz. Si fatica a dargli torto, e, da moltissimi punti di vista, You're Dead! è anche più un disco jazz di Cosmogramma. Meno jazzy sì, ma anche più jazz. È un piacere per le orecchie, e dura così poco che è praticamente una sveltina. Stupendo.
E poi ha la traccia jazz più bella dell'anno (almeno, forse anche qualcosina in più).

Tuttavia.
Su RYM il disco in prima posizione è un altro. È solo che non l'ho messo perché mi sento troppo una merda a mettere un gruppo italiano in prima posizione, io che snobbo così tanto la musica italiana in generale o il rock italiano.
Be Forest - Earthbeat
Però il disco dei Be Forest è veramente una bomba. C'è chi dice che le chitarre ricordano troppo gli XX, c'è chi dice questo e c'è chi dice quello, però io l'ho messo in cima dall'inizio dell'anno e ad oggi non trovo grossi motivi per toglierlo da lì. È un disco che mi è piaciuto e mi piace ancora un casino. Addirittura forse avrei aggiunto una o due canzoni per farlo durare di più, e questa è una cosa che non mi auguro MAI. Bravi veramente, speriamo che il fatto che live facciano schifetto sia solo una diceria.

Questo è quanto. Andiamo con le aggiunte, partendo dal rock. SPOILER ALERT: sono rimasti fuori di un pelo i War on Drugs.

Prawn - Kingfisher
Come nel 2012 mi piacque tantissimissimo il disco dei Japandroids, quest'anno mi piace tantissimo il disco dei Prawn. A differenza dei Japandroids questi sono meno casinari e hanno più strumenti perché non sono solo in due, e sono anche un attimino più malinconici e emo più tradizionali. Ciò nonostante, il disco è bello, scorre via veloce e ogni canzone si fa ascoltare chiedendo attenzione e coinvolgimento.

Warpaint - Warpaint
Mi dispiace quasi mettere queste qui, perché fanno musica tristacchiona e tolgono spazio ai Wild Beasts che sono gli amori miei.
Però hanno fatto un signor disco.

Wild Beasts - Present Tense
Eccoli, gli amori miei <3 Forse il loro disco minore, perché stanno man mano lasciando le chitarre per darsi ai synth e alle drum machine, ed è un vero peccato, perché le cose che costruivano con le chitarre lasciavano il mio cuore senza alcuno scampo. Ad ogni modo, se la classe e la raffinatezza ci sono, e loro ne hanno a pacchi, non uscirà mai fuori una cagata (speriamo che non siano le ultime parole famose).





Mastodon - Once More 'Round the Sun
Non scherziamo, se i Mastodon tornano a fare cose che somigliano, anche da lontano, a quello che hanno fatto in Blood Mountain, questo è un signor disco. E considerando che in certi momenti sembrano anche i Municipal Waste, questo è un signor disco.

Lia Ices - Ices
L'ultimo disco che ricordo di Lia Ices aveva come protagonista lei con i fiori nei capelli che voleva fare Joanna Newsom, riuscendoci anche molto bene.
Qui, invece, ha preso delle belle droghe e prova quasi a fare gli Animal Collective. Ed è comunque molto brava.

Passando all'elettronica:

Todd Terje - It's Album Time
Groove. Vintage. Classy. Si balla.
Anche qui, leggete il disclaimer dei Real Estate.

Aphex Twin - Syro
Non è materiale da alta classifica, e su questo bisogna essere chiari.
Però, sarà per questioni sentimentali, sarà perché anche se in ritardo è sempre capace di grandi soluzioni, Aphex Twin delivers anche questa volta, seppur con risultati più scarsi di quanto ci si augurasse. Non mi sento comunque di bocciarlo o di chiamare Syro "fallimento", come hanno fatto in diversi.

Chet Faker - Built on Glass
Chiamatemi come volete, plagiato, omosessuale, hipster, però a me questo qui piace parecchio. Ti prende.

Taylor McFerrin - Early Riser
L'ho ascoltato perché l'avrei visto live e perché incide per Brainfeeder. E infatti Flying Lotus si dimostra di talento anche nel procurarsi giuovini talenti.

Caribou - Our Love
Caribou riesce a non fare un disco pesante (per me Swim è un disco pesantissimo, in cui le tracce durano ben di più di quanto dovrebbero durare). Questo è un disco ballabilissimo e godibile in qualsiasi situazione, e francamente non ero sicuro che avrebbe fatto una mossa del genere, dopo il successo di Swim e del tour coi Radiohead.

Plausi finali agli esclusi per poco: abbiamo citato i War on Drugs, e aggiungo Lone e soprattutto i Drink to Me, che sono un gruppo che amo e adoro come la mucca ama il toro e che hanno fatto un disco veramente bello.

Per sapere com'è andato questo 2014 musicale nel dettaglio, ecco dei simpatici grafici offerti da Last.fm.


Avrei anche voluto mettere una top 10 dei film, però effettivamente mi riesce difficile per diversi motivi:
a) non riesco a vedere tutto quello che vale la pena nel corso dell'anno. Ho dovuto aspettare gennaio 2015 per vedere film come Boyhood o The Lego Movie perché purtroppo dove sto io non è facile andare al cinema e quindi devo aspettare delle versioni decenti online o che li passino su Sky.
b) avendo da un po' preso l'abitudine di guardare i film in lingua originale sottotitolati (o non), si pongono diversi problemi: in un'eventuale classifica metto i film che sono usciti nel 2014 nel paese d'origine, da noi o entrambi? Per esempio, alcune classifiche che ho letto avevano All Is Lost e The Wind Rises di Miyazaki, che non sono film del 2014. E About Alex, Top Five, Birdman, A Most Violent Year o Inherent Vice non usciranno in Italia fino alla fine di febbraio mentre negli USA sono usciti nel 2014 e io li ho visti (no, non è vero, Top Five, Birdman e Inherent Vice li ho scaricati ma ancora non li ho visti. Questione di giorni, comunque). Come facciamo?
Nel dubbio, non facciamo.
Scorrendo velocemente la classifica dei film 2014 di RYM, i film "più in vista" che mi sono piaciuti di più quest'anno sono stati Boyhood, Grand Budapest Hotel, Gone Girl e The Lego Movie, non in quest'ordine. Due paroline veloci veloci su ognuno.
A me questo tipo di film piace un casino. Sarà perché quel senso di intimità e complicità è qualcosa che nella vita un po' mi manca, vai a capire. E vai a capire soprattutto perché sto usando un blog per auto-psicanalizzarmi. Comunque, come detto, ho un debole per questo genere di storie. L'unica cosa è che il fatto dei 12 anni di riprese ti monta addosso un po' troppe aspettative, quando invece è solo un espediente di fortuna (irripetibile) che non deve portare via l'attenzione dal film. Diciamo che arrivi ad aspettarti chissà cosa quando alla fine è un normalissimo film. Per fortuna, normalissimo non vuol dire per forza brutto.

Amo Wes Anderson, è bene premetterlo. Mi piacciono i suoi dialoghi super surreali, mi piacciono i suoi personaggi super surreali, mi piacciono le sue ambientazioni paradossali, mi piace la sua regia statica, mi piace la musica anni '60 che sceglie, mi piace praticamente tutto. E Grand Budapest Hotel è proprio l'apoteosi del suo stile. Scene alle Benny Hill, amori puri tra ragazzini, amori clandestini tra adulti, inseguimenti. Dai, evviva.

Mi aspettavo, come chiunque, una cazzata gigante, o quantomeno un filmetto simil-Dreamworks. E invece è un film paraculo dal primo minuto, zero momenti di serietà, stupidità a palate, intelligenza sparsa come il sale nell'acqua della pasta, ED È PURE META! Non so come stiamo messi con la cultura pop nel 2015, ma questa è una cosa che apprezzeranno specialmente i fan di Community. Filmone, inaspettatamente.

Anche questo era inaspettato. Il mio primo approccio al film sono stati gli articoli scandalistici in cui dicevano che il protagonista del film era il pene di Ben Affleck. Viene fuori che nel film c'è una sola scena in cui quasi SI INTRAVEDE il suddetto uccello. Potete capire come, dopo questa premessa, trovarsi davanti un thriller in cui finalmente Fincher torna a fare Fincher e regala un twist narrativo dopo l'altro senza nessun buonismo, sia stata una sorpresa mica male. Mi ha tenuto il culo incollato alla sedia come pochissimi altri. Lei, poi, è veramente eccezionale. Quando MINI-SPOILER ALERT va al sud (che cos'era, nel Missouri?) e comincia a parlare con un abbastanza credibile accento del sudFINE SPOILER, ti viene quasi da applaudirla. Brava lei, brava quella che fa la sorella di lui, lui cane come al solito ma è un personaggio stupendo, bravo l'avvocato, bravi tutti. Potrebbe essere il mio film preferito del 2014.

Anche perché chiaramente film come Ida, Mommy e chissà quali altri sono praticamente impossibili da recuperare. Speriamo negli oscar perché almeno qualcuno di questi passi su Sky, ma la vedo abbastanza difficile comunque.

Bene, e anche per quest'anno abbiamo dato.

mercoledì 31 dicembre 2014

I buoni propositi per l'anno nuovo

Ormai inizio tutti i post scusandomi del fatto che ci scriva poco e usando scuse come il brutto periodo, i mille cazzi, i panettoni Mainagioia che vanno tanto di moda e cose simili, ma poi 'ste cose succedono a tutti e quindi le mie sono lamentele pleonastiche ed inutili.
Pleonastico è una bella parola.
E questo è un post veloce veloce, un tweet un attimino più lungo.
E questa è una foto da far uscire nelle anteprime sui social.


Io ho un solo desiderio per l'anno che viene e i prossimi (quindi non era un proposito, il titolo è un ingannatore).
Il desiderio è l'abbandono dell'estremismo delle opinioni.
Interstellar è un capolavoro o è una merda inaudita.
I guardiani della galassia è un capolavoro o è una merda inaudita.
L'Ice Bucket Challenge è una figata o è una puttanata senza precedenti.
Mi piace il basket, quindi quello è lo sport più meraviglioso mai esistito mentre il calcio, grande rivale (?) è una merda (ok, in Italia di questa gente ce n'è poca, ammettiamolo, ma il ragionamento è quello).
La politica è importante, quindi se non parli di politica sei un idiota ed è meglio che vai a raccogliere i pomodori con gli africani.
La neve che ha fatto ieri e oggi qui in terronia o è la cosa più bella che ti sia mai capitata (???) o è uno schifo non perché ti rende difficili i movimenti per strada, ma perché ti intasa la bacheca di facebook.
Esempio sulla mia pelle: per la seconda volta in tre mesi mi sono preso l'influenza perché sono una checca e quando ci sono esami particolarmente rilevanti l'ansia mi fa abbassare le difese immunitarie, e mia madre comincia a decantare le lodi dell'Oscillococcinum o come si chiama lui, rendendolo l'equivalente in medicina della salvezza eterna cristiana.
Così non va.
Magari non tutti sono interessati a sentire la vostra voce e la vostra opinione su ogni argomento alla ribalta dell'opinione pubblica (o della home di repubblica.it, se è per questo). Magari prima di dire qualsiasi cosa potreste perdere 10-15 minuti lasciando da parte whatsapp e le importantissime chat di facebook e cercare qualche articolo, informarvi un attimino, prima di decidere SE parlare. O scrivere, perché poi alla fine ci si riferisce alla sfera online, dal vivo ogni discussione è futile, si finisce a parlare di sesso e a provare a fare degli innuendo con chicchessìa e siamo tutti contenti e nessuno si fa del male.
Ma quello che leggo sui social è una voglia di estremismo ingiustificata e ingiustificabile. Pochi minuti fa mia madre stava litigando con un suo amico sull'omosessualità. Perché litigare? Che bisogno c'è? Gridare e incazzarsi porterà a nuovi, inediti ed inaspettati risultati? O forse è perché non si hanno motivazioni valide a supportare la propria opinione? E ritorniamo a quello che dicevo prima. La pigrizia dettata dagli innumerevoli stimoli dei social network lascia un casino di persone nella merda più nera, non leggono più nulla, passano ogni secondo libero della loro vita a parlare con persone di cui gli importa il giusto, perché sono comunque stimoli, ricevi notifiche, hai cose nuove da vedere, e poi si mettono a litigare su questioni per le quali non c'è uno stracazzo da litigare.
Chiariamo che non è un post del tipo "in questo locale non c'è wi-fi, talk to each other", quei discorsi mi fanno ancora più cagare perché sono dettati dalla stessa ignoranza. Se devo prendere il treno e mi sono dimenticato il libro o il fumetto che dovevo leggere, NON MI METTO A PARLARE CON QUELLO CHE STA VICINO A ME. Non l'ho mai fatto anche prima dello smartphone. E non l'ha mai fatto nessuno, quindi non capisco questa smania di parlare col prossimo. Però imparare ad usare i propri mezzi tecnologico con un minimo di coscienza e cognizione di causa non sarebbe malvagio.
Dopo aver nuovamente perso di vista il filo del post, concludiamolo qui.
Adieu, nel prossimo post vedo di fare la fatidica classifica della musica del 2014.
Sono l'unico stronzo che non l'ha fatta uscire nella prima metà di dicembre e, indovinate, sarà una delle poche col disco di D'Angelo. Sucate.

sabato 6 dicembre 2014

Sabati violenti

Uno vorrebbe tornare ad avere 11 anni. Oddio, IO vorrei tornare ad avere 11 anni.
Zero cazzi, non avevi manco idea di cosa fosse la masturbazione, quindi le donne le puoi togliere dall'equazione, e dio solo sa quanto questo sia un fattore importante, di preoccupazioni scolastiche manco l'ombra, l'unico cruccio vero, ma proprio concreto, era come avrebbe fatto Goku a sconfiggere Freezer nell'ultima trasformazione.
Che bella cosa, Dragon Ball visto a 11 anni. Una delle grandi cose che mi sono capitate nel corso della vita, senza dubbi.



Invece no, stiamo il 6 dicembre sclerati per un esame di sociologia di merda con i libri scritti dal professore idiota che si diverte ad usare costruzioni arcaiche, pleonastiche e inutilmente lunghe solo per far vedere che è bravo, a dover fare i conti con il genitore e la sua incipiente crisi di mezz'età, con gli elefantiaci complessi d'inferiorità della fidanzata e con la legge di Murphy che ti insegue costantemente manco fossimo in Duel, e l'unica cosa che riesci a fare il sabato mattina è stare davanti al pc a leggere i reportage di Fumettologica sul BilBolBul, stare su Tumblr (dove per altro torna il leitmotiv di Dragon Ball) e ascoltare a tutto volume il primo disco dei Velvet Underground.




Ed io che da piccolo dicevo che da grande avrei fatto il criminale.
Quand'è che ho perso di vista l'obiettivo?

mercoledì 5 novembre 2014

Sindrome di Stoccolma: Lucca Comics and Games 2014

Titolo molto azzeccato stavolta, mi faccio pat-pat sulla spalla da solo.

Dopo diversi anni d'assenza sono stato al #LuccaCG14, come lo chiamerò d'ora in poi per comodità. Non avevo in programma d'andarci principalmente perché sono povero in canna e per andarci bisogna muoversi con largo anticipo a meno che non si abiti al nord, e io modestamente al nord non ci abito. Polentoni bastardi privilegiati dalla geografia. Non avevo intenzione di andarci se non fosse che la mia consorte ha avuto l'inopinata idea di concertare sforzi organizzativi ed economici per mandarmici. Chiaramente, se non è il miglior regalo di sempre, rientra quantomeno nella top 3, ma proprio a mani basse. Fatto sta che a 'sto #LuccaCG14 ci sono andato l'1 e il 2 novembre, ovvero gli ultimi giorni.
Gli ultimi due giorni, che per Lucca notoriamente capitano di sabato e domenica, sono i giorni peggiori per esserci, quelli con più pubblico. E, considerati i numeri di quest'anno, non potete neanche immaginare cosa sia stato il sabato a mezzogiorno a piazza Napoleone. Anzi, eccovela. E gli ultimi due giorni sono quelli che rendono possibile l'andare al padiglione Panini (ho dovuto lavarmi la colpa di dosso dopo averlo fatto) e sentirti dire "abbiamo finito tutte le copie sia di Papernovela che di Original Sin".
Ad ogni modo, non è che posso fare lo schizzinoso, quindi la cosa è andata così:

Primo giorno: vengo accolto da questo tipo di folle, la sensazione è di per sé brutta ma persisto. Padiglione degli editori di piazza Napoleone, un salto velocissimo al padiglione dei games, un salto nei padiglioni delle fumetterie per vedere che ormai non si trovano più le occasioni di qualche anno fa e a quel punto è meglio sostenere le fumetterie locali che i soldi per andare a Lucca non li hanno, incontrare amiki di forum e amiki di università, sbavare per un paio di minuti dietro una cosplayer di Sakura e tornare all'attacco al padiglione degli editori, che lì gli sconti li facevano, di tanto in tanto. Nel frattempo, in mattinata ho fatto la fila per avere gli autografi di Brian K. Vaughan e Fiona Staples (in un contesto infernale: circa mezzogiorno, sotto il sole, in una strada completamente stracolma di gente che si sentiva male per il caldo e con le ambulanze che dovevano passare. Scene da degrado urbano se solo non ci fosse stata saltuariamente qualche parrucca di colore stranissimo sbucare dal nulla), di Immanuel Casto (ragazzi, di Squillo oltre al fumetto ha fatto anche il preservativo - comprati entrambi, chiaramente), Paco Roca, Nicolò Pellizzon, Gipi e un acquarello strepitoso di Chloé Cruchaudet. Il bello è che per tutti questi la fila è stata totalmente nulla rispetto a quella di Vaughan. Per Gipi ho aspettato dieci minuti scarsi mentre faceva un gran bel disegno sulla copia di qualche fortunato acquirente e sono pure riuscito a scambiarci due battute, la Cruchaudet me l'ha firmato appena sono arrivato, Pellizzon me l'ha praticamente consegnato già fatto e quello di Paco Roca manco lo volevo, ma quando ce l'hai davanti e ha appena finito un altro volume non puoi rifiutare.

Secondo giorno: dovendo effettuare solo acquisti su commissione per gli amici, mi sono fatto un bel giro nella zona games, ho sfanculato la Japan Town perché una fila di 200 metri non s'affronta, ho visto la zona a tema Assassin's Creed - eccezionale, una delle rare forme di promozione che avrebbe potuto influenzare direttamente l'acquisto del gioco se solo avessi avuto la ps4 -, sono andato a fare le compere per gli amici, sono stato 10 minuti buoni a sentire una band fare cover ska delle sigle dei cartoni e addirittura sono riuscito a vedere le mostre che c'erano al Palazzo Ducale - stupende quelle su Dell'Otto e Araki, molto bella quella su The Walking Dead - cosa che non avrei immaginato neanche nel sogno più roseo.

È una manifestazione bellissima: mentre la band ska suonava, mi sono guardato intorno e vedere quaranta-cinquantenni ignorare bellamente i figli per cantare la sigla di Uforobot è una cosa che non può fare che bene al cuore. Poi finalmente possiamo vantare un evento di notevole caratura di cultura pop in Italia, cosa che non ci è mai riuscita e questa è l'unica eccezione. E poi è ormai a tutti gli effetti un'istituzione, è l'equivalente per il mondo del fumetto di quello che il Primavera è per la musica indie, se ti piace ci vuoi andare.
Però davvero, ormai ci va troppa gente. E non è una lamentela tipo "ormai è mainstream", non mi permetterei mai di lamentarmi per una cosa del genere, ma il fatto è che folle di questo tipo per una situazione come quella del centro storico di Lucca sono assolutamente ingestibili e controproducenti. Il sabato pomeriggio sono stati costretti a limitare gli accessi al padiglione di piazza Napoleone e a quello dei games perché dentro c'era troppa gente. Non voglio suggerire come e se ripensare alla location perché non sono in grado di farlo e non voglio farlo, ma ci si potrebbe pensare. E non voglio neanche dare la colpa ai games per questo "degrado" (e parlare di degrado è molto coraggioso, considerando i 240.000 biglietti strappati), visto che cose come i games e i cosplay sono state parte integrante del successo di Lucca, tanto quanto la presenza di Hollywood ha reso il Comicon di San Diego quello che è, con la differenza che Lucca dà ancora importanza ai fumetti.
Due parole sull'audience, in particolare quello giovane. Non avevo mai realizzato la portata dei danni che i doppiaggi di Italia 1 avrebbero apportato sui giovani. Ho avuto diversi esempi di bimbi che parlavano come i cartoni animati e, quando ne sono stato testimone, ho pensato che in fin dei conti era una cosa che ci poteva stare, ma vedere 15-16enni che fanno lo stesso è abbastanza destabilizzante. Quand'è che si è passati ad avere un bisogno così preponderante di farsi notare da qualcuno? La scena più agghiacciante di tutte è stata una ragazza (che mi sembrava pure abbastanza cresciuta, ma spero di sbagliarmi) che ha detto a voce alta una cosa tipo "Oddio, sto intravedendo Zerocalcare, sono la persona più felice del mondo". Ora, non è per fare il radical chic di stocazzo o per sminuire il buon Zero, però a tipo 5 metri avevi Vaughan, a 20 c'era Igort e a 21 c'era Gipi. Altro che Calcare, a cui pure si vuole bene (e se la Bao si muovesse a farmi arrivare Dimentica il mio nome gliene si vorrebbe anche di più).

Avrei voluto scrivere un post più articolato ma, alla fine, chi è stato a Lucca sa già com'è e non c'è grande bisogno dell'ennesimo report.

Avevo pensato a fare pure delle premiazioni agli annunci (premiazioni parzialissime perché non sono stato capace di trovare gli annunci di tutte le case editrici che mi potevano interessare e perché di molte cose non me ne frega un cazzo), e quindi procediamo. Ah, aspettatevi una grande presenza della Panini nelle categorie meno onorevoli.

Truffa più grande di Lucca: la variant di PK Giant (in realtà tutte le variant sono delle truffe e delle cose da estirpare dal mercato, ma questa è veramente la più clamorosa che mi sia mai capitato di vedere. Uno scandalo vero e proprio).
Annuncio più inutile: le figurine Panini saranno disponibili anche in fumetteria. Questa è dura da battere.
Annuncio più LOL: un artbook di Death Note all'agile prezzo di 79€. Ve lo scrivo a lettere: SETTANTANOVE EURO. Alla Panini sanno come non farci annoiare.
Annuncio più KITEMMURT: Hip Hop Family Tree alla Panini. Anche questo è difficile da battere.
Annuncio più curioso: non sono certo della veridicità della cosa, ma diverse persone mi hanno riferito che avranno a che fare con Dylan Dog sia Ratigher che Nicolò Pellizzon.
Annuncio più :/ : Sex Criminals alla Bao. Niente da dire sulla Bao, ma questo significherà un'edizione simile a quella di Saga: bellissimo oggetto ma prezzo decisamente troppo alto. Continuerò a comprarlo in lingua, riservando l'acquisto del primo volume italiano in caso di eventuale presenza a qualche fiera di quella persona meravigliosa che è Matt Fraction.
Annuncio più prevedibile ma nonostante questo più fomentante: la Dynit distribuirà al cinema il nuovo film di Ghost in the Shell. Non Arise, dico proprio al nuovo film che stanno ancora sceneggiando. Erezioni.

E, attenzione, ecco il momento tanto atteso!

Annuncio migliore: Building Stories di Chris Ware alla Bao (c'è seriamente da far festa). Secondo classificato, la ristampa completa di Dr. Slump e Arale dalla Star Comics. Terzo classificato: Rocket Girl alla Bao. Gli altri in nomination: la Goen che pubblica la nuova serie sceneggiata da Masamune Shirow e disegnata da Koshi Rikudo (!), la nuova raccolta di storie brevi di Hirohiko Araki, sempre la Goen che si è presa la nuova serie di Shinichi Hiromoto, la ristampa formato Bonelli di Hellblazer, la ristampa di Maison Ikkoku, il volume speciale su Chopperman.

Infine, tutta una serie di tweet che ho scritto durante la manifestazione.
Lucca file, Comics & Games.
Lucca ambulanze, Comics & Games.
Doppietta di punti di vista: Lucca Comics & Comics & gente che parla dei Games (io)/Lucca Games & Games e un sacco di gente che va ai Comics chissà perché (molti altri).
Finalmente una cicciona che fa un cosplay adatto a lei scegliendo Ursula de La sirenetta. Brava, ce ne vorrebbero di più copme lei.
Proponiamo un ddl che proibisca i cosplay di fumetti sul basket che non abbiano scritto SHOHOKU sulla canotta. Seriamente.
Standing ovation (LOL) per il paraplegico che ha fatto il cosplay di Clara di Heidi.
Ma soprattutto, la frase più ricorrente per tutta la fiera:
Belle tettBEL COSTUME

giovedì 9 ottobre 2014

I mort d'i sald (trad: maledetto danaro)

Prima di tutto, leggetevi quest'articolo, poi continuiamo.
Diciamo che ho colto al balzo la palla offerta da quest'intervista per scrivere questo post, che stavo covando da un po' ma non ho mai trovato il tempo la voglia di scrivere.

Non voglio fare un post a punti, però vediamo di procedere a pari passo con l'intervista.
Primo punto che mi "insospettisce" (in mancanza di termine migliore) è il fatto che questo qui rappresenti così tanti autori importanti e faccia delle dichiarazioni contro un fenomeno nuovo che intralcia la strada in discesa di chi c'era già mi riporta sempre troppo velocemente alla mente le parole "status quo". Mi ricorda molto il fenomeno dell'industria discografica per il quale si intervistano i capoccia delle major che si lamentano che l'industria sta pian piano marcendo, mentre loro hanno comunque sotto contratto i One Direction, Lady Gaga, Springsteen e compagnia e riescono comunque a tirar su cifre a sette zeri, mentre quelle che soccombono sono le etichette indipendenti, che fanno sempre più la fame e che però non si incula nessuno. Se avessi voluto una testimonianza sulla decadenza dell'industria sarei andato a sentire un qualche editore più piccolo che a fatica riesce a pagare l'autore, non l'agente di Kundera e Roth. Di questa storia dello status quo ne torniamo a parlare, comunque.

La crociata degli editori contro amazon. È giusta, secondo me. Sono sempre stato d'accordo col supportare chi va contro il monopolio, per quanto amazon abbia una marea di lati positivi dai quale difficilmente mi separerei. Però io lo sono per un motivo diverso. Wylie tiene il lato degli editori che, a suo dire, guadagnano meno (anche se, per capire bene di cosa si sta parlando, preferirei un articolo con cifre, nomi e date), io tengo il lato di chi grazie agli editori campa, le librerie. Il fatto che un sito riesca a vendere a costi molto più bassi di quanto riuscirebbero mai a fare le librerie non mi piace. C'è anche da dire, però, che c'è anche il rovescio della medaglia: ricordo benissimo le discussioni che impazzarono quando, qualche anno fa, uscì la cosiddetta legge "anti-amazon" in Italia, che cercava proprio di prevenire questo spiacevole fenomeno che vi ho appena descritto. Praticamente stabiliva che sui libri non si poteva fare uno sconto maggiore del 25%. In genere le lamentele che si facevano a quella legge erano due:
1) Ma se qualcuno ha la possibilità di vendere, faccio per dire, Unastoria di Gipi a 10€ invece che a 18, perché non glielo si dovrebbe permettere? No, perché io ci risparmio non poco.
2) In questo modo si favoriscono di tantissimo le grandi catene tipo la Feltrinelli, che di sconti possono farne quanti ne vogliono.
E poi nell'articolo di Repubblica il tipo arriva a incensare le Feltrinelli come un modello probabilmente vincente di business per gli editori. Il problema è, anche in questo caso, che non si considerano i piccoli negozi, che comunque con una Feltrinelli in città mica fioriscono, anzi.

Comunque qui si continua a girare attorno al vero e unico problema. I LIBRI COSTANO ASSAI.
E così come i libri anche i fumetti, e così come i fumetti anche le riviste che non hanno dietro chissà che colosso editoriale che riesca a tenerne basso il prezzo di copertina, anche attraverso 150 pagine di pubblicità: a fronte di un Ciak e di un IL, ci sono dieci Rumore.
I libri costano assai, a prescindere da quello che dice Michele Foschini sul blog della Bao. Ci credo, eh, non è che non ci credo, però comunque il prezzo è troppo alto. E se è alto per dei libri a fumetti, che hanno anche dei costi di stampa molto alti per la presenza del colore, le pagine più grandi e tutto il resto, è ancor più vero per i libri.
A tal proposito, l'esempio dell'iniziativa della Penguin. È molto bello, è molto sull'onda "give back the power to the people", è molto diciamo protettivo nei confronti delle piccole librerie - da notare come, salvo poche eccezioni, gli editori siano spesso a favore dei grandi punti vendita e gli autori siano a favore delle piccole librerie, che mi pare abbastanza interessante -, però, se il libro costa tanto, io che incentivo avrei di comprarlo a prezzo pieno, fosse anche in libreria, invece di prenderlo scontato da amazon? Anche perché, tutto considerato, quest'iniziativa mi sembra semplicemente il seguire quello che si fa da decenni: ordini un libro e dopo qualche giorno ti arriva in libreria. E non si può manco più puntare sul fatto che così puoi ordinare da casa, perché ormai qualsiasi esercizio commerciale ha una pagina facebook sulla quale puoi scrivere e chi di dovere ti tiene da parte il nuovo della Allende, uno dei libri per l'esame x o un etto di crudo in offerta. Certo, ci sono delle differenze, nel senso che in questo caso il libro 1) ti arriva e 2) ti arriva in tempi ragionevoli, ma a parte quello? Poco, mi sembra.
Il paragone tra quello che amazon ha fatto per l'industria libraria e quello che la Apple e iTunes hanno fatto per il mercato discografico non ha semplicemente senso. Punto e basta. Da qualsiasi punto la si guardi è falsa, sbagliata e denota anche una certa chiusura mentale e incapacità di giudicare i fenomeni su quelle che sono le nuove regole del mercato e i nuovi standard di giudizio.

Poi c'è la questione, moooolto interessante, di amazon come editore. Wylie (nome, comunque, che una volta scritto questo post e chiusa la scheda con l'intervista dimenticherò vita natural durante) dice che il massimo a cui amazon possa ambire sono, cito testualmente perché è un'espressione bellissima, «i semianalfabeti convinti di essere dei geni». Novantadue minuti d'applausi. Seguendo il ragionamento che fa nell'articolo, effettivamente, si fatica a dargli torto, pare avere proprio ragione. Io però starei attento a sottovalutare la cosa. Se amazon dovesse continuare ad essere un protagonista così importante del mercato, non solo di quello librario, riusciamo davvero ad escludere categoricamente che questi semianalfabeti convinti di essere dei geni non diventino un fenomeno editoriale e facciano un notevole volume di vendite? Non lo so, io non ci riesco così a cuor leggero. D'altra parte, di esempi di questo genere, in particolare qui da noi, ne siamo pieni: quanti blog abbiamo visto riscuotere un buon successo e subito una qualche casa editrice gli propone di scrivere un libro? Per dirlo in altri termini e usando un altro paragone: quanti youtuber abbiamo visto fare qualche centinaio di migliaia di visualizzazioni e subito finire al cinema con risultati che, quando non ispirano pena, ispirano compassione? Almeno una mano la riusciamo a riempire, ed è un fenomeno molto recente, quindi tutto lascia pensare che la casistica aumenterà. Non sono tutti Zerocalcare. E poi, a parte il fenomeno dell'abbassamento degli standard, c'è anche da considerare l'altra parte della medaglia: e se Wylie si sbagliasse? E se amazon riuscisse effettivamente a pubblicare autonomamente un paio di autori molto grossi e molto importanti? Perché va bene che moltissimi autori importanti sono apertamente schierati dalla parte dei piccoli, però i soldi so' comunque soldi. Se dovesse succedere questo, e amazon passasse non solo a dare un anticipo agli autori, ma anche a dar loro una piccola percentuale sui mastodontici profitti che possono generare? A quel punto un effetto valanga sarebbe molto probabile, e a quel punto veramente gli editori piangerebbero lacrime amare. E sarebbe un ennesimo caso in cui un'industria vecchia non riesce ad affrontare le nuove sfide portate da internet.


Infine, la questione ebook. Il tipo dice che lui quando fa i viaggi intercontinentali si porta sempre dietro due libroni e non ha mai avuto problemi, e noi non abbiamo motivo di metterlo in dubbio. Però vuoi mettere a farti un viaggio col kindle? No, perché io andai a Londra mentre ero nel pieno della lettura di Infinite Jest e portarsi dietro un bambino di 1400 pagine non è che sia proprio un amore di esperienza. Col kindle quando ti sei stancato di leggere il mattone puoi leggerti un hentai senza dover aprire la valigia. Vuoi mettere il vantaggio?
Poi c'è anche un altro punto sensibile, relativamente agli ebook. Questi sarebbero una grande cosa se veramente si potessero sfruttare le potenzialità del mezzo, ma a me pare che gli editori pensino che gli ebook li comprino solo le persone che non hanno spazio per prendere il cartaceo, e spesso li fanno costare tanto quanto il cartaceo, o quasi. Cioè, se uno vuole leggere titoloacasodelsuccessodelmomentosucuihaideidubbi mi spieghi quale ragionamento mi dovrebbe far preferire a 19€ di cartaceo 17€ di ebook? E grazie al cazzo che scelgo il cartaceo. Se è quello il motivo per il quale la carta resterà sempre compagna fedele della nostra vita, mi sa che siete un attimo fuori strada. E soprattutto, dal punto di vista dell'editore, con l'ebook tu guadagni pulito, non dovendo affrontare altra spesa che quella dell'impaginazione digitale. Gli editori dovrebbero sponsorizzare l'ebook, visto che ci guadagnano di più perché hanno meno spese da coprire. Però porco dio, non potete farmi pagare un ebook 15€. Cioè, io il kindle non l'ho preso per scaricare i libri piratati. E non l'ho manco preso per approfittare dell'offerta eccezionale della Newton Compton che ti mette tutti i romanzi di Sherlock Holmes a 3€. Non dico di far pagare tutti gli ebook 3€, macheccazzo neanche 15.
E poi il discorso sugli ebook mi riporta sempre, ogni volta, alla mente il discorso sullo status quo che avevo iniziato prima. Premesso che, se dovessero arrivare degli studi che provano seriamente quanto stia dicendo Wyles sulla superficialità della lettura di ebook rispetto alla profondità e organicità di una lettura cartacea, dovrei solo star zitto, anche perché è già un periodo che penso che l'uso del cellulare/tablet o comunque l'esposizione prolungata ad uno schermo che emette luce abbia effettivamente effetti deleteri sull'attenzione. Però il discorso alla base è molto, molto, molto, molto stupido. Più che altro la storia ha dimostrato che quest'approccio è sbagliato. Cioè. Agli occhi di chi detiene "il potere" in un campo artistico, ogni nuovo mezzo di diffusione/riproduzione dell'opera d'arte è una cosa che abbassa il livello in cui la suddetta arte era prima. Adesso è l'ebook che ammazza il libro, prima era l'edizione tascabile che uccideva l'anima del libro e il mercato librario. In un altro ambito: l'avvento della fotografia avrebbe ammazzato la pittura, salvo poi l'arrivo di gente come la Arbus o Mapplethorpe che ha fatto ricredere chiunque. In un altro ambito: il cinema ammazza il teatro e non è nient'altro che un passatempo frugale e volgare, salvo poi l'arrivo di gente come Kubrick o Bergman. In un altro ambito: la televisione ammazza il cinema, salvo poi l'arrivo dei Sopranos, di Seinfeld, di Breaking Bad. In un altro ambito: il disco ammazza la musica, salvo poi l'arrivo del rock. Il cd ammazza il vinile, salvo poi l'arrivo di gente come Tool e Wu-Tang Clan.


Poi, ripeto, io non ho studiato economia, ci mancherebbe, però ecco, credo che se un bene popolare come il libro lo metti ad un prezzo accessibile a chiunque (perché non tutti possono spendere 20€ per 300 pagine di un libro che magari non è manco tanto bello), è più facile che la percentuale di gente che negli ultimi 12 mesi non ne ha letto manco uno diminuisca un attimo dal 52%. Ipotesi mia, eh, non sto vendendo nessuna verità, però mi sembra abbastanza plausibile, soprattutto in tempi come questi in cui la gente non c'ha una lira manco a pagarla e ci si lamenta sempre della pirateria.