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sabato 16 giugno 2018

E vabbé, Pazienza

In realtà non ho granché da dire. Probabilmente perché è già stato detto tutto.
Comunque oggi è il trentesimo anniversario della morte di Andrea Pazienza, forse la mente più grande che il fumetto italiano abbia avuto. Che di per sé è una data come le altre, ormai l'internet campa di questi anniversari. Ma vedere che è morto nell'88, che è il mio anno di nascita, mi ha fatto un certo effetto. Però non me la sento di scrivere un pippone o anche una pippetta su Pazienza, dato che non ho letto proprio tutto tutto quello che porta la sua firma. Magari le prossime 4 vignette potrebbero dare un'idea di cosa era capace quel drogato del cazzo. Ti amo Andrè, mi manchi anche se non ti ho mai vissuto.






E quindi niente. Leggete Pazienza, non può fare che bene.

martedì 1 novembre 2016

15 pensieri sul mio Lucca Comics 2016 +1

5 pensieri sulla manifestazione
1) Il Lucca Comics è bello.
2) Il Lucca Comics è brutto se ci vai solo nei giorni di maggior afflusso, perché la città diventa una scatoletta di sardine e pensi di morirci dentro da un momento all'altro. Io quest'anno ci sono andato di lunedì e si stava da dio. Certo, non tutti si possono permettere un lusso del genere.
3) Starci un solo giorno va bene solo se non hai amor proprio, se vai lì solo per comprare (e fin qui mi ci identifico) e se non ti frega niente di tutto il resto. Quest'anno ci sono stato un giorno solo e ho visto poco e male. Ho visto non benissimo il padiglione degli editori, ho visto solo un padiglione delle fumetterie, non ho visto praticamente nessun padiglione speciale tipo quelli della Warner o della Dylan Dog Experience (non che ci tenessi, vista la fila che c'era), non sono entrato per niente nel padiglione Panini (e questo è anche un traguardo - Panini merda, sempre), non ho visto per nulla né l'Area Japan o qualsiasi fosse il suo nome quest'anno né quella Games (e anche qui sticazzi) e, soprattutto, alle mostre ho potuto dare solo uno sguardo veloce. Ed è veramente un peccato, perché le mostre che mettono su a Lucca sono veramente ben fatte, nonostante siano piccole. Sarà che sono cresciuto coi fumetti, e vedere una tavola originale anche solo di Zerocalcare (che siamo d'accordo non essere proprio Takehiko Inoue - come ha tenuto a specificare anche lui nelle tavole celebrative del 50simo di Lucca) mi smuove qualcosa dalle parti della bocca dello stomaco, figuratevi quindi poter passare 10 minuti a vedere tavole di Kazuo Kamimura tipo questa o questa. Stando un giorno, questo lusso non te lo puoi permettere.
4) La questione degli autografi sta diventando veramente ingestibile. Ora non sono solo i grandi vecchi a pretendere sessioni di firme brevissime (vedi Crumb un paio d'anni fa e Miller quest'anno), ma anche gli ospiti. E non aiuta il fatto che ci sia gente che si prende autografi anche di gente di cui non gliene fotte niente togliendoli ad altri. Buttando la maschera, mi sto lamentando del fatto che non sono riuscito ad avere l'autografo di Kaoru Mori mentre tanta altra gentaglia sì. E Dario Moccia figlio di puttana che se l'è fatto fare perché tanto lui è vip.
5) Se vi piacciono i fumetti, andate a Lucca portandovi dietro tanto danaro, perché io già un giorno dopo sto rimpiangendo l'aver lasciato lì le integrali dell'Eternauta, di Corto Maltese e di Ranxerox, per non parlare degli ultimi x volumi di Sunny e di cose della Coconino a caso. O della serie completa di Gigi la trottola (Dash! Kappei per gli iniziati) a 50€ per cui ancora piango lagrime di sangue.



Top 5 people that stood out (in ordine casuale)
1) Tizi vari agli stand degli editori: gli anziani dello stand Coconino, non puoi non volergli bene; Daniela Odri Mazza, perché è sempre figa; una tipa allo stand Shockdom, per lo stesso motivo; una delle ragazze allo stand JPOP, a cui evidentemente ho fatto tanto pena per quanto pregavo per l'autografo della Mori che mi ha comunque regalato il bloc notes di Otoyomegatari.
2) Il ragazzo massimo diciottenne metallaro con la maglietta dei Dream Theater che quando ritrova il suo amico sotto il duomo gli fa gasatissimo "OH GUARDA COSA HO PRESO! 7 EURO" tirando fuori In the Court of King Crimson. Che faccio, glielo dico che a qualsiasi Feltrinelli d'Italia te lo tirano dietro?
3) I palestrati a petto nudo che fanno i cosplay di Dragon Ball, o: ormai a Lucca Comics ci viene vestito anche mio nonno. Il che mi porta a citare anche il vecchio vestito da Heihachi.
4) Ste Tirasso, perché sì. E pure Baronciani, dai, che mi ha regalato due fighissime prove di stampa di Come svanire completamente.
5) La ragazza che aveva la maglietta "i hope senpai notices me".

Top 1 cosa incomprensibile di Lucca Comics
1) Lo stand dell'Esercito Italiano in Piazza Napoleone. Davvero inspiegabile, non capisco e non so se capirò mai. E sono lì da che io ho memoria. Immarciscibili. Immancabili. Inspiegabili.

Top 5 acquisti
1) I giorni della sposa 7-8 (solo perché non ho ancora letto Shirley, che ha potenziale).
2) Ricomincio da qui, anche solo per il disegno che mi ha fatto.
3) Sky Doll 4 (FINALMENTE CAZZO).
4) L'almanacco dei fumetti della gleba, al primo posto degli acquisti più inaspettati.
5) il nuovo di Gipi, quinto solo perché so già che sarà stupendo e non mi gaso più al pensiero. E Ushio e Tora, perché sì.

giovedì 9 ottobre 2014

I mort d'i sald (trad: maledetto danaro)

Prima di tutto, leggetevi quest'articolo, poi continuiamo.
Diciamo che ho colto al balzo la palla offerta da quest'intervista per scrivere questo post, che stavo covando da un po' ma non ho mai trovato il tempo la voglia di scrivere.

Non voglio fare un post a punti, però vediamo di procedere a pari passo con l'intervista.
Primo punto che mi "insospettisce" (in mancanza di termine migliore) è il fatto che questo qui rappresenti così tanti autori importanti e faccia delle dichiarazioni contro un fenomeno nuovo che intralcia la strada in discesa di chi c'era già mi riporta sempre troppo velocemente alla mente le parole "status quo". Mi ricorda molto il fenomeno dell'industria discografica per il quale si intervistano i capoccia delle major che si lamentano che l'industria sta pian piano marcendo, mentre loro hanno comunque sotto contratto i One Direction, Lady Gaga, Springsteen e compagnia e riescono comunque a tirar su cifre a sette zeri, mentre quelle che soccombono sono le etichette indipendenti, che fanno sempre più la fame e che però non si incula nessuno. Se avessi voluto una testimonianza sulla decadenza dell'industria sarei andato a sentire un qualche editore più piccolo che a fatica riesce a pagare l'autore, non l'agente di Kundera e Roth. Di questa storia dello status quo ne torniamo a parlare, comunque.

La crociata degli editori contro amazon. È giusta, secondo me. Sono sempre stato d'accordo col supportare chi va contro il monopolio, per quanto amazon abbia una marea di lati positivi dai quale difficilmente mi separerei. Però io lo sono per un motivo diverso. Wylie tiene il lato degli editori che, a suo dire, guadagnano meno (anche se, per capire bene di cosa si sta parlando, preferirei un articolo con cifre, nomi e date), io tengo il lato di chi grazie agli editori campa, le librerie. Il fatto che un sito riesca a vendere a costi molto più bassi di quanto riuscirebbero mai a fare le librerie non mi piace. C'è anche da dire, però, che c'è anche il rovescio della medaglia: ricordo benissimo le discussioni che impazzarono quando, qualche anno fa, uscì la cosiddetta legge "anti-amazon" in Italia, che cercava proprio di prevenire questo spiacevole fenomeno che vi ho appena descritto. Praticamente stabiliva che sui libri non si poteva fare uno sconto maggiore del 25%. In genere le lamentele che si facevano a quella legge erano due:
1) Ma se qualcuno ha la possibilità di vendere, faccio per dire, Unastoria di Gipi a 10€ invece che a 18, perché non glielo si dovrebbe permettere? No, perché io ci risparmio non poco.
2) In questo modo si favoriscono di tantissimo le grandi catene tipo la Feltrinelli, che di sconti possono farne quanti ne vogliono.
E poi nell'articolo di Repubblica il tipo arriva a incensare le Feltrinelli come un modello probabilmente vincente di business per gli editori. Il problema è, anche in questo caso, che non si considerano i piccoli negozi, che comunque con una Feltrinelli in città mica fioriscono, anzi.

Comunque qui si continua a girare attorno al vero e unico problema. I LIBRI COSTANO ASSAI.
E così come i libri anche i fumetti, e così come i fumetti anche le riviste che non hanno dietro chissà che colosso editoriale che riesca a tenerne basso il prezzo di copertina, anche attraverso 150 pagine di pubblicità: a fronte di un Ciak e di un IL, ci sono dieci Rumore.
I libri costano assai, a prescindere da quello che dice Michele Foschini sul blog della Bao. Ci credo, eh, non è che non ci credo, però comunque il prezzo è troppo alto. E se è alto per dei libri a fumetti, che hanno anche dei costi di stampa molto alti per la presenza del colore, le pagine più grandi e tutto il resto, è ancor più vero per i libri.
A tal proposito, l'esempio dell'iniziativa della Penguin. È molto bello, è molto sull'onda "give back the power to the people", è molto diciamo protettivo nei confronti delle piccole librerie - da notare come, salvo poche eccezioni, gli editori siano spesso a favore dei grandi punti vendita e gli autori siano a favore delle piccole librerie, che mi pare abbastanza interessante -, però, se il libro costa tanto, io che incentivo avrei di comprarlo a prezzo pieno, fosse anche in libreria, invece di prenderlo scontato da amazon? Anche perché, tutto considerato, quest'iniziativa mi sembra semplicemente il seguire quello che si fa da decenni: ordini un libro e dopo qualche giorno ti arriva in libreria. E non si può manco più puntare sul fatto che così puoi ordinare da casa, perché ormai qualsiasi esercizio commerciale ha una pagina facebook sulla quale puoi scrivere e chi di dovere ti tiene da parte il nuovo della Allende, uno dei libri per l'esame x o un etto di crudo in offerta. Certo, ci sono delle differenze, nel senso che in questo caso il libro 1) ti arriva e 2) ti arriva in tempi ragionevoli, ma a parte quello? Poco, mi sembra.
Il paragone tra quello che amazon ha fatto per l'industria libraria e quello che la Apple e iTunes hanno fatto per il mercato discografico non ha semplicemente senso. Punto e basta. Da qualsiasi punto la si guardi è falsa, sbagliata e denota anche una certa chiusura mentale e incapacità di giudicare i fenomeni su quelle che sono le nuove regole del mercato e i nuovi standard di giudizio.

Poi c'è la questione, moooolto interessante, di amazon come editore. Wylie (nome, comunque, che una volta scritto questo post e chiusa la scheda con l'intervista dimenticherò vita natural durante) dice che il massimo a cui amazon possa ambire sono, cito testualmente perché è un'espressione bellissima, «i semianalfabeti convinti di essere dei geni». Novantadue minuti d'applausi. Seguendo il ragionamento che fa nell'articolo, effettivamente, si fatica a dargli torto, pare avere proprio ragione. Io però starei attento a sottovalutare la cosa. Se amazon dovesse continuare ad essere un protagonista così importante del mercato, non solo di quello librario, riusciamo davvero ad escludere categoricamente che questi semianalfabeti convinti di essere dei geni non diventino un fenomeno editoriale e facciano un notevole volume di vendite? Non lo so, io non ci riesco così a cuor leggero. D'altra parte, di esempi di questo genere, in particolare qui da noi, ne siamo pieni: quanti blog abbiamo visto riscuotere un buon successo e subito una qualche casa editrice gli propone di scrivere un libro? Per dirlo in altri termini e usando un altro paragone: quanti youtuber abbiamo visto fare qualche centinaio di migliaia di visualizzazioni e subito finire al cinema con risultati che, quando non ispirano pena, ispirano compassione? Almeno una mano la riusciamo a riempire, ed è un fenomeno molto recente, quindi tutto lascia pensare che la casistica aumenterà. Non sono tutti Zerocalcare. E poi, a parte il fenomeno dell'abbassamento degli standard, c'è anche da considerare l'altra parte della medaglia: e se Wylie si sbagliasse? E se amazon riuscisse effettivamente a pubblicare autonomamente un paio di autori molto grossi e molto importanti? Perché va bene che moltissimi autori importanti sono apertamente schierati dalla parte dei piccoli, però i soldi so' comunque soldi. Se dovesse succedere questo, e amazon passasse non solo a dare un anticipo agli autori, ma anche a dar loro una piccola percentuale sui mastodontici profitti che possono generare? A quel punto un effetto valanga sarebbe molto probabile, e a quel punto veramente gli editori piangerebbero lacrime amare. E sarebbe un ennesimo caso in cui un'industria vecchia non riesce ad affrontare le nuove sfide portate da internet.


Infine, la questione ebook. Il tipo dice che lui quando fa i viaggi intercontinentali si porta sempre dietro due libroni e non ha mai avuto problemi, e noi non abbiamo motivo di metterlo in dubbio. Però vuoi mettere a farti un viaggio col kindle? No, perché io andai a Londra mentre ero nel pieno della lettura di Infinite Jest e portarsi dietro un bambino di 1400 pagine non è che sia proprio un amore di esperienza. Col kindle quando ti sei stancato di leggere il mattone puoi leggerti un hentai senza dover aprire la valigia. Vuoi mettere il vantaggio?
Poi c'è anche un altro punto sensibile, relativamente agli ebook. Questi sarebbero una grande cosa se veramente si potessero sfruttare le potenzialità del mezzo, ma a me pare che gli editori pensino che gli ebook li comprino solo le persone che non hanno spazio per prendere il cartaceo, e spesso li fanno costare tanto quanto il cartaceo, o quasi. Cioè, se uno vuole leggere titoloacasodelsuccessodelmomentosucuihaideidubbi mi spieghi quale ragionamento mi dovrebbe far preferire a 19€ di cartaceo 17€ di ebook? E grazie al cazzo che scelgo il cartaceo. Se è quello il motivo per il quale la carta resterà sempre compagna fedele della nostra vita, mi sa che siete un attimo fuori strada. E soprattutto, dal punto di vista dell'editore, con l'ebook tu guadagni pulito, non dovendo affrontare altra spesa che quella dell'impaginazione digitale. Gli editori dovrebbero sponsorizzare l'ebook, visto che ci guadagnano di più perché hanno meno spese da coprire. Però porco dio, non potete farmi pagare un ebook 15€. Cioè, io il kindle non l'ho preso per scaricare i libri piratati. E non l'ho manco preso per approfittare dell'offerta eccezionale della Newton Compton che ti mette tutti i romanzi di Sherlock Holmes a 3€. Non dico di far pagare tutti gli ebook 3€, macheccazzo neanche 15.
E poi il discorso sugli ebook mi riporta sempre, ogni volta, alla mente il discorso sullo status quo che avevo iniziato prima. Premesso che, se dovessero arrivare degli studi che provano seriamente quanto stia dicendo Wyles sulla superficialità della lettura di ebook rispetto alla profondità e organicità di una lettura cartacea, dovrei solo star zitto, anche perché è già un periodo che penso che l'uso del cellulare/tablet o comunque l'esposizione prolungata ad uno schermo che emette luce abbia effettivamente effetti deleteri sull'attenzione. Però il discorso alla base è molto, molto, molto, molto stupido. Più che altro la storia ha dimostrato che quest'approccio è sbagliato. Cioè. Agli occhi di chi detiene "il potere" in un campo artistico, ogni nuovo mezzo di diffusione/riproduzione dell'opera d'arte è una cosa che abbassa il livello in cui la suddetta arte era prima. Adesso è l'ebook che ammazza il libro, prima era l'edizione tascabile che uccideva l'anima del libro e il mercato librario. In un altro ambito: l'avvento della fotografia avrebbe ammazzato la pittura, salvo poi l'arrivo di gente come la Arbus o Mapplethorpe che ha fatto ricredere chiunque. In un altro ambito: il cinema ammazza il teatro e non è nient'altro che un passatempo frugale e volgare, salvo poi l'arrivo di gente come Kubrick o Bergman. In un altro ambito: la televisione ammazza il cinema, salvo poi l'arrivo dei Sopranos, di Seinfeld, di Breaking Bad. In un altro ambito: il disco ammazza la musica, salvo poi l'arrivo del rock. Il cd ammazza il vinile, salvo poi l'arrivo di gente come Tool e Wu-Tang Clan.


Poi, ripeto, io non ho studiato economia, ci mancherebbe, però ecco, credo che se un bene popolare come il libro lo metti ad un prezzo accessibile a chiunque (perché non tutti possono spendere 20€ per 300 pagine di un libro che magari non è manco tanto bello), è più facile che la percentuale di gente che negli ultimi 12 mesi non ne ha letto manco uno diminuisca un attimo dal 52%. Ipotesi mia, eh, non sto vendendo nessuna verità, però mi sembra abbastanza plausibile, soprattutto in tempi come questi in cui la gente non c'ha una lira manco a pagarla e ci si lamenta sempre della pirateria.

giovedì 29 maggio 2014

Le top 10 sono il nuovo cazzo (che era la nuova figa)

Mi è venuto di fare questa top 10 sulla scia di quelle pubblicate da un po' di tempo a questa parte da quelli di Animeclick. Chiaramente si parla di fumetti giapponesi (manga non me lo sentirete usare quasi mai, forse solo nei tag che metto al post, ma ancora non lo so).
Mi sto rendendo conto che, man mano che il tempo passa, la gente comincia ad avvicinarsi ai fumetti sempre più tardi. Sto notando che la gente con cui parlo, da qualche anno a questa parte, quando si parla di fumetti, è magari ferrata sull'attualità o sul recentissimo passato, ma niente di più. Non mi riferisco alla memoria storica, non dico che devi conoscere tutto quanto di tutto di tutti, però l'impressione è che non si cominci a fruire di qualsiasi tipo di fumetti, fossero anche quelli porno (sempre siano -lodati), prima tipo dei 17-18 anni. Che, se vogliamo, da un certo punto di vista va anche bene, perché più o meno è quello il periodo in cui cominci a capire esattamente cosa ti piace e cosa no, però cazzo, i fumetti sono o non sono sempre stati una cosa per bambini? Ora, va bene che quando si è adolescenti si vuole sempre sembrare più grandi e tutte quelle cazzate là, però che fine hanno fatto i brufolosi che leggono Spiderman e Batman? Che fine hanno fatto quelli che comprano Dragon Ball dopo che hanno sentito che il cartone in tv è stato censurato? Cioè, io ricordo che queste figure erano non dico frequenti, ma c'erano, era tutto vero, la realtà era quella. Quand'è che il fumetto (quantomeno quello mainstream) è passato dall'essere un mezzo nazionalpopolare ad essere una cosa "da intenditori" o, peggio ancora, ma molto molto molto molto molto peggio, "da nerd"? Ridatemi il fumetto nazionalpopolare, ridatemi i bimbi che leggono Topolino e comprano le figurine dei calciatori e si picchiano perché il bimbo stronzo di turno t'ha inculato e ti ha dato solo due doppie della serie B per uno scudetto, quel pezzo di merda. Ridatemi i ragazzini che vanno in edicola a comprare Dragon Ball, la rivista di videogiochi e passano quei due minuti di nascosto a vedere le riviste porno. Raga, io ho 25 anni, non fatemi sentire vecchio così. Io a 12 anni, dopo aver abbandonato la lettura di Topolino forse da un anno, ho cominciato a comprare i primi fumetti che sceglievo io coi soldi che avanzavano quando mia madre mi mandava a comprare le sigarette. Avevo 12 anni, cazzo, e mi sono beccato la saga di Spawn in cui si ribella a Malebolgia e, cazzo cazzo cazzo, in quegli stessi volumi c'erano le storie M E R A V I G L I O S E di Sam & Twitch, a 12 anni leggevo, tra le altre cose, Dragon Ball, One Piece e Kenshin. Naruto ancora non c'era, ho comprato in edicola il primo volume appena uscito, compravo Rave all'uscita (prima di rendermi conto, a tipo 16 anni, che fosse una cagata e mollarla lì - e c'è gente di 20 e passa anni che esce pazza dietro a 'ste cose), mi combattevo i volumi di Death Note in edicola con un ragazzo dell'artistico e facevamo la gara a chi arrivava prima in edicola - e io per andarci, a quell'edicola, facevo deviazioni allucinanti prima di tornare a casa. Bei tempi. Nostalgia. Lacrimuccia. Those were the days.
Comunque niente, dopo aver constatato che sono vecchio e che ormai quando si parla di fumetti si pensa ai Marvel/DC e ai super-shonen, passiamo a 'sta cazzo di top 10.

Premesse utili per capire i criteri: i criteri sono che scelgo le cose che piacciono a me, quindi non attaccatevi ai coglioni come i boxer di lycra quando ti sei rasato i peli da una settimana.
Altro criterio: le cose inauditamente famose, o meritevoli a furor di popolo non le ho messe. Ci sono dei titoli, degli autori che, se non avete letto, siete dei poveracci. Chiaramente non metterò One Piece, che è un capolavoro fuori da ogni logica razionale per quantità d'inventiva e durata e tutto quanto, e probabilmente sarà la prima cosa che, se il finale sarà quantomeno degno di nota, porterà dell'inchiostro sotto la mia pelle, oltre ad avermi portato via spazio dalla libreria e dai muri. Non metterò Berserk, che non avrà mai un finale, e se l'avrà non sarà un finale all'altezza, ma quello che ha dato Berserk al mondo della narrativa in generale è pari a poco altro frutto dell'ingegno umano (ed è, attualmente, la rappresentazione del male migliore che abbia mai visto/letto/ascoltato). Non metterò Akira, perché è una cosa così bella e così famosa che la dovete leggere non certo perché lo dico io, ma perché spero che un minimo vi vogliate bene. Idem dicasi per Nausicaä nella valle del vento (il fumetto, mica quella mezza ciofeca di film), che è una roba che mai avrei creduto possibile, con l'aggravante che ora Miyazaki pare Papa Francesco: non è previsto e/o accettato che se ne parli male. Ah, per inciso, quando parlavo di Akira mi riferivo a tutto Otomo, eh, che pure Domu è qualcosa che vedete di recuperare da qualche parte. Non metterò Death Note, che adoro, ma anche basta. E l'anime fa cagare oche vive. Non metterò Devilman, perché ai miei tempi l'edizione in 3 volumi da 15€ ciascuno della Dynamic (sigh) era un'oggetto di lussuria, neanche di culto, e perché Devilman lo dovete leggere. E non citerò neanche alcuni autori (è da un po' che sto pensando ad un'altra specie di top 10 degli autori, che forse è più interessante di quella dedicata alle semplici serie): niente Naoki Urasawa, niente Takehiko Inoue (che va ringraziato ogni mattina quando ci si sveglia, comunque), niente Tsutomu Takahashi, niente Jiro Taniguchi. Insomma, ci siamo capiti: state leggendo questo post, verosimilmente vi piacciono i fumetti giapponesi e non avete pianto e goduto leggendo Slam Dunk, Vagabond, Real, L'uomo che cammina, Monster, 20th Century Boys, Pluto e compagnia danzante? E di che cosa staremmo parlando, allora? Comunque dai, tra qualche tempo farò una top qualcosa degli autori e vedrò di spiegarmi meglio. Dai, vediamo di partire. Lacrime e sangue, lacrime e sangue. Anzi, ok per lacrime e sangue, però un ordine non riuscirei a metterlo neanche se mi sforzassi. Quindi sono 10, ma in nessun ordine specifico. Spero che vi vada bene. Mi sembra ragionevole, diciamo così.
Ah, e non faccio come tutte le cazzo di recensioni che trovate su internet, che iniziano mettendo mille righe di trama sputtanandoti praticamente tutto quello che c'è di bello da scoprire in una cosa che leggi per la storia. La storia forse ce la metto e forse no, ma ci metto le mie impressioni e basta. Fanculo a 'sto manierismo forzato che spesso nasconde nullità. Non che io sia da meno, ma almeno non mi nascondo.

Solanin
di Inio Asano, 2 volumi

Ecco, questo è uno di quelli che, quando farò il post sugli autori, ci sarà sicuramente perché lo amo. Ho messo Solanin perché Buonanotte Punpun non è ancora finito e mi si è raccontato di un calo sul finale. Non mi fido di queste voci tendenziose, Asano è bello. Comunque. Solanin è un fumetto con tutte le caratteristiche tipiche dei fumetti di Asano: i protagonisti sono dei, per usare un termine britneyspearsesco, più-che-ragazzi-ma-meno-che-uomini-o-donne-ci-siamo-capiti come chiunque. La loro situazione esistenziale è incerta, perché a quest'età nessuno sa che cazzo vuole fare nella vita in Italia, figurarsi come si devono sentire i giapponesi, con l'educazione e la tradizione che hanno e le varie crisi economiche che si trovano perennemente ad affrontare. Il problema, se così lo vogliamo chiamare, è che è una situazione nella quale gioco-forza ci si riconosce, i personaggi sono vividi e reali, gli eventi anche e Asano è bravo come pochi a ritrarre - o, meglio, a far trasparire - i sentimenti dei suoi personaggi. C'è anche da dire che poi in quasi tutta l'opera di Asano gli eventi principali sono eventi abbastanza tristi, quindi l'impatto emotivo è ovviamente più forte; ma, nonostante questo, i momenti di tranquillità, i momenti in cui i fidanzati ciondolano in casa sono ugualmente gradevoli, ugualmente coinvolgenti. Insomma, alla fine dei giochi è un tipo di narrativa che ti si appiccica addosso e, soprattutto, che rilassa. Non so bene come spiegarlo. Non sei trasportato dal corso degli eventi, non sei appassionato, ma sei lì. Capito cosa intendo?
E poi il disegno di Asano è particolarissimo, se ci si pensa: i disegni sono, in fin dei conti, anche abbastanza realistici e i personaggi si distinguono facilmente tra di loro, però il tratto è molto "fumettoso", non dico caricaturale ma sicuramente non troppo realistico sui volti dei personaggi.
Ma, d'altra parte, chiunque legga fumetti sa che il disegno è un fattore relativamente importante ai fini del godimento dell'opera (Gipi anyone?).
Quest'immagine è meravigliosa.

PlanetEs
di Makoto Yukimura, 4 volumi (o 3, dipende dall'edizione)

Mi sono accorto che metterò parecchie cose di fantascienza. La fantascienza però qui non è quella degli alieni o chissà che diavoleria, la fantascienza qui è tale semplicemente perché la vicenda narrata si svolge nello spazio. E non perché si parli di qualche razza particolare o di qualche cacciatore di taglie intergalattico (Cowboy Bebop, uno dei motivi per il quale amare l'essere umano). I protagonisti sono degli astronauti, quasi degli operai: i protagonisti sono gli incaricati di cercare di ripulire l'orbita terrestre dai detriti di qualsiasi genere che, appunto, orbitano attorno alla terra. Avete presente quel filmone bellissimo di Gravity di Cuaron? La scena in cui arrivano i detriti? Ecco, quelli di PlanetEs impediscono che si verifichino gli eventi di Gravity. No, non del fatto che la Bullock e Clooney vadano nello spazio. Comunque, anche qui la cosa che più mi piace è la dimensione umana. La gente lavora, la gente vive, la gente vuole una famiglia, la gente ha dei figli che aspettano sulla Terra, la gente ha anche i problemi medici derivanti da lunghi periodi a gravità zero. Aggiungete a questa fortissima, bellissima componente umana anche tutte le classiche riflessioni che derivano dal contatto con lo spazio aperto - la piccolezza dell'essere umano, l'immensità dell'universo, la complessità vertiginosa della vita e tutto il resto - e avete uno dei pezzi più pregiati della mia libreria. Tanta, tantissima roba. Chiaro, se cercate la fantascienza tutta cannoni protonici e spari, state alla larga.

Racconti brevi
di Hiroki Endo, 2 volumi

Hiroki Endo è l'autore di Eden, una serie che ancora non ho finito di leggere ma che anche solo letta a metà è stupenda. Se l'avessi già finita, l'avrei messa nella lista. E non potete capire quanto bestemmiai quando uscirono questi due volumi: i volumi di Eden costavano 4€ ciascuno (SÌ RAGA C'ERA UNA VOLTA UN'EPOCA IN CUI UN FUMETTO DI NICCHIA DELLA PANINI CON SOVRACCOPERTA COSTAVA 4€ CIOÈ NON CI SI CREDE ORA VERO? Già, non ci si crede. Porco dio. Panini di merda) e questi volumi costavano la cifra esorbitante di 9 o 10€. Una roba che per la mentalità di chi legge solo fumetti giapponesi è scandalosa. Il problema è che tutti, letteralmente tutti quelli con cui venissi a contatto, mi dicevano di comprare a tutti i costi questi volumi perché erano qualcosa di meraviglioso. Ed avevano ragione. Come dice il titolo, sono racconti brevi, ed i temi sono veramente i più disparati, dallo sportivo all'associazione di teatro a che so io. Il problema è che Hiroki Endo è un fenomeno, e riesce a dare una dimensione umana, credibile ed appassionante a qualsiasi cosa, a prescindere dall'ambito e, soprattutto, dal numero di pagine a disposizione. Davvero, questi volumi sono dei beni preziosi che tramandare ai posteri sarebbe cosa buona e giusta. Italiano, dove sei? Perché mi hai lasciato?

La storia dei tre Adolf
di Osamu Tezuka, 5 volumi (o 3, a seconda dell'edizione)

Giustamente starete pensando: ma come, mi fai tutto il pippone sul non mettere gli autori più belli e più famosi e mo mi metti un titolo di Tezuka? Eh, oh, a mio discapito io Tezuka nell'elenco sopra non ce l'ho messo mica. Anche perché di Tezuka praticamente non ho letto nulla, quindi... Ad ogni modo. Questa roba è bella per davvero. È un giallo, quindi la storia non ve la scrivo perché vi fotterei quantomeno uno dei volumi e, considerato quanto costano, meglio di no. Comunque è un giallo costruito estremamente bene e, soprattutto, è una storia che non si chiude su se stessa. Cioè, per farvi capire, avete presente il film What Women Want? (oh, è la primissima cosa che mi è venuta in mente, che vi devo dire?)?, no? Lì il film iniziava, c'era questo problema e il film finiva quando questo problema era risolto. In questo caso invece no, il problema dell'inizio si evolve e, da un certo punto di vista viene lasciato da parte per continuare a narrare la vera vicenda. So che detta così sembrerebbe non avere troppo senso, però fidatevi che, leggendolo, il senso lo acquista. Poi c'è anche il fattore storico, che di per sé non è necessariamente un surplus, però in questo caso è talmente parte integrante della storia e, soprattutto, è usato talmente bene, che sì, in questo caso è un surplus. Una delle opere giapponesi imprescindibili sulla seconda guerra mondiale. Per fortuna, però, non si limita a questo, anzi.

Lei, l'arma finale
di Shin Takahashi, 7 volumi

Ve l'avevo detto, che ci sarebbe stata tanta fantascienza. Qui però non è il punto focale, ma è solo il tramite di sviluppo della storia. La serie è incentrata su una storia d'amore, quella tra Chise (la tipa in copertina) e Shuji. Poi sullo sfondo c'è questa guerra, ci sono questi esperimenti umani che praticamente trasformano in armi umane e blablabla. Vabbè, questo è importante dirlo: la tizia in copertina è un'arma umana, e ovviamente è un'adolescente, così come anche Shuji. Questo fumetto a me ha fatto impazzire, oltre che per lo stile di disegno etereo (non mi viene altro aggettivo), per il fatto che ogni pagina trasuda tristezza assoluta. È una storia assolutamente provante, che prosciuga emozionalmente, che mette alla prova il lettore, che ad un certo punto uno si potrebbe chiedere "ma chi cazzo me lo fa fare a continuare a leggere?" e allora è lì che hai perso, perché la storia è bella, i personaggi sono belli, è tutto bellissimo. E soprattutto è tutto emozionante, è una storia incentrata sulle piccole e piccolissime cose, che in un ambiente come quello diventano non importanti, importantissime, vitali, capitali. Una serie straordinaria, straordinaria.

My Girl
di Mizu Sahara, 5 volumi

Anche qui, brevi cenni di storia. Per farla breve, c'è questo Masamune, ragazzo come tanti, a cui viene appioppata la figlia che non sapeva di avere, frutto di una bellissima relazione con una ragazza che è morta da poco. Gli americani direbbero "aaaw, heavy shit right there", ed effettivamente messa così sembra drammatico quanto quello di prima. My Girl è, però, la storia di Masamune che impara a vivere con Koharu e di Koharu che impara. Né più né meno. È una serie delicata, gli eventi sono eventi normali (niente battaglie, niente di niente) e quotidiani che, però, nella vita di tutti i giorni hanno una grande importanza, e in quanto tali sono trattati. È una serie stupenda, l'ho presa quasi per scommessa ed è stata una delle mosse più sagge che potessi decidere di fare. Se non piangete leggendolo, siete delle persone un po' morte dentro. E, se le prime lacrime sono di commozione, le seconde e le terze sono di gioia.

2001 Nights
di Yukinobu Hoshino, 3 volumi

Questo è l'ultimo titolo di fantascienza della top 10. Se uno era "fantascienza umanistica", passatemi la patetica espressione, e l'altro era una storia d'amore fantascientifica, questa è fantascienza pura. Anche qui, non vi aspettate combattimenti, non vi aspettate scontri, lasciate stare. Questa è fanta-scienza, scienza che è ancora da venire, scienza che ancora non c'è. È solo che è fatta divinamente bene, è ai vertici del suo genere. Per dire, il primo volume inizia anche con uno sguardo sul mondo animale. Ok, non c'è nessun monolite nero, ma dov'è che l'ho già vista, una cosa del genere? Mmmh, niente, non è che mi venga in mente molto altro da dire. È solo una delle migliori opere di fantascienza che vi capiterà di leggere/vedere nella vita. Poi fate voi.

Homunculus
di Hideo Yamamoto, 15 volumi

HE. Questo è uno dei titoli che più mi hanno colpito nella vita, un titolo che mi è rimasto appiccicato addosso in una maniera che razionalmente non mi spiego. Vi dico solo l'antefatto quasi-scientifico che sta dietro alla storia. Avete presente quella storia che si usa solo una piccola percentuale del cervello? Nel medioevo c'era la credenza che la tecnica della trapanazione, ovvero il forare il cranio senza andare a toccare né cervello né meningi, aiutasse ad usare una percentuale maggiore del cervello tramite la diminuzione della pressione cranica. Homunculus è la storia di un tipo che si sottopone a questa trapanazione. Aggettivi da usare per questa serie? Elenco quelli che mi vengono in mente: psichedelica, psicologica (aggettivo che odio), drogata, instabile mentalmente, appassionante, appassionante, appassionante ma non ti spieghi perché, psichedelica, cattivella. Non costringetemi a svelare troppo della trama, che poi vi perdete tutto il piacere della lettura.
Ah, sì, e non date retta al sottotitolo in copertina. La Panini fa schifo. I sottotitoli ai fumetti. Pff.

I giorni della sposa
di Kaoru Mori, 6 volumi in corso (ma in Italia ne sono stati pubblicati di meno)

Anche qui la trama si può dire. Ambientato nel XIX secolo in Asia Centrale, narra di Amina, la protagonista, che sposa Karluk, di diversi anni più giovane di lei. Stop. Fine. A 'sto punto voi dite: e che cazzo di storia è? E infatti la storia sticazzi. Kaoru Mori è una maestra. La bellezza della serie è che ti immerge capo e spalle nella via della seta e nella quotidianità dei suoi villaggi. Anche qui vale il discorso fatto per My Girl: la narrazione è di volta in volta portata avanti dai piccoli eventi, dai non detti, dai gesti accennati. Se My Girl era una serie delicata, questa è una serie raffinata. Raffinatezza a palate, classe come se piovesse e tanta bellezza. E questa è una delle poche, pochissime serie a fumetti nelle quali mi sono fermato e, prima di andare avanti a leggere, ho passato bei minuti a guardare i disegni incredibili della Mori. Maestosi, devastanti, iper-realistici (magari non nei volti, ma d'altra parte sono giapponesi, mica sono Alex Ross), iper-dettagliati, iper-belli. Su youtube c'è questa playlist che mostra la realizzazione di una tavola della Mori, ed è, oltre che ipnotica, stordente. E anche vederla fare degli schizzi delle sue protagoniste in quattrequattrotto solo col pennarello mi ha quasi provocato una mezza sindrome di Stendhal. Voglio dire, cercate "otoyomegatari" (il nome originale del fumetto) su Google immagini e poi venitemi a dire.


Fullmetal Alchemist
di Hiromu Arakawa, 27 volumi

Eh, oh, lo so che non avrei dovuto mettere nessuna serie famosissima, quale questa è. In più, in teoria, è anche uno shonen, genere che io, eufemizziamo, non apprezzo particolarmente. Il fatto è che, lasciando da parte il fattore alchimia, che mi attrae il giusto come punto di partenza, è una storia con una complessità che in uno shonen (e non solo) non avevo mai visto. Uno si aspetta una serie fatta di saghe, come Dragon Ball e One Piece, e invece quella è l'Arakawa che ti fa credere quello che vuole lei. Una maestria nella narrazione che, obiettivamente, ho ritrovato solo nel miglior Urasawa. Seriamente dico, leggetelo. Vogliatevi bene, una volta ogni tanto, in questa vita bellissima che abbiamo.

Ok, ho finito.
Anzi, dai, ne aggiungo altri 5 che sono stati in ballottaggio fino alla fine ma che sono contento di non aver messo.

Worst, di Hiroshi Takahashi, 33 volumi: altro shonen, ma questo è diverso dai vari Bleach, Soul Eater e cazzemmazzi del genere. Questo è un fumetto di mazzate, nel vero senso della parola. Un fumetto di gente che, per vari motivi, si prende a cazzotti selvaggiamente, e non ci sono fagioli di Balzar, c'è l'ospedale, ci sono i punti di sutura, c'è un bel po' di realtà. È incredibilmente appassionante e ha, credo, visto da qui, molte cose in comune con quella che forse è la malavita organizzata giapponese (non lo so, ipotesi di pura speculazione). Non vi staccate, io l'ho letto in boh, 3 giorni, forse.
Clover, delle Clamp, 4 volumi: parlare della trama di Clover sarebbe inutile come un segnale di senso unico in un vicolo cieco. Clover lo leggi, e lo ami, solo per il disegno, la composizione delle tavole, l'incomprensibilità della trama (tant'è che è un fumetto interrotto al 4° volume, non concluso al 4° volume), lo spazio bianco, il sospeso. Clover è stupendo, se non si ha la pretesa di una trama solida. O di una trama.
Gon, di Masashi Tanaka, 7 volumi: sì sì, è proprio quel Gon. E la serie a fumetti è l'epitome dell fumetto di culto: fa morire dalle risate e non c'è una vignetta. Non si parla. Grazie al cazzo, il protagonista è una specie di dinosauro in mezzo solo ad altri animali. Davvero, si ride tantissimo e un volume lo si legge in un quarto d'ora scarso. Fenomenale.
Love Hina, di Ken Akamatsu, 14 volumi: avete presente quei cartoni/fumetti giapponesi in cui ci sono due che si piacciono, che si metterebbero anche insieme, però sono timidissimi e finiscono sempre per darsi gran cazzotti col maschio che puntualmente vola via per via di un pugno che gli fa uscire fontanelle di sangue dal naso? Ma sì, dai, quei cartoni in cui, cazzo, lui ha la capacità di entrare a chiedere una cosa a lei giusto nel momento in cui lei si sta cambiando? Ma sì che ce li avete presente, tutti ne abbiamo visto almeno uno! Bene, Love Hina è il migliore. Incontrastato.
La stirpe della sirena, di Satoshi Kon, 1 volume: ora, uno con una minima onestà intellettuale direbbe che questo è per ricordare quel grand'uomo di Satoshi Kon, morto super-prematuramente e ingiustamente. Ma non è solo per quello che ho messo questo volume qui (come se contasse qualcosa veramente). Questo volume è grandioso. Ha classe da vendere, e da Kon non ti aspetti nulla di meno. Ha sentimento, e da Kon non ti aspetti nulla di meno. Ha ritmo, e da Kon non ti aspetti nulla di meno. Non ci sono piani di realtà alternativi, e da Kon non te l'aspetti. È altruista. È ambientalista. È splendido.

giovedì 16 gennaio 2014

Le nuvolette senza pioggia (non sapevo che titolo mettere, oh)

All'americana, they say che le cose venute d'impulso risultino essere le migliori. Non fatevi illusioni, questo post farà cagare come al solito.
Dopo che gli ultimi, contando a memoria, 4 post trattavano, almeno in maniera trasversale, di musica, questo è un post sul fumetto. Tra l'altro un post scritto durante il periodo degli esami. Devo essere proprio rincoglionito. Non sarebbe una notizia inedita, comunque.

Pochi minuti fa stavo girando sul forum di comicus.it, sito di cui seguo le news e di tanto in tanto le recensioni. Un mio amico mi aveva segnalato un topic in cui si parlava delle cifre di vendita dei fumetti in Italia, che è un tema su cui non si è mai saputa una mazza, quindi il topic sembrava ghiottissimo. Mi verrebbe voglia di iscrivermi, nonostante stessi leggendo un topic dedicato ai Bonelli (la conoscete, questa casa editrice. Tutti abbiamo in casa almeno un Tex e/o un Dylan Dog. Tutti.) e, siccome è buona abitudine girare un attimino il forum per vedere che aria tira e com'è la politica degli utenti (non mi iscrivo al forum di Doyourealize.it se ascolto solo hard rock puzzone anni '70, per dire), lo faccio e la mia voglia di iscrivermi crolla come il tasso occupazionale greco di qualche anno fa. A fronte di utenti espertissimi in diversi ambiti, come leggevo sul topic di cui dicevo prima, leggo di un sacco di pregiudizi verso il fumetto giapponese.
Ripeto, il post nasce totalmente d'impulso, quindi anche il filo logico potrebbe latitare. Non come nei Joyce più criptici, ma potrebbe latitare.
Per me esistono 3 classi di fumetti: i fumetti di supereroi, i fumetti giapponesi e le graphic novel (o I graphic novel, vedetela come volete). Poi è chiaro che ci sono anche altre cose, non fate i qualunquisti più di me, però le macrofamiglie sono queste.
Penso che, chi più chi meno (come se mi leggano il duecentomila), sappiate individuare l'uno dall'altro in fumetteria. Ma per chi non ci riuscisse:



Il fumetto di supereroi è quello fondamentalmente della Marvel e della DC. Oltre queste due case editrici mi viene in mente solo Spawn che è della Image. La caratteristica di questi fumetti è che non hanno un filo conduttore: dopo che viene creato il personaggio, le sue sorti passano dalle mani di miriadi di autori che ne scrivono le storie, spesso e volentieri sconnesse tra di loro. Il risultato fisiologico è che Spiderman ha sempre quell'età (in realtà almeno quello hanno avuto il buon senso di farlo evolvere un minimo e, da fare il liceale è passato, l'ultima volta che ho controllato, ad essere un insegnante) e, se viene mazzolato come un metrosessuale ad un incontro di Casapound in una storia, in quella successiva non c'è traccia di niente di tutto ciò. Idem dicasi per tutti gli altri. Un'altra caratteristica è che Marvel e DC sono costrette periodicamente a fare questi super crossover, ovvero dei cicli narrativi che coinvolgano tutti o quasi i supereroi della casa editrice, in cui in genere muoiono un sacco di personaggi, colpi di scena a non finire e quant'altro. Dico "sono costrette" perché, credo, se non fanno così il lettore medio comincia a rompersi i coglioni. Almeno, io non me la spiego altrimenti: ogni lettore sa che il crossoverone ci sarà, dove starebbe l'effetto sorpresa? Far vedere chi tradisce chi e chi muore per mano di chi? E che stiamo, a Beautiful? Tra l'altro, mi pare di aver sentito che una volta sono stati costretti, per riparare ai "danni" di un crossover, a far risorgere tutti i personaggi morti dal Dr. Strange o qualcosa del genere. Come forse solo il peggior Naruto sarebbe stato capace di fare. A Dragon Ball almeno lo dicono (quasi) subito che questa sarebbe stata una possibilità.



Il fumetto giapponese è quello che viene dal Giappone. Per motivi che spiegherò tra poco ha così tanti titoli che qualsiasi stereotipo gli vogliate attribuire, troverete titoli che lo rappresentano alla perfezione. Inoltre ha invaso la televisione italiana fin dalla metà degli anni '80. Anzi, meglio, non l'ha invasa, l'ha infestata. Ah, giusto per chiarire bene, quelli che vedi in televisione non sono i manga. I manga sono quelli che compri in edicola. Sì, quelli che si leggono al contrario, quelli che la terza domanda che fai a chi te l'ha prestato (la prima è "ma è porno?" e la seconda è "ah, ma questo al contrario si legge?") è "ma oltre a leggerlo da destra a sinistra si legge dal basso?" o, a scelta, "ah, ma i testi stanno scritti normali! Non mi viene mica di leggere il testo in un modo e le immagini in un altro. Madò, non ce la farò mai... Senti, lasciamo stare". Quelli che guardi in televisione si chiamerebbero anime - che è un termine inutile tanto quanto "manga" -, ma va strabene se li chiami "cartoni animati", fidati che fai meno la figura del fesso. Anzi guarda, se li chiami "cartoon" potresti passare per uno che legge i quotidiani o i periodici di un certo tipo. Perché si sa, dire "cartoon" fa molto più figo di dire "cartone animato". Perché riqualificare un termine perfetto e storicamente radicato è un'operazione inutile e controproducente: basta metterci il corrispondente inglese e diventi un figo acculturato, come i pubblicitari milanesi che usano mille parole inglesi ad cazzum canis. Ma stiamo, al solito, divagando.



Ci sono due scuole di pensiero. In realtà ce n'è solo una, l'altra è una distinzione che si fa per essere chiari. La prima scuola di pensiero è quella secondo la quale la graphic novel esiste. La seconda è quella secondo la quale la graphic novel non esiste. La prima dice che la graphic novel esiste perché è un tipo di fumetto con delle caratteristiche ben precise, tipo l'essere rivolto ad un pubblico più adulto, avere un tipo di storie non dico meno commerciali ma spesso almeno meno convenzionali (e questo vuol dire poco e niente, ma non so che dirvi), avere una lunghezza ben definita, eccetera eccetera. La seconda scuola di pensiero dice che la graphic novel non esiste. Tipo il punk. Però secondo me questo lo dicono per il motivo di cui prima per il quale chiamare una cosa "cartoon" è più figo, più radical-chic (se avete un quadernetto con le parole che più odiate e non avete ancora segnato "radical-chic" siete delle persone pessime. Fatelo ora. Bravi, scrivetela lì. Sotto "hipster", esatto.) che chiamarla "cartone animato". Ormai "graphic novel" è diventato il modo di chiamare i fumetti in televisione o sui giornali o dove cazzo volete, l'importante è che non si pensi che uno legge i fumetti, lui legge una cosa figa e intellettuale. Per esemplificarvi al meglio il motivo per il quale sono abbastanza certo che si sia creata questa scuola di pensiero, ricordo che quando distribuirono al cinema l'ultimo film chiamato-in-gergo "live action", con attori veri, ispirato a Dragon Ball, nello spot televisivo dissero, e lo ricordo come se fosse stamattina, "ispirato alle graphic novel di Akira Toriyama". Taccio sui miei conseguenti pensieri.

Ora, spero di aver fatto un'introduzione (e mortacci dell'introduzione) tale che si capisca che, secondo il mio modesto parere, alla domanda "allora che macrofamiglia di fumetti vorresti cominciare a leggere?", la risposta migliore che si possa dare è "graphic novel". Perché ripeto, è il genere che dà più soddisfazioni, che ha storie più personali e più sentite e perché è mediamente molto più facile sostituirla alla pizza nella meravigliosa frase "pizza is like sex: when it's good, it's very good; when it's bad, it's still pretty good" (che poi vorrei capire che cazzo ne sanno di pizza gli americani, ma tant'è). Faccio un paio di esempi: a me due delle graphic novel americane più acclamate degli anni '90, Black Hole e Ghost World, non sono piaciute. Sarà un problema di aspettative deluse (perché l'alone del quale sono circondate è obiettivamente incredibile), sarà un problema di zeitgeist nel senso che quelle storie, negli USA, in quegli anni, sicuramente avranno impattato forte, molto più forte e duro di quanto io italiano nato alla fine degli anni '80 possa capire. Fatto sta però che, nonostante non mi siano piaciute, sono comunque meglio di tantissime altre cose. When it's bad, it's still pretty good. Tant'è che ormai è probabilmente l'ambito in cui spendo più soldi. Perché sì ecco, le graphic novel hanno un solo grande difetto: costano tanto. Porco dio se costano tanto. Lasciate stare i volumi giganti tipo Bone o le ristampe di capolavori straconosciuti che tanto venderanno sicuramente un casino (in genere si tratta di ristampe di Alan Moore) che raggiungono puntualmente i 32-35€, ma per un volume fresco di pubblicazione, al netto di promozioni da amazon, arrivi a spendere anche 25-27€.
Ah, e poi una cosa. I volumi dell'Uomo ragno NON SONO GRAPHIC NOVEL. I volumi di The Punisher, anche se sono quelli stupendi scritti da Ennis, NON SONO GRAPHIC NOVEL. Sono collane raccolte in volume. Watchmen volendo è una graphic novel, V for Vendetta, perché la loro natura è il volume, e il fatto che siano state pubblicate ad episodi segue la stessa logica del romanzo a puntate tipo Robinson Crusoe (e la logica di mercato, ché mica fai cambiare formato alla DC così facilmente). Volendo Marvels può essere una graphic novel, non Civil War. Non lo è neanche Bone, perché non è che siccome una cosa è un po' più d'autore allora è una graphic novel. Smettiamola di chiamare graphic novel qualsiasi cazzata a fumetti che esca in volume. Mo tra poco pure Zerocalcare fa graphic novel.

Per quanto riguarda il fumetto giapponese. Suppongo lo sappiate, ma è bene ribadirlo perché ho letto sul famoso forum di comicus che ci sono ancora dei pregiudizi da impanicarsi.
Tralasciando i luoghi comuni degli occhi enormi, delle tette giganti e dei capelli di mille colori (tutti veri e, salvo quello delle tette, difficilmente spiegabili. Se ci mettiamo che il colore dei capelli può essere utile a distinguere i personaggi, allora rimane la dimensione degli occhi, che difficilmente troverà un riscontro di logica), ho letto che la gente "non capisce" i fumetti giapponesi perché "so poco della cultura giapponese e quindi non riesco a cogliere quello che vuole esprimere l'autore". Dopo una velocissima analisi, si capisce che questa persona non ha mai letto e/o apprezzato un romanzo russo o un telefilm americano o toh, un romanzo inglese, un Dickens, che cazzo ne so. Per non parlare della Divina commedia. Che cazzo di ragionamento di merda è? Allora tu Happy Days non l'hai mai apprezzato perché la cultura della middle class bianca americana è totalmente estranea alla nostra. È un ragionamento stupido e tradizionalista. Le cose impari ad apprezzarle facendoci l'abitudine, cercando di capirle. Io, per esempio, sono arrivato ad ascoltare jazz e capire quale disco mi piace di più rispetto ad un altro ascoltandone tanto e tante volte, cercando di capire il suo codice linguistico (con scarsi risultati, ma c'ho una vita davanti), se non altro cercando di capire cosa non mi piace, ad esempio il free jazz. Il fumetto giapponese per come lo intendiamo noi non ha una tradizione mediatica radicata come quella occidentale. O quantomeno, ce l'ha eccome, ma ha subito un cambiamento così radicale che, a mio modestissimo e ignorantissimo parere, ha fatto in modo che praticamente si parlasse di due cose diverse. E vorrei ben vedere, stateci voi occupati dagli americani dopo le bombe atomiche, in piena ricostruzione economica e soprattutto culturale con le loro influenze. Ora, la storia vuole che praticamente gran parte del merito di questa rivoluzione vada attribuita al mai troppo lodato Osamu Tezuka. Io, sinceramente, sono convinto che oltre a lui ci sia dell'altro ma, ripeto, io sono un italiano nato alla fine degli anni '80 e, se non riesco a capire fino in fondo o a sapere determinate cose relative agli anni '90 americani, figuratevi se riesco a sapere cose degli anni '50 giapponesi. Ad ogni modo, l'impressione che io ho sempre avuto è che il fumetto giapponese sia legato al linguaggio cinematografico in una maniera che il fumetto del resto del mondo non riuscirà mai a replicare. Fateci caso: mediamente quanto tempo ci mettete a leggere un volume di fumetto giapponese? E quanto tempo ci mettete a leggere un volume americano, fosse anche uno spillato di 80-90 pagine, di quelli con 3 storie diverse? Ecco, io ci mettevo più o meno lo stesso tempo, con la differenza che un tankobon giapponese (fatemi fare il figo con gli esotismi linguistici, dai) conta in genere 180 pagine, mentre uno spillato americano circa la metà. Il fumetto americano è più "fumettoso", nel senso che credo usino molto di più quelle che sono le possibilità linguistiche del fumetto. Per fare due esempi lampanti, e specificando che si sta parlando dei fumetti, se è vero che l'Uomo ragno durante i combattimenti fa battute che manco Claudio Bisio, quando mai avete sentito Goku fare lo stesso? E, fermo restando questo, escludendo proprio i film Marvel, quante volte durante una rissa cinematografica (ma anche dal vivo) i contendenti dialogano e fanno battute? Ecco, forse solo in quei filmacci tipo Fast&Furios e XXX. Ripeto: il fumetto giapponese si basa molto più sulla tradizione cinematografica, sul movimento veloce e in tempo reale, sul - potrà sembrare strano e sembra strano - maggior realismo possibile, sul gioco di sguardi senza bisogno di usare battute a tutti i costi eccetera eccetera. D'altra parte ci sono autori giapponesi che questa cosa l'hanno portata all'esasperazione, tipo Masashi Tanaka con Gon o L'uomo che cammina di Taniguchi.
L'altra particolarità essenziale per capire il fumetto giapponese (o meglio la vastità del termine stesso "fumetto giapponese") è il tipo di mercato che c'è dietro. Da quelle parti il medium fumetto è un medium assolutamente comune e accettato, che non soffre degli stessi pregiudizi che abbiamo in Italia; in genere ai novizi si fa sempre l'esempio che trovare qualcuno che in metropolitana si legge un volume a fumetti è una cosa molto frequente e assolutamente normale, mentre io l'altro giorno a mensa stavo leggendo un libro illustrato e una tipa (che aveva il QI di una ciliegia, vabbè) mi fa "ma che ti leggi, i disegnetti?" Specifico, questa qui è spettatrice abituale di Uomini e donne, ma lo spettatore di Uomini e donne è molto più comune di quanto non crediate. Di conseguenza, essendo così comune, per le cifre e il danaro che l'industria del fumetto muove, i giappi sono di gran lunga i primi al mondo. Poi hanno un loro sistema di pubblicazione per il quale ogni volume - sempre suddiviso in capitoli - viene prima pubblicato a puntate su una rivista insieme ad altre serie. Non in maniera indiscriminata, però: queste riviste sono divise rigorosamente per target, e lì in queste cose sono bravi. Per cui se i vari Naruto e One Piece (che poi è come accostare la birra calda e la birra fredda: sempre birra è, ma la calda fa cagare e la bevi solo se proprio non c'è nient'altro, mentre trovare cose più arrapanti della birra fredda è difficile - la birra fredda nello specifico è One Piece, che nonostante i 70 volumi rimane una delle 2-3 cose più fighe in circolazione) sono pubblicati sulla stessa rivista per pre-adolescenti maschi (e come ci sia finito lì One Piece è un po' un'anomalia, o forse il fatto che Shonen Jump è Shonen Jump ma poi divaghiamo), ci sono riviste per pre-adolescenti femmine (e non mi chiedete che cazzo ci possano pubblicare, là sopra), per giovani maschi e per giovani femmine, per trentenni maschi, addirittura per casalinghe o per donne in carriera. Seriamente, eh, esistono queste cose. Ovviamente in base al target il tipo di storia cambia, e questo non ve lo devo dire io. Però se considerate che negli ultimi anni ci sono stati almeno 3 titoli capaci di superare il milione e mezzo di copie di tiratura per un singolo volume (e di volumi che escono in un anno ce ne sono almeno un paio a serie), forse cominciate ad intuire di quanto siano grandi i numeri di cui parliamo. Però prima di ritornare al discorso principale, faccio un utile excursus: tempo fa una c.d. twitstar aveva chiesto che le si consigliasse un fumetto giapponese da leggere. Avrà avuto, quante?, 30 risposte?, e ogni singola risposta conteneva sempre gli stessi titoli, tutti strafamosi, straconosciuti, belli per carità, ma è come quando chiedi che film o che serie tv guardare su facebook: sai già quali saranno i titoli più gettonati o che usciranno per primi, senza alcuna possibilità di errore. Questa qui ha un tumblr sempre cupo, in bianco e nero, con un sacco di immagini erotiche e un sacco di immagini che rimandano a delle pratiche un po' perverse, con un immaginario ben preciso. Allora io, piuttosto che consigliarle One Piece (che è un capolavoro, ribadiscoo, ma non fa dell'esplorazione dell'oscurità dell'animo umano uno dei suoi punti di forza) o boh, qualsiasi altra cosa, sono andato a consigliare MPD Psycho e Monster. A che è servito questo excursus? A sottolineare l'importanza di persistere prima di giungere a conclusioni, in particolare in un ambito così sterminato come il fumetto, soprattutto quello giapponese. Questo è così grande che, a fronte di un Naruto o di un Bleach (classica cagata famosissima, immotivatamente) ci siano decine di titoli come, cito veramente random, Uchu Kyodai, Lei l'arma finale, Eden, My Girl, PlanetEs e blablabla. Se vi prendete tempo per capire per quale motivo ci sono titoli (o autori) che sono citati all'unanimità (o quantomeno da chi ne capisce, da festival di fumetto importanti e cose simili) come imprescindibili, imparate ad avere un senso critico e un senso dell'orientamento che vi porteranno a certi titoli o certi autori che magari conoscono pure in pochi ma che vi soddisfano in pieno. Io, ma credo chiunque, ho un nugolo di autori-feticcio di cui compro qualsiasi cosa riesca a trovare. E di questi, solo un paio sono molto molto famosi - credo solo Inoue e Urasawa e, signori, che cosa non è Inoue, soprattutto, mamma mia.
Ve l'avevo detto che questo post non aveva nessun senso logico.

Passando ai fumetti di supereroi, invece, le considerazioni sono poche e molto veloci.
1) C'è un mucchio di cacca. Sì che sono cose che si leggono solo e soltanto per bieco e ignorante intrattenimento, ma per trovare una storia che veramente valga la pena di essere letta bisogna passare attraverso a un numero spropositato di inutilità.
2) Una considerazione velocissima sull'acquirente medio di supereroi che sta emergendo ultimamente. È chiaro che figure del genere sono fisiologiche, dopo operazioni colossali come quelle della Marvel negli ultimi 5-6 anni. È altrettanto ovvio che questi film non dico che hanno lo scopo di, ma quantomeno hanno l'ovvia conseguenza di attirare nuovi lettori, cosa che inevitabilmente succede (il che la dice lunga su quanto, secondo le ultime teorie sociologiche, il consumatore ormai sia maturo e capace di scegliere autonomamente cosa è meritevole della sua attenzione e cosa no, ma divago ancora). Sarà per l'apporto fondamentale che ha internet e facebook (perché smettiamola di usare il generico termine "social network", c'è solo facebook) nella diffusione di questi tipi di comportamento (il che la dice lunga su quanto, secondo le ultime teorie sociologiche, internet e l'infinita possibilità di connessione col prossimo permetta al singolo di allargare i suoi orizzonti informativi e blablabla), ma i fan che si vanno formando e diffondendo in questo momento hanno la mentalità più chiusa e testarda che abbia mai visto, secondi solo ai 50enni fedeli alla Bonelli. "Ai miei tempi" (concedetemelo), i lettori di fumetti di una certa età si sentivano comunque parte di un'unica grande famiglia, quella degli appassionati di un mezzo espressivo meraviglioso che però nessun movimento culturale primario prendeva sul serio. Poi potevi essere un appassionato di supereroi come un appassionato di fumetti giapponesi, però la mentalità diffusa era quella di provare con un onesto senso di curiosità anche prodotti che uscivano dal tuo seminato, forse proprio perché consci e calati in questo clima di comunità, di "diamoci pacche sulle spalle tra di noi che altrimenti non ne usciamo interi". Oggi invece quello che vedo è un continuo asserragliarsi sulle proprie posizioni senza mai considerare la possibilità di guardare dall'altra parte.
Nello specifico, gettiamo la maschera sui bei discorsi in linea generale e sporchiamoci le mani, la sensazione è che il fumetto supereroistico, in particolare della Marvel, sia intrinsecamente superiore a tutto il resto perché tutto il resto mica è capace di fare dei film come gli Avenger o Iron Man. Poi avoglia a provare a spiegare che spendere 7-8€ per vedere un Thor 2 o un Iron Man 3 è un gesto saggio quanto pucciare il cazzo in un bicchiere vodka al peperoncino, quelli ti menano delle risposte disarmanti da ultras, tipo "e che devi andare a vedere al cinema, De Sica e Boldi?", perché esistono solo le cose loro o le cagate assolute. Una parte di questa gente ha sviluppato una mal riposta curiosità in qualsiasi cosa sia seriale: non è difficile incontrare un fan dei film Marvel che va a vedere al cinema Hunger Games difendendone l'originalità della proposta o, magari, i sottotesti di critica sociale (!). Poi avoglia a provare a spiegare che Hunger Games è obiettivamente una merda, una copia mal riuscita e nonostante questo pretenziosa in maniera imbarazzante di Battle Royale, o che un'intera trilogia sullo Hobbit sia una cosa del tutto ingiustificata che al massimo potresti guardarla su Sky quando finisce se proprio hai voglia. Niente. Sono capaci di dirti che ok, il primo Hobbit magari era un po' noioso e forse il secondo era troppo di transizione verso la fine della storia, e magari lo sanno anche che 9 ore di film (almeno) a fronte di un libro di sicuramente meno di 400 pagine sono tante, troppe, però io comunque lo vado a vedere al cinema. E non è giusto che questi film non vincano mai nessun oscar, sono bei film! Eh, ma li hai visti gli altri candidati? Eh, no, avevo calcetto. 7 giorni su 7, capito?

lunedì 27 settembre 2010

C'hai 20 anni, che vai facendo?

Negli ultimi tempi, ma in particolare negli ultimi giorni, sto leggendo diversi fumetti. Inoltre sempre più spesso quando ho un attimo di tempo mi metto sulle scan inglesi e mi metto a tradurre robe. Ci sto dando dentro, insomma.
E la cosa bella è che sto leggendo opere che mi soddisfano sempre. Ovviamente non parlo di robe tipo Soul Eater o Naruto o chissà quale altra cagata shonen mazzate-allenamento-mazzate-riprendersi-allenamento-mazzate-pausa-boss finale-conclusione. Parlo di robe serie.

E questo post nasce un pò dalla voglia di fare pubblicità, per una volta.
In primis, quello che secondo me è il più valoroso team di scanlation in lingua italiana: le Post-Tamago Translations. Questo è un team che praticamente mi ha cresciuto, nel senso che è stato il primo che ho conosciuto e seguito, e rilasciava già da qualcosa come 5-6 anni fa progetti di enorme fattura. Se a 15 anni cominci a leggere, oltre alle uscite cartacee, Beck, Pluto, Suicide Club, le storie brevi di Sadamoto e di Shin Takahashi beh, è un bel crescere. Poche settimane fa ho scoperto che sono ancora in attività e che iniziano nuovi progetti, non vi dico la felicità. Poi molti di questi progetti sembrano pure interessanti.
Ecco, purtroppo hanno un grosso difetto: quello di lasciare spesso sospesi i progetti che iniziano. E spesso i progetti che iniziano, l'ho già detto ma meglio ripeterlo una volta in più, sono clamorosi. Penso a cose eccezionali come Helter Skelter, come Believers o come Me & The Devil Blues che, seppur magari progetti brevi, di uno-due volumi o poco più, sono lasciati con pochi capitoli all'attivo. Certo, c'è sempre la combo MangaUpdates+Stoptazmo che risolvono i problemi, però comunque leggere certe cose in italiano fa sempre più piacere.

Altre due realtà interessantissime sono dei blog di due "amici di forum" che hanno deciso di mettersi in proprio con una quantità limitata di progetti, probabilmente per garantire una regolarità più precisa.
Il primo (in ordine cronologico) è Mondo 12, gestito appunto da Sensei12. Per il momento gli unici progetti sono Bambino!, intrigante serie sulla cucina, completata in Giappone in 15 volumi e da cui è stato anche tratto un drama(una serie cioè con attori in carne e ossa) e Arakawa Under The Bridge, serie comica stavolta ancora in corso in patria e arrivata adesso a 10 volumi. Quest'ultima non ho ancora potuto leggerla, ma Bambino! lo consiglio, è veramente ottimo.

L'altro blog è del sensei Abu, Kanran Traduzioni Spa, nato da pochissimo. Nato probabilmente in concomitanza con l'annuncio della serializzazione di una seconda serie di Genshiken, che il gestore del blog intendeva serializzare. I progetti che infatti vi si troveranno, perlomeno per il momento, saranno appunto questa seconda serie di Genshiken (ancora non iniziata in Giappone, diamo tempo al tempo) e GIN TO KIN - ARGENTO E ORO di Nobuyuki Fukumoto (autore di cui ho letto davvero pochissimo ma che da quel poco mi ha esaltato tremendamente), di cui è già disponibile il primo capitolo.

A questo punto MI faccio pubblicità.
Questo è il forum del team per cui "lavoro" come traduttore, questo (cliccare qui) è il link.


E facciamo tanti bei progetti :D
Io personalmente traduco/tradurrò Worst (shonen fenomenale, altro che le jumpate), Homunculus (LOL), Dragon Head, un paio di progetti brevi di Tsutomu Takahashi, e sto per iniziare a tradurre tutto quello che trovo di Jiro Matsumoto e Billy Bat, come progetti più immediati, poi si vedrà.
Buona lettura.

lunedì 2 febbraio 2009

Quis custodiet ipsos custodes?


Tra un paio di mesi tutti saranno in estasi dicendo "che bello Watchmen, mai vista una cosa del genere, Watcmen <3, bla bla bla".


Ma che cos'è Watchmen?
Fondamentalmente delle indagini di un gruppo di supereroi sull'omicidio di un altro supereroe.
Bè, si, sembra una cacata, effettivamente. Cioè, che palle, tutti i supereroi hanno dovuto affrontare morti ben più gravi, L'Uomo Ragno suo zio, Batman i genitori, e l'elenco è bello da finire. Cioè, siamo abbastanza abituati a perdite ben più gravi di un collega-amico, perchè tanto scalpore?
Perchè l'ha scritto Alan Moore, semplicemente.
E quindi è un concentrato, oltre che di genialità (è implicito nel nome), di crudeltà, di realismo, di poesia, di complessità, di morte, di vita, di amore, di perfezione.
Un'indagine, per quanto appassionante e complicata, non potrà mai prendere 350 pagine piene di dialoghi, disegni fondamentali e particolari essenziali.

Il mondo è leggermente diverso da come lo conosciamo, per diversi motivi.
Prima di tutto è ambientato in America nell'ottobre del 1985, quindi un periodo e un luogo a me completamente sconosciuto, o quasi. Però diciamo che si ha un'immagine della situazione, più o meno. Il 1989 è ancora abbastanza lontano, quindi si è ancora in guerra fredda, con tutto quello che la situazione comporta, e si è sotto la presidenza Nixon, con ancora ben stampate in mente le immagini di un J.F.K. assassinato a Dallas.
E poi, soprattutto, il mondo aveva conosciuto e visto da vicino l'avvento di veri supereroi.
Ma non supereroi che si allungano, diventano grossi e verdi, volano o lanciano ragnatele in ogni dove.
No. Non sarebbe possibile. I Supereroi solo tali perchè sono mascherati. Non sono nient'altro che gente comune, magari con qualche anno di palestra alle spalle, che per il suo spiccato senso di giustizia decide che bè, non può stare a guardare mentre la gente viene stuprata per strada, la criminalità cresce e le mafie fanno il cazzo che gli pare. Quindi, per non correre rischi, aiutati magari dalla "letteratura infantile" dell'epoca, ovvero il fondamentale Action Comics (le origini di Superman, quindi), decide di indossare una maschera o un costume per proteggere sè stesso e i suoi cari. E quindi vediamo gente che salta tra i tetti vicini, che combatte i criminali a mani nude perchè tanto è difficile che portino una pistola o che riescano a usarla decentemente. Gente comune. Come ho già detto.
Che, grazie alle sue (super)eroiche gesta, ha dei piccoli fan, che, una volta cresciuti, prendono il loro posto, dopo che i loro maestri hanno deciso di appendere il mantello al chiodo.
E la "seconda generazione" è anche più amata rispetto alla prima, più conosciuta e più rispettata. Solo che non tutto va sempre per il verso giusto, e allora per delle vicissitudini, un pò intestine e un pò dovute ad eventi esterni (ingiustizie o presunte tali nessuno può dirlo. D'altronde, chi vigila sui vigilanti? Who watches the watchmen?), sono costretti "a chiudere battente". Sono fuorilegge. Il Keen Act, legge vera e propria, sancisce che qualsiasi tipo di vigilantes mascherato è illegale.
Ecco quindi i supereroi che tornano alle loro vite, in segreto o meno. Chi scrive articoli di ornitologia, chi gestisce aziende multinazionali, chi lavora in polizia, chi è disoccupato e tira avanti appena, chi nell'esercito. Come ho ripetuto altre volte, gente normale.
Ma un giorno, uno di questi personaggi normali viene assassinato. E brutalmente. Buttato giù dalla finestra del suo appartamente in strada. Il cranio nello stomaco, sangue dappertutto. Il che è strano, se si pensa che comunque quest'uomo era un armadio di muscoli, e nello specifico anche non tanto accondiscendente verso il prossimo.
Penso siamo tutti d'accordo che è motivo d'inquietudine.
Ovviamente non finisce qui. E' un'opera che fa del realismo uno dei suoi maggiori punti di forza, quindi non ci sono solo i supereroi. I supereroi vivono in America, e l'America è uno stato del mondo. E il mondo non è mai in equilibrio, figurarsi con la guerra fredda in corso.
La situazione è tenuta tranquilla grazie al Dr. Manhattan, l'unico supereroe nel vero senso della parola, anche se non ricevuti assolutamente grazie ad un ragno radiattivo, ma ad un semplice errore umano, portato alle estreme conseguenze. Quest'uomo è la chiave dell'equilibrio mondiale, capace di far fronte da solo ad un massivo attacco nucleare, e nelle pagine si capisce perchè. Uomo? Bè, no. Superuomo anche sembra azzardato. Hollis (leggete e saprete chi è) afferma in un'intervista "Dio esiste ed è americano". Ecco, questa definizione sembra abbastanza calzante, al contrario delle precedenti (leggete e capirete perchè).
E cosa succede se questo Dottore viene messo in crisi? E come mai ha lo stesso nome del progetto che fece scomparire due città asiatiche nell'aspè, quand'era? ah, si, 6 agosto 1945? Ecco, questa è la chiave dell'equilibrio planetario. Equilibrio che, per origine stessa della parola, è fragile.
Ed essendo i supereroi gente normale, sono anche influenzati dai loro simili, ovvero la gente normale, e dalle cose che influenzano i loro simili, la gente normale. Ovvero i media, i giornali, la televisione, gli sproloqui di un'edicolante.



L'incipit della storia, se mai dovesse esistere, è da interpretare come un'entrata cruda e diretta, quasi come un parto, nel mondo, quantomai realistico, della dimensione narrativa.
Che ovviamente, in quanto realistico, è molto, troppo più complesso di quanto ci si può immaginare guardando un telegiornale, ascoltando un edicolante (oddio, forse questo no) o leggendo una recensione.
Quindi, senza neanche avere tutti gli elementi per capire, siamo catapultati in un mare di incertezze, possibili teorie del complotto, possibili insensatezze, guadagni economici, testimonianze che possono dare indizi se si sa notarli, concerti, stralci di libri, di giornali, di lettere, di fumetti di pirati.
E a guidarci non è Virgilio, non Beatrice, non Caronte. Nella vita noi non ne abbiamo, di lussi di questo tipo. Ci accompagna nessuno, siamo affibiati a persone dalle dubbie qualità intellettive e morali, dalle dubbie compagnie, ubriacone, paranoiche, malate. Gente normale.



Ma il motivo che rende Watchmen uno dei classici della letteratura mondiale di ogni tempo non è solo la trama, che già da sola basterebbe a fargli una valenza di ineguagliabilità all'interno del panorama fumettistico. Quello che rende Watchmen paragonabili ai più grandi capolavori concepiti dalla mente umana è la struttura, le sottotrame, i particolari, i graffiti, i titoli di giornali. Lette così sembrano solo dei gustosi intermezzi, delle robe messe lì per spezzare la tensione della trama principale. Ma durante la lettura ci si accorge che non solo ci erano già state svelate da altri particolari precedenti, ma che nonostante questo, oltre a non perdere minimamente la capacità d'interessare, si incastrano alla perfezione con la trama che stiamo leggendo, sono tutt'uno con essa, non l'anticipano nè la riassumono, ne sono semplicemente parte. Per cui gli articoli di giornale alla fine di ogni "volume", i diari, gli orologi, le citazioni di canzoni o libri, Le Storie Del Vascello Nero e del suo autore Shea, sono solo pezzi di un puzzle che componiamo senza avere l'illustrazione della scatola, di cui sapremo il risultato solo una volta che saremo arrivati alla fine, mettendo l'ultimo tassello nello spazio incavo tra altri 4.
Un grande puzzle in movimento, che si compone solo dopo essere riusciti a collocare al loro posto, incastrandoli tra loro, riflessioni sulla vita e sull'universo, psicologie deviate o normalissime, intelligenze estreme con intelligenze ignorabili, deliri di potere, guerra e pace, nucleare ed elettrico, terrore di morire, perdita dell'umanità, pirati, infinitamente grande, infinitamente piccolo e infinitamente medio, tradimenti, sessualità, stupri, naufragi, media corrotti, estremismi, razzismo e auto-compiacimento.

In definitiva, non mi è mai capitato di leggere niente che arrivasse a questi livelli di profondità e complessità narrativa nello stesso momento.
E difficilmente una "cosa" di questo livello sarà mai superata. Sarei felicissimo di essere smentito, ma non penso sia possibile.
D'altro canto, per riuscire a cogliere tutti i particolari, tutte le citazioni, tutte le battute satiriche e vagamente naziste, c'è bisogno di molte più riletture sempre più approfondite, visto che qui si mette in discussione praticamente 100 anni di storia del mondo.
Il che non mi sembra affatto roba di tutti i giorni.

Consigli: leggere lontano da tutto e da tutti, immersi completamente.

So che dovrei darvi qualcosa da scaricare, ma il miglior consiglio che vi posso dare è questo. (cliccare)