giovedì 29 maggio 2014

Le top 10 sono il nuovo cazzo (che era la nuova figa)

Mi è venuto di fare questa top 10 sulla scia di quelle pubblicate da un po' di tempo a questa parte da quelli di Animeclick. Chiaramente si parla di fumetti giapponesi (manga non me lo sentirete usare quasi mai, forse solo nei tag che metto al post, ma ancora non lo so).
Mi sto rendendo conto che, man mano che il tempo passa, la gente comincia ad avvicinarsi ai fumetti sempre più tardi. Sto notando che la gente con cui parlo, da qualche anno a questa parte, quando si parla di fumetti, è magari ferrata sull'attualità o sul recentissimo passato, ma niente di più. Non mi riferisco alla memoria storica, non dico che devi conoscere tutto quanto di tutto di tutti, però l'impressione è che non si cominci a fruire di qualsiasi tipo di fumetti, fossero anche quelli porno (sempre siano -lodati), prima tipo dei 17-18 anni. Che, se vogliamo, da un certo punto di vista va anche bene, perché più o meno è quello il periodo in cui cominci a capire esattamente cosa ti piace e cosa no, però cazzo, i fumetti sono o non sono sempre stati una cosa per bambini? Ora, va bene che quando si è adolescenti si vuole sempre sembrare più grandi e tutte quelle cazzate là, però che fine hanno fatto i brufolosi che leggono Spiderman e Batman? Che fine hanno fatto quelli che comprano Dragon Ball dopo che hanno sentito che il cartone in tv è stato censurato? Cioè, io ricordo che queste figure erano non dico frequenti, ma c'erano, era tutto vero, la realtà era quella. Quand'è che il fumetto (quantomeno quello mainstream) è passato dall'essere un mezzo nazionalpopolare ad essere una cosa "da intenditori" o, peggio ancora, ma molto molto molto molto molto peggio, "da nerd"? Ridatemi il fumetto nazionalpopolare, ridatemi i bimbi che leggono Topolino e comprano le figurine dei calciatori e si picchiano perché il bimbo stronzo di turno t'ha inculato e ti ha dato solo due doppie della serie B per uno scudetto, quel pezzo di merda. Ridatemi i ragazzini che vanno in edicola a comprare Dragon Ball, la rivista di videogiochi e passano quei due minuti di nascosto a vedere le riviste porno. Raga, io ho 25 anni, non fatemi sentire vecchio così. Io a 12 anni, dopo aver abbandonato la lettura di Topolino forse da un anno, ho cominciato a comprare i primi fumetti che sceglievo io coi soldi che avanzavano quando mia madre mi mandava a comprare le sigarette. Avevo 12 anni, cazzo, e mi sono beccato la saga di Spawn in cui si ribella a Malebolgia e, cazzo cazzo cazzo, in quegli stessi volumi c'erano le storie M E R A V I G L I O S E di Sam & Twitch, a 12 anni leggevo, tra le altre cose, Dragon Ball, One Piece e Kenshin. Naruto ancora non c'era, ho comprato in edicola il primo volume appena uscito, compravo Rave all'uscita (prima di rendermi conto, a tipo 16 anni, che fosse una cagata e mollarla lì - e c'è gente di 20 e passa anni che esce pazza dietro a 'ste cose), mi combattevo i volumi di Death Note in edicola con un ragazzo dell'artistico e facevamo la gara a chi arrivava prima in edicola - e io per andarci, a quell'edicola, facevo deviazioni allucinanti prima di tornare a casa. Bei tempi. Nostalgia. Lacrimuccia. Those were the days.
Comunque niente, dopo aver constatato che sono vecchio e che ormai quando si parla di fumetti si pensa ai Marvel/DC e ai super-shonen, passiamo a 'sta cazzo di top 10.

Premesse utili per capire i criteri: i criteri sono che scelgo le cose che piacciono a me, quindi non attaccatevi ai coglioni come i boxer di lycra quando ti sei rasato i peli da una settimana.
Altro criterio: le cose inauditamente famose, o meritevoli a furor di popolo non le ho messe. Ci sono dei titoli, degli autori che, se non avete letto, siete dei poveracci. Chiaramente non metterò One Piece, che è un capolavoro fuori da ogni logica razionale per quantità d'inventiva e durata e tutto quanto, e probabilmente sarà la prima cosa che, se il finale sarà quantomeno degno di nota, porterà dell'inchiostro sotto la mia pelle, oltre ad avermi portato via spazio dalla libreria e dai muri. Non metterò Berserk, che non avrà mai un finale, e se l'avrà non sarà un finale all'altezza, ma quello che ha dato Berserk al mondo della narrativa in generale è pari a poco altro frutto dell'ingegno umano (ed è, attualmente, la rappresentazione del male migliore che abbia mai visto/letto/ascoltato). Non metterò Akira, perché è una cosa così bella e così famosa che la dovete leggere non certo perché lo dico io, ma perché spero che un minimo vi vogliate bene. Idem dicasi per Nausicaä nella valle del vento (il fumetto, mica quella mezza ciofeca di film), che è una roba che mai avrei creduto possibile, con l'aggravante che ora Miyazaki pare Papa Francesco: non è previsto e/o accettato che se ne parli male. Ah, per inciso, quando parlavo di Akira mi riferivo a tutto Otomo, eh, che pure Domu è qualcosa che vedete di recuperare da qualche parte. Non metterò Death Note, che adoro, ma anche basta. E l'anime fa cagare oche vive. Non metterò Devilman, perché ai miei tempi l'edizione in 3 volumi da 15€ ciascuno della Dynamic (sigh) era un'oggetto di lussuria, neanche di culto, e perché Devilman lo dovete leggere. E non citerò neanche alcuni autori (è da un po' che sto pensando ad un'altra specie di top 10 degli autori, che forse è più interessante di quella dedicata alle semplici serie): niente Naoki Urasawa, niente Takehiko Inoue (che va ringraziato ogni mattina quando ci si sveglia, comunque), niente Tsutomu Takahashi, niente Jiro Taniguchi. Insomma, ci siamo capiti: state leggendo questo post, verosimilmente vi piacciono i fumetti giapponesi e non avete pianto e goduto leggendo Slam Dunk, Vagabond, Real, L'uomo che cammina, Monster, 20th Century Boys, Pluto e compagnia danzante? E di che cosa staremmo parlando, allora? Comunque dai, tra qualche tempo farò una top qualcosa degli autori e vedrò di spiegarmi meglio. Dai, vediamo di partire. Lacrime e sangue, lacrime e sangue. Anzi, ok per lacrime e sangue, però un ordine non riuscirei a metterlo neanche se mi sforzassi. Quindi sono 10, ma in nessun ordine specifico. Spero che vi vada bene. Mi sembra ragionevole, diciamo così.
Ah, e non faccio come tutte le cazzo di recensioni che trovate su internet, che iniziano mettendo mille righe di trama sputtanandoti praticamente tutto quello che c'è di bello da scoprire in una cosa che leggi per la storia. La storia forse ce la metto e forse no, ma ci metto le mie impressioni e basta. Fanculo a 'sto manierismo forzato che spesso nasconde nullità. Non che io sia da meno, ma almeno non mi nascondo.

Solanin
di Inio Asano, 2 volumi

Ecco, questo è uno di quelli che, quando farò il post sugli autori, ci sarà sicuramente perché lo amo. Ho messo Solanin perché Buonanotte Punpun non è ancora finito e mi si è raccontato di un calo sul finale. Non mi fido di queste voci tendenziose, Asano è bello. Comunque. Solanin è un fumetto con tutte le caratteristiche tipiche dei fumetti di Asano: i protagonisti sono dei, per usare un termine britneyspearsesco, più-che-ragazzi-ma-meno-che-uomini-o-donne-ci-siamo-capiti come chiunque. La loro situazione esistenziale è incerta, perché a quest'età nessuno sa che cazzo vuole fare nella vita in Italia, figurarsi come si devono sentire i giapponesi, con l'educazione e la tradizione che hanno e le varie crisi economiche che si trovano perennemente ad affrontare. Il problema, se così lo vogliamo chiamare, è che è una situazione nella quale gioco-forza ci si riconosce, i personaggi sono vividi e reali, gli eventi anche e Asano è bravo come pochi a ritrarre - o, meglio, a far trasparire - i sentimenti dei suoi personaggi. C'è anche da dire che poi in quasi tutta l'opera di Asano gli eventi principali sono eventi abbastanza tristi, quindi l'impatto emotivo è ovviamente più forte; ma, nonostante questo, i momenti di tranquillità, i momenti in cui i fidanzati ciondolano in casa sono ugualmente gradevoli, ugualmente coinvolgenti. Insomma, alla fine dei giochi è un tipo di narrativa che ti si appiccica addosso e, soprattutto, che rilassa. Non so bene come spiegarlo. Non sei trasportato dal corso degli eventi, non sei appassionato, ma sei lì. Capito cosa intendo?
E poi il disegno di Asano è particolarissimo, se ci si pensa: i disegni sono, in fin dei conti, anche abbastanza realistici e i personaggi si distinguono facilmente tra di loro, però il tratto è molto "fumettoso", non dico caricaturale ma sicuramente non troppo realistico sui volti dei personaggi.
Ma, d'altra parte, chiunque legga fumetti sa che il disegno è un fattore relativamente importante ai fini del godimento dell'opera (Gipi anyone?).
Quest'immagine è meravigliosa.

PlanetEs
di Makoto Yukimura, 4 volumi (o 3, dipende dall'edizione)

Mi sono accorto che metterò parecchie cose di fantascienza. La fantascienza però qui non è quella degli alieni o chissà che diavoleria, la fantascienza qui è tale semplicemente perché la vicenda narrata si svolge nello spazio. E non perché si parli di qualche razza particolare o di qualche cacciatore di taglie intergalattico (Cowboy Bebop, uno dei motivi per il quale amare l'essere umano). I protagonisti sono degli astronauti, quasi degli operai: i protagonisti sono gli incaricati di cercare di ripulire l'orbita terrestre dai detriti di qualsiasi genere che, appunto, orbitano attorno alla terra. Avete presente quel filmone bellissimo di Gravity di Cuaron? La scena in cui arrivano i detriti? Ecco, quelli di PlanetEs impediscono che si verifichino gli eventi di Gravity. No, non del fatto che la Bullock e Clooney vadano nello spazio. Comunque, anche qui la cosa che più mi piace è la dimensione umana. La gente lavora, la gente vive, la gente vuole una famiglia, la gente ha dei figli che aspettano sulla Terra, la gente ha anche i problemi medici derivanti da lunghi periodi a gravità zero. Aggiungete a questa fortissima, bellissima componente umana anche tutte le classiche riflessioni che derivano dal contatto con lo spazio aperto - la piccolezza dell'essere umano, l'immensità dell'universo, la complessità vertiginosa della vita e tutto il resto - e avete uno dei pezzi più pregiati della mia libreria. Tanta, tantissima roba. Chiaro, se cercate la fantascienza tutta cannoni protonici e spari, state alla larga.

Racconti brevi
di Hiroki Endo, 2 volumi

Hiroki Endo è l'autore di Eden, una serie che ancora non ho finito di leggere ma che anche solo letta a metà è stupenda. Se l'avessi già finita, l'avrei messa nella lista. E non potete capire quanto bestemmiai quando uscirono questi due volumi: i volumi di Eden costavano 4€ ciascuno (SÌ RAGA C'ERA UNA VOLTA UN'EPOCA IN CUI UN FUMETTO DI NICCHIA DELLA PANINI CON SOVRACCOPERTA COSTAVA 4€ CIOÈ NON CI SI CREDE ORA VERO? Già, non ci si crede. Porco dio. Panini di merda) e questi volumi costavano la cifra esorbitante di 9 o 10€. Una roba che per la mentalità di chi legge solo fumetti giapponesi è scandalosa. Il problema è che tutti, letteralmente tutti quelli con cui venissi a contatto, mi dicevano di comprare a tutti i costi questi volumi perché erano qualcosa di meraviglioso. Ed avevano ragione. Come dice il titolo, sono racconti brevi, ed i temi sono veramente i più disparati, dallo sportivo all'associazione di teatro a che so io. Il problema è che Hiroki Endo è un fenomeno, e riesce a dare una dimensione umana, credibile ed appassionante a qualsiasi cosa, a prescindere dall'ambito e, soprattutto, dal numero di pagine a disposizione. Davvero, questi volumi sono dei beni preziosi che tramandare ai posteri sarebbe cosa buona e giusta. Italiano, dove sei? Perché mi hai lasciato?

La storia dei tre Adolf
di Osamu Tezuka, 5 volumi (o 3, a seconda dell'edizione)

Giustamente starete pensando: ma come, mi fai tutto il pippone sul non mettere gli autori più belli e più famosi e mo mi metti un titolo di Tezuka? Eh, oh, a mio discapito io Tezuka nell'elenco sopra non ce l'ho messo mica. Anche perché di Tezuka praticamente non ho letto nulla, quindi... Ad ogni modo. Questa roba è bella per davvero. È un giallo, quindi la storia non ve la scrivo perché vi fotterei quantomeno uno dei volumi e, considerato quanto costano, meglio di no. Comunque è un giallo costruito estremamente bene e, soprattutto, è una storia che non si chiude su se stessa. Cioè, per farvi capire, avete presente il film What Women Want? (oh, è la primissima cosa che mi è venuta in mente, che vi devo dire?)?, no? Lì il film iniziava, c'era questo problema e il film finiva quando questo problema era risolto. In questo caso invece no, il problema dell'inizio si evolve e, da un certo punto di vista viene lasciato da parte per continuare a narrare la vera vicenda. So che detta così sembrerebbe non avere troppo senso, però fidatevi che, leggendolo, il senso lo acquista. Poi c'è anche il fattore storico, che di per sé non è necessariamente un surplus, però in questo caso è talmente parte integrante della storia e, soprattutto, è usato talmente bene, che sì, in questo caso è un surplus. Una delle opere giapponesi imprescindibili sulla seconda guerra mondiale. Per fortuna, però, non si limita a questo, anzi.

Lei, l'arma finale
di Shin Takahashi, 7 volumi

Ve l'avevo detto, che ci sarebbe stata tanta fantascienza. Qui però non è il punto focale, ma è solo il tramite di sviluppo della storia. La serie è incentrata su una storia d'amore, quella tra Chise (la tipa in copertina) e Shuji. Poi sullo sfondo c'è questa guerra, ci sono questi esperimenti umani che praticamente trasformano in armi umane e blablabla. Vabbè, questo è importante dirlo: la tizia in copertina è un'arma umana, e ovviamente è un'adolescente, così come anche Shuji. Questo fumetto a me ha fatto impazzire, oltre che per lo stile di disegno etereo (non mi viene altro aggettivo), per il fatto che ogni pagina trasuda tristezza assoluta. È una storia assolutamente provante, che prosciuga emozionalmente, che mette alla prova il lettore, che ad un certo punto uno si potrebbe chiedere "ma chi cazzo me lo fa fare a continuare a leggere?" e allora è lì che hai perso, perché la storia è bella, i personaggi sono belli, è tutto bellissimo. E soprattutto è tutto emozionante, è una storia incentrata sulle piccole e piccolissime cose, che in un ambiente come quello diventano non importanti, importantissime, vitali, capitali. Una serie straordinaria, straordinaria.

My Girl
di Mizu Sahara, 5 volumi

Anche qui, brevi cenni di storia. Per farla breve, c'è questo Masamune, ragazzo come tanti, a cui viene appioppata la figlia che non sapeva di avere, frutto di una bellissima relazione con una ragazza che è morta da poco. Gli americani direbbero "aaaw, heavy shit right there", ed effettivamente messa così sembra drammatico quanto quello di prima. My Girl è, però, la storia di Masamune che impara a vivere con Koharu e di Koharu che impara. Né più né meno. È una serie delicata, gli eventi sono eventi normali (niente battaglie, niente di niente) e quotidiani che, però, nella vita di tutti i giorni hanno una grande importanza, e in quanto tali sono trattati. È una serie stupenda, l'ho presa quasi per scommessa ed è stata una delle mosse più sagge che potessi decidere di fare. Se non piangete leggendolo, siete delle persone un po' morte dentro. E, se le prime lacrime sono di commozione, le seconde e le terze sono di gioia.

2001 Nights
di Yukinobu Hoshino, 3 volumi

Questo è l'ultimo titolo di fantascienza della top 10. Se uno era "fantascienza umanistica", passatemi la patetica espressione, e l'altro era una storia d'amore fantascientifica, questa è fantascienza pura. Anche qui, non vi aspettate combattimenti, non vi aspettate scontri, lasciate stare. Questa è fanta-scienza, scienza che è ancora da venire, scienza che ancora non c'è. È solo che è fatta divinamente bene, è ai vertici del suo genere. Per dire, il primo volume inizia anche con uno sguardo sul mondo animale. Ok, non c'è nessun monolite nero, ma dov'è che l'ho già vista, una cosa del genere? Mmmh, niente, non è che mi venga in mente molto altro da dire. È solo una delle migliori opere di fantascienza che vi capiterà di leggere/vedere nella vita. Poi fate voi.

Homunculus
di Hideo Yamamoto, 15 volumi

HE. Questo è uno dei titoli che più mi hanno colpito nella vita, un titolo che mi è rimasto appiccicato addosso in una maniera che razionalmente non mi spiego. Vi dico solo l'antefatto quasi-scientifico che sta dietro alla storia. Avete presente quella storia che si usa solo una piccola percentuale del cervello? Nel medioevo c'era la credenza che la tecnica della trapanazione, ovvero il forare il cranio senza andare a toccare né cervello né meningi, aiutasse ad usare una percentuale maggiore del cervello tramite la diminuzione della pressione cranica. Homunculus è la storia di un tipo che si sottopone a questa trapanazione. Aggettivi da usare per questa serie? Elenco quelli che mi vengono in mente: psichedelica, psicologica (aggettivo che odio), drogata, instabile mentalmente, appassionante, appassionante, appassionante ma non ti spieghi perché, psichedelica, cattivella. Non costringetemi a svelare troppo della trama, che poi vi perdete tutto il piacere della lettura.
Ah, sì, e non date retta al sottotitolo in copertina. La Panini fa schifo. I sottotitoli ai fumetti. Pff.

I giorni della sposa
di Kaoru Mori, 6 volumi in corso (ma in Italia ne sono stati pubblicati di meno)

Anche qui la trama si può dire. Ambientato nel XIX secolo in Asia Centrale, narra di Amina, la protagonista, che sposa Karluk, di diversi anni più giovane di lei. Stop. Fine. A 'sto punto voi dite: e che cazzo di storia è? E infatti la storia sticazzi. Kaoru Mori è una maestra. La bellezza della serie è che ti immerge capo e spalle nella via della seta e nella quotidianità dei suoi villaggi. Anche qui vale il discorso fatto per My Girl: la narrazione è di volta in volta portata avanti dai piccoli eventi, dai non detti, dai gesti accennati. Se My Girl era una serie delicata, questa è una serie raffinata. Raffinatezza a palate, classe come se piovesse e tanta bellezza. E questa è una delle poche, pochissime serie a fumetti nelle quali mi sono fermato e, prima di andare avanti a leggere, ho passato bei minuti a guardare i disegni incredibili della Mori. Maestosi, devastanti, iper-realistici (magari non nei volti, ma d'altra parte sono giapponesi, mica sono Alex Ross), iper-dettagliati, iper-belli. Su youtube c'è questa playlist che mostra la realizzazione di una tavola della Mori, ed è, oltre che ipnotica, stordente. E anche vederla fare degli schizzi delle sue protagoniste in quattrequattrotto solo col pennarello mi ha quasi provocato una mezza sindrome di Stendhal. Voglio dire, cercate "otoyomegatari" (il nome originale del fumetto) su Google immagini e poi venitemi a dire.


Fullmetal Alchemist
di Hiromu Arakawa, 27 volumi

Eh, oh, lo so che non avrei dovuto mettere nessuna serie famosissima, quale questa è. In più, in teoria, è anche uno shonen, genere che io, eufemizziamo, non apprezzo particolarmente. Il fatto è che, lasciando da parte il fattore alchimia, che mi attrae il giusto come punto di partenza, è una storia con una complessità che in uno shonen (e non solo) non avevo mai visto. Uno si aspetta una serie fatta di saghe, come Dragon Ball e One Piece, e invece quella è l'Arakawa che ti fa credere quello che vuole lei. Una maestria nella narrazione che, obiettivamente, ho ritrovato solo nel miglior Urasawa. Seriamente dico, leggetelo. Vogliatevi bene, una volta ogni tanto, in questa vita bellissima che abbiamo.

Ok, ho finito.
Anzi, dai, ne aggiungo altri 5 che sono stati in ballottaggio fino alla fine ma che sono contento di non aver messo.

Worst, di Hiroshi Takahashi, 33 volumi: altro shonen, ma questo è diverso dai vari Bleach, Soul Eater e cazzemmazzi del genere. Questo è un fumetto di mazzate, nel vero senso della parola. Un fumetto di gente che, per vari motivi, si prende a cazzotti selvaggiamente, e non ci sono fagioli di Balzar, c'è l'ospedale, ci sono i punti di sutura, c'è un bel po' di realtà. È incredibilmente appassionante e ha, credo, visto da qui, molte cose in comune con quella che forse è la malavita organizzata giapponese (non lo so, ipotesi di pura speculazione). Non vi staccate, io l'ho letto in boh, 3 giorni, forse.
Clover, delle Clamp, 4 volumi: parlare della trama di Clover sarebbe inutile come un segnale di senso unico in un vicolo cieco. Clover lo leggi, e lo ami, solo per il disegno, la composizione delle tavole, l'incomprensibilità della trama (tant'è che è un fumetto interrotto al 4° volume, non concluso al 4° volume), lo spazio bianco, il sospeso. Clover è stupendo, se non si ha la pretesa di una trama solida. O di una trama.
Gon, di Masashi Tanaka, 7 volumi: sì sì, è proprio quel Gon. E la serie a fumetti è l'epitome dell fumetto di culto: fa morire dalle risate e non c'è una vignetta. Non si parla. Grazie al cazzo, il protagonista è una specie di dinosauro in mezzo solo ad altri animali. Davvero, si ride tantissimo e un volume lo si legge in un quarto d'ora scarso. Fenomenale.
Love Hina, di Ken Akamatsu, 14 volumi: avete presente quei cartoni/fumetti giapponesi in cui ci sono due che si piacciono, che si metterebbero anche insieme, però sono timidissimi e finiscono sempre per darsi gran cazzotti col maschio che puntualmente vola via per via di un pugno che gli fa uscire fontanelle di sangue dal naso? Ma sì, dai, quei cartoni in cui, cazzo, lui ha la capacità di entrare a chiedere una cosa a lei giusto nel momento in cui lei si sta cambiando? Ma sì che ce li avete presente, tutti ne abbiamo visto almeno uno! Bene, Love Hina è il migliore. Incontrastato.
La stirpe della sirena, di Satoshi Kon, 1 volume: ora, uno con una minima onestà intellettuale direbbe che questo è per ricordare quel grand'uomo di Satoshi Kon, morto super-prematuramente e ingiustamente. Ma non è solo per quello che ho messo questo volume qui (come se contasse qualcosa veramente). Questo volume è grandioso. Ha classe da vendere, e da Kon non ti aspetti nulla di meno. Ha sentimento, e da Kon non ti aspetti nulla di meno. Ha ritmo, e da Kon non ti aspetti nulla di meno. Non ci sono piani di realtà alternativi, e da Kon non te l'aspetti. È altruista. È ambientalista. È splendido.

venerdì 23 maggio 2014

Comunque, un luglio così non so se vorrei passarlo

È successo anche quest'anno. Già l'anno scorso non c'è stato nessun cazzo di concerto tutto l'anno e poi arriva luglio e c'è IL MONDO. Quindi, siccome dovrei studiare ma il cervello non mi connette più, ho deciso di condividere questa non-connessione con tutti voi. Vi voglio male.
Comunque, se avessi soldi, il mio mese di luglio-e-simili sarebbe il seguente. Guida al luglio ideale di Edo (notate che all'inizio parto tutto precisino coi trasporti, per poi rendermi conto che tanto non sarei mai stato in grado e non cercare neanche di correggere il tiro, proprio "fuck it").



Partenza da Monopoli in treno alle 23.27 del 04/07 e arrivo a Sestri Levante alle 13.37 (viaggio di una lunghezza spropositata, sono matto. Ma tanto non succede, quindi continuiamo a fare progetti, è bello). 05/07, eccomi a Sestri Levante per il concerto dei Girls in Hawaii, in rassegna al Mojotic. In teoria, l'8 luglio a Roma ci sarebbe una bella scelta tra i Black Keys e i Massive Attack, ma piscio entrambi perché i concerti a Roma mi stanno sui coglioni e perché seriamente, 40€ per i Black Keys non li spenderei manco se fossi Bill Gates. Oltre al fatto che mettere due concerti di questo calibro lo stesso giorno è una cosa illegale che ti meriti veramente il 41bis. A quel punto, quindi, si rimane senza tergiversare in zona, perché la Liguria, e nello specifico le cinque terre le voglio vedere da una vita.
Il 10 mattina si parte per Pistoia prendendo un treno che fa diecimila cambi (ma tanto, se sei terrone, sei abituato al sacrificio per i mezzi di trasporto come Cicciolina era abituata... ok, la pianto qui, tanto sappiamo tutti come va a finire). Dicevo, parto il 10 luglio perché in tale data al Pistoia Blues suona Mark Lanegan, nientepopodimenoché. Curiosità: lo stesso giorno, più o meno nei paraggi, suonano anche i Prodigy e i Negramaro; insomma, non si vuole scontentare nessuno, ma è evidente che i fighi sceglieranno Lanegan for good. Successivamente, si rimane qualche giorno in quelle zone girando per cantine e mangiando cose buone, perché essere in forma per l'estate è solo per i crossfitters. E noi non siamo crossfitters. Voglio dire, considerate che tale categoria di persone si definisce crossfitters e, quando parli italiano, non si mette la s plurale dopo le parole straniere: questo è il livello medio dei crossfitters. Noi non siamo crossfitters.
Comunque, dicevo, la tappa successiva è Bologna. Quindi, se si vuole rimanere a Pistoia per il tour gastronomico (HIGHLY RECOMMENDED) ok, altrimenti un paio di giorni lì e si riparte per Bologna, in genere qualcosa da fare e da vedere la si trova sempre. Ma, siccome questo è un tour mensile di concerti, la nostra meta è Bologna perché Unaltrofestival ci porta il 14 gli MGMT, Panda Bear, gli His Clancyness e gli M+A (che non saprei pronunciare a voce), ed il 15 gli Horrors. O viceversa, non lo so. Ovviamente ho scelto Bologna per la mia scarsa (eufemismo) simpatia verso l'altra sede del festival, Milano. C'è da dire che forse gli Horrors non sono headliner della loro giornata, ma poco male.
Il giorno dopo ci sarebbe da fare una scelta preliminare. Sempre a Sestri Levante suonano i War on Drugs, tanta roba. Però siccome noi siamo romantici e un po' fuori tempo (o giovani, che dir si voglia), si sceglie il Radar Festival di Padova, perché, cazzo, ci suonano gli Slowdive. Ripeto: GLI SLOWDIVE. G L I. S L O W D I V E. Tra l'altro agli Slowdive apre Pesaro, cosa che non stona comunque mai. Anche considerato che, per il momento, i Be Forest hanno fatto il mio disco dell'anno. Comunque data imperdibile, assolutamente imperdibile. Uscendo per un breve momento dalla finzione del viaggio ideale, io non ci posso andare: pausa scenica.
A quel punto, si entra nel vivo del mese. Nel vivissimo, nell'iperattivo del mese. Gli spostamenti diventano assolutamente frenetici ed irreali. Questa è la parte esagerata del post, fate conto che siamo nel finale di Tengen Toppa Gurren Lagann (o in un punto qualsiasi di Kill la Kill o di Fortified School - che poi se non sono la stessa cosa, poco ci manca).
Da Padova si torna a Pistoia perché ci suonano gli Arctic Monkeys e aprono i Kills. Che, se non si fosse capito, è un concerto di quelli in cui non devi assumere nessuna sostanza whatsoever, perché il divertimento c'è a pacchi anche da sobrio (e se così non fosse, poniti delle domande), e si fa festa come poche volte nella vita, ed evviva gli Arctic Monkeys sempre e comunque. Che sono fanboy lo si sa.
La data successiva in calendario, in teoria, sarebbe Catania, dove il 19/07 per il Zanne festival suonano i Blonde Redhead e i TOY. Però, cacchio, vediamo di mantenere un minimo di verosimiglianza, da Pistoia a Catania in un giorno si potrebbe anche fare, ma visto che tipo il giorno dopo dovremmo essere da qualche altra parte, Catania viene accattonata (comunque lo Zanne Festival è un gran festival, il giorno dopo i Blonde Redhead ci suonano addirittura i Black Rebel Motorcycle Club). Il 19/07, però, a Perugia, per l'Umbria Jazz ci suonano i Roots, e i Roots catalizzano la mia attenzione in maniera molto efficace, quindi da Pistoia si va a Perugia a provare ad abbracciare Questlove e fargli mettere su Instagram una foto con te. Una foto con Questlove si può mettere a curriculum?
Dopo, si torna a Padova, potendo passare un po' di giorni tra l'alto Veneto e Venezia, che mi attrae come il polo negativo attrae quello positivo, perché il 23 ci suonano Mount Kimbie, Calibro 35, The Oscillation e Julie's Haircut. Una line-up così assurda che vira dall'openminded allo spastico. Il giorno dopo ci sarebbero anche i Calexico, però si è costretti a pisciare perché aprono I cani, e ci sono cose che non si possono perdonare. E poi i Calexico ormai sono bolliti, come direbbe qualcuno.
A quel punto, con un bel viaggio in treno sulla costa adriatica (che, vi assicuro, per lungo che possa essere, vale decisamente la pena, se siete seduti al finestrino giusto) si arriva a Vasto, dove questo Vasto Siren Festival ha una line-up che fa scintille: il 25 ci sono i National e il 26 Mogwai e Fuck Buttons. Considerando anche che Vasto è sul mare, che cosa stiamo aspettando? Una settimana di mare, splendida musica e arrosticini, se c'è qualcosa di meglio fatemelo sapere che lo voglio provare.
Si giunge, più o meno alle fasi finali del nostro viaggio che, se consideriamo tutti i concerti come buoni/ottimi come si prospettano, o si ricorda per la vita o ti manda in analisi.
Il 1 agosto saremo già a Ferrara (o circondario) per il concerto dei Franz Ferdinand, perché se si dovessero sciogliere come tutto lascia supporre senza averli visti live nemmeno una volta, beh, quello sarebbe un bel rimpianto. E l'ultimo disco non è neanche così brutto come dicono.
C'è una pausa di esattamente una settimana, che a questo punto penserei di passare dalle parti di casa, che tutto sommato posso dire di aver visto di peggio.
A questo punto, belli e riposati, via allo Ypsigrock, assoluto evento dell'estate. Tenete presente che anche lì avete il mare a pochi chilometri, ed il mare della Sicilia non è che ve lo devo dire io com'è, tenete presente che di location per un festival se ne sono viste di molto peggiori, e tenete presente che il primo giorno ci suona Anna Calvi, mio disperato amore, preceduta dai Fanfarlo, i quali però live non mi hanno entusiasmato, per dirla così; il secondo giorno ci suonano i Moderat preceduti dai Forest Swords, che è una data mica male; ed il terzo giorno c'è il delirio più totale perché, in ordine d'apparizione ci sono: Sun Kil Moon (!), Kurt Vile (!!!), i Wild Beasts, miei assoluti innamorati per i quali ogni obiettività e lasciata in cantina, e come headliner i Belle and Sebastian (!!!!!!). Bastano, i punti esclamativi? Per un festival in Sicilia no, probabilmente ce ne vorrebbero molti di più, e considerate che non costa neanche un cazzo. Davvero, se potessi ci andrei ogni cazzo di anno.
Per concludere questa gitarella fuori porta di un mese e mezzo, siccome alla fine di tornare a casa sarebbe anche ora, il 12 agosto in provincia di Lecce c'è l'unica data italiana dei Real Estate (!, e torna a farci compagnia il nostro punto esclamativo) per il Contronatura Festival. Ora, il prezzo ancora non è stato comunicato, ma l'anno scorso ci suonò un altro gruppo Domino e il biglietto costava tipo 5€, quindi sticazzi, ci si va per forza - non considerando il fatto che i Real Estate sono bravi ma bravi per davvero.

venerdì 9 maggio 2014

'Sta storia del blog sta degenerando

Se non avessi cambiato idea, non avrei mai ricominciato a leggere fumetti e avrei visto tutto il Grande Fratello.
Se non avessi cambiato idea, penserei ancora che il cinema italiano è tanto bello perché non si fa problemi ad essere "impegnato socialmente" (vabbè ok, avevo pure 15 anni, in questo caso).
Se non avessi cambiato idea, non avrei mai letto un libro di mia sponte, sarei rimasto ai supereroi americani.
Se non avessi cambiato idea, Burial mi farebbe ancora schifo perché nel 2007 dicevo solo "sì ma che è 'sta cosa con le vocine distorte a cazzo di cane?".
Se non avessi cambiato idea, Flying Lotus sarebbe stato uno che fa musica del cazzo senza senso, la incasina e basta.
Se non avessi cambiato idea, i Dream Theater e gli Iron Maiden sarebbero stati il massimo della vita.
Se non avessi cambiato idea, non sarei mai andato alla Biennale di Venezia perché tanto quelle cose le so fare pure io.
Se non avessi cambiato idea, al cinema si va solo in compagnia.
Se non avessi cambiato idea, al cinema si vanno a vedere i film d'intrattenimento. E in compagnia, come detto.
Se non avessi cambiato idea, mi sarei laureato in lingue. No ok, quella non sarebbe stata un'idea malvagissima, a pensarci.
Se non avessi cambiato idea, non avrei scritto la frase qui sopra.
Se non avessi cambiato idea, minchia, il sesso anale sarebbe una bomba.
Se non avessi cambiato idea, non avrei mai visto live i Radiohead.
Se non avessi cambiato idea, ok che è divertente, 'sto Community, ma veramente secondo te dovrei vedermi una sitcom?
Se non avessi cambiato idea, i R.E.M. sarebbero "quel gruppo che ok non è brutto, ma che palle".
Se non avessi cambiato idea, il jazz sarebbe stata, FORSE, musica di sottofondo e nient'altro.
Se non avessi cambiato idea, 'sto cazzo di Miles Davis dev'essere proprio fesso per fare canzoni di 20 minuti.
Se non avessi cambiato idea, non avrei mai smesso con le Hit Mania Dance e ora non vedrei l'ora di andare a ballare nel week-end.
Se non avessi cambiato idea, dal post-metallo there's no coming back, come once you try black.
Se non avessi cambiato idea, gli Arctic Monkeys sarebbero ancora un gruppo che sono buoni solo quando vuoi ascoltare qualcosa di leggero. Anzi, per rimanere in tema:
Se non avessi cambiato idea, 'sta Brick by Brick francamente mi sembra un po' sciapa, e non penso di dover aspettare di ascoltare il disco per affermare che gli Arctic Monkeys hanno toppato. Rimanendo sempre in tema:
Se non avessi cambiato idea, pure 'sta R U Mine?, eh... ma che è? Mah.
Se non avessi cambiato idea, i graffiti sarebbero solo muri imbrattati. Oddio, poi comunque spesso lo sono.
Se non avessi cambiato idea, non sarei uscito dall'adolescenza. Come vedo che molti, anche miei coetanei, ancora non hanno fatto.
Se non avessi cambiato idea, avrei lasciato Infinite Jest a pagina 240.
Se non avessi cambiato idea, sarei andato a vedere un terribile concerto degli AC/DC.
Se non avessi cambiato idea, l'elettronica non è musica, mica è suonare, quello. Forse solo i Kraftwerk, ma forse eh.
Se non avessi cambiato idea, figuratevi l'hip hop. Pff.
Se non avessi cambiato idea, no, non vado più al concerto, non c'è nessuno che viene con me.
Se non avessi cambiato idea, 'sti My Bloody Valentine non capisco cos'è che ci trovi, la gente. 'N si capisce un cazzo.
Se non avessi cambiato idea, va benissimo anche ascoltare le canzoni singole. Anzi, meglio, gli album durano troppo.
Se non avessi cambiato idea, di Caparezza mi sarebbe piaciuto anche Il sogno eretico.
Se non avessi cambiato idea, Il teatro degli orrori sono troppo bravi, veramente, poi lui è proprio esaltante.
Se non avessi cambiato idea, Le situazioni di lui & lei? E che mi vedo, io, le cose delle femmine?
Se non avessi cambiato idea, cioè, mo mi spieghi: non ho visto Le situazioni di lui & lei e dovrei vedermi 500 giorni insieme?
Se non avessi cambiato idea, Lo straniero di Camus sarebbe solo un libro, per dirla col rating di anobii, "bello".
Se non avessi cambiato idea, probabilmente non mi sarei mai fidanzato.
Se non avessi cambiato idea, non credo che nessun uomo, per bello che sia, potrebbe turbarmi. E poi bam. E poi sbadabam.
Se non avessi cambiato idea, ok non essere Freddy Mercury ma, cazzo, 'sti Neutral Milk Hotel prendere uno che sappia cantare almeno?
Se non avessi cambiato idea, seguirei ancora il calcio. Pfffffffffffffffffffff.
Se non avessi cambiato idea, avrei continuato ad andare in chiesa anche dopo la prima comunione.
Se non avessi cambiato idea, mi sentirei superiore a tutti.
Se non avessi cambiato idea, bisogna sempre essere umili, tutti possono avere qualcosa da insegnare.
Se non avessi cambiato idea, se una cosa piace a tutti, allora è per forza una cagata.
Se non avessi cambiato idea, andiamo a cercare le cose che non conosce nessuno ma proprio nessuno nessuno, sicuro sono belle et esclusive et elitarie.
Se non avessi cambiato idea, quantomeno non asteniamoci mai dal criticare quello che fanno gli altri.
Se non avessi cambiato idea, avrei continuato a mettere al primo posto quello che gli altri percepiscono di me al posto di quello che effettivamente mi piace fare.

martedì 15 aprile 2014

Papà castoro e Pelle e ossa

Ognuno, se è fortunato, ha, nel proprio bagaglio culturale/personale, dei punti di riferimento che sono quasi mosche bianche, che, ad avere davanti una lista di chi ti ha colpito e influenzato, un estraneo li indica, ti guarda e ti fa "ma questi?". Se non si è fortunati, i nomi non dico che che siano sempre quelli, ma sono più prevedibili e più monotoni, anche se non per forza meno gratificanti. Però, se si è fortunati, questi punti di riferimento riescono a far girare la testa verso sponde che magari non hai mai considerato, un po' per l'influenza di chi ti sta attorno, un po' per mancanza d'interesse tuo; d'altra parte, se hai già tutta una lista di numi tutelari, perché mai dovresti deviare dal comunque ragionevolmente ampio seminato? Le mie mosche bianche di riferimento sono Flavio Tranquillo e Federico Buffa.
Mosche bianche perché dello sport (leggi: del calcio. Siamo in Italia, su Quizduello lasciano la scritta "sport" solo per essere politicamente corretti) non me n'è mai fregato tantissimo, forse giusto le olimpiadi di quando in quando. Poi chiaro, Poggi e Volpi so anche io chi sono, ma se è per questo fino ai 10 anni sono anche andato a catechismo. Però il basket mi è sempre piaciucchiato, diciamo che mediamente mi appassionava molto più del calcio. Se poi becchi una partita in cui i due telecronisti discorrono tra le risate delle, cito testualmente, "inviperite manifestazioni degli autoctoni", ti accorgi che i livelli sono alti, alla Rino Tommasi e Gianni Clerici; e il livello del basket è il migliore del mondo, e diciamo che la cosa aiuta.
Una volta passato il primo livello, e una volta fatta l'abitudine ai modi dei due (cosa facilissima), si capisce la differenza tra loro e il resto dei commentatori (non proprio tutti, c'è da essere onesti, però questi non allineati non fanno statistica). A rendere evidente questa differenza, userò come esempio una reazione che ricordo molto bene di uno che si può considerare come lo spettatore medio sportivo italiano: in una partita piuttosto importante di Premier League c'era Marianella che stava facendo un discorso che non coinvolgeva l'immediato della partita e questo spettatore medio enuncia le seguenti: "meh, vuoi parlare della partita o no?". Per quel che riguarda me, ci starebbe la pausa scenica (termine loro). Per continuare ed esplicare il discorso, cito lo stesso Federico Buffa in una sua intervista: "gli italiani hanno il calcio che vogliono vedere, commentato come lo sentono". Io estendo il concetto anche allo sport, oltre che al calcio. Buffa dice anche un'altra cosa molto interessante e molto vera nell'intervista, poco dopo: dice che, a differenza degli Stati Uniti, in Italia ma non solo c'è troppa gente culturalmente dotata che snobba apertamente lo sport, mentre cita Grantland come esempio di gente che giornalisticamente ne capisce (in generale, non solo di sport) che tratta lo sport come un normalissimo argomento, più che degno di analisi approfondite e considerazioni che vadano oltre il gossip, l'analisi del singolo gesto tecnico o la polemica sul rigore che non c'era o sul fuorigioco non fischiato. Tant'è che abbiamo un americanissimo David Foster Wallace che scrive Roger Federer come esperienza religiosa mentre in Italia gli unici libri di sport che vedono gli scaffali in vista nelle varie Feltrinelli sono quelli di Del Piero, di Pirlo o di Cassano. Tant'è che tutti i cronisti NBA e NCAA di Sky Sport lodano sistemi come l'instant replay, che rendono più chiare, meno sfumate e meno bellicose alcune decisioni che portano alle puntuali crocifissioni arbitri, guardalinee e reggi-bibite. Ovviamente tenendo ben presente che sia il basket sia il calcio sono giuochi, e come tali vanno trattati (d'altra parte Flavio Tranquillo è un grande appassionato e conoscitore di argomenti legati alla giustizia): non sono pratico di tg americani, ma sono abbastanza sicuro che lì nessuno griderebbe allo scandalo se non si parli tutti i giorni della regular season NBA; vi immaginate un tg italiano qualsiasi che non dedichi almeno un servizio ogni edizione al campionato? Ecco. E l'NBA, a differenza del calcio, gioca ogni giorno. Letteralmente.
Altro aspetto che mi ha sempre stimolato un sacco è quello della terminologia, sulla quale non mi ero mai soffermato più di tanto fino a qualche giorno fa, quando era lo stesso Buffa a farlo notare su Radio Deejay. E l'aspetto "terminologia" è da intendere su due fronti. Dal punto di vista del puro basket, non lesinano l'uso di termini assolutamente tecnici, "per iniziati", che, se in un primo momento possono lasciare spiazzati, con il passare delle telecronache e delle lavagne, si rivelano familiari e consentono di capire quello che sta succedendo in campo molto meglio di quanto non faccia il classico spettatore medio, che in genere si limiterebbe alla distinzione tra zona, box & 1 o che so io, e questi invece ti parlano di triangolo, di pick&pop, di screen e compagnia danzante, che non sono necessariamente così immediate. L'altro punto di vista è quello dello slang: stando a quanto detto in un'intervista al Sole (!), l'abitudine dei due deriva dal loro maestro Aldo Giordani, ed è l'abitudine bellissima a tradurre direttamente le espressioni gergali americane. Chiaramente facendo una cernita, nel senso che se usassero pure loro espressioni odiose come chiamare il tiro dalla media "il J", sarebbe una delusione. Però tante espressioni che nel basket (quantomeno quello americano) in Italia diamo quasi per scontate le hanno portate in Italia loro due (o Giordani), a scelta. E l'attenzione al vocabolario, l'odio per espressioni sì gergali, ma anti-italiane che caratterizzano i due (cosa poi estesa, mi pare di capire, a tutta la redazione giornalistica di basket americano di Sky Sport) tirano in mezzo un altro aspetto che mi ha sempre affascinato e divertito: l'attenzione e l'importanza attribuita alla cultura intesa in senso generale. Che voi dite "grazie al cazzo, è tipo la cosa più importante nella vita", e io vi rispondo che avete ragione, ma dovrete convenire che mica è così scontato che questo succeda durante delle telecronache sportive, per usare un largo eufemismo. Questa è gente che giustifica in parte la formae mentis vincente di LeBron 2012 col fatto che abbia lasciato da parte twitter e abbia cominciato a leggere (e dicono: sì ok, legge Hunger Games e la biografia di Jay-Z, non è che legge Pirandello, ma conta comunque), gente che una delle prime domande che fanno a Belinelli dopo la strepitosa serie Chicago-Brooklyn se leggesse qualcosa durante la permanenza USA, gente che in telecronaca cita Mario Vargas Llosa (!!!), gente che ti fa il traduttore istantaneo come quello che usano nelle conferenze importanti (solo che non hanno studiato per farlo e lo fanno alla bisogna), gente che ti fa interviste in spagnolo. Ora, se non fosse che il basket NBA è lo sport più bello del mondo, ed è inutile girarci attorno, queste sarebbero comunque delle cose che ti attraggono, che fanno in modo che comunque si graviti lì intorno.
A questo c'è da aggiungere un elemento che secondo me è fondamentale: l'attenzione verso le persone e i vissuti. Mi spiego. Il mio imprinting ad un certo modo di intendere lo sport è dato da Slam Dunk di Takehiko Inoue (che, se non avete letto, mi dispiace e you're missing out, direbbero oltreoceano), ed è quel modo di seguire lo sport non lo intende solo come incasellamento di tattiche ed azioni più o meno efficaci, ma che fa notare come il volere e le emozioni dei singoli siano una parte importante del gioco e diano un colore tutto diverso a certe cose; vuoi mettere come cambia una partita quando sai per quale motivo, per esempio, Shawn Kemp fa una partita da posseduto dal demonio contro i Pacers? Nel senso, mica le curiosità possono limitarsi alla fidanzata che salta da Maxi Lopez ad Icardo. Vuoi mettere godersi la futura caduta nel guano dei Clippers (perché succederà - anche se spero di no) sapendo che cosa sono stati prima dell'era CP3? O poter ridere di gusto delle stagioni pessime dei Nets nonostante i milionazzi spesi? Sono cose che, a quel livello, non sono facili da raggiungere. Ecco, per esempio, qui citano un aneddoto ME-RA-VI-GLIO-SO e, nel farlo, usano fluentemente il verbo "divellere" e un'espressione che ho fatto mia in numerosissime situazioni che è "the Nets being the Nets", chiaramente declinata all'uopo. E questo che ho postato è un video di due minuti di una partita, per così dire, interessante il giusto, immaginate che cosa può succedere in una partita intera, magari con più temi d'interesse. Oh, poi non è che siccome sto dando attenzione a questo, le telecronache poi non sono in grado di farle degnamente, eh. Volete qualche esempio? Eccone uno, ed eccone un altro (tempo incriminato: dal minuto 9.30 - rivisto per l'ennesima volta, brividi e lacrime che appannano la vista).
Questo per dire che i vari Buffa racconta sono solo la ciliegina sulla torta, nonostante ne abbia parlato anche Aldo Grasso. Il che è tutto dire.

lunedì 31 marzo 2014

Più fatti, meno parole

Basta post lunghi da leggere e che magari non ti lasciano niente. Di seguito trovate una serie di video di un canale che mi sta facendo fare le meglio risate da una settimana a questa parte e che, secondo me, è bene che guardiate se vi volete fare due risate. E no, non sono i Pills. Che palle.













Porca troia, stavo per dimenticare in assoluto uno dei più divertenti.




Ora che avete visto questi video meravigliosi (e spero che abbiate continuato a vederne altri presenti sul canale perché sono stupendi tutti), il divertimento continua sul profilo twitter, in cui la fissazione per le uova continua inarrestabile.

mercoledì 26 marzo 2014

The Horrors - Luminous Live-blogging, perché no?

Voglio provare a fare una roba che non ho mai fatto. Siccome pochi giorni fa ha cominciato a circolare il leak del nuovo disco degli Horrors, ho pensato di provare a fare una specie di live-tweeting dell'ascolto sul blog. Avevo pensato di fare un live-tweeting vero e proprio, solo che poi probabilmente avrei cagato il cazzo (punto 1°) e comunque Twitter non è sempre il luogo migliore per discutere delle cose, punto 2°. C'è da dire che non è comunque un live-tweeting del primo ascolto in assoluto, eh; d'altra parte, provateci voi a non ascoltare subito il nuovo disco degli Horrors dopo averlo scaricato. Però l'ho ascoltato una sola volta e, nonostante un paio di idee me le sia già fatte, il giudizio è super-mutevole e super-volatile, come tutti i primi 10 ascolti di un disco di una band del genere.
Quindi, andiamo a premere play.




Chasing Shadows: eccallà. Dopo il minuto e mezzo comincia ad arrivare il marchio Horrors, quei suoni scazzicati che gli piacciono tanto, mi stavo preoccupando. E poi pure le percussioni da spiaggia di tardo pomeriggio con l'erba. Questi si fanno forte. Le percussioni giuro che non me le ricordavo. Ora la traccia è cominciata, e se usano la prima parte di questa canzone come introduzione ai concerti ci fanno un figurone. Occhio che i synth all'inizio fanno un casino anni '60 delle droghe in California, ma tanto. Che belli che sono. No, cioè, bravi, sono bravi. Belli manco un po'. Sanno fare cose fighe, ma fighe per davvero. Ora, sarò monotono (e, visto il disco e il gruppo, penso che lo sarò per tutta la durata del post, perdonatemi in anticipo), ma io mi sono sempre posto questo dubbio: considerando quanto ti senti drogato ASCOLTANDO questa canzone, loro quanto dovevano esserlo quando l'hanno scritta? Seriamente, è una cosa di cui non mi capacito, sono stupefatto ogni volta.
First Day of Spring: qui si sentono più anni '80 che colpi di rullante. Sempre con classe, chiaro. E che suoni che riescono ad avere. Cazzo, vorrei avere sotto mano i testi, sfiga che l'originale esca solo a maggio. A un certo punto la linea di basso sembra quella degli Interpol (che a sua volta sembra quella dei Joy Division e bla bla bla). Ma com'è che sanno fare canzoni così belle? Ah, oh, ripeto ancora una volta: questi sono giudizi assolutamente parziali (MA DAI, FANNO ANCHE L'HANDCLAPPING, APPLAUSI) perché agli Horrors si vuol bene, ma poi magari datemi uno, due, tre mesi e il giudizio complessivo sul disco cambia totalmente, non sarebbe mica la prima volta. Mi succede con gli Arctic Monkeys da 3 album a questa parte.
So Now You Know: questa era già uscita su Youtube prima del leak, ma non l'ho voluta ascoltare, poi mi spoileravo troppo del disco. Anche qui il synth è molto '80s, ma non è in primissimo piano e riesce a non risultarmi totalmente urticante come in genere succede. Ché gli anni '80 hanno questo difetto: spesso la musica è fantastica, però ci sono degli strumenti, dei dettagli sonori che sono veramente insopportabili, e certi suoni di synth ne sono la prova inconfutabile. Ritornello killer se ce n'è uno, anthem istantaneo. SO NOW YOU KNOW, TURN AWAY! SO NOW YOU KNOW, TURN AWAY! AND NOW YOU KNOW, YOU CAN MEAN WHAT YOU SAY! (mi riservo tutte le possibilità possibili di non aver capito cosa dice, aut min rich, non consumare lontano dai pasti, da consumarsi previa prescrizione medica).
In and Out of Sight: ullalà, qui il synth all'inizio sembra una roba techno primi anni '90 un po' strana. Poi entra il basso e si sta come la pasta, d'estate, sotto la lingua.

Il passaggio subito successivo al "if you don't believe it" è una cosa TROPPO, TROPPO, TROPPO bella. Horrors, se solo voi foste più belli e io meno eterosessuale, che cosa vi combinerei. Oddio, pochino, visto che il cantante stava con Alexa Chung. Non chiedetemi come fosse possibile, mica sono Sherlock Holmes.
Jealous Sun: in primis, plauso per il titolo spettacolare. In secundis, se quelle schitarrate le rifate con un'altra pedaliera attivata, avete uno strumentale dei Neurosis. E invece no, poi ci sono questi suoni trasversali (non so perché l'ho scritto, ma mi sembra starci bene) che sembrano quasi di violini in acidi che ti fanno maledire il fisico debole che non regge troppo le sostanze psicotrope il giorno dopo l'assunzione. Per tutta la canzone ho avuto stampata in faccia un'espressione tipo "afacc du cazz".
Falling Star: ehilà, ecco dov'erano finiti i Cure. Quindi prima sono andati da Sufjan Stevens per una sveltina veloce veloce nel 2005 e poi sono venuti qui. Ah no, poi la pianola da terza media ha fatto spazio alle chitarrozze belle. Bene, bene. Ma quindi le chitarre le sanno usare veramente bene, questi. Sul forum di DYR c'era tipo l'admin, mi pare, che diceva che ora rimane da capire se e quante canzoni ci sono. Mi pare che possiamo stare tranquilli.
I See You: ecco, se inizi così vuol dire che hai veramente preso tante sostanze. Voi pensate, no?, che li lasciate con Skying, con tutti i suoi suoni e i suoi riferimenti, e il primo singolo che cacciano fuori è questo. Si rimane spiazzati anzichenò. E quei synth ti lasciano spiazzato pure dopo 6 tracce prima di lei. Ecco, questa forse è una traccia un po' :\ , se vogliamo. Però dopo 3-4 ascolti il ritornello cominci a cantarlo in automatico, quindi ci dev'essere qualcosa sotto. A parte parecchio MD. E no, se al secondo ritornello ci sono già i brividini, ci dev'essere qualcosa di forte, sotto. Poi magari mi passa, ma nel frattempo tanti cuoricini per loro. Ecco la mia faccia durante una certa parte della canzone che sono sicuro individuerete da soli:

Change Your Mind: perché questa, durante il primo ascolto, l'avevo totalmente persa per strada? Sembra quasi una ballad. Chiaramente persa nello spazio, ci mancherebbe altro. E poi, nonostante il testo non mi sembri così tanto tenero, e non lo sembri tantissimo neanche il ritornello, almeno sonicamente, la canzone è veramente dolce.
Mine and Yours: altro tuffo di testa negli anni '80. Profondo ed improvviso. Porco dio, ci sono anche i sax. E loro me li fanno sopportare e, anzi, ci stanno veramente bene. L'ultimo che ricordi che mi aveva fatto questo effetto era David Bowie, in non mi ricordo che canzone di "Heroes"; bel biglietto da visita, no? Dai, mi stanno facendo passare per ascoltabile anche una specie di assolo di chitarra. Fenomeni. La fine forse è un po' prematura, ma il gioco è bello quando dura poco, e la mia pazienza, nonostante si parli degli Horrors, coi sax e gli assoli può durare poco. Rischio evitato sagacemente.
Sleepwalk: bello l'inizio marziale. Che dopo un primo giro abbandona tutta la marzialità a favore di scenari molto meno severi, e quando Faris comincia a cantare se non vi succede questo siete pessime persone.

Ed è finito il disco.

Commento da uno che sta facendo un corso universitario che si occupa di pubblicità: è veramente un peccato, per la sezione marketing della Domino, che la droga sia illegale praticamente dappertutto, perché un headline tipo "prendete e drogatevene tutti" sarebbe la cosa più perfetta e azzeccata che si potesse fare.

Bene, se siete stati con me fino alla fine del post, siete dei pionieri e il vostro limite di sopportazione è oggetto di invidia di quasi tutto il genere umano (quello che rimane è sotto ansiolitici o cannabis).

sabato 15 marzo 2014

In difesa delle critiche positive (urca, un titolo quasi serio)

Le persone che si limitano a parlare male delle cose hanno cagato il cazzo.

'Sta cosa mi è venuta leggendo quest'articolo qui (ma in generale gran parte delle cose che ho letto di Vice Italia hanno questo taglio).
Niente, la cosa che ho notato, sia dall'articolo che dai sempreverdi e mai troppo citati opinionanisti da social network, è che ormai nessuno parla più bene di un cazzo. Ormai se devi scrivere qualcosa, scrivi questo qualcosa per criticare questo, per criticare quello, per evidenziare il comportamento fuori di testa di X o Y e basta. Ah, chiaramente mi ci inserisco anche io in questa categoria, spesso e volentieri. Generalmente, chi si cava fuori dalla situazione appena descritta sono quelli che fanno della cronaca dura e pura il loro punto di forza: zero opinione personale, questo è il fatto e, in genere, lo dico prima di tutti (o quantomeno ci spero/ci provo). E finché fosse una situazione ristretta solo agli stati di facebook, direte voi, poco male. Ma il problema è che ci sono anche un botto di riviste, di blog o cose del genere che lo fanno, e pare che ne facciano il proprio perno editoriale.
Ora, non è che nessuno sia in posizione di criticare questa cosa: lessi in un articolo che ormai, il like di facebook, o il RT o la stellina su twitter (coniugate col social network che preferite) provoca un breve flusso di endorfine, per motivi ovvi che non vi sto a spiegare. E nessuno penso, ripeto, penso sia esente da questo meccanismo. Io stesso su facebook difficilmente scrivo qualcosa se non sono sicuro che questa cosa piaccia (poi chiaramente queste cose sono generalmente grandissime cazzate totalmente inutili - in linea editoriale col social network, d'altra parte), quindi figurarsi blog, magazine o opinionanisti. Mi ricorda un po' il meccanismo della pubblicità alla fine degli anni '80-inizi '90, in cui bastava mostrare carne nuda e si vendeva facile. Ecco, adesso critichi in maniera più pesante o acuta possibile e il gioco è fatto. Con le dovute accortezza: più il termine di paragone è colto e magari inaccessibile o colpevolmente ignorato dai più (La dolce vita/La grande bellezza, anyone?) e più sei figo e più i like abbondano, e più il soggetto criticato è famoso e magari intoccabile e più sei figo e i like abbondano. Poi c'è anche da osservare che, in buona parte dei casi, quelli che sui SN criticano sempre e soltanto sono delle persone veramente tenerissime che vorrebbero solo essere abbracciate e che vorrebbero sentire un po' di affetto umano (largo giro di parole per dire che non trombano? A voi l'ardua sentenza) che poi ti dispiace a rispondergli male a tua volta.
Però, e correggetemi se sbaglio, noto una sostanziale differenza tra il parlar bene e il parlar male. Cioè, chiaro, premettendo che uno lo faccia per essere ascoltato, come appena detto. Io la penso in questo modo: prendiamo come esempio un gruppo: se tu ne parli bene e comunque hai gente che ascolta le tue opinioni, forse, prima o poi, porterai qualcuno ad informarsi circa questo gruppo. Chiaro, è una cosa chiaramente molto difficile, perché portare la gente del 2014 a fare/ascoltare/vedere qualcosa è un'impresa titanica, eufemizzando. A tal proposito ormai siamo l'equivalente dei milanesi con i concerti: se non lo fanno dietro casa non ci vado. Confrontare con: se non è a totale portata di mano, lascio perdere. Comunque, dicevo, lo sforzo è incredibile, però c'è sempre la remota possibilità che ci sia un effetto positivo. Parlando male di questo gruppo, invece? Mi sa che non si può dire lo stesso. Esempio assolutamente irrealistico: pensiamo ai Pavement (irrealistico perché che persona misera sei se parli male dei Pavement?): se io parlo male dei Pavement in maniera arguta, dicendo che sono vuoti di contenuti, dicendo che il sound sembra scopiazzato da XYZ (chissà) e tutto quanto, magari facendo qualche battutina acida e risentita, è possibile/probabile che diverse persone mi leggano e mi likino il post o il tweet, non fosse altro per il fatto che gli avete risparmiato la fatica di ascoltare un gruppo che, evidentemente, non vale la pena. Ed è qui il punto: facendo così, visto che ormai tutto è overcriticato, che cosa rimarrebbe da fare? Niente vale la pena, rimaniamo dove siamo. E poi, chiaramente, ci si lamenta se la gente ascolta i cantautori italiani "perché almeno capisco cosa dicono". E per forza, scusatemi. E Kanye West è un coglione e non vale la pena, e James Blake fa cascare i coglioni (e sul primo lp vi dò ragione ma lasciamo stare che non è questo il punto), e i Daft Punk non fanno cassa dritta, e i My Bloody Valentine sembra la brutta copia di Loveless (DUH?), e gli Arctic Monkeys/Franz Ferdinand/Vampire Weekend sono gruppetti di musica leggera, e Sorrentino è inutile e autoriale ad cazzum, e che cazzo vai trovando dalla vita? Che cosa fai, se tutto fa schifo? Provi mai gioia quotidiana fuori dal momento post-cacca o post-sigarettarullataabandierachefumomenocarta o qualche altra cosa insignificante del genere? Libri che ti hanno reso felice, soddisfatto o prosciugato ce ne sono? Hai mai messo più di 4 stelline a qualcosa? Un cibo che ami esiste? Anzi, esiste qualcosa che ami? Non sono sicuro che mi lancerei in una risposta. Che cosa fai?, vivi solo di cose che non ti piacciono in modo da poterle criticare in modo che l'unica gioia quotidiana sia la notifica su fb del like che si aggiorna di numero costantemente? Che pesantezza, che mestizia, in fondo che banalità.

E poi, scusami. Passando di banalità in banalità. Ma non ti pare che già campiamo poco? Non ti sembra che questo poco tempo, se passato facendo malesangue, sia un filino sprecato? A me sembra.


E ovviamente, ho fatto un post in cui parlo male del parlar male.

Vi lascio con un angioletto eroinomane.

martedì 4 marzo 2014

Mettere i titoli a questi post è sempre drammatico

Ve lo dico subito, questo post potrebbe apparire come un tantino snob.
Ed è un peccato, visto che provo costantemente a non assomigliare agli opinionisti da social network, questa nuova razza che ho classificato da un po', che si fregiano del loro snobismo (signori della corte, per questo crimine mi dichiaro colpevole anche io) e ne fanno motivo di vanto ed orgoglio in modo verboso e noioso, manco fossero pagati per farlo o qualcuno glielo chiedesse o avessero un riscontro di like et interazioni decente che lo giustificasse.
Ciò detto.
Questo è, come al solito, un post assolutamente inutile et autoerotico, come tutte le espressioni d'opinione non richieste. Non l'ho pensato per cui potrebbe tranquillamente apparire poco o per nulla organico e/o disordinato. Potete lamentarvene.

Prima di lavare i piatti mi è capitato di vedere 5 minuti de La grande bellezza che stavano facendo in tv. L'avevo già visto al cinema a suo tempo quindi mi sono potuto permettere il lusso di vederne solo la parte iniziale. Dico subito la mia sulle reazioni che la popolazione ha avuto a questo film. Io il film l'ho visto la settimana tra il 21 e il 28 marzo dello scorso anno perché volevo dare un'altra possibilità a Sorrentino dopo la mezza delusione di This Must Be the Place e perché era un film italiano che, insospettabilmente, sembrava originale e diverso dagli standard a cui ci ha abituato il cinema italiano degli ultimi 10+n anni ed era seriamente in corsa per vincere il festival di Cannes. Ora, il difetto di questi festival è che le trattative per i film vengono fatte al 90% solo DOPO la fine del festival stesso, e quindi non puoi avere un'opinione su chi dovrebbe o non dovrebbe vincere. Poi io odio i provincialismi e i campanilismi (dei quali sono comunque campione) e mi sta sulla minchia che di Cannes si parli solo quando c'è un film italiano in concorso, mi sembra il moralismo classico (stereotipo da fumetto di Zerocalcare in agguato) dell'incidente aereo con 600 morti "compresi 2 italiani". Ad ogni modo, tornando a Cannes, dopo La classe e dopo La vita di Adele, ho capito che quando la palma d'oro la vince un film francese, è bene essere sospettosi, perché in quanto a campanilismi noi tutti dai francesi non possiamo che imparare a testa bassa. Bellissimi tutti e due i film, eh, meglio chiarire, però ecco. Non sono né La grande bellezza, né tanti altri film che erano in concorso nel 2013 e nel 2008. Divagazione sulla capacità di obiettività dei francesi a parte, la faunistica che mi è parso di osservare circa il film di Sorrentino mi è parso essere divisa fondamentalmente in:
-Gente a cui il film è piaciuto perché, appassionati di cinema "di qualità", hanno visto il film capendone (o intuendone, siamo onesti) il senso e l'hanno apprezzato.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché, anche da appassionati di cinema "di qualità", hanno visto il film, ne hanno capito (o intuito, siamo onesti) il senso, ma non hanno apprezzato granché il film. Non rientro in questa fascia, ma capisco e rispetto.
-Gente a cui il film è piaciuto perché, non abituati al cinema di qualità, hanno visto il film sull'onda dei commenti positivi (e dei premi americani, ché di quelli europei g n fott nu cazz a nessuno, sono tutti film pallosi, non c'è mai stato un Avatar) e magari sono rimasti sorpresi da un film così insolito. Comunque al cinema ci andranno per vedere i film della Marvel o simili.
-Gente a cui il film è piaciuto perché, cazzo, un film italiano che vince gli oscar, o che è candidato ai, o che ha vinto il golden globe, che faccio?, non mi piace?, sì che mi piace oh, magari non l'ho capito bene perché chi le guarda 'ste robe, però userò frasi tranquille e un po' colte tipo "non è la mia tazza di tè" per tirarmene fuori con stile e classe.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché oh avrà pure vinto l'oscar, ma che cacata, non succede niente, parlano soltanto.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché tutti con 'sto Sorrentino in bocca stanno, mi aspettavo il nuovo 2001: odissea nello spazio, che cazzo, ci sarà un motivo per avergli fatto vincere l'oscar?, vorrà pur significare qualcosa no? (!), ma siccome parlano soltanto e non ha storia e alla fine Pirati dei Caraibi non era poi così brutto dai, allora scrivo un pippone che la metà era troppo comunque, così mi sentirò fuori dalla massa e i miei ammiratori leggeranno estasiati le mie epistole. Generalmente questa è la stessa gente che disprezza gli americani perché sono un popolo asservito alle lobby e tutti 'sti pipponi finto-anti-capitalisti, però ha un giudizio mediamente più positivo per le cose che vengono dagli USA rispetto a quello che viene dal resto del globo.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché per fare i gli snob super sayan dicono frasi come "vuole scimmiottare La dolce vita". Perché, capito?, in genere loro vanno avanti a pane, avanguardie, neorealismo e Sergio Leone. Chissà se gli piace Tarantino, a 'sto punto. Chissà che dicono di Kill Bill.
-Gente il cui giudizio non è intelligibile, per capire che cazzo gli passa per la testa dovrei chiedere aiuto a uno bravo per davvero.

Ora, visto che tanto ve l'avevo detto che sarebbe stata una cosa totalmente inorganica, mi sono tolto davanti la tassonomia e quindi posso fare una considerazione su 'sti cazzi di oscar. Sarà che quest'anno c'era Sorrentino, ma è stato veramente un periodo molto più insopportabile del solito. Uno: gli oscar non ci appartengono. E non è un discorso cagacazzo alla "non dovete festeggiare Halloween, le nostre radici sono altre" (discorso che condivido solo in parte ma che, siccome sono una persona pesante, tediosa e pignola, non riuscirei ad affrontare senza aprire mille altre importantissime e molto seriose parentesi ma, siccome voglio cercare di smettere di esserlo con gli altri che essere pesante con me stesso basta e avanza, non faccio e quindi ciao). Il problema è che, proprio come Halloween o, peggio, il cazzo di Superbowl, che ormai lo guardanofesteggianocelebrano anche personaggi che non solo non hanno niente a che fare col football, non hanno niente a che fare con lo sport, sono eventi che ci sono stati consegnati con quest'aura di santità dalla tv americana e che noi abbiamo ereditato senza sapere un cazzo di tutti i retroscena che dall'altra parte dell'Atlantico sono chiari e lapalissiani e noi non sappiamo manco che ci sono. Un paio di considerazioni, a tal proposito. Ho tra gli amici di facebook delle persone che sono state in piedi tutta la notte per vedere la cerimonia. Lasciando da parte le amare considerazioni su chi si vedere pure il red carpet ché poi divento volgare, le persone guardano la cerimonia per guardare solo le premiazioni. Cioè, lì una delle domande più grandi non è tanto chi vince il miglior film ma chi lo conduce, e tu mi snobbi la conduzione della Degeneres perché devi vedere le premiazioni del montaggio sonoro? "Eh ma tanto io mica lo capisco, quello che dicono, quindi..."; eh ma allora, porcodio, fai nottata davanti ai porno e vediti le premiazioni su diretta.it, cazzo ne so, che bisogno c'è di stare davanti alla tv a sentir parlare due babbei che sono sicuro non ti traducono neanche quello che dice la conduttrice? Oppure che ti traducono al momento le dichiarazioni dei premiati, cosa che è encomiabile, io non riuscirei mai a farla, ma ti toglie quantomeno il 70-80% dei contenuti, quando sono emotivi come in questo caso. Le cose che non capisci e che si fanno perché cosa non si farebbe per un follower dovuto ad un pedissequo e attento live-tweeting. A margine, questa stessa gente è quella che dice "eh, chissà chi premieranno quest'anno, è molto combattuta, e secondo me Di Caprio stavolta ce la fa, dai!", e il problema è più o meno quello che dicevo prima: gli oscar, in particolari in annate come questa (piena di bei film, eh, molti bellissimi), sono di una scontatezza incredibile per tutta una serie di motivi che in USA sono chiari come il latte mentre noi, solo interessati alla competizione e totalmente incapaci di avere una visione analitica di qualsiasi cosa a meno che non abbiamo una guida brava e capace, non abbiamo idea. "Raga, ma secondo voi chi la vince, Novara-Real Madrid?" Il livello è quello, secondo me. Che vincesse 12 Years a Slave negli USA si sapeva praticamente da settembre, era il favorito assoluto per tutta una serie di motivi che chiunque sappia come ragioni l'accademy può facilmente prevedere (idem dicasi per i premi ad attore protagonista e non). Oppure che magari non sanno che spesso e volentieri i premi sono dati in base a tutta una serie di trattamenti di favore che le case distributrici riservano ai giudici dell'accademy. Che quando lo dico tutti mi guardano manco stessi parlando di scie chimiche. Fatemi capire, seriamente pensate che Frozen sia meglio di un qualsiasi Miyazaki? Seriamente pensate che Benigni fosse il miglior attore in assoluto, quell'anno? O volete sentire il racconto delle decine di orologi da un migliaio di dollari che la Miramax, dominatrice incontrastata della lega, ha dato ai giudici per assicurarsi che il film che hanno proposto loro fosse guardato con più attenzione, diciamo così? Cazzo, sono riusciti a far vincere addirittura degli oscar a Tarantino, che un regista più anti-oscar non esiste nonostante sia di LA.

Adesso posso dire due parole sul film. Cioè, non parlo della trama (LOL?) o di quant'è bella la fotografia o di questo e di quello, frega cazzi e le recensioni così le trovo anche abbastanza pallose e per niente stimolanti.
La grande bellezza è il tipo di film che mi piace da diverso tempo a questa parte. Quelli in cui la storia, quando c'è, passa in secondo o terzo piano. Quei film in cui la cosa importante è il personaggio (o i personaggi, ma è più difficile), in cui anche i dialoghi sono accessori, in cui la cosa che ti intrattiene è il capire questa gente anche se non esiste, anche se è frutto della fantasia di qualcun altro, anche se magari parla poco, non parla proprio o i dialoghi che fanno sono rumore bianco. O magari sono dialoghi che servono, ma nel momento in cui leggi tra le righe. Tipo, in questo caso i dialoghi di Jep comesichiama sono una cosa deliziosa, e sono proprio le cose che dice lui che fanno capire il senso del film. Quelli che dicono che è un film su Roma, o un film che vuole ritrarre il decadimento di qua e il decadimento di là, evidentemente vogliono sembrare capaci di andare oltre chissà quale livello per rimandare tutto ad un messaggio di eventuale critica sociale o chissà che altro (comportamento molto da votanti del PD, poi) senza esserlo. I dialoghi sono belli quando esprimono una cosa ma rimandano a qualcosa che invece non si dice. Io è da qualche post a questa parte che non perdo occasione per lodare l'approccio verso la vita espresso da The Soft Bulletin dei Flaming Lips (e non la perdo neanche questa volta), però non è un approccio alla vita lo si capisce soltanto da un testo più o meno esplicito. Il problema è che è troppo facile bollare come snob tutte le volte che Jep comesichiama sminuisce i comportamenti della scrittrice impegnata di partito o del giovane con le fisse di artista intellettualoide se si perdono per strada tutte le volte (leggi: tipo ogni scena in cui parla con qualcuno) in cui lo stesso Jep comesichiama sminuisce anche i suoi, di comportamenti. E poi bam, via di panorama assurdamente bello o di colosseo illuminato. Ora, io non voglio suggerire il senso del film perché non ne ho né l'intelligenza né la capacità né la voglia né le palle, ma ridurre tutto questo ad una semplice critica allo stato dell'Italia (ma fosse anche allo stato degli intellettuali italiani, eh - "ma lo sai che Proust è il mio scrittore preferito? Ah, anche Ammanniti, eh") mi sembra pigro. Ecco, pigro è la parola giusta. Fermarsi a quello che fa scena per poter dare un giudizio veloce e d'effetto e convincersi che il primo pensiero sia la verità assoluta. Ma dico io, se un disco non lo capisci magari dopo 10 ascolti, come puoi fidarti addirittura di un pensiero dopo una sola volta? Su, dai. Guarda, cito anche il grande Kanye West, "you need to stop actin' lazy".
La grande bellezza è il genere di film che la Coppola ha dimenticato di saper fare, che gli stavano riuscendo tanto bene con Lost in Translation (ok, vabbé, lì c'è Scarlett forse al suo massimo splendore e io non sono obiettivo, avete ragione) e poi ha perso per strada cercando il più possibile rimandi pop e strizzatine d'occhio allo spettatore. Qua Sorrentino vince facile e si rende capace di stare nella stessa frase con The Tree of Life, per quanto sostanzialmente e concettualmente incredibilmente distanti. Non è che non mi piacciano i film "normali", o "tradizionali", è chiaro che i film con grande trama sono bellissimi, ma queste cose più sottovoce e più boh, statiche?, vogliamo chiamarle così anche se non è assolutamente giusto/vero?, mi lasciano molto di più a livello personale. Ecco, per buttarla sulle serie tv - ultimamente molto più viste dei buoni film dai miei coetanei -, è ovvio che Breaking Bad è un capolavoro come ce ne sono pochissimi nella storia, però il viaggio in California di Don Draper mi ha appassionato e commosso molto di più. E chiaramente per appassionare non mi riferisco al fattore ti-faccio-rimanere-incollato-alla-sedia-senza-possibilità-di-staccare-gli-occhi, quello è anche un po' infantile se vogliamo. Oppure è questo il motivo per il quale Miyazaki è così schifosamente superiore a qualsiasi cosa la Disney abbia mai prodotto(accosto due cose che non c'entrano nulla ma che sempre più gente accosta, vai a capire il motivo). Altro esempio, per tornare sugli oscar, è questo il motivo per il quale Her mi è piaciuto molto di più di American Hustle, che pure ho amato fin quasi all'adorazione (e l'ho amato per questo tipo di motivi: ok, la trama di fondo era una cosa fenomenale, ma la cosa che mi ha fatto innamorare è la creazione del rapporto di amicizia - mio gran punto debole -, il rimorso per la fiducia tradita e la voglia di rischiare per rimediare ai propri errori e tutto quanto il resto).
Oh, io ve l'avevo detto che era un post sconclusionato.
Quindi eccovi una foto di Serge Ibaka, del suo amico e di un nero con gli occhiali e pochi capelli.

giovedì 16 gennaio 2014

Le nuvolette senza pioggia (non sapevo che titolo mettere, oh)

All'americana, they say che le cose venute d'impulso risultino essere le migliori. Non fatevi illusioni, questo post farà cagare come al solito.
Dopo che gli ultimi, contando a memoria, 4 post trattavano, almeno in maniera trasversale, di musica, questo è un post sul fumetto. Tra l'altro un post scritto durante il periodo degli esami. Devo essere proprio rincoglionito. Non sarebbe una notizia inedita, comunque.

Pochi minuti fa stavo girando sul forum di comicus.it, sito di cui seguo le news e di tanto in tanto le recensioni. Un mio amico mi aveva segnalato un topic in cui si parlava delle cifre di vendita dei fumetti in Italia, che è un tema su cui non si è mai saputa una mazza, quindi il topic sembrava ghiottissimo. Mi verrebbe voglia di iscrivermi, nonostante stessi leggendo un topic dedicato ai Bonelli (la conoscete, questa casa editrice. Tutti abbiamo in casa almeno un Tex e/o un Dylan Dog. Tutti.) e, siccome è buona abitudine girare un attimino il forum per vedere che aria tira e com'è la politica degli utenti (non mi iscrivo al forum di Doyourealize.it se ascolto solo hard rock puzzone anni '70, per dire), lo faccio e la mia voglia di iscrivermi crolla come il tasso occupazionale greco di qualche anno fa. A fronte di utenti espertissimi in diversi ambiti, come leggevo sul topic di cui dicevo prima, leggo di un sacco di pregiudizi verso il fumetto giapponese.
Ripeto, il post nasce totalmente d'impulso, quindi anche il filo logico potrebbe latitare. Non come nei Joyce più criptici, ma potrebbe latitare.
Per me esistono 3 classi di fumetti: i fumetti di supereroi, i fumetti giapponesi e le graphic novel (o I graphic novel, vedetela come volete). Poi è chiaro che ci sono anche altre cose, non fate i qualunquisti più di me, però le macrofamiglie sono queste.
Penso che, chi più chi meno (come se mi leggano il duecentomila), sappiate individuare l'uno dall'altro in fumetteria. Ma per chi non ci riuscisse:



Il fumetto di supereroi è quello fondamentalmente della Marvel e della DC. Oltre queste due case editrici mi viene in mente solo Spawn che è della Image. La caratteristica di questi fumetti è che non hanno un filo conduttore: dopo che viene creato il personaggio, le sue sorti passano dalle mani di miriadi di autori che ne scrivono le storie, spesso e volentieri sconnesse tra di loro. Il risultato fisiologico è che Spiderman ha sempre quell'età (in realtà almeno quello hanno avuto il buon senso di farlo evolvere un minimo e, da fare il liceale è passato, l'ultima volta che ho controllato, ad essere un insegnante) e, se viene mazzolato come un metrosessuale ad un incontro di Casapound in una storia, in quella successiva non c'è traccia di niente di tutto ciò. Idem dicasi per tutti gli altri. Un'altra caratteristica è che Marvel e DC sono costrette periodicamente a fare questi super crossover, ovvero dei cicli narrativi che coinvolgano tutti o quasi i supereroi della casa editrice, in cui in genere muoiono un sacco di personaggi, colpi di scena a non finire e quant'altro. Dico "sono costrette" perché, credo, se non fanno così il lettore medio comincia a rompersi i coglioni. Almeno, io non me la spiego altrimenti: ogni lettore sa che il crossoverone ci sarà, dove starebbe l'effetto sorpresa? Far vedere chi tradisce chi e chi muore per mano di chi? E che stiamo, a Beautiful? Tra l'altro, mi pare di aver sentito che una volta sono stati costretti, per riparare ai "danni" di un crossover, a far risorgere tutti i personaggi morti dal Dr. Strange o qualcosa del genere. Come forse solo il peggior Naruto sarebbe stato capace di fare. A Dragon Ball almeno lo dicono (quasi) subito che questa sarebbe stata una possibilità.



Il fumetto giapponese è quello che viene dal Giappone. Per motivi che spiegherò tra poco ha così tanti titoli che qualsiasi stereotipo gli vogliate attribuire, troverete titoli che lo rappresentano alla perfezione. Inoltre ha invaso la televisione italiana fin dalla metà degli anni '80. Anzi, meglio, non l'ha invasa, l'ha infestata. Ah, giusto per chiarire bene, quelli che vedi in televisione non sono i manga. I manga sono quelli che compri in edicola. Sì, quelli che si leggono al contrario, quelli che la terza domanda che fai a chi te l'ha prestato (la prima è "ma è porno?" e la seconda è "ah, ma questo al contrario si legge?") è "ma oltre a leggerlo da destra a sinistra si legge dal basso?" o, a scelta, "ah, ma i testi stanno scritti normali! Non mi viene mica di leggere il testo in un modo e le immagini in un altro. Madò, non ce la farò mai... Senti, lasciamo stare". Quelli che guardi in televisione si chiamerebbero anime - che è un termine inutile tanto quanto "manga" -, ma va strabene se li chiami "cartoni animati", fidati che fai meno la figura del fesso. Anzi guarda, se li chiami "cartoon" potresti passare per uno che legge i quotidiani o i periodici di un certo tipo. Perché si sa, dire "cartoon" fa molto più figo di dire "cartone animato". Perché riqualificare un termine perfetto e storicamente radicato è un'operazione inutile e controproducente: basta metterci il corrispondente inglese e diventi un figo acculturato, come i pubblicitari milanesi che usano mille parole inglesi ad cazzum canis. Ma stiamo, al solito, divagando.



Ci sono due scuole di pensiero. In realtà ce n'è solo una, l'altra è una distinzione che si fa per essere chiari. La prima scuola di pensiero è quella secondo la quale la graphic novel esiste. La seconda è quella secondo la quale la graphic novel non esiste. La prima dice che la graphic novel esiste perché è un tipo di fumetto con delle caratteristiche ben precise, tipo l'essere rivolto ad un pubblico più adulto, avere un tipo di storie non dico meno commerciali ma spesso almeno meno convenzionali (e questo vuol dire poco e niente, ma non so che dirvi), avere una lunghezza ben definita, eccetera eccetera. La seconda scuola di pensiero dice che la graphic novel non esiste. Tipo il punk. Però secondo me questo lo dicono per il motivo di cui prima per il quale chiamare una cosa "cartoon" è più figo, più radical-chic (se avete un quadernetto con le parole che più odiate e non avete ancora segnato "radical-chic" siete delle persone pessime. Fatelo ora. Bravi, scrivetela lì. Sotto "hipster", esatto.) che chiamarla "cartone animato". Ormai "graphic novel" è diventato il modo di chiamare i fumetti in televisione o sui giornali o dove cazzo volete, l'importante è che non si pensi che uno legge i fumetti, lui legge una cosa figa e intellettuale. Per esemplificarvi al meglio il motivo per il quale sono abbastanza certo che si sia creata questa scuola di pensiero, ricordo che quando distribuirono al cinema l'ultimo film chiamato-in-gergo "live action", con attori veri, ispirato a Dragon Ball, nello spot televisivo dissero, e lo ricordo come se fosse stamattina, "ispirato alle graphic novel di Akira Toriyama". Taccio sui miei conseguenti pensieri.

Ora, spero di aver fatto un'introduzione (e mortacci dell'introduzione) tale che si capisca che, secondo il mio modesto parere, alla domanda "allora che macrofamiglia di fumetti vorresti cominciare a leggere?", la risposta migliore che si possa dare è "graphic novel". Perché ripeto, è il genere che dà più soddisfazioni, che ha storie più personali e più sentite e perché è mediamente molto più facile sostituirla alla pizza nella meravigliosa frase "pizza is like sex: when it's good, it's very good; when it's bad, it's still pretty good" (che poi vorrei capire che cazzo ne sanno di pizza gli americani, ma tant'è). Faccio un paio di esempi: a me due delle graphic novel americane più acclamate degli anni '90, Black Hole e Ghost World, non sono piaciute. Sarà un problema di aspettative deluse (perché l'alone del quale sono circondate è obiettivamente incredibile), sarà un problema di zeitgeist nel senso che quelle storie, negli USA, in quegli anni, sicuramente avranno impattato forte, molto più forte e duro di quanto io italiano nato alla fine degli anni '80 possa capire. Fatto sta però che, nonostante non mi siano piaciute, sono comunque meglio di tantissime altre cose. When it's bad, it's still pretty good. Tant'è che ormai è probabilmente l'ambito in cui spendo più soldi. Perché sì ecco, le graphic novel hanno un solo grande difetto: costano tanto. Porco dio se costano tanto. Lasciate stare i volumi giganti tipo Bone o le ristampe di capolavori straconosciuti che tanto venderanno sicuramente un casino (in genere si tratta di ristampe di Alan Moore) che raggiungono puntualmente i 32-35€, ma per un volume fresco di pubblicazione, al netto di promozioni da amazon, arrivi a spendere anche 25-27€.
Ah, e poi una cosa. I volumi dell'Uomo ragno NON SONO GRAPHIC NOVEL. I volumi di The Punisher, anche se sono quelli stupendi scritti da Ennis, NON SONO GRAPHIC NOVEL. Sono collane raccolte in volume. Watchmen volendo è una graphic novel, V for Vendetta, perché la loro natura è il volume, e il fatto che siano state pubblicate ad episodi segue la stessa logica del romanzo a puntate tipo Robinson Crusoe (e la logica di mercato, ché mica fai cambiare formato alla DC così facilmente). Volendo Marvels può essere una graphic novel, non Civil War. Non lo è neanche Bone, perché non è che siccome una cosa è un po' più d'autore allora è una graphic novel. Smettiamola di chiamare graphic novel qualsiasi cazzata a fumetti che esca in volume. Mo tra poco pure Zerocalcare fa graphic novel.

Per quanto riguarda il fumetto giapponese. Suppongo lo sappiate, ma è bene ribadirlo perché ho letto sul famoso forum di comicus che ci sono ancora dei pregiudizi da impanicarsi.
Tralasciando i luoghi comuni degli occhi enormi, delle tette giganti e dei capelli di mille colori (tutti veri e, salvo quello delle tette, difficilmente spiegabili. Se ci mettiamo che il colore dei capelli può essere utile a distinguere i personaggi, allora rimane la dimensione degli occhi, che difficilmente troverà un riscontro di logica), ho letto che la gente "non capisce" i fumetti giapponesi perché "so poco della cultura giapponese e quindi non riesco a cogliere quello che vuole esprimere l'autore". Dopo una velocissima analisi, si capisce che questa persona non ha mai letto e/o apprezzato un romanzo russo o un telefilm americano o toh, un romanzo inglese, un Dickens, che cazzo ne so. Per non parlare della Divina commedia. Che cazzo di ragionamento di merda è? Allora tu Happy Days non l'hai mai apprezzato perché la cultura della middle class bianca americana è totalmente estranea alla nostra. È un ragionamento stupido e tradizionalista. Le cose impari ad apprezzarle facendoci l'abitudine, cercando di capirle. Io, per esempio, sono arrivato ad ascoltare jazz e capire quale disco mi piace di più rispetto ad un altro ascoltandone tanto e tante volte, cercando di capire il suo codice linguistico (con scarsi risultati, ma c'ho una vita davanti), se non altro cercando di capire cosa non mi piace, ad esempio il free jazz. Il fumetto giapponese per come lo intendiamo noi non ha una tradizione mediatica radicata come quella occidentale. O quantomeno, ce l'ha eccome, ma ha subito un cambiamento così radicale che, a mio modestissimo e ignorantissimo parere, ha fatto in modo che praticamente si parlasse di due cose diverse. E vorrei ben vedere, stateci voi occupati dagli americani dopo le bombe atomiche, in piena ricostruzione economica e soprattutto culturale con le loro influenze. Ora, la storia vuole che praticamente gran parte del merito di questa rivoluzione vada attribuita al mai troppo lodato Osamu Tezuka. Io, sinceramente, sono convinto che oltre a lui ci sia dell'altro ma, ripeto, io sono un italiano nato alla fine degli anni '80 e, se non riesco a capire fino in fondo o a sapere determinate cose relative agli anni '90 americani, figuratevi se riesco a sapere cose degli anni '50 giapponesi. Ad ogni modo, l'impressione che io ho sempre avuto è che il fumetto giapponese sia legato al linguaggio cinematografico in una maniera che il fumetto del resto del mondo non riuscirà mai a replicare. Fateci caso: mediamente quanto tempo ci mettete a leggere un volume di fumetto giapponese? E quanto tempo ci mettete a leggere un volume americano, fosse anche uno spillato di 80-90 pagine, di quelli con 3 storie diverse? Ecco, io ci mettevo più o meno lo stesso tempo, con la differenza che un tankobon giapponese (fatemi fare il figo con gli esotismi linguistici, dai) conta in genere 180 pagine, mentre uno spillato americano circa la metà. Il fumetto americano è più "fumettoso", nel senso che credo usino molto di più quelle che sono le possibilità linguistiche del fumetto. Per fare due esempi lampanti, e specificando che si sta parlando dei fumetti, se è vero che l'Uomo ragno durante i combattimenti fa battute che manco Claudio Bisio, quando mai avete sentito Goku fare lo stesso? E, fermo restando questo, escludendo proprio i film Marvel, quante volte durante una rissa cinematografica (ma anche dal vivo) i contendenti dialogano e fanno battute? Ecco, forse solo in quei filmacci tipo Fast&Furios e XXX. Ripeto: il fumetto giapponese si basa molto più sulla tradizione cinematografica, sul movimento veloce e in tempo reale, sul - potrà sembrare strano e sembra strano - maggior realismo possibile, sul gioco di sguardi senza bisogno di usare battute a tutti i costi eccetera eccetera. D'altra parte ci sono autori giapponesi che questa cosa l'hanno portata all'esasperazione, tipo Masashi Tanaka con Gon o L'uomo che cammina di Taniguchi.
L'altra particolarità essenziale per capire il fumetto giapponese (o meglio la vastità del termine stesso "fumetto giapponese") è il tipo di mercato che c'è dietro. Da quelle parti il medium fumetto è un medium assolutamente comune e accettato, che non soffre degli stessi pregiudizi che abbiamo in Italia; in genere ai novizi si fa sempre l'esempio che trovare qualcuno che in metropolitana si legge un volume a fumetti è una cosa molto frequente e assolutamente normale, mentre io l'altro giorno a mensa stavo leggendo un libro illustrato e una tipa (che aveva il QI di una ciliegia, vabbè) mi fa "ma che ti leggi, i disegnetti?" Specifico, questa qui è spettatrice abituale di Uomini e donne, ma lo spettatore di Uomini e donne è molto più comune di quanto non crediate. Di conseguenza, essendo così comune, per le cifre e il danaro che l'industria del fumetto muove, i giappi sono di gran lunga i primi al mondo. Poi hanno un loro sistema di pubblicazione per il quale ogni volume - sempre suddiviso in capitoli - viene prima pubblicato a puntate su una rivista insieme ad altre serie. Non in maniera indiscriminata, però: queste riviste sono divise rigorosamente per target, e lì in queste cose sono bravi. Per cui se i vari Naruto e One Piece (che poi è come accostare la birra calda e la birra fredda: sempre birra è, ma la calda fa cagare e la bevi solo se proprio non c'è nient'altro, mentre trovare cose più arrapanti della birra fredda è difficile - la birra fredda nello specifico è One Piece, che nonostante i 70 volumi rimane una delle 2-3 cose più fighe in circolazione) sono pubblicati sulla stessa rivista per pre-adolescenti maschi (e come ci sia finito lì One Piece è un po' un'anomalia, o forse il fatto che Shonen Jump è Shonen Jump ma poi divaghiamo), ci sono riviste per pre-adolescenti femmine (e non mi chiedete che cazzo ci possano pubblicare, là sopra), per giovani maschi e per giovani femmine, per trentenni maschi, addirittura per casalinghe o per donne in carriera. Seriamente, eh, esistono queste cose. Ovviamente in base al target il tipo di storia cambia, e questo non ve lo devo dire io. Però se considerate che negli ultimi anni ci sono stati almeno 3 titoli capaci di superare il milione e mezzo di copie di tiratura per un singolo volume (e di volumi che escono in un anno ce ne sono almeno un paio a serie), forse cominciate ad intuire di quanto siano grandi i numeri di cui parliamo. Però prima di ritornare al discorso principale, faccio un utile excursus: tempo fa una c.d. twitstar aveva chiesto che le si consigliasse un fumetto giapponese da leggere. Avrà avuto, quante?, 30 risposte?, e ogni singola risposta conteneva sempre gli stessi titoli, tutti strafamosi, straconosciuti, belli per carità, ma è come quando chiedi che film o che serie tv guardare su facebook: sai già quali saranno i titoli più gettonati o che usciranno per primi, senza alcuna possibilità di errore. Questa qui ha un tumblr sempre cupo, in bianco e nero, con un sacco di immagini erotiche e un sacco di immagini che rimandano a delle pratiche un po' perverse, con un immaginario ben preciso. Allora io, piuttosto che consigliarle One Piece (che è un capolavoro, ribadiscoo, ma non fa dell'esplorazione dell'oscurità dell'animo umano uno dei suoi punti di forza) o boh, qualsiasi altra cosa, sono andato a consigliare MPD Psycho e Monster. A che è servito questo excursus? A sottolineare l'importanza di persistere prima di giungere a conclusioni, in particolare in un ambito così sterminato come il fumetto, soprattutto quello giapponese. Questo è così grande che, a fronte di un Naruto o di un Bleach (classica cagata famosissima, immotivatamente) ci siano decine di titoli come, cito veramente random, Uchu Kyodai, Lei l'arma finale, Eden, My Girl, PlanetEs e blablabla. Se vi prendete tempo per capire per quale motivo ci sono titoli (o autori) che sono citati all'unanimità (o quantomeno da chi ne capisce, da festival di fumetto importanti e cose simili) come imprescindibili, imparate ad avere un senso critico e un senso dell'orientamento che vi porteranno a certi titoli o certi autori che magari conoscono pure in pochi ma che vi soddisfano in pieno. Io, ma credo chiunque, ho un nugolo di autori-feticcio di cui compro qualsiasi cosa riesca a trovare. E di questi, solo un paio sono molto molto famosi - credo solo Inoue e Urasawa e, signori, che cosa non è Inoue, soprattutto, mamma mia.
Ve l'avevo detto che questo post non aveva nessun senso logico.

Passando ai fumetti di supereroi, invece, le considerazioni sono poche e molto veloci.
1) C'è un mucchio di cacca. Sì che sono cose che si leggono solo e soltanto per bieco e ignorante intrattenimento, ma per trovare una storia che veramente valga la pena di essere letta bisogna passare attraverso a un numero spropositato di inutilità.
2) Una considerazione velocissima sull'acquirente medio di supereroi che sta emergendo ultimamente. È chiaro che figure del genere sono fisiologiche, dopo operazioni colossali come quelle della Marvel negli ultimi 5-6 anni. È altrettanto ovvio che questi film non dico che hanno lo scopo di, ma quantomeno hanno l'ovvia conseguenza di attirare nuovi lettori, cosa che inevitabilmente succede (il che la dice lunga su quanto, secondo le ultime teorie sociologiche, il consumatore ormai sia maturo e capace di scegliere autonomamente cosa è meritevole della sua attenzione e cosa no, ma divago ancora). Sarà per l'apporto fondamentale che ha internet e facebook (perché smettiamola di usare il generico termine "social network", c'è solo facebook) nella diffusione di questi tipi di comportamento (il che la dice lunga su quanto, secondo le ultime teorie sociologiche, internet e l'infinita possibilità di connessione col prossimo permetta al singolo di allargare i suoi orizzonti informativi e blablabla), ma i fan che si vanno formando e diffondendo in questo momento hanno la mentalità più chiusa e testarda che abbia mai visto, secondi solo ai 50enni fedeli alla Bonelli. "Ai miei tempi" (concedetemelo), i lettori di fumetti di una certa età si sentivano comunque parte di un'unica grande famiglia, quella degli appassionati di un mezzo espressivo meraviglioso che però nessun movimento culturale primario prendeva sul serio. Poi potevi essere un appassionato di supereroi come un appassionato di fumetti giapponesi, però la mentalità diffusa era quella di provare con un onesto senso di curiosità anche prodotti che uscivano dal tuo seminato, forse proprio perché consci e calati in questo clima di comunità, di "diamoci pacche sulle spalle tra di noi che altrimenti non ne usciamo interi". Oggi invece quello che vedo è un continuo asserragliarsi sulle proprie posizioni senza mai considerare la possibilità di guardare dall'altra parte.
Nello specifico, gettiamo la maschera sui bei discorsi in linea generale e sporchiamoci le mani, la sensazione è che il fumetto supereroistico, in particolare della Marvel, sia intrinsecamente superiore a tutto il resto perché tutto il resto mica è capace di fare dei film come gli Avenger o Iron Man. Poi avoglia a provare a spiegare che spendere 7-8€ per vedere un Thor 2 o un Iron Man 3 è un gesto saggio quanto pucciare il cazzo in un bicchiere vodka al peperoncino, quelli ti menano delle risposte disarmanti da ultras, tipo "e che devi andare a vedere al cinema, De Sica e Boldi?", perché esistono solo le cose loro o le cagate assolute. Una parte di questa gente ha sviluppato una mal riposta curiosità in qualsiasi cosa sia seriale: non è difficile incontrare un fan dei film Marvel che va a vedere al cinema Hunger Games difendendone l'originalità della proposta o, magari, i sottotesti di critica sociale (!). Poi avoglia a provare a spiegare che Hunger Games è obiettivamente una merda, una copia mal riuscita e nonostante questo pretenziosa in maniera imbarazzante di Battle Royale, o che un'intera trilogia sullo Hobbit sia una cosa del tutto ingiustificata che al massimo potresti guardarla su Sky quando finisce se proprio hai voglia. Niente. Sono capaci di dirti che ok, il primo Hobbit magari era un po' noioso e forse il secondo era troppo di transizione verso la fine della storia, e magari lo sanno anche che 9 ore di film (almeno) a fronte di un libro di sicuramente meno di 400 pagine sono tante, troppe, però io comunque lo vado a vedere al cinema. E non è giusto che questi film non vincano mai nessun oscar, sono bei film! Eh, ma li hai visti gli altri candidati? Eh, no, avevo calcetto. 7 giorni su 7, capito?