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venerdì 16 febbraio 2018

Titolo brutto

Come promesso, ecco il post sui film. Il titolo è brutto perché che cosa dovevo scrivere? I migliori film blablabla? Previsioni per gli oscar blablabla? Dai, che cagata è? Che sono, Internazionale? Linkiesta? Siamo seri, su.

Cooooomunque, direi di strutturare la cosa in questo modo: dato che dei film che avevo sull'hd ne ho visto circa la metà, e che la cosa più impellente sono gli Oscar, farei prima le mie preferenze per questi ultimi e poi dopo vado con la "classifica", che in caso potete tranquillamente saltare. Tutto spoiler free, ovviamente. Anzi, cercherò di non parlare proprio della trama del film, because that's how I roll. Allora, capitolo Oscar.



CHI DOVREBBE VINCERE GLI OSCAR 2018 SECONDO IL MIO INSINDACABILE PARERE?


Allora, partiamo da un presupposto che è bene espletare subito. Dei miei due film preferiti visti nel 2017 solo uno è candidato all'oscar, ed è Lady Bird. Ed è tranquillamente il film più adorabile di sempre, quindi per me dovrebbe vincere qualsiasi cosa ever. Vedrò di tenere a bada i miei istinti ed il mio amore verso La Santissima Trinità (Saoirse Ronan, Timothée Chalamet e l'unica fantastica splendida Greta) ed essere obiettivo. Nonostante stiamo parlando delle mie preferenze. Vabbé ci siamo capiti dai.
Altro presupposto: quest'anno i film candidati agli oscar sono tanta tanta roba. Era dall'anno in cui erano candidati Her, 12 Years a Slave, Gravity, Dallas Buyers Club e American Hustle che non c'è tutta questa qualità. Che bello. Poi ci sarebbe da fare tutto il discorso che ormai la gente guarda i film candidati all'oscar aspettandosi i grandi film "da cassetta" degli anni 90 o i kolossal Disney per i quali paga il biglietto e si trova davanti magari Moonlight (che, a scanso di equivoci, è un film DI CRISTO) e dice che ormai fanno tutti cagare, e perché questo succede?, e come si può risolvere? eccetera eccetera, però quello è un discorso talmente ampio e talmente pessimista che onestamente non voglio affrontarlo manco marginalmente. Se Lady Bird vi fa cagare, non è un film di merda - non lo è secondo nessuno standard - è solo che i vostri gusti sono molto per i film d'azione o i drammoni storici. Lady Bird è un capolavoro.
Altro presupposto: è bene ricordarsi che gli Oscar, ora più che mai, non sono un giudizio sul film più bello in assoluto, ma sono principalmente uno strumento promozionale. Da noi i film candidati, con pochissime eccezioni, sono usciti o usciranno tra fine gennaio e fine marzo, e negli USA la situazione non è molto diversa. Per guardare Phantom Thread ho dovuto aspettare fino al 7 febbraio perché è uscito al cinema praticamente a natale. E dovrebbero premiarlo, eventualmente, a marzo. Non ha senso, converrete. Teniamo presente questa cosa quando si scriveranno i post su facebook il 5 marzo (che che non farà nessuno perché saremo tutti attaccati alla maratona di Mentana).
Ultimo presupposto: i film candidati alle grandi categorie li ho visti quasi tutti. Tutti tranne Mudbound, The Darkest Hour, I Tonya, Roman J. Israel Esq., All the Money in the World, The Greatest Showman. I don't care about them. Ho visto quelli belli, diciamo. Poi probabilmente Mudbound e I, Tonya li guarderò anche, ma sinceramente non mi interessano per niente. The Darkest Hour, poi... date l'oscar a Gary Oldman e non fatelo uscire neanche, il film, che due palle.
Andiamo con le categorie.

MIGLIOR FILM E MIGLIOR REGIA

Categorie complesse. Storicamente no, ma da quando seguo io gli oscar, spesso si premiavano i due migliori film che si scambiavano i due premi. Quindi, ripeto, nonostante il mio cuore vada sempre e per sempre a Greta, e nonostante il clamoroso snub di The Florida Project, per me Lady Bird dovrebbe vincere come miglior film e Paul Thomas Anderson come regia. Perché la regia di Phantom Thread è una madonna virulenta, si potrebbe prendere ogni. singolo. fotogramma. di quel film e metterlo in cornice e sarebbe comunque un quadro bellissimo. Dicevo di Florida Project che pure lui ha fatto un lavoro simile, ma principalmente sulle scene in esterno. PTA è stato costante e perfetto e bravissimo e io gli voglio bene.

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE

Qui onestamente si può pescare nel mucchio, uno vale l'altro, sono tutte storie stupende. Se mettiamo da parte il mio amore per Greta, direi che forse è meglio che non lo vinca lei perché gran parte della magia del film è nel complesso di performance degli attori, nel timing (la scena nel grande magazzino per il vestito per me è devastante, perfetta, stupenda, ogni volta che la vedo piango), nella regia eccetera eccetera. Quindi meno uno. Discorso identico, per filo e per segno, per Get Out. Quindi meno due. Volendo anche per The Shape of Water. Quindi meno tre. The Big Sick, per quanto mi abbia fatto tanto piangere e abbia fatto diventare Kumail Nanjiani uno dei miei esseri umani preferiti al mondo, alla fine è una romcom. Forse la migliore di sempre, ma sempre una romcom. Quindi via anche lui. Rimangono i tre manifesti. Mi sembra che siamo tutti d'accordo, no? No? Bene.

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

Vabbé, qui Call Me by Your Name, col secondo che arriva settimo.
No dai, anche Molly's Game mi è piaciuto, ma lì ha fatto tutto Aaron Sorkin e io per Aaron Sorkin ho un debole. Comunque CMBYN regna sovrano dall'alto dei cieli.

MIGLIOR ATTORE

Timothée Chalamet.
Obiettivamente Daniel Day-Lewis è stato più bravo, però al cuor non si comanda. E poi vaffanculo, già ne ha tre, non facesse l'ingordo.

MIGLIOR ATTRICE

Saoirse ti voglio bene
Anche perché tanto vince anche qui (meritatamente) Frances McDormand, quindi fatemi amare in pace l'accento più bello di Hollywood. Dai seriamente, guardate quando fa l'accento della valley girl verso la fine, come fate a non amarla come fosse vostra figlia? Vòglimi bene, Saoirse.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Anche in questo caso vincerà Sam Rockwell dei tre manifesti, quindi qui dico che dovrebbe vincere Willem Dafoe solo per dare qualche considerazione a Florida Project che, ripeto, è stupendo.

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

Allison Janney,  perché le voglio bene. E perché premiare anche qui la mamma di Lady Bird sarebbe noioso.

MIGLIOR CANZONE

UN CAPITANO, C'È SOLO UN CAPITANO
E incredibilmente potrebbe anche vincere davvero (SPOILER: no it doesn't).

MIGLIOR COLONNA SONORA

Jonny Greenwood, sia perché tra i candidati è la migliore, sia perché sai che gusto a poterlo chiamare "academy award winner Jonny Greenwood"? (SPOILER: non vince manco lui)

MIGLIOR FOTOGRAFIA

Questa è davvero difficile. Il cuore mi dice The Shape of Water, ma con Blade Runner 2049 uno sputo dietro.

MIGLIOR MONTAGGIO

Vogliamo dare a quel filmone bellissimo di Baby Driver qualcosa, sì o no?

ALTRE CANDIDATURE SPARSE

Allora, film d'animazione sicuramente Coco, senza competizione. Mi dicono che Paddington 2 fosse molto bello, ma fin quando decideranno di continuare ad escludere i film giapponesi, la Pixar dominerà la categoria come i Warriors in questi tre anni. Di miglior film straniero ho visto solo The Square e, nonostante in una scena si vedano le tettine dell'amore mio Lizzy Moss, e nonostante sia un film estremamente interessante, se dovesse vincere mi incazzerei come un animale. Degli altri candidati non ne ho visto ancora nemmeno uno, ma quel muscolo rattrappito che ho nella parte sinistra del petto mi dice che The Insult sia davvero bellissimo. Per le altre candidature tecniche, che in genere sono vinte dai blockbusteroni coi supereroi e cagate simili, spero che The Shape of Water li seppellisca tutti, ma non succederà purtroppo. Se a Star Wars o alla Marvel gli togli pure l'oscar per miglior montaggio sonoro che cosa gli rimane?, chiudono tutto e dichiarano bancarotta.

Ora, andiamo con questa sorta di classifica quasi completamente scevra di film europei o orientali, e quindi razzista. Top 10 e poi 4 riserve (perché 4 e non 5? Boh.).

TOP 10 (DALLA 10 ALLA 1)


10) Coco, di Lee Unkrich e Adrian Molina

Siamo tornati a livelli alti. Non ai massimi, però anche il secondo gradino della Pixar è altissimo. Tra l'altro l'ho visto al cinema e davvero è una gioia. Sia per gli occhi che per il cuore.











9) Shin Godzilla, di Hideaki Anno

Quando danno libertà ad un genio, questi sono i risultati. Un film su Godzilla in cui Godzilla ha un ruolo meno che secondario. Stupendo. Da vedere doppiato: io l'ho visto subbato e ho dovuto mettere in pausa ogni 3x2 perché i dialoghi sono tantissimi, complicati, in burocratese, e in più è pieno di scritte. Anche se non vi piacciono i film di mostri, questo vi piace. Poi dai, Hideaki Anno. Pure la colonna sonora ha quegli echi di Evangelion che mi hanno fatto gocciolare. Che tesoro.









8) The Florida Project, di Sean Baker

Un film fatto di bambini che giocano. Che film di merda, direte voi. E invece. I bimbi ti portano in posti bellissimi, e ovviamente sono una grossa mossa Kansas City per parlare di quello che sta attorno a loro. C'è un video di Nerdwriter che accenna un po' alla cosa, ma comunque non leggete niente e guardate il film, fatevi 'sto favore. Poi in caso cercate altro, ma non dovreste neanche averne bisogno.








7) your name., di Makoto Shinkai

Ho delle riserve sul finale, però Shinkai è Shinkai, e quando riesce a non esagerare col pathos i risultati sono questi. Il tema di quest'anno sembra essere "film che ti gonfiano il cuore di gioia e speranza verso il prossimo". Film stupendo. Stupendo.










6) The Shape of Water, di Guillermo del Toro

Il tema è quello del film di cui sopra e di alcuni film di cui sotto. Tutto bellissimo, un mare (pun fully intended) di tenerezza.












5) Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, di Martin McDonagh

Qui invece tenerezza manco per il cazzo. A prescindere da tutto quello che il film ci vuole dire, la cosa che mi ha fatto impazzire è che la storia è una mazzata e, nonostante questo, si ride. "Black humor" non è sesso droga e pastorizia, è questo.









4) Call Me by Your Name, di Luca Guadagnino

Un regista italiano, per fare film così belli senza Toni Servillo, deve farli in America. Madonna che nervoso.
Anche questo rientra nel filone "cuore colmo di giUoia". E Sufjan. E pesche.










3) Phantom Thread, di Paul Thomas Anderson

Un'eleganza, una raffinatezza imbarazzante. Non riesco a trovare tanto altro da dire. Maestoso.















2) Lady Bird, di Greta Gerwig

Avevo aspettative alte già prima che uscisse, tant'è che quando l'ho visto il pensiero è stato il classico "sì per carità, molto molto bello, ma chissà che mi aspettavo". Poi siccome era cominciata la promozione e le due erano sempre in giro per talk show, podcast e cose simili, nelle settimane successive ogni volta che mi ritrovavo a pensare al film mi mettevo a piangere. È una roba che rimane. Il Moonlight di quest'anno, ma forse anche meglio di Moonlight, per quanto completamente diverso.






1) The Handmaiden, di Park Chan-wook

Uno pensa "vabbé il film nuovo di Park Chan-wook si guarda per forza, non sarà sicuramente meglio di Oldboy ma brutto non potrà essere." E invece sai che non siamo poi così lontani?
Dopo 'sto film lui è uno dei miei preferiti. Visivamente The Handmaiden è pazzesco, la storia è qualcosa che non riesco neanche a descrivere tanto è complicata e inaspettata e bellissima. Un film come ne vedrete pochi nella vita.
Consiglio di vederlo sottotitolato perché una delle cose più gustose del film sono i cambi - importanti anche ai fini della trama - di lingua tra coreano e giapponese. Sia per quello, sia perché o così o così, non penso che lo vedremo mai doppiato in Italia, 'sto capolavoro.






 ̶A̶n̶d̶ ̶t̶h̶a̶t̶'̶s̶ ̶a̶l̶l̶ ̶f̶o̶l̶k̶s̶
NOOOOOPE

Avevo detto che avrei messo anche le riserve, quindi eccole. Stavolta in ordine alfabetico.
Baby Driver, di Edgar Wright
Il film più "divertente" che ho visto nel 2017.
Get Out, di Jordan Peele
Ora, ho sentito un casino di gente dire "eh ma dai, ma che è?, ma non è bello!". Uno: yes it is. Due: negli USA è un fenomeno culturale perché tocca dei nervi che lì sono scoperti, noi ancora non li abbiamo perché i negri preferiamo non considerarli proprio quindi figurarsi. E poi francamente è un ottimo horror.
Molly's Game, di Aaron Sorkin
Come dicevo, io per Sorkin perdo la testa. Avete presente The Big Short, o comunque quel genere di film americani in cui tutti i personaggi hanno sempre magicamente delle battute super brillantissime pronte e le sparano alla velocità della luce una dopo l'altra? Bene, questo è uno di quei film. Ed è un bel film, nel senso, non è che l'unica cosa bella del film è la quantità quasi sadica di dialogo. Però è un bel surplus.
The Post, di Steven Spielberg
Come ha egregiamente spiegato Seth Meyers nel video a cui vi rimando se cliccate su un punto qualsiasi di questa frase, The Post è semplicemente un newspaper movie. Avete presente Spotlight? Beh ecco, non siamo poi così distanti. Qui in più ci sono solo duecentomila personaggi, tutti fatti da attori bravi bravi bravi e che mi sarebbe piaciuto veder recitare in lingua originale, e lo gira Spielberg, che in certi momenti si fa amare profondamente.

Tre titoli che non ho visto ma che vedrò presto e sicuramente saranno bellissimi o quantomeno belli (titoli cliccabili, vi rimandano alla scheda su IMDB):
Good Time, distribuito nel nostro amorevole paese in C I N Q U E copie, e tipo un mese dopo l'uscita in sala l'hanno messo su Netflix, per fortuna (clic clic clic)
Thelma, che avevo iniziato a vedere tipo alle undici e mezza di sera e al primo segno di inquietudine ho dovuto chiudere perché sarebbe finita che non avrei dormito.
On the Beach at Night Alone, di cui non scrivo il titolo originale perché, se tanto mi dà tanto già col titolo in inglese non lo vedrà nessuno, figurarsi col titolo coreano. Comunque di 'sto film non so nulla, tranne il fatto che il mio sesto senso mi spinge con decisione a premere play uno di questi giorni.

And THAT's all folks.
In chiusura, una maglietta che vorrei davvero tanto (o se non dovesse essere quella nella foto - che si può comprare qui - c'è anche quest'altra che va benissimo). Nel senso, se vi avanzano degli euri... non voglio suggerire niente, eh... però... ecco...


domenica 5 giugno 2016

Aaron Sorkin

Facciamo che per una volta (una, proprio) parliamo di film. E quindi ecco un mega-post di facebook che però non voglio scrivere su facebook perché:
1) sono molto presuntuoso e lo voglio far leggere a più persone (?), ma soprattutto
2) non voglio imporre la mia opinione alla mia lista di amici, che è composta, come ogni lista di amici, al 95% da persone di cui non gliene sbatte una sega di quello che penso e quindi ecco, per lo meno lo scrivo qui così le persone a cui interessa lo leggeranno e quelle a cui no no.

Anche stavolta, come nel post precedente, ho appena finito di vedere un film, e verso la fine del suddetto lungometraggio, mi sono reso conto di alcune cose.
Però partiamo dall'inizio, almeno facciamo le presentazioni.
Il film in questione è Steve Jobs, quello dell'anno scorso, quello per cui la promozione nei talk show americani l'ha fatta non l'attrice, non l'attore, non il regista, ma lo sceneggiatore. Primo motivo d'interesse (il secondo era, ovviamente, Michael "Proboscide" Fassbender, non facciamo finta di niente). Fondamentalmente non ha una storia, si occupa dei minuti subito antecedenti alcune presentazioni più o meno cruciali del soggetto. Però, siccome siamo nel 2016 e Game of Thrones it's a thing eccetera eccetera, vi dico subito che ci saranno degli spoiler del film - che non ha trama, di fatto, ma ripeto, ringraziate quello schifo di Game of Thrones.
Il film mi è piaciuto molto. E questo è il lato facile della storia. Il passo successivo è chiedersi perché. E in realtà per capirlo ho dovuto usare la memoria per andare a riprendere quel momento, circa ad un'ora dall'inizio, in cui mi è venuto di muovere il mouse e vedere che era passata un'ora; a questo bisogna aggiungere poi il momento, a circa 15 minuti dalla fine, in cui ho mosso di nuovo il mouse perché mi sono detto "minimo ora il film sta per finire". Ed effettivamente. La durata era di 2.02 ore che sono volate via senza che me ne accorgessi e, ripeto, non stiamo parlando di un film Marvel infarcito di mazzate, effetti speciali e Scarlett Johansson. Tutt'altro: sono due ore senza trama, senza un avvenimento degno di questo nome, senza un colpo di scena, con pochissimi personaggi e tanti, tantissimi dialoghi fluviali. Però è questo che mi è piaciuto, soprattutto paragonato ad un altro tipo di cinema che negli ultimi tempi mi sta davvero irritando, quello autoriale che fa della sofferenza umana quasi gratuita la sua raison d'être (film manifesto che mi vengono in mente così, sull'unghia: Una separazione e Mommy; regista manifesto che mi viene in mente così, sull'unghia: Lars von Trier). Il motivo per il quale mi sta sul cazzo è presto detto. Sono convinto che lo scopo dell'arte sia quello di rappresentare la condizione umana, giusto?, e fin qui siamo tutti d'accordo, no?. Bene. Converrete con me che condizione ≠ sofferenza. Chiaro che la sofferenza rientra nella tavolozza cromatica, e che se vogliamo è anche una parte consistente e molto interessante (per quanto assolutamente non auspicabile), ma guardate Mommy o Una separazione: che cazzo di motivo c'è di ergersi a paladini della sofferenza? Capisco Lars von Trier che lo fa anche in maniera provocatoria, ma obiettivamente come fai a fare una storia su due occidentali che si devono separare in un paese musulmano, con un padre con l'alzheimer e la domestica che lo deve accudire è incinta e sta lavorando senza dirlo al marito che chiaramente è super contrario? Cioè, quanto devi essere stronzo? Senza considerare, poi, che punti tutto sulla storia (che è anche un'aggravante, se vogliamo) e, per come la vedo io, una cosa è fatta bene quando costruisci dei personaggi pieni, tondi; e l'economia di tempo di un film chiaramente non sempre permette che entrambe le cose vengano fatte allo stesso livello. Questo è, a mio avviso, il difetto principale di quel simpatico filmetto che è Perfetti sconosciuti: i personaggi erano ottimi (salvo il padre perfetto, un po' macchietta), i dialoghi non erano brillanti ma erano molto veri, solo che si è voluto puntare sul colpo di scena e sul fatto che tutti scopassero con tutti, quando poteva rimanere una cosa molto meno casinista e molto più intima.
Qui invece si sceglie la strada più difficile: il focus è sull'uomo, sulla mania di controllo, su come riesce a distruggere ogni relazione in cui mette le mani, su quello che le sue parole dicono di lui e su quello che invece dicono di lui le sue azioni. E il finale, da questo punto di vista, è eccezionale. Se da un lato vuole fare il sentimentale da quattro soldi (e comunque i lacrimoni mi sono venuti), dall'altro riesce contemporaneamente a far capire quanto il personaggio fosse bisognoso di attenzione e di approvazione, dopo i rifiuti che aveva avuto da bambino e da adulto con la Apple. Spettacolo vero.

Inoltre, 'sto film rappresenta l'evoluzione del cinema anti-smartphone, ovvero quel genere di film (esclusivamente americani, credo) con dialoghi talmente incalzanti e scene talmente fitte di parole e di trame e sottotrame che ti costringe a stare incollato allo schermo e lasciar stare twitter o whatsapp. Parlo di evoluzione perché, come ho detto, per me la parte davvero bella di un film è il personaggio, e gli altri esempi di questo tipo di cose non puntano proprio sulle sfaccettature del carattere. Penso in particolare a The Big Short e a cose tipo Zero Dark Thirty. In Steve Jobs tu sei preso, sei attento, sei appassionato ma fondamentalmente non succede nulla, a livello di storyline. Poi ok, ci sarebbe anche Tarantino, che 'ste cose le fa da venticinque anni, ma tanto lo sappiamo che lui è un fuoriclasse.
Ora, che cosa voglio dire con tutta 'sta filippica? Non ne ho idea. Però cazzo se è bravo Seth Rogen quando lo metti a fare un ruolo drammatico.

martedì 4 marzo 2014

Mettere i titoli a questi post è sempre drammatico

Ve lo dico subito, questo post potrebbe apparire come un tantino snob.
Ed è un peccato, visto che provo costantemente a non assomigliare agli opinionisti da social network, questa nuova razza che ho classificato da un po', che si fregiano del loro snobismo (signori della corte, per questo crimine mi dichiaro colpevole anche io) e ne fanno motivo di vanto ed orgoglio in modo verboso e noioso, manco fossero pagati per farlo o qualcuno glielo chiedesse o avessero un riscontro di like et interazioni decente che lo giustificasse.
Ciò detto.
Questo è, come al solito, un post assolutamente inutile et autoerotico, come tutte le espressioni d'opinione non richieste. Non l'ho pensato per cui potrebbe tranquillamente apparire poco o per nulla organico e/o disordinato. Potete lamentarvene.

Prima di lavare i piatti mi è capitato di vedere 5 minuti de La grande bellezza che stavano facendo in tv. L'avevo già visto al cinema a suo tempo quindi mi sono potuto permettere il lusso di vederne solo la parte iniziale. Dico subito la mia sulle reazioni che la popolazione ha avuto a questo film. Io il film l'ho visto la settimana tra il 21 e il 28 marzo dello scorso anno perché volevo dare un'altra possibilità a Sorrentino dopo la mezza delusione di This Must Be the Place e perché era un film italiano che, insospettabilmente, sembrava originale e diverso dagli standard a cui ci ha abituato il cinema italiano degli ultimi 10+n anni ed era seriamente in corsa per vincere il festival di Cannes. Ora, il difetto di questi festival è che le trattative per i film vengono fatte al 90% solo DOPO la fine del festival stesso, e quindi non puoi avere un'opinione su chi dovrebbe o non dovrebbe vincere. Poi io odio i provincialismi e i campanilismi (dei quali sono comunque campione) e mi sta sulla minchia che di Cannes si parli solo quando c'è un film italiano in concorso, mi sembra il moralismo classico (stereotipo da fumetto di Zerocalcare in agguato) dell'incidente aereo con 600 morti "compresi 2 italiani". Ad ogni modo, tornando a Cannes, dopo La classe e dopo La vita di Adele, ho capito che quando la palma d'oro la vince un film francese, è bene essere sospettosi, perché in quanto a campanilismi noi tutti dai francesi non possiamo che imparare a testa bassa. Bellissimi tutti e due i film, eh, meglio chiarire, però ecco. Non sono né La grande bellezza, né tanti altri film che erano in concorso nel 2013 e nel 2008. Divagazione sulla capacità di obiettività dei francesi a parte, la faunistica che mi è parso di osservare circa il film di Sorrentino mi è parso essere divisa fondamentalmente in:
-Gente a cui il film è piaciuto perché, appassionati di cinema "di qualità", hanno visto il film capendone (o intuendone, siamo onesti) il senso e l'hanno apprezzato.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché, anche da appassionati di cinema "di qualità", hanno visto il film, ne hanno capito (o intuito, siamo onesti) il senso, ma non hanno apprezzato granché il film. Non rientro in questa fascia, ma capisco e rispetto.
-Gente a cui il film è piaciuto perché, non abituati al cinema di qualità, hanno visto il film sull'onda dei commenti positivi (e dei premi americani, ché di quelli europei g n fott nu cazz a nessuno, sono tutti film pallosi, non c'è mai stato un Avatar) e magari sono rimasti sorpresi da un film così insolito. Comunque al cinema ci andranno per vedere i film della Marvel o simili.
-Gente a cui il film è piaciuto perché, cazzo, un film italiano che vince gli oscar, o che è candidato ai, o che ha vinto il golden globe, che faccio?, non mi piace?, sì che mi piace oh, magari non l'ho capito bene perché chi le guarda 'ste robe, però userò frasi tranquille e un po' colte tipo "non è la mia tazza di tè" per tirarmene fuori con stile e classe.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché oh avrà pure vinto l'oscar, ma che cacata, non succede niente, parlano soltanto.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché tutti con 'sto Sorrentino in bocca stanno, mi aspettavo il nuovo 2001: odissea nello spazio, che cazzo, ci sarà un motivo per avergli fatto vincere l'oscar?, vorrà pur significare qualcosa no? (!), ma siccome parlano soltanto e non ha storia e alla fine Pirati dei Caraibi non era poi così brutto dai, allora scrivo un pippone che la metà era troppo comunque, così mi sentirò fuori dalla massa e i miei ammiratori leggeranno estasiati le mie epistole. Generalmente questa è la stessa gente che disprezza gli americani perché sono un popolo asservito alle lobby e tutti 'sti pipponi finto-anti-capitalisti, però ha un giudizio mediamente più positivo per le cose che vengono dagli USA rispetto a quello che viene dal resto del globo.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché per fare i gli snob super sayan dicono frasi come "vuole scimmiottare La dolce vita". Perché, capito?, in genere loro vanno avanti a pane, avanguardie, neorealismo e Sergio Leone. Chissà se gli piace Tarantino, a 'sto punto. Chissà che dicono di Kill Bill.
-Gente il cui giudizio non è intelligibile, per capire che cazzo gli passa per la testa dovrei chiedere aiuto a uno bravo per davvero.

Ora, visto che tanto ve l'avevo detto che sarebbe stata una cosa totalmente inorganica, mi sono tolto davanti la tassonomia e quindi posso fare una considerazione su 'sti cazzi di oscar. Sarà che quest'anno c'era Sorrentino, ma è stato veramente un periodo molto più insopportabile del solito. Uno: gli oscar non ci appartengono. E non è un discorso cagacazzo alla "non dovete festeggiare Halloween, le nostre radici sono altre" (discorso che condivido solo in parte ma che, siccome sono una persona pesante, tediosa e pignola, non riuscirei ad affrontare senza aprire mille altre importantissime e molto seriose parentesi ma, siccome voglio cercare di smettere di esserlo con gli altri che essere pesante con me stesso basta e avanza, non faccio e quindi ciao). Il problema è che, proprio come Halloween o, peggio, il cazzo di Superbowl, che ormai lo guardanofesteggianocelebrano anche personaggi che non solo non hanno niente a che fare col football, non hanno niente a che fare con lo sport, sono eventi che ci sono stati consegnati con quest'aura di santità dalla tv americana e che noi abbiamo ereditato senza sapere un cazzo di tutti i retroscena che dall'altra parte dell'Atlantico sono chiari e lapalissiani e noi non sappiamo manco che ci sono. Un paio di considerazioni, a tal proposito. Ho tra gli amici di facebook delle persone che sono state in piedi tutta la notte per vedere la cerimonia. Lasciando da parte le amare considerazioni su chi si vedere pure il red carpet ché poi divento volgare, le persone guardano la cerimonia per guardare solo le premiazioni. Cioè, lì una delle domande più grandi non è tanto chi vince il miglior film ma chi lo conduce, e tu mi snobbi la conduzione della Degeneres perché devi vedere le premiazioni del montaggio sonoro? "Eh ma tanto io mica lo capisco, quello che dicono, quindi..."; eh ma allora, porcodio, fai nottata davanti ai porno e vediti le premiazioni su diretta.it, cazzo ne so, che bisogno c'è di stare davanti alla tv a sentir parlare due babbei che sono sicuro non ti traducono neanche quello che dice la conduttrice? Oppure che ti traducono al momento le dichiarazioni dei premiati, cosa che è encomiabile, io non riuscirei mai a farla, ma ti toglie quantomeno il 70-80% dei contenuti, quando sono emotivi come in questo caso. Le cose che non capisci e che si fanno perché cosa non si farebbe per un follower dovuto ad un pedissequo e attento live-tweeting. A margine, questa stessa gente è quella che dice "eh, chissà chi premieranno quest'anno, è molto combattuta, e secondo me Di Caprio stavolta ce la fa, dai!", e il problema è più o meno quello che dicevo prima: gli oscar, in particolari in annate come questa (piena di bei film, eh, molti bellissimi), sono di una scontatezza incredibile per tutta una serie di motivi che in USA sono chiari come il latte mentre noi, solo interessati alla competizione e totalmente incapaci di avere una visione analitica di qualsiasi cosa a meno che non abbiamo una guida brava e capace, non abbiamo idea. "Raga, ma secondo voi chi la vince, Novara-Real Madrid?" Il livello è quello, secondo me. Che vincesse 12 Years a Slave negli USA si sapeva praticamente da settembre, era il favorito assoluto per tutta una serie di motivi che chiunque sappia come ragioni l'accademy può facilmente prevedere (idem dicasi per i premi ad attore protagonista e non). Oppure che magari non sanno che spesso e volentieri i premi sono dati in base a tutta una serie di trattamenti di favore che le case distributrici riservano ai giudici dell'accademy. Che quando lo dico tutti mi guardano manco stessi parlando di scie chimiche. Fatemi capire, seriamente pensate che Frozen sia meglio di un qualsiasi Miyazaki? Seriamente pensate che Benigni fosse il miglior attore in assoluto, quell'anno? O volete sentire il racconto delle decine di orologi da un migliaio di dollari che la Miramax, dominatrice incontrastata della lega, ha dato ai giudici per assicurarsi che il film che hanno proposto loro fosse guardato con più attenzione, diciamo così? Cazzo, sono riusciti a far vincere addirittura degli oscar a Tarantino, che un regista più anti-oscar non esiste nonostante sia di LA.

Adesso posso dire due parole sul film. Cioè, non parlo della trama (LOL?) o di quant'è bella la fotografia o di questo e di quello, frega cazzi e le recensioni così le trovo anche abbastanza pallose e per niente stimolanti.
La grande bellezza è il tipo di film che mi piace da diverso tempo a questa parte. Quelli in cui la storia, quando c'è, passa in secondo o terzo piano. Quei film in cui la cosa importante è il personaggio (o i personaggi, ma è più difficile), in cui anche i dialoghi sono accessori, in cui la cosa che ti intrattiene è il capire questa gente anche se non esiste, anche se è frutto della fantasia di qualcun altro, anche se magari parla poco, non parla proprio o i dialoghi che fanno sono rumore bianco. O magari sono dialoghi che servono, ma nel momento in cui leggi tra le righe. Tipo, in questo caso i dialoghi di Jep comesichiama sono una cosa deliziosa, e sono proprio le cose che dice lui che fanno capire il senso del film. Quelli che dicono che è un film su Roma, o un film che vuole ritrarre il decadimento di qua e il decadimento di là, evidentemente vogliono sembrare capaci di andare oltre chissà quale livello per rimandare tutto ad un messaggio di eventuale critica sociale o chissà che altro (comportamento molto da votanti del PD, poi) senza esserlo. I dialoghi sono belli quando esprimono una cosa ma rimandano a qualcosa che invece non si dice. Io è da qualche post a questa parte che non perdo occasione per lodare l'approccio verso la vita espresso da The Soft Bulletin dei Flaming Lips (e non la perdo neanche questa volta), però non è un approccio alla vita lo si capisce soltanto da un testo più o meno esplicito. Il problema è che è troppo facile bollare come snob tutte le volte che Jep comesichiama sminuisce i comportamenti della scrittrice impegnata di partito o del giovane con le fisse di artista intellettualoide se si perdono per strada tutte le volte (leggi: tipo ogni scena in cui parla con qualcuno) in cui lo stesso Jep comesichiama sminuisce anche i suoi, di comportamenti. E poi bam, via di panorama assurdamente bello o di colosseo illuminato. Ora, io non voglio suggerire il senso del film perché non ne ho né l'intelligenza né la capacità né la voglia né le palle, ma ridurre tutto questo ad una semplice critica allo stato dell'Italia (ma fosse anche allo stato degli intellettuali italiani, eh - "ma lo sai che Proust è il mio scrittore preferito? Ah, anche Ammanniti, eh") mi sembra pigro. Ecco, pigro è la parola giusta. Fermarsi a quello che fa scena per poter dare un giudizio veloce e d'effetto e convincersi che il primo pensiero sia la verità assoluta. Ma dico io, se un disco non lo capisci magari dopo 10 ascolti, come puoi fidarti addirittura di un pensiero dopo una sola volta? Su, dai. Guarda, cito anche il grande Kanye West, "you need to stop actin' lazy".
La grande bellezza è il genere di film che la Coppola ha dimenticato di saper fare, che gli stavano riuscendo tanto bene con Lost in Translation (ok, vabbé, lì c'è Scarlett forse al suo massimo splendore e io non sono obiettivo, avete ragione) e poi ha perso per strada cercando il più possibile rimandi pop e strizzatine d'occhio allo spettatore. Qua Sorrentino vince facile e si rende capace di stare nella stessa frase con The Tree of Life, per quanto sostanzialmente e concettualmente incredibilmente distanti. Non è che non mi piacciano i film "normali", o "tradizionali", è chiaro che i film con grande trama sono bellissimi, ma queste cose più sottovoce e più boh, statiche?, vogliamo chiamarle così anche se non è assolutamente giusto/vero?, mi lasciano molto di più a livello personale. Ecco, per buttarla sulle serie tv - ultimamente molto più viste dei buoni film dai miei coetanei -, è ovvio che Breaking Bad è un capolavoro come ce ne sono pochissimi nella storia, però il viaggio in California di Don Draper mi ha appassionato e commosso molto di più. E chiaramente per appassionare non mi riferisco al fattore ti-faccio-rimanere-incollato-alla-sedia-senza-possibilità-di-staccare-gli-occhi, quello è anche un po' infantile se vogliamo. Oppure è questo il motivo per il quale Miyazaki è così schifosamente superiore a qualsiasi cosa la Disney abbia mai prodotto(accosto due cose che non c'entrano nulla ma che sempre più gente accosta, vai a capire il motivo). Altro esempio, per tornare sugli oscar, è questo il motivo per il quale Her mi è piaciuto molto di più di American Hustle, che pure ho amato fin quasi all'adorazione (e l'ho amato per questo tipo di motivi: ok, la trama di fondo era una cosa fenomenale, ma la cosa che mi ha fatto innamorare è la creazione del rapporto di amicizia - mio gran punto debole -, il rimorso per la fiducia tradita e la voglia di rischiare per rimediare ai propri errori e tutto quanto il resto).
Oh, io ve l'avevo detto che era un post sconclusionato.
Quindi eccovi una foto di Serge Ibaka, del suo amico e di un nero con gli occhiali e pochi capelli.