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martedì 14 aprile 2015

May is coming

Ho un'oretta da perdere prima di cena e quindi vediamo di scrivere qualcosa. Avrei almeno un paio di post molto interessanti da scrivere, ma sono veramente complicati e ci sarebbe bisogno di un bel po' di ricerche per cercare di avere cognizione di causa e non sembrare ridicolo (cosa che, MI RENDO CONTO, non è molto da blogger: cercare fonti, avere cognizione di causa, informarsi? Come sono retrò, come sono vintage, come sono inadatto). È inutile dirvi come questo in periodo di tesi sia molto difficile, e penso che ancora più inutile sia dirvi che questi post - che ho stampati in testa - probabilmente non vedranno mai la luce. Forse ci potrei fare una serie, ma figurarsi, mica sono uno youtuber. Altro insight sull'attualissima situazione: avevo messo su il meraviglioso Fabriclive di Guy Gerber, e mia madre dalla cucina mi urla "metti qualcosa di più bello". Che mestizia. E il fesso sono io, che ho tolto Guy Gerber e, invece di punire questa donna eretica, ho messo Ys di Joanna tutta panna.



Aprile è quasi a metà.
Oggi è lunedì. Ci sono solo altri due giorni di regular season NBA. E l'altro giorno, mentre ero seduto sulla tazza, stavo pensando ai playoff. Che cosa bella. E se ci aspettasse un primo turno come quello dell'anno scorso? Quindi ho pensato bene di scrivere qualcosa sugli eventuali playoff. Cioè, fondamentalmente sul primo turno, perché poi salvo un paio di serie, le altre potrebbero finire in qualunque modo, in particolare ad Ovest. E ho scritto "eventuali" perché, non essendo la stagione finita, ed essendo la Western Conference un bagno di sangue, una lotta da bar, un bordello il giorno di San Valentino, in due giorni le posizioni potrebbero ben cambiare. Quindi eccomi mentre mi vado ad inserire sulla miriade di articoli inutili che vengono scritti prima dei PO da gente che tempo una settimana e mezzo dovrà buttarli nel cesso. Cosa che sarei ben felice di fare, per inciso.



Comincio dalla Eastern Conference, chiaramente. I primi due turni sono veramente molto noiosi, gli Hawks e i Cavs passano facile contro chiunque. La cosa "divertente" sarà capire contro chi giocheranno, eventualmente, anche se è una lotta tra poveri. Sono tutte squadre non belle da vedere (gli Heat non so, per quel poco che sono riuscito a vedere mi sembrano ancora ognuno per conto suo, fatemi uno squillo l'anno prossimo quanto torna Bosh - pover'uomo), con l'unica certezza che I NETS NON MERITANO I PLAYOFF. Se esiste un karma, loro non ci vanno. Checcàzzo. E, cosa mia personale, non ci dovrebbero andare neanche i Pacers, non per qualche demerito particolare (anche se quest'anno hanno ovviamente fatto pena), quanto solo per il fatto che George, per quanto heartwarming sia il suo ritorno, non dovrebbe giocare i playoff con così pochi minuti nelle gambe dopo l'infortunio. Responso: diciamo che guarderò qualcosa di queste serie quando le passeranno su Sky o se so di qualche evento incredibile occorso - leggi: Irving che prende fuoco e ne mette 45, I WANT TO BELIEVE.
Toronto Raptors - Milwaukee Bucks. Sinceramente non so come sta andando Toronto nell'ultimo periodo, visto che è da un po' che non hanno avuto avversari tali da farmeli guardare. I Bucks vanno forte (per forte che possano andare i Bucks), ed è una serie interessante solo per capire se questo Antetokounmpo ci è o ci fa, per capire se è un giocatore vero o no, visto che addirittura qualcuno su Grantland, credo fosse proprio Bill Simmons, ha paragonato i suoi primi due anni ai primi anni di T-Mac, con tutte le differenze del caso. Responso: passaparola.
Chicago Bulls - Washington Wizards. Sulla carta, mi sembra la serie più interessante del primo turno ad est. Due squadre decenti/buone/ottime che se la possono giocare. Solo che i Wizards pare siano in caduta libera da un bel po' per l'infortunio di Beal che però è tornato. Responso: è possibile che ne guardi un paio, anche solo per guardare i Bulls, perché Noah e Butler li amo fortissimo e Mirotic ai PO è da stravedere.
Secondo turno: Atlanta contro chicchessìa (dai, ok, contro Toronto, basta fare i cazzoni) non so se la vedrò. Cioè, magari capiterà, però io Atlanta non la amo. Nel senso che non ha il fascino di Golden State o il movimento di palla allucinante di San Antonio, che sono le due squadre a cui dovrebbero assomigliare, e quindi non lo so, sono molto combattuto al riguardo. Cioè, non è che non sanno giocare, eh, però non mi hanno conquistato. Poi hanno anche Milsapp mezzo rotto, quindi vedremo. Responso: nah, non credo.
Anche perché l'altra serie è Chicago - Cleveland. Bagno di sangue assoluto. Non si può perdere un secondo. Responso: http://oi58.tinypic.com/25ur87o.jpg
Qui mi interrompo perché quando avrò la sfera di cristallo di certo non farò dei post sul blog,andrò a puntare mille euro a qualche punto Snai.

Ed eccoci ai playoff della Western Conference. Qui la storia cambia totalmente perché pure la serie 1° vs 8° è potenzialmente da seghe. Cioè, se l'ottava dovesse essere OKC, potremmo vedere almeno altre 4 partite di Westbrook che gioca come un pazzo assassino senza nessuna cognizione di causa e mette triple doppie because why not, e se l'ottava fosse New Orleans allora significa che al mondo c'è giustizia e questo tipo qui (sì, lo stesso che fa fatto anche questo) andrà ai playoff per la prima volta contro la squadra più senza senso dell'anno. We are all witnesses. Se solo penso ad un eventuale Brow vs Curry, omammamia. Responso: YES PLEASE




San Antonio Spurs - Dallas Mavs. A me Dallas con Rondo e senza Crowder non piace. Quando la pointguard era solo Ellis erano super divertenti da guardare, adesso hanno perso tutto quanto perché Rondo vuole fermare il pallone e fare un attacco normale e imbrigliare il genio di Carlisle, quindi ciò considerato la guarderei solo per guardare quella persona fantastica di Kawhi Leonard. Solo che poi c'è il pericolo allerta Rondo-in-modalità-playoff, e quindi come fai a staccarti dal pc? Responso: eh, direi proprio di sì.
Poi ci sarebbe da chiarirsi un attimo. Premettendo che Portland è per forza quarta per via di alcune stupide regole di piazzamento nelle division e che comunque non avrà il fattore campo durante la serie (...), ci sono Memphis, i Clippers e Houston con lo stesso record, nel momento in cui scrivo. Delle due partite che rimangono da giocare, la schedule più facile ce l'ha sicuramente Houston (Charlotte Hornets + Utah Jazz), mentre i Grizzlies, che sono in discesa da un po', hanno da giocare contro la migliore della lega e una squadra dell'est in pienissima corsa playoff. I Clippers sono messi ragionevolmente bene e, considerati i problemi d'infortuni, bisogna vedere come decidono di regolarsi con Denver e Phoenix. Quindi andiamo con le ipotesi. Ipotizziamo che Houston le vinca entrambe, i Clips ne vincano una e ne perdano una e i Grizzlies le perdano tutte e due. Potrebbe tranquillamente succedere tutt'altro, eh, è giusto per iniziare. A questo punto avremmo Houston - Memphis e Clippers - Blazers. La prima sarebbe la serie più dolorosa da guardare di sempre, soprattutto senza Conley. Io Houston non la riesco a guardare. Troppi tiri liberi, troppi falli, troppe pause, gioco troppo spezzato. Finisce che una partita loro dura una quaresima ed è anche una rottura di cazzo. Soprattutto se ci metti contro Memphis, che in attacco nonostante tutto non brilla assolutamente. E per una squadra difensiva, Harden è un incubo, immagino. Responso: non la vedrei manco sotto tortura. L'altra serie, invece, è un must. Premesso che nutro una smisurata adorazione per Chris Paul, che dall'ultimo anno a NOLA è andata sempre crescendo, ma vedere da una parte Paul e dall'altra Aldridge... ragazzi, che cosa volete da me? Pagamenti cash? Datemela subito. Portland sarà una vittima sacrificale, purtroppo. Tutti gli ultimi infortuni sono stati una batosta incredibile, e vederli giocare così è quasi doloroso se si pensa a come sarebbero stati e come avrebbero chiuso la stagione (e i playoff, se è per questo) con tutto il personale disponibile. E soprattutto, Rivers si meriterebbe una mazzata dietro la schiena bella forte per aver messo su quella panchina indecente. Responso: assolutamente sì, tra mille rancori.
In realtà questo è lo scenario peggiore, perché, a pensarci, sia Portland-Memphis + Rockets-Clippers che Portland-Rockets + Clippers-Grizzlies sono serie molto migliori di quelle auspicate. Quantomeno per quanto riguarda i Rockets.
Anche i relativi secondi turni sono imperdibili. La speranza è quella di vedere una finale di conference Golden State - San Antonio, che accoppiata con Cavs-Hawks sarebbe una coppia di settimane di goduria intensissima.



Behold, Playoffs are coming.

giovedì 5 giugno 2014

You gotta love sports


Purtroppo noi in Italia abbiamo dei grandi problemi per quanto concerne lo sport. Uno di questi è la pigrizia mentale che ci ha sempre contraddistinto: oggi riflettevo che il primo disco dei Moderat è uscito nel 2009 e qui da noi A New Error è diventata minimamente conosciuta solo ora. E per colpa di uno spot, mi dicono quello dell'Enel. Giusto per fare un esempio.
Per entrare nello specifico sportivo, la preponderanza culturale del calcio in Italia ha fatto sì che, mantenendo i tg sportivi e non il piano dell'attenzione solo su di lui, non ci si interessasse di altro. Anzi, riformulo meglio, ha fatto sì che si pensasse che nient'altro meritasse più di tanto attenzione. Chiaro che le vittorie e le eccellenze in altri campi erano sempre celermente celebrate, d'altra parte la fama della Cagnotto e della Pellegrini e della squadra di scherma non si spiegherebbero altrimenti, così come le 3 tenniste arrivate ai piani alti del ranking mondiale. Però, per spiegare bene come lo sportivo medio italiano sia appiattito (e incuriosito, quindi) culturalmente sul calcio, basta citare il fatto che l'evento più seguito delle Olimpiadi sono le finali di corsa di 100 e 200 metri. Ok che sono le più seguite worldwide, però è curioso il fatto che lo siano anche in Italia, dove lo sport individuale è sì forte e radicato, ma non nelle masse. La corsa dura 10, massimo 30 secondi ed è finita, si gioisce subito e poi ci si ricorda di Bolt solo quando c'è un'altra competizione trasmessa dalla Rai o quando viene eliminato da qualche parte del mondo. Secondo me, questo è paradigmatico. Inoltre, si aggiunga come ho sentito diverse persone dire, seriamente, senza un sorriso sardonico sul volto mentre pronunciavano le loro parole, che per i più grandi atleti del mondo si poteva anche non andare oltre Ibrahimovic o Cristiano Ronaldo. Se non vi viene da ridere, mi dispiace.
L'altro grande problema è che gli anni '70 sono rimasti sotto la pelle dell'intellighenzia molto più e molto peggio di quanto sarebbe salutare. Il problema è che c'è una buona frangia della popolazione che vede lo sport in malo modo, quasi fosse il corrispettivo non cinematografico dei cinepanettoni. Ed è fondamentalmente questo il motivo per il quale la dimensione sportiva da noi si è appiattita nell'attualità, e le persone come Buffa (che al calcio è solo prestato, è bene ricordarlo), che cercano nello sport la dimensione personale e collettiva dietro il mero atto sportivo, sono così rare. Anzi, a parte lui non ci sono proprio. Da un lato è anche fisiologico che ci sia quest'opinione. Se il calcio è l'unica cosa che interessa buona parte della popolazione, e si è arrivati che il calcio, stando a quanto testimoniato sempre da Buffa, è un vettore notevole di voti elettorali, è anche giusto pensarla così. Poi, certo, bisognerebbe chiedere a queste persone da quando la massa generica ha interessi "alti", "nobili" e tutto il resto, visto che storicamente non mi risulta una cosa così frequente. Ma comunque. Sono convinto che, se aveste visto uno speciale di Buffa Racconta, che sia sul basket o sul calcio poco importa, ma anche solo una delle storie che racconta in radio, in particolare per la serie When We Were Kings, probabilmente non fareste parte di questa folkloristica, antiquata e voglio-essere-elitarista-a-tutti-i-costi-e-poi-magari-mi-dichiaro-comunista schiera.
La bruttura che queste cose hanno portato è che in questi giorni non si parla di quello che è sicuramente uno dei 3 più grandi eventi sportivi del mondo, ovverosia le NBA Finals.

In particolare quest'anno, dopo il primo turno più elettrizzante di sempre, probabilmente, e dopo che si sono viste cose come il buzzer beater di Vince Carter, il veramente chi era costui Troy Daniels che vince la partita quando poi la serie te la vince questa cosa qui del Damiano Lillardo, i Clippers che prima vincono contro i Warriors del praticamente predestinato Curry nonostante l'affare Sterling e poi la serie contro i Thunder, con un finale di partita come questo e una difesa, oddio una difesa, una serie veramente commovente di Chris Paul che qui difende contro Durant in una maniera che a scuola non insegni perché l'onnipotenza o ce l'hai o non ce l'hai, una Memphis che vien difficile non tifare, un pubblico di Toronto che fa andare a gara 7 gli immarcescibili Pierce e Garnett e, ultimi ma assolutamente non ultimi, gli Indiana Pacers, su cui non mi dilungo perché poi non la si finisce più. E poi la serie degli Spurs contro i Thunder, probabilmente la serie più bella di tutti i Playoff finora, in cui solo quelli che Zach Lowe ha definito Spursgasm sono riusciti ad avere la meglio su Russel Westbrook e tutti gli altri, che se avessero vinto la serie avrebbero tranquillamente avuto il potere di far cambiare nome alla manifestazione e farla chiamare Westbrook Conference Finals.

Io aspetto l'evento come un bimbo aspetta la mattina di Natale, come un monaco buddista aspetta l'illuminazione ed il Nirvana. E non perché le Finals sono l'evento sportivo più bello da seguire che ci sia, per me. Il motivo sta proprio nei motivi snobbati dalla gran parte dei media italici: le storie che ci sono dietro. E sono storie vere, mica le 32 stelle sul campo.
Prendiamo gli Spurs: se dovessero vincere, vincerebbero un titolo dopo sei stagioni dall'ultima volta con lo stesso identico nucleo di giocatori, e una cosa del genere penso che sia riuscita solo ai Celtics di Russel e Auerbach - ma grazie al cazzo, quelli vincevano ogni anno, ci mancherebbe. Quindi fondamentalmente sarebbe l'unica squadra di umani capace di farlo, finora. E per "finora", intendo da qui a un bel po' di tempo. E poi, oh, gli Spurs sono troppo vecchi, mica ci arrivano fino in fondo! Duncan, se vincesse quest'anno, vincerebbe il 5° titolo, gli stessi di Kobe, gli stessi di Magic. Cose da poco, no? Poi, ciò non toglie che sia uno dei giocatori più grandi di tutti i tempi, roba da top 10 o, massimo, top 15 di sempre. E poi, sempre per rimanere sul fattore vecchiaia, sai che goduria sarebbe per R. C. Buford, che ha vinto solo un premio di Executive of the Year ed è riuscito a tenere sempre (ok, il merito non è solo e soltanto suo, ma capiamo bene come il merito sia anche suo, no?), e dico SEMPRE, la squadra sopra le 50 vittorie da quando è arrivato Duncan. Si parla di 17 stagioni. D I C I A S S E T T E. E, come ho detto prima, questo qui vincerebbe un titolo dopo sei stagioni dall'ultimo titolo. Poi, parliamoci chiaro, andare in finale due volte dopo, rispettivamente, cinque e sei anni dall'ultima volta comunque lo metterebbe in una posizione mica male, ma vincere il titolo, ovviamente, ha tutt'altro sapore.
Giriamo invece la moneta sul lato di LeBron (Miami Heat? Qualcuno ha detto Miami Heat?): fino a pochi anni fa era un perdente, era quello a cui, se prestavi un dollaro, ti restituiva 75 cents perché "he's lacking a quarter", era quello che per vincere è dovuto emigrare altrove e lasciare la sua città e squadra del cuore (e ora sono tutti dalla parte di Kevin Love o tutti hanno visto come cosa normale il trasferimento di Melo o di Howard, fatti salvi i rispettivi drama). Ora sta andando a vincere il terzo titolo in tre anni. Anzi, guardando meglio, potrebbe vincere il terzo titolo in tre anni, ma comunque è andato in finale quattro volte negli ultimi quattro anni. A chi è che è successo? Sono pochini, roba che nelle dita di una mano ci stanno larghi. Adesso, LBJ è considerato il più forte giocatore del mondo, anzi, È il più forte giocatore del mondo, credo e spero senza obiezioni di sorta. Di più, è l'atleta più grande del mondo, nonostante Westbrook. È l'atleta più grande del mondo sia per le capacità, appunto, atletiche, perché andare a quella velocità trasportandosi dietro 115 chili di muscoli a 2.03 metri d'altezza me lo dite voi chi è che lo sa fare oltre a lui, e poi perché a questo dovete unire il fatto che è sicuramente il giocatore più completo della storia del gioco, e raggiunge livelli d'eccellenza assoluta non solo nel segnare, ma anche nel passaggio, nel rimbalzo, nella visione di gioco e, non ultimo, nella difesa, anche se quest'anno sta un po' prendendosi le ferie non annunciate e non gradite come Don Draper nella seconda o terza stagione di quel capolavoro di Mad Men. E poi, nel 2014 se l'Inter ha fatto il triplete, lui ha fatto il suo quadruplete: MVP, titolo NBA, MVP delle finali e oro olimpico. Ovviamente, atleta dell'anno per Sports Illustrated, che qualcosina la sa.
Inoltre, giusto per dire qualcosa a chi ancora pensa che LeBron non sia questo e non sia quello, mi dite chi è che, dopo Jordan, è stato capace di rendere la sua squadra la favorita per il titolo anche solo per il fatto che quella sia la sua squadra? Perché, onestamente, togliete LeBron e venitemi a dire che quest'anno Miami ha UNA possibilità di vincere contro questi Spurs. Non ci crede manco Pat Riley. Se LBJ non è il Jordan di questa generazione (non meglio di Jordan, ma il nostro Jordan), allora non c'è nessun Jordan di questa generazione.

E poi, giusto per andare di record e statistiche, questa finale ha in campo il terzetto con più vittorie nella storia dei Playoff, e di questo terzetto Parker è il quindicesimo miglior realizzatore della storia dei Playoff, mentre Duncan è il quinto - e il terzo miglior rimbalzista. Miami, d'altra parte, ha uno che è l'8° miglior realizzatore dei Playoff con ancora almeno 5 o 6 anni di carriera davanti, e Wade è il 18°. Male? No, non male.

Ma soprattutto, questa è la rivincita delle finali dello scorso anno. C'eravate, lo scorso anno? Ve le ricordate le finali dello scorso anno? Ve lo ricordate Green, che sembrava essere l'incarnazione dell'alta percentuale da 3 punti e poi nelle gare decisive è stato, traslando dall'americano all'italiano, obliterato dal gioco in quello che sembra un'ovvio capriccio degli dei del basket? Ve lo ricordate Kawhi Leonard, salvatore assoluto della patria, capace di far bestemmiare LeBron al suo rientro in campo? Ve lo ricordate Battier, che praticamente risorge solo in gara 7 (IN GARA SETTE) dopo aver clamorosamente firmato assente nelle precedenti 6? Ve lo ricordate Tony Parker in gara 1? Ve lo ricordate cos'è stata la gara 6, a prescindere dal tiro di Allen? Ve lo ricordate il tiro di Ray Allen? Sì, ok, quello penso ve lo ricordiate. Ve lo ricordate Duncan alla fine di gara 7? Non avete pianto, quando avete visto Duncan fare quello che ha fatto? Io sì.


E non pensate a quanto sangue amaro abbiano in corpo tutti gli Spurs quando entreranno in campo per giocare questa serie? Se non siete gasati come la Coca con le Mentos, siete delle persone orrende. Pessime.

martedì 15 aprile 2014

Papà castoro e Pelle e ossa

Ognuno, se è fortunato, ha, nel proprio bagaglio culturale/personale, dei punti di riferimento che sono quasi mosche bianche, che, ad avere davanti una lista di chi ti ha colpito e influenzato, un estraneo li indica, ti guarda e ti fa "ma questi?". Se non si è fortunati, i nomi non dico che che siano sempre quelli, ma sono più prevedibili e più monotoni, anche se non per forza meno gratificanti. Però, se si è fortunati, questi punti di riferimento riescono a far girare la testa verso sponde che magari non hai mai considerato, un po' per l'influenza di chi ti sta attorno, un po' per mancanza d'interesse tuo; d'altra parte, se hai già tutta una lista di numi tutelari, perché mai dovresti deviare dal comunque ragionevolmente ampio seminato? Le mie mosche bianche di riferimento sono Flavio Tranquillo e Federico Buffa.
Mosche bianche perché dello sport (leggi: del calcio. Siamo in Italia, su Quizduello lasciano la scritta "sport" solo per essere politicamente corretti) non me n'è mai fregato tantissimo, forse giusto le olimpiadi di quando in quando. Poi chiaro, Poggi e Volpi so anche io chi sono, ma se è per questo fino ai 10 anni sono anche andato a catechismo. Però il basket mi è sempre piaciucchiato, diciamo che mediamente mi appassionava molto più del calcio. Se poi becchi una partita in cui i due telecronisti discorrono tra le risate delle, cito testualmente, "inviperite manifestazioni degli autoctoni", ti accorgi che i livelli sono alti, alla Rino Tommasi e Gianni Clerici; e il livello del basket è il migliore del mondo, e diciamo che la cosa aiuta.
Una volta passato il primo livello, e una volta fatta l'abitudine ai modi dei due (cosa facilissima), si capisce la differenza tra loro e il resto dei commentatori (non proprio tutti, c'è da essere onesti, però questi non allineati non fanno statistica). A rendere evidente questa differenza, userò come esempio una reazione che ricordo molto bene di uno che si può considerare come lo spettatore medio sportivo italiano: in una partita piuttosto importante di Premier League c'era Marianella che stava facendo un discorso che non coinvolgeva l'immediato della partita e questo spettatore medio enuncia le seguenti: "meh, vuoi parlare della partita o no?". Per quel che riguarda me, ci starebbe la pausa scenica (termine loro). Per continuare ed esplicare il discorso, cito lo stesso Federico Buffa in una sua intervista: "gli italiani hanno il calcio che vogliono vedere, commentato come lo sentono". Io estendo il concetto anche allo sport, oltre che al calcio. Buffa dice anche un'altra cosa molto interessante e molto vera nell'intervista, poco dopo: dice che, a differenza degli Stati Uniti, in Italia ma non solo c'è troppa gente culturalmente dotata che snobba apertamente lo sport, mentre cita Grantland come esempio di gente che giornalisticamente ne capisce (in generale, non solo di sport) che tratta lo sport come un normalissimo argomento, più che degno di analisi approfondite e considerazioni che vadano oltre il gossip, l'analisi del singolo gesto tecnico o la polemica sul rigore che non c'era o sul fuorigioco non fischiato. Tant'è che abbiamo un americanissimo David Foster Wallace che scrive Roger Federer come esperienza religiosa mentre in Italia gli unici libri di sport che vedono gli scaffali in vista nelle varie Feltrinelli sono quelli di Del Piero, di Pirlo o di Cassano. Tant'è che tutti i cronisti NBA e NCAA di Sky Sport lodano sistemi come l'instant replay, che rendono più chiare, meno sfumate e meno bellicose alcune decisioni che portano alle puntuali crocifissioni arbitri, guardalinee e reggi-bibite. Ovviamente tenendo ben presente che sia il basket sia il calcio sono giuochi, e come tali vanno trattati (d'altra parte Flavio Tranquillo è un grande appassionato e conoscitore di argomenti legati alla giustizia): non sono pratico di tg americani, ma sono abbastanza sicuro che lì nessuno griderebbe allo scandalo se non si parli tutti i giorni della regular season NBA; vi immaginate un tg italiano qualsiasi che non dedichi almeno un servizio ogni edizione al campionato? Ecco. E l'NBA, a differenza del calcio, gioca ogni giorno. Letteralmente.
Altro aspetto che mi ha sempre stimolato un sacco è quello della terminologia, sulla quale non mi ero mai soffermato più di tanto fino a qualche giorno fa, quando era lo stesso Buffa a farlo notare su Radio Deejay. E l'aspetto "terminologia" è da intendere su due fronti. Dal punto di vista del puro basket, non lesinano l'uso di termini assolutamente tecnici, "per iniziati", che, se in un primo momento possono lasciare spiazzati, con il passare delle telecronache e delle lavagne, si rivelano familiari e consentono di capire quello che sta succedendo in campo molto meglio di quanto non faccia il classico spettatore medio, che in genere si limiterebbe alla distinzione tra zona, box & 1 o che so io, e questi invece ti parlano di triangolo, di pick&pop, di screen e compagnia danzante, che non sono necessariamente così immediate. L'altro punto di vista è quello dello slang: stando a quanto detto in un'intervista al Sole (!), l'abitudine dei due deriva dal loro maestro Aldo Giordani, ed è l'abitudine bellissima a tradurre direttamente le espressioni gergali americane. Chiaramente facendo una cernita, nel senso che se usassero pure loro espressioni odiose come chiamare il tiro dalla media "il J", sarebbe una delusione. Però tante espressioni che nel basket (quantomeno quello americano) in Italia diamo quasi per scontate le hanno portate in Italia loro due (o Giordani), a scelta. E l'attenzione al vocabolario, l'odio per espressioni sì gergali, ma anti-italiane che caratterizzano i due (cosa poi estesa, mi pare di capire, a tutta la redazione giornalistica di basket americano di Sky Sport) tirano in mezzo un altro aspetto che mi ha sempre affascinato e divertito: l'attenzione e l'importanza attribuita alla cultura intesa in senso generale. Che voi dite "grazie al cazzo, è tipo la cosa più importante nella vita", e io vi rispondo che avete ragione, ma dovrete convenire che mica è così scontato che questo succeda durante delle telecronache sportive, per usare un largo eufemismo. Questa è gente che giustifica in parte la formae mentis vincente di LeBron 2012 col fatto che abbia lasciato da parte twitter e abbia cominciato a leggere (e dicono: sì ok, legge Hunger Games e la biografia di Jay-Z, non è che legge Pirandello, ma conta comunque), gente che una delle prime domande che fanno a Belinelli dopo la strepitosa serie Chicago-Brooklyn se leggesse qualcosa durante la permanenza USA, gente che in telecronaca cita Mario Vargas Llosa (!!!), gente che ti fa il traduttore istantaneo come quello che usano nelle conferenze importanti (solo che non hanno studiato per farlo e lo fanno alla bisogna), gente che ti fa interviste in spagnolo. Ora, se non fosse che il basket NBA è lo sport più bello del mondo, ed è inutile girarci attorno, queste sarebbero comunque delle cose che ti attraggono, che fanno in modo che comunque si graviti lì intorno.
A questo c'è da aggiungere un elemento che secondo me è fondamentale: l'attenzione verso le persone e i vissuti. Mi spiego. Il mio imprinting ad un certo modo di intendere lo sport è dato da Slam Dunk di Takehiko Inoue (che, se non avete letto, mi dispiace e you're missing out, direbbero oltreoceano), ed è quel modo di seguire lo sport non lo intende solo come incasellamento di tattiche ed azioni più o meno efficaci, ma che fa notare come il volere e le emozioni dei singoli siano una parte importante del gioco e diano un colore tutto diverso a certe cose; vuoi mettere come cambia una partita quando sai per quale motivo, per esempio, Shawn Kemp fa una partita da posseduto dal demonio contro i Pacers? Nel senso, mica le curiosità possono limitarsi alla fidanzata che salta da Maxi Lopez ad Icardo. Vuoi mettere godersi la futura caduta nel guano dei Clippers (perché succederà - anche se spero di no) sapendo che cosa sono stati prima dell'era CP3? O poter ridere di gusto delle stagioni pessime dei Nets nonostante i milionazzi spesi? Sono cose che, a quel livello, non sono facili da raggiungere. Ecco, per esempio, qui citano un aneddoto ME-RA-VI-GLIO-SO e, nel farlo, usano fluentemente il verbo "divellere" e un'espressione che ho fatto mia in numerosissime situazioni che è "the Nets being the Nets", chiaramente declinata all'uopo. E questo che ho postato è un video di due minuti di una partita, per così dire, interessante il giusto, immaginate che cosa può succedere in una partita intera, magari con più temi d'interesse. Oh, poi non è che siccome sto dando attenzione a questo, le telecronache poi non sono in grado di farle degnamente, eh. Volete qualche esempio? Eccone uno, ed eccone un altro (tempo incriminato: dal minuto 9.30 - rivisto per l'ennesima volta, brividi e lacrime che appannano la vista).
Questo per dire che i vari Buffa racconta sono solo la ciliegina sulla torta, nonostante ne abbia parlato anche Aldo Grasso. Il che è tutto dire.