domenica 14 gennaio 2018

Siamo già al 15 gennaio, praticamente

Neanche mi ricordo quando ho scritto l'ultimo post su questo mio amato blog, ormai scrivo praticamente soltanto su Do You Realize? (che spero seguiate dappertutto, sia sul sito che sul forum che su Facebook che su Twitter che su Instagram soprattutto, visto che lo gestisco soprattutto io). Anzi, è probabile che l'ultimo post che ho scritto sia stata un'altra chart di fine anno. Ma non quella del 2016, per farvi capire come sto combinato. E pensate che è qualche settimana che sto ponderando anche l'idea di aprire un altro blog per parlare dei purissimi cazzi miei ma in maniera del tutto anonima. Ci sono dei dubbi: se voglio mantenere un minimo di privacy per parlare delle mie beghe sentimentali o della mia situazione lavorativa e quant'altro, ma voglio mantenere un minimo di privacy, non posso certo spammare sto blog sui social, no? E quindi chi mi leggerebbe? Perché alla fine se scrivi qualcosa è per la speranza che qualcuno ti legga, no?
E soprattutto sento una parte del mio cervello urlare: ma se non c'hai voglia di scrivere questo, di blog, in quale universo fantascientifico dovresti scrivere anche su un altro?
Ed è tutto vero. Vabbé va', parliamo un attimino del 2017 (tralasciando completamente qualsiasi vicenda personale) prima di andare sulle chart vere e proprie.

Sono successe diverse cosucce interessanti, direi. A parte tutte le robe politiche (soprattutto statunitensi, visto che sono un assiduo spettatore di diversi talk americani), la cosa che ha più segnato il mio anno facendomi fare non poco malesangue è stato il susseguirsi delle molestie nel mondo dello spettacolo (anche qui, soprattutto americano). Ma non perché ha buttato nella merda gente di cui mi interessasse. Cioè anche, Louis CK era il faro morale della mia vita, però il discorso è più ampio. Il malesangue viene perché sui social non si può non esprimere la propria opinione sugli argomenti più hot del momento pena il ban e la damnatio memoriae e, data questa tremenda usanza, mi è stato possibile vedere quanta gente si schierasse a favore dei molestatori, cosa che io reputo completamente fuori di testa e qualsiasi motivazione si tiri fuori a sostegno mi sembra solo una bestemmia più grande. Per non parlare delle donne che difendono i molestatori. Assurdo. La smetto qui perché veramente potrei continuare per ore.

Ok, iniziamo con la musica.
Inutile ribadire quanto il rock sia in caduta libera e bla bla bla, se siete un minimo attenti lo saprete già. Sì, è possibile che il rock sia sempre meno originale. D'altra parte avete visto quali sono i concerti estivi e gli headliner soliti, che se sono gruppi rock lo sono perché si appellano ad un concerto di rock che se va bene è vecchio di 15 anni. Non c'è da sorprendersi. Quindi ve lo dico, di rock ce ne sarà poco, le figate stanno da altre parti. E, siccome se dovessi fare le top 5 dei vari generi finirei per includere cose che non meritano tanto quanto altre lasciate fuori in altri posti, mi sa che faccio una top 25 e via, tutti contenti. Cliccando sul nome del gruppo + disco ci ho messo il link all'album su Spotify. Quindi iniziamo.

25) Ninos du Brasil - Vida eterna
Tribale, si balla davvero, poi c'è anche un po' di orgoglio perché loro sono italiani. Tutto molto bello.

24) Jlin - Black Origami
Semplicemente un disco di Jlin. Quindi un bellissimo disco. E partiamo con due robe di musica elettronica una dopo l'altra. Ve l'avevo detto.

23) Godspeed You! Black Emperor - "Luciferian Towers"
Gli manca l'immediatezza e la memorabilità (se esiste in italiano questa parola) degli altri loro album, ma comunque stiamo parlando di un disco dei GY!BE. Bellissimo. Be. Lli. Ssi. Mo.

22) Max Richter - Three Worlds: Music From Woolf Works
Alcuni la chiamano musica neoclassica. Io la chiamo musica bella. Unico disclaimer: è un disco bello lungo.

21) William Basinski - A Shadow in Time
Ambient. Bella. Densa ma non rumorosa. Elegante. Pregna.

20) Slowdive - Slowdive
Ero sicuro che avrebbero fatto una cagata. Invece hanno fatto un gran bel disco degli Slowdive. È fin troppo simile a quanto hanno pubblicato, però. Probabilmente rimarrà nel tempo, probabilmente crescerà, per ora è qui.

19) St. Vincent - MASSEDUCTION
Non è di certo il suo migliore, non è di certo il più ispirato, non è di certo il più omogeneo. Però è comunque di Annina che parliamo, la sua classe e la sua inventiva nel mio cuoricino un posto lo troverà sempre.

18) Forest Swords - Compassion
Questo è una vergogna che sia così in basso, probabilmente dovessi ritoccare la classifica tra qualche mese sarebbe parecchio più in alto. È un disco a dir poco eccezionale.

17) Kelly Lee Owens - Kelly Lee Owens
Niente di nuovo, eh. Se avete già ascoltato Pantha du Prince (giusto per fare un nome) non ci trovate niente di nuovo. Però che tiro che ha. Come ti mischia bene la voce alla cassa. Quant'è dreamy. Che brava.

16) Big K.R.I.T. - 4eva Is a Mighty Long Time
Lui è bravo vero. Si sentono le influenze southern molto più che negli altri dischi. La qualità, sempre rispetto agli altri dischi, è molta molta di più, sembra di essere tornati a Foreva N a Day del 2012. Sono ventidue canzoni per UN'ORA E MEZZA DI MUSICA. Potrebbe essere un difetto, ma magari no.

15) Chelsea Wolfe - Hiss Spun
La Regina delle Tenebre. Ci ha sempre flirtato, col metallo quello bello duro e senza compromessi, da anni. Adesso finalmente ha fatto un album tutto così, ed è tanta roba. Quando parte il vocione di Aaron Turner il cuore mi si è sciolto e non sono più riuscito a ricompattarlo. Funny aside: ha proprio azzeccato la promozione social, oh.

14) Colin Stetson - All This I Do for Glory
Questo è proprio un disco da halloween, fa proprio paura. È un disco storto, disorientante, dissonante. Ma bello assai.
Ne avevo anche scritto su Do You Realize qualche mese fa.

13) Sampha - Process
Fenomeno vero. Come canta, come suona, come produce, tutto. Fenomeno.
Uno dei pochi che secondo me possono piacere davvero a tutti quanti.
E pure di lui ho già scritto qualcosa.

12) Ryuichi Sakamoto - async
Il disco è bello tutto, ma per me tutta la bellezza è riassunta in questa traccia qui.

11) Algiers - The Underside of Power
Finalmente un disco rock con due palle grosse così sotto. Aggressivo, violento, impegnato. Tutte canzoni stupende, non ce n'è una più debole delle altre. È davvero un peccato che non sia in top 10.




10) Brockhampton - SATURATION, SATURATION II, SATURATION III
Sì, tutti e tre. Perché sono inseparabili, perché sono tutti e tre fantastici e freschi e se non li ascoltate siete razzisti. Ho messo la copertina del secondo perché è quello che mi è piaciuto di più dei 3, ma nel senso, se il II ha, facciamo finta, un voto di 85 gli altri prendono 83 eh, si parla del nulla.

9) Arca - Arca
Ha fatto bene a fare un disco omonimo. Il fatto che canti su basi meno isteriche lo rende confidenziale in maniera quasi insopportabile. Pensi di averlo capito e poi arriva Whip che ti manda a puttane il cervello. Un maestro. L'ho visto solo in dj set e rimpiango molto questa cosa. Senza dubbio uno dei boh, 3 nomi più importanti di tutto il panorama musicale attuale.

8) Iglooghost - Neō Wax Bloom
È un disco che quasi ti fa innervosire, perché si capisce benissimo che lui sa esattamente, nel minimo dettaglio, cosa sta facendo e dove vuole andare. E lo fa con eleganza estrema. Poi però, siccome non è abbastanza divertente, inserisce questi attacchi terroristici di personaggi di un anime majokko scadente che cambiano tutto, ma in meglio. Come cazzo gli è venuto in testa?

7) Mount Eerie - A Crow Looked at Me
C'è chi dice che qualitativamente, proprio a livello musicale e melodico, non sia questa madonna incarnata. Può darsi, ma come fai a non considerarlo uno dei più grandi dischi voce & chitarra di sempre?

6) Julien Baker - Turn Off the Lights
♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥

5) Ben Frost - The Centre Cannot Hold
Una parete di cemento, non levigata, piena di spuntoni che non ti permettono neanche di poggiarci comodamente la schiena, e che a momenti si ritrae facendoti sbattere le corna. Ben Frost, ti odio. Ben Frost, dammene ancora.

4) M.E.S.H. - Hesaitix
Non è un disco immediato, non ti prende al primo ascolto. Ma quando ti prende non ti molla più.
Cerca. Rivela.
Ah, pure di lui ho già scritto.

3) Kendrick Lamar - DAMN.
I GOT I GOT I GOT I GOT

2) Clap! Clap! - A Thousand Skies
Estivo, si balla meglio col disco che con lui live, pieno di trovate fantastiche nonostante rimanga sempre nello stesso territorio, con una simbologia e un tema ricchi e studiati benissimo. Una bomba, praticamente.

1) Artisti vari - Mono no aware
Lo so che è una compilation e non un album. Volendo a mia discolpa potrei dire che tutti i nomi che conosco presenti sulla compilation hanno completamente cambiato stile e genere per esserci. Ma a prescindere da tutto, considerate questo.
Mono no aware è l'espressione giapponese che indica la capacità di apprezzare le cose nella loro caducità (cliccate qui per una descrizione sicuramente migliore di quella che saprei dare io). Per me può bastare. Ascoltate il disco tenendo presente questo. Poi venite a protestare, se ve la sentite. Non ve la sentite, eh? Lo so.






Mi sento ispirato, faccio anche una top 10 delle canzoni più belle. Disclaimer: La top 6 è in ordine, per le altre le posizioni sono davvero casuali. Ma tanto poi, cliccando sull'undicesima posizione venite inviati alla playlist su Spotify con altre 10 canzoni fighissime, forse più. Secondo disclaimer: non ci ho messo neanche una canzone di Mono no aware perché sennò avrei dovuto metterle tutte.
1) LIBERATO - Tu t'è scurdat 'e me
2) Kendrick Lamar - DNA.
3) M.E.S.H. - Search. Reveal.
4) Arca - Whip
5) Coucou Chloe - Sylph
6) Floating Points - Ratio (Full Mix)
7) Ryuichi Sakamoto - fullmoon
8) Julien Baker - Claws in Your Back
9) Sampha - Blood on Me
10) St. Vincent - Pills
11) Dicevo, la playlist.

Stando a quanto riportato da Last.fm, ecco le mie stats per l'anno solare del 2017, nello specificoa top 50 dei più ascoltati, rispettivamente gli album (1-10, 11-20, 21-30, 31-40, 41-50) e gli artisti (1-10, 11-20, 21-30, 31-40, 41-50).

Concerti: una delle cose davvero davvero belle di abitare a Milano è la quantità di live spettacolari che puoi vedere. Quindi, chiaramente, dei 3 migliori concerti a cui ho assistito nel 2017, solo uno era a Milano. Ma procediamo con ordine.

3) #C2CMLN GUCCI HUB, Milano, 30 marzo: line up discreta. In ordine dal primo all'ultimo, Toxe, Yves Tumor, Gaika, Amnesia Scanner, Arca + Jesse Kanda. Yves Tumor è stato un live incendiario e se su disco lo ascolti e sembra quasi un disco ambient (quello del 2017, almeno), dal vivo diventa quasi un concerto metal. Personaggio da amare. Toxe e Gaika non pervenuti. Arca l'ho finalmente capito proprio in questo dj set, sia per come si presenta lui (un amore), sia per i video di Jesse Kanda che davvero rendono chiarissima la poetica di manipolazione del corpo e dell'identità, sia per la "brief interruption" che sentite alla fine di questo breve video instagram. Cioè. Se non è una delle cose più fomentanti che abbiate sentito da anni siete davvero fortunati. Ero in estasi durante il discorso. Ero ancora più in estasi quando, non appena pronunciata la frase "sorry for this brief interruption" è ricominciato L'INFERNO. Che momento incredibile. Ma parliamoci chiaro. Questa serata sta al terzo posto solo e soltanto perché c'erano almeno un paio di live sottotono rispetto a quella che per me è stata quasi una rivelazione religiosa: il live degli Amnesia Scanner. Il loro EP già mi piaceva da matti, ma avete presente quando vi dicono "eh ma se non lo vedi dal vivo non riesci ad apprezzare fino in fondo la sua musica"? Beh, io ho sempre creduto il giusto a questo detto, ma in questo caso è anche riduttivo. Live breve, probabilmente saranno stati 45 minuti, ma i primi 5 erano completamente al buio. Poi si accende UN riflettore che passa in mezzo ai due e non illumina neanche il pubblico, poi la loro musica completamente frammentata e distorta e distrutta scatena uno strobo che definire inumano sarebbe usare una figura retorica che non è neanche eufemistica, peggio. Uno dei live più belli che abbia mai visto, una serata pressoché perfetta.
2) Anderson .paak, Verona, 29 maggio: semplicemente un fenomeno. Il disco che portava in giro è un disco pazzesco, lui è un performer pazzesco, il posto in cui ha suonato è pazzesco, la serata è stata pazzesca. Tutto pazzesco.
1) Nicolas Jaar + Lorenzo Senni, Castellana Grotte, 15 agosto: cercando di astrarsi dalle condizioni nelle quali ho fatto esperienza del concerto (non mi viene in mente traduzione migliore del verbo inglese "experience"), perché assistere ad un concerto di questa portata insieme alla propria fidanzata in primissima fila a 20 km da casa non capita spessissimo, è stato semplicemente uno dei cinque/sei concerti migliori a cui abbia mai assistito. Lorenzo Senni è sempre bravissimo, ma lui dal vivo l'avevo già visto, sapevo cosa aspettarmi, il pubblico non era esattamente il massimo durante il suo live e boh, nel senso, bravissimo ma non trascendentale. Trascendentale lo era l'altro. Se Senni (che per inciso è un performer incredibile) è giusto che sia il tuo opener, vuol dire che tu sei qualcosa di speciale. Dicevo, trascendentale. Per me il live si è diviso esattamente in due parti: la prima parte in cui ha fatto un medley ambient in cui mischiava cose verosimilmente inedite a stralci di pezzi dei due album, e la seconda parte, in cui ha tirato fuori le banger e ha steso pure i pali della luce. La seconda parte è tutto quello che ci si aspetta, le varie Mi Mujer, No e Space Is Only Noise sono state mostruose, i drop erano dei cazzotti in mezzo agli occhi e i build up per arrivarci di un buon gusto che trovi una volta su un milione prima di drop di quel genere, non gli si può dire nulla se non bravo e grazie e torna presto. Il game changer però l'ha fatto la prima parte. Nicolas Jaar non è un fuoriclasse perché ti fa cantare a squarciagolaa NO HAY QUE VER EL FUTURO PARA SABER LO QUE VA A PASAR, ma perché oltre a farti cantare a squarciagola NO HAY QUE VER EL FUTURO PARA SABER LO QUE VA A PASAR ti tiene sospeso con quelle atmosfere un po' anni '50 un po' Twin Peaks, con quelle voci piene di delay e riverbero che non si capisce cosa dice, con le voci al contrario, con quei bassi algidi e delineatissimi in mezzo a un mare di rumore. Durante la prima parte di concerto non ha fatto altro. Ti ha preso il cervello e te lo ha messo in questo fumo azzurro che prima avvolgeva solo il tuo corpo. Ha fatto con i synt delle armonie che sembravano archi presi dai GY!BE, ogni tanto ti offriva un appiglio, un passaggio di The Three Sides of Nazareth, ma era un riferimento fallace perché poi ricascavi nel fumo e ti facevi cullare da quello che diceva lui. C'è stato un momento in cui la melodia era talmente ritmata e contemporaneamente celestiale che, sarò scemo e banale io, ma l'ho vissuto proprio come un momento religioso. Quando cazzo mai ti ritrovi a piangere in un concerto di musica elettronica? Quando vedi dal vivo Nicolas Jaar.
Ho sentito di diverse persone che si sono lamentate dei suoi live. Sarò fortunato io. Ma fortunato davvero. Poi dioporco quanto è figo.



Serie: quest'anno non sono riuscito a vedere tutte le serie che avrei voluto, e probabilmente mi sfugge pure qualcosa che ho visto e di cui mi sono dimenticato. Poi ci sono un paio di serie che non ho finito o non ho neanche iniziato e che avrebbero avuto ottime probabilità di finire in questa rispettatissima classifica, nello specifico Black Mirror e soprattutto The Deuce, che ho messo in pausa per avere più episodi da guardare e ancora non ho recuperato. Ad ogni modo direi che la top 3, cercando di metterle in ordine (anche se sono tutte serie stupende, non è che la terza fa schifo al cazzo eh, tutt'altro) è questa:

1) Better Things
Che di suo è una serie che mi è sempre piaciuta un sacco (anche perché voglio dire, guardate chi sono i due autori), ma con la seconda stagione la fantasticameravigliosaunica Pamela Adlon ha preso molto più il volante ed è letteralmente decollata, ogni singola puntata è un capolavoro, e la 02x06 è tranquillamente nella top 3 delle singole puntate più belle mai viste di qualsiasi serie ever. Imperiosa.

2) Handmaid's Tale
E qui faccio un po' il fanboy io. 1) c'è Lizzy Moss, santa protettrice di noi tutti poveri infedeli; 2) atmosfera paurosamente alla Floria Sigismondi che infatti dirige anche un episodio, 3) è semplicemente bellissima. L'unico momento che non mi è piaciuto è proprio il finale di stagione, ma è proprio uno spaccare il capello in 4.

3) Master of None
Che delicatezza, che eleganza. La prima o la seconda puntata è una di quelle ambientate in Italia, tutta in bianco e nero, bellissima. Poi verso la fine della stagione arriva la puntata del Thanksgiving che è semplicemente perfetta. Non si può chiedere meglio e se dite di aver visto di meglio non vi credo. Senza altre discussioni.

Argomento libri.
Facciamo così, metto un titolo per i romanzi e uno per i fumetti.
Romanzi: Exit West, una storia legata a temi incredibilmente attuali e che nonostante questo è delicatissima, non vuole assolutamente farti da maestrino sul tema dell'immigrazione o della situazione in medioriente, semplicemente raccontarti una storia di amore e umanità che, sfiga, ha una mezza guerra sullo sfondo. Ah, è anche un libro di fantascienza.
Fumetti: Non stancarti di andare. Mi rendo conto solo scrivendo che sono due storie praticamente parallele, perché hanno tutte e due quasi lo stesso tema, hanno tutte e due un intento molto simile. Questa non è una storia di fantascienza, ecco. Ed è di portata molto più ampia, e io a Radice e Turconi voglio bene come a nessun altro e il romanticismo che riescono a mettere in ogni cazzo di vignetta è una cosa che davvero non so come possa lasciare indifferenti.
Poi ci metto il bonus. Se sapete bene l'inglese non potete, e sottolineo NON POTETE non leggere i libri di Shea Serrano. Ok, sono molto tematici, visto che il primo è un libro sull'hip hop e il secondo un libro sul basket, però davvero scrive da dio e non riesce a trattenersi dal farti scoppiare a ridere in ogni singola pagina. Io li custodisco come tesori, e ve li portate a casa con relativamente pochi soldi.
The Rap Year Book lo comprate qui, mentre Basketball and Other Things (BAOTper gli appartenenti al suo esercito, il FOH Army) invece lo comprate qui. In realtà per entrambi vi consiglio di dare un occhio su bookdepository, che magari qualche euro ve lo fa risparmiare (io li ho presi entrambi da lì, ma mi rendo conto che magari amazon vi torna più comodo).

Film più belli: penso farò un altro post* perché ne ho tantissimi sull'hard disk ma ancora non ne ho visto neanche uno.
*LOL

Beh allora visto che il buon proposito l'ho fatto, immagino che vedrò di scrivere qualcosa sui film entro il mese di febbraio.
Che immagine metto in chiusura? Un pollicione vi va bene?


sabato 19 novembre 2016

... and I miss you

Gli induisti e i buddisti ne sapevano, ci avevano visto lungo quando dicevano di liberarsi dai beni materiali per vivere una vita di solo amore spirituale. Però io non sono né induista né buddista. Un po' perché non ci ho mai provato, un po' perché per me le cose materiali sono importanti, quasi vitali. Scrivendo questo ho davanti agli occhi tutti i fumetti e i libri che ho qui a Milano sulla mensola di casa nuova.
Vabbé, buttiamo giù la maschera. Sono due settimane che sono molto agitato, molto scosso e molto triste perché mi hanno rotto l'hard disk esterno.
Chi è come me (quindi nato prima del 1990 con passioni musicali/filmiche/quellochevolete) capisce cosa questo comporta. Avere un tera e mezzo di roba e perderla in un secondo e mezzo scarso è parecchio destabilizzante, soprattutto considerato che non c'avevo mica salvate le foto fatte col cellulare con quasi tutti quelli, appunto, nati dopo il 1990. La cosa più brutta in assoluto, infatti, è l'essere costretti a vivere i momenti in cui qualsiasi cosa ti passi davanti - sui social, sul lettore mp3 del telefono, o sul lettore mp3 vero e proprio (ho la sensazione che stia per lasciarmi pure lui) - pensi "cazzo, ho perso anche lui".

Ecco una lista a caso delle cose a cui ho pensato man mano che questa sequenza di tristezza e bestemmie (ma più di tristezza) andava avanti.

Gli stand-up sottotitolati in italiano. Bill Hicks è stato parte integrante della mia formazione e crescita come persona, e questo solo grazie a comedysubs che aveva messo online gli spettacoli sottotitolati. Ora, non è che mi mangi le mani per aver perso quelli di Bill Hicks o di Louis CK, perché tanto li so praticamente a memoria, ma mi mancano quelli meno facili da trovare. Hicks e CK sono all over youtube, sottotitolati e non, ma Bigger and Blacker di Chris Rock? Gli Out of England di Ricky Gervais? Ecco, appunto.
I dischi italiani un po' meno strafamosi che ce li ha anche il cane dei vicini. Alla fine i primi Marlene Kuntz, o i primi due/tre dischi degli Afterhours li trovi, così come Capossela e il primo del Teatro degli orrori. Però i primi dei Uochi Toki? La stanza di Swedenborg? I Laghetto? I Three Steps to the Ocean? I primi demo della Biblioteca deserta? La Squadra Omega?
I mix e i bootleg. Nel senso che la discografia dei Godspeed You! Black Emperor la trovi dovunque, ma tutti i loro bootleg? Oppure i vari DJ Kicks, o i Fabriclive? Cazzo, il Fabric55 di Shackleton.
I singoli e gli EP, di musica elettronica e non. Questo è consequenziale a quello di prima. Ad esempio, di Shackleton ho perso il Fabric55, ma anche tutti i singoli. Così come i singoli e gli EP di Burial (anche se forse questi sono un po' più facili da trovare). Così come tutti i singoli dei Radiohead, o dei Cure, o di Falty DL, o di D1. Tutti i dischi dubstep del periodo d'oro. Tutta la discografia sterminata di Aphex Twin con tutti i monicker usati negli anni.
Tutta la roba che non c'è su Spotify. Quindi Joanna Newsom. Quindi i Tool. Quindi tutte le robe post-metal di 8-9-10 anni fa. Tutto il jazz che ancora non avevo ascoltato. I Bohren & der Club of Gore.
Gli hentai. I volumi migliori di Hyji e Naruko Hanaharo.
I fumetti oscuri ed underground scaricati negli anni che ora sarebbe veramente un casino recuperare.

Che poi chiariamoci, non è che sono cose che non troverò mai più. Anzi, mio fratello qualche mese fa mi smollò un suo hard disk esterno da 500 giga che quantomeno mi basterà per due-tre anni per metterci la musica. Però la cosa che davvero manca è la sicurezza che avevi di poter fare affidamento su un archivio di cose che ti piacciono e che potrai avere a tua disposizione. Il sapere che sì ok, di Bob Dylan hai ascoltato tre dischi, ma i più importanti li hai tutti lì e quando arriverà il momento potrai ascoltarli. Stesso discorso per i Rolling Stones. Per Nick Young. Per Springsteen. Per Brian Eno.

Per fortuna non ho mai ignorato Last.fm e ho lì l'archivio di praticamente qualsiasi cosa abbia ascoltato quasi dall'età della ragione ad oggi.
Ma è quasi un ricostruirsi pezzo pezzo.

Ok, potete tornare alle vostre vite.
Ah, ho cambiato il layout e sto cercando di lavorare all'immagine d'intestazione.
Eccovi una foto di PKNA per simboleggiare l'innocenza perduta.

martedì 1 novembre 2016

15 pensieri sul mio Lucca Comics 2016 +1

5 pensieri sulla manifestazione
1) Il Lucca Comics è bello.
2) Il Lucca Comics è brutto se ci vai solo nei giorni di maggior afflusso, perché la città diventa una scatoletta di sardine e pensi di morirci dentro da un momento all'altro. Io quest'anno ci sono andato di lunedì e si stava da dio. Certo, non tutti si possono permettere un lusso del genere.
3) Starci un solo giorno va bene solo se non hai amor proprio, se vai lì solo per comprare (e fin qui mi ci identifico) e se non ti frega niente di tutto il resto. Quest'anno ci sono stato un giorno solo e ho visto poco e male. Ho visto non benissimo il padiglione degli editori, ho visto solo un padiglione delle fumetterie, non ho visto praticamente nessun padiglione speciale tipo quelli della Warner o della Dylan Dog Experience (non che ci tenessi, vista la fila che c'era), non sono entrato per niente nel padiglione Panini (e questo è anche un traguardo - Panini merda, sempre), non ho visto per nulla né l'Area Japan o qualsiasi fosse il suo nome quest'anno né quella Games (e anche qui sticazzi) e, soprattutto, alle mostre ho potuto dare solo uno sguardo veloce. Ed è veramente un peccato, perché le mostre che mettono su a Lucca sono veramente ben fatte, nonostante siano piccole. Sarà che sono cresciuto coi fumetti, e vedere una tavola originale anche solo di Zerocalcare (che siamo d'accordo non essere proprio Takehiko Inoue - come ha tenuto a specificare anche lui nelle tavole celebrative del 50simo di Lucca) mi smuove qualcosa dalle parti della bocca dello stomaco, figuratevi quindi poter passare 10 minuti a vedere tavole di Kazuo Kamimura tipo questa o questa. Stando un giorno, questo lusso non te lo puoi permettere.
4) La questione degli autografi sta diventando veramente ingestibile. Ora non sono solo i grandi vecchi a pretendere sessioni di firme brevissime (vedi Crumb un paio d'anni fa e Miller quest'anno), ma anche gli ospiti. E non aiuta il fatto che ci sia gente che si prende autografi anche di gente di cui non gliene fotte niente togliendoli ad altri. Buttando la maschera, mi sto lamentando del fatto che non sono riuscito ad avere l'autografo di Kaoru Mori mentre tanta altra gentaglia sì. E Dario Moccia figlio di puttana che se l'è fatto fare perché tanto lui è vip.
5) Se vi piacciono i fumetti, andate a Lucca portandovi dietro tanto danaro, perché io già un giorno dopo sto rimpiangendo l'aver lasciato lì le integrali dell'Eternauta, di Corto Maltese e di Ranxerox, per non parlare degli ultimi x volumi di Sunny e di cose della Coconino a caso. O della serie completa di Gigi la trottola (Dash! Kappei per gli iniziati) a 50€ per cui ancora piango lagrime di sangue.



Top 5 people that stood out (in ordine casuale)
1) Tizi vari agli stand degli editori: gli anziani dello stand Coconino, non puoi non volergli bene; Daniela Odri Mazza, perché è sempre figa; una tipa allo stand Shockdom, per lo stesso motivo; una delle ragazze allo stand JPOP, a cui evidentemente ho fatto tanto pena per quanto pregavo per l'autografo della Mori che mi ha comunque regalato il bloc notes di Otoyomegatari.
2) Il ragazzo massimo diciottenne metallaro con la maglietta dei Dream Theater che quando ritrova il suo amico sotto il duomo gli fa gasatissimo "OH GUARDA COSA HO PRESO! 7 EURO" tirando fuori In the Court of King Crimson. Che faccio, glielo dico che a qualsiasi Feltrinelli d'Italia te lo tirano dietro?
3) I palestrati a petto nudo che fanno i cosplay di Dragon Ball, o: ormai a Lucca Comics ci viene vestito anche mio nonno. Il che mi porta a citare anche il vecchio vestito da Heihachi.
4) Ste Tirasso, perché sì. E pure Baronciani, dai, che mi ha regalato due fighissime prove di stampa di Come svanire completamente.
5) La ragazza che aveva la maglietta "i hope senpai notices me".

Top 1 cosa incomprensibile di Lucca Comics
1) Lo stand dell'Esercito Italiano in Piazza Napoleone. Davvero inspiegabile, non capisco e non so se capirò mai. E sono lì da che io ho memoria. Immarciscibili. Immancabili. Inspiegabili.

Top 5 acquisti
1) I giorni della sposa 7-8 (solo perché non ho ancora letto Shirley, che ha potenziale).
2) Ricomincio da qui, anche solo per il disegno che mi ha fatto.
3) Sky Doll 4 (FINALMENTE CAZZO).
4) L'almanacco dei fumetti della gleba, al primo posto degli acquisti più inaspettati.
5) il nuovo di Gipi, quinto solo perché so già che sarà stupendo e non mi gaso più al pensiero. E Ushio e Tora, perché sì.

domenica 5 giugno 2016

Aaron Sorkin

Facciamo che per una volta (una, proprio) parliamo di film. E quindi ecco un mega-post di facebook che però non voglio scrivere su facebook perché:
1) sono molto presuntuoso e lo voglio far leggere a più persone (?), ma soprattutto
2) non voglio imporre la mia opinione alla mia lista di amici, che è composta, come ogni lista di amici, al 95% da persone di cui non gliene sbatte una sega di quello che penso e quindi ecco, per lo meno lo scrivo qui così le persone a cui interessa lo leggeranno e quelle a cui no no.

Anche stavolta, come nel post precedente, ho appena finito di vedere un film, e verso la fine del suddetto lungometraggio, mi sono reso conto di alcune cose.
Però partiamo dall'inizio, almeno facciamo le presentazioni.
Il film in questione è Steve Jobs, quello dell'anno scorso, quello per cui la promozione nei talk show americani l'ha fatta non l'attrice, non l'attore, non il regista, ma lo sceneggiatore. Primo motivo d'interesse (il secondo era, ovviamente, Michael "Proboscide" Fassbender, non facciamo finta di niente). Fondamentalmente non ha una storia, si occupa dei minuti subito antecedenti alcune presentazioni più o meno cruciali del soggetto. Però, siccome siamo nel 2016 e Game of Thrones it's a thing eccetera eccetera, vi dico subito che ci saranno degli spoiler del film - che non ha trama, di fatto, ma ripeto, ringraziate quello schifo di Game of Thrones.
Il film mi è piaciuto molto. E questo è il lato facile della storia. Il passo successivo è chiedersi perché. E in realtà per capirlo ho dovuto usare la memoria per andare a riprendere quel momento, circa ad un'ora dall'inizio, in cui mi è venuto di muovere il mouse e vedere che era passata un'ora; a questo bisogna aggiungere poi il momento, a circa 15 minuti dalla fine, in cui ho mosso di nuovo il mouse perché mi sono detto "minimo ora il film sta per finire". Ed effettivamente. La durata era di 2.02 ore che sono volate via senza che me ne accorgessi e, ripeto, non stiamo parlando di un film Marvel infarcito di mazzate, effetti speciali e Scarlett Johansson. Tutt'altro: sono due ore senza trama, senza un avvenimento degno di questo nome, senza un colpo di scena, con pochissimi personaggi e tanti, tantissimi dialoghi fluviali. Però è questo che mi è piaciuto, soprattutto paragonato ad un altro tipo di cinema che negli ultimi tempi mi sta davvero irritando, quello autoriale che fa della sofferenza umana quasi gratuita la sua raison d'être (film manifesto che mi vengono in mente così, sull'unghia: Una separazione e Mommy; regista manifesto che mi viene in mente così, sull'unghia: Lars von Trier). Il motivo per il quale mi sta sul cazzo è presto detto. Sono convinto che lo scopo dell'arte sia quello di rappresentare la condizione umana, giusto?, e fin qui siamo tutti d'accordo, no?. Bene. Converrete con me che condizione ≠ sofferenza. Chiaro che la sofferenza rientra nella tavolozza cromatica, e che se vogliamo è anche una parte consistente e molto interessante (per quanto assolutamente non auspicabile), ma guardate Mommy o Una separazione: che cazzo di motivo c'è di ergersi a paladini della sofferenza? Capisco Lars von Trier che lo fa anche in maniera provocatoria, ma obiettivamente come fai a fare una storia su due occidentali che si devono separare in un paese musulmano, con un padre con l'alzheimer e la domestica che lo deve accudire è incinta e sta lavorando senza dirlo al marito che chiaramente è super contrario? Cioè, quanto devi essere stronzo? Senza considerare, poi, che punti tutto sulla storia (che è anche un'aggravante, se vogliamo) e, per come la vedo io, una cosa è fatta bene quando costruisci dei personaggi pieni, tondi; e l'economia di tempo di un film chiaramente non sempre permette che entrambe le cose vengano fatte allo stesso livello. Questo è, a mio avviso, il difetto principale di quel simpatico filmetto che è Perfetti sconosciuti: i personaggi erano ottimi (salvo il padre perfetto, un po' macchietta), i dialoghi non erano brillanti ma erano molto veri, solo che si è voluto puntare sul colpo di scena e sul fatto che tutti scopassero con tutti, quando poteva rimanere una cosa molto meno casinista e molto più intima.
Qui invece si sceglie la strada più difficile: il focus è sull'uomo, sulla mania di controllo, su come riesce a distruggere ogni relazione in cui mette le mani, su quello che le sue parole dicono di lui e su quello che invece dicono di lui le sue azioni. E il finale, da questo punto di vista, è eccezionale. Se da un lato vuole fare il sentimentale da quattro soldi (e comunque i lacrimoni mi sono venuti), dall'altro riesce contemporaneamente a far capire quanto il personaggio fosse bisognoso di attenzione e di approvazione, dopo i rifiuti che aveva avuto da bambino e da adulto con la Apple. Spettacolo vero.

Inoltre, 'sto film rappresenta l'evoluzione del cinema anti-smartphone, ovvero quel genere di film (esclusivamente americani, credo) con dialoghi talmente incalzanti e scene talmente fitte di parole e di trame e sottotrame che ti costringe a stare incollato allo schermo e lasciar stare twitter o whatsapp. Parlo di evoluzione perché, come ho detto, per me la parte davvero bella di un film è il personaggio, e gli altri esempi di questo tipo di cose non puntano proprio sulle sfaccettature del carattere. Penso in particolare a The Big Short e a cose tipo Zero Dark Thirty. In Steve Jobs tu sei preso, sei attento, sei appassionato ma fondamentalmente non succede nulla, a livello di storyline. Poi ok, ci sarebbe anche Tarantino, che 'ste cose le fa da venticinque anni, ma tanto lo sappiamo che lui è un fuoriclasse.
Ora, che cosa voglio dire con tutta 'sta filippica? Non ne ho idea. Però cazzo se è bravo Seth Rogen quando lo metti a fare un ruolo drammatico.

domenica 8 maggio 2016

Hype

"Alle 8 rilasciano l'album, quindi se sono le 6 e 14 ho tempo per vedermi un filmetto, poi vado sul forum di Do You Realize? e vedo come scaricarlo/comprarlo, se si può in condizioni umane". E invece, puntuale come le mestruazioni quando vuoi scopare, il disco lo si poteva scaricare da ben prima delle 8. Ed era facilmente intuibile, è stato così anche per gli altri due, e squadra che vince non si cambia. Poi ho visto che un bel po' di gente giusta ne aveva già cominciato a parlare su twitter e sul suddetto forum, e quindi l'ansia ha cominciato a salire e, insieme a lei, pure la perplessità. Perché, vista la differenza nei suoni con Daydreaming ed il fatto che Burn the Witch uscirà in vinile, ero straconvinto che Burn the Witch non ci sarebbe stata nella tracklist definitiva. Invece c'è, ed invece è anche in apertura, subito prima di Daydreaming. Perplessità, si diceva, e quindi ho steso in fretta le lenzuola e, ancora un po' scosso e, diciamo, malinconico per la visione di Y tu mamá también, metto play. Visto il successo (?) del live-blogging dell'ultimo disco degli Horrors, ho pensato bene (???) di replicare con una sorta di maxi-tweet a canzone. So, here we go.

Burn the Witch: niente di nuovo, se n'è già parlato ovunque. Ribadisco solo la goduria quando sul finale prendono il palco i violini alla GY!BE.
Daydreaming: inizia come una traccia di Four Tet, che di per sé può essere un bene o un male nella stessa misura, visto The King of Limbs. Poi entra su il piano alla Radiohead e cambia tutto, e tutto per il meglio. Triste e trascinante come solo i Radiohead possono essere tristi e trascinanti contemporaneamente, con quegli inserti strani bellissimi. Il finale spiegatemelo voi perché sono senza parole. Sembra Viginti Tres senza essere Viginti Tres. "Capolavoro" si può dire?
Decks Dark: altro inizio alla Four Tet o alla Pantha du Prince. Che linea vocale che ha beccato Thom Occhibelli. E che roba quando entrano tutti gli altri. Sono loro e sembra roba di Amnesiac, o comunque di Kid A senza essere glaciali in quella maniera. "You gotta be kidding me, it was just a laugh". Non mi viene in mente qualcun altro che possa far evolvere una traccia in questo modo, pazzesco.
Desert Island Disk: addirittura la partenza con l'acustica. Praticamente quando si inseriscono gli altri strumenti insegnano ai giovincelli che i Pink Floyd* non sono intoccabili e anzi, andate a riascoltarveli che qui vi stiamo insegnando due cosette, ché a fare i neri sono bravi tutti, ma provate a fare 'sta cosa.
Ful Stop: OMFG. Provo a non esprimermi per acronimi: che pezzo, ragazzi. Dopo un po' ci sono le chitarre, da subito c'è il movimento; che è, la nuova 15 Steps?
Glass Eyes: ecco, questa potrebbe essere uscita da Kid A. Ballatone algido con testo personale.
Identikit: l'urlo di Selway terrorizza l'occidente. Finora le chitarre sono veramente al centro dell'attenzione, apparentemente in maniera molto maggiore rispetto ad In Rainbows (che è il vero termine di paragone, direi, accertata l'assenza di robe alla KoL - che a me non è dispiaciuto, eh).
The Numbers: l'unica canzone a non essere in ordine alfabetico. Qui la parte del leone la fanno gli inserti: il coretto, GLI ARCHI, madonna mia gli archi.
Present Tense: e 'sta chitarra che è? Che bomba è? Ha un che di latino, sembra la versione malinconica di una canzone dei Thievery Corporation o un pezzo preso dalla colonna sonora dei due Kill Bill. Entusiasmante già solo il primo minuto. Poi chiaramente migliora solo, ma d'altra parte che vi aspettavate?
Tinker Tailor Soldier Sailor Rich Man Poor Man Beggar Man Thief: giustamente, dopo una canzone tutta chitarra e lacrime (mie), quella successiva inizia col suono sintetico. Però vedi che sono stronzi? Tu dici, "ok, inizio elettronico, poi arriva il piano, arriva la voce, arriva la batteria, praticamente siamo dalle parti di Knives Out come suoni". E poi ti piazzano i violini che cominciano a incasinarti i sentimenti.
True Love Waits: dai, l'abbiamo sentita tutti questa. A momenti è più famosa di Paranoid Android. Però anche qui, vedi che una roba è ascoltare la versione demo e un'altra è ascoltarla con un master serio, registrata in studio con tutti i crismi? Bellissima.


*chiaramente escludete Syd Barrett.


In chiusura, pensate che al mondo c'è gente a cui non piacciono i Radiohead e siate tristi per loro.


lunedì 28 dicembre 2015

A casa o in discoteca?

Ok, eccoci qua.
Veniamo dall'ennesimo anno in cui le classifiche escono un mese prima della fine dell'anno perché vogliamo avere un ruolo nei regali di natale invece che nella ricerca della buona musica, e questa tendenza è così radicata che neanche il disco di D'Angelo dell'anno scorso l'ha scalfita. Poveri noi.
Entriamo nel vivo, però.
Come strutturerò la classifica quest'anno? Come vi avevo spoilerato con questo post, per me nel 2015 ci sono stati diversi dischi eccezionali, non di quelli che semplicemente vanno alla numero 1 della classifica di fine anno, ma di quelli che ti ricordi anche tra 20/30 anni. Quindi facciamo così: in primis vanno questi sette dischi qui (in ordine puramente alfabetico, non ci sono preferenze), poi ci metto un disco "di transizione", un disco che mi è piaciuto in una maniera malsana e che è meglio di quelli che vengono dopo ma, ahimé, non all'altezza dei magnifici sette, e poi dopo vado con tre top five: pop, elettronica e italiani. Sì, quest'anno ho ascoltato parecchi italiani. Starò invecchiando, boh.
'Nnamo, va'.

THE MAGNIFICENT 7

Godspeed You! Black Emperor - 'Asunder, Sweet and Other Distress'
Questa volta non hanno fatto un disco solo "buono". Questa volta hanno fatto un disco incredibile. Due tracce superbe e un contorno di drone da acquolina. Ne voglio ancora.
Piss Crowns Are Trembled è un patrimonio dell'umanità. E pensate che c'è gente che non li ascolta. E pensate, addirittura, che c'è gente che non li ascolta solo perché "le canzoni durano troppo, dai". Criminali.

Joanna Newsom - Divers
Quando si è saputo che sarebbe uscito, ero contento e lo aspettavo, ma non ero entusiasta alla follia. D'altronde, dopo Have One on Me che cosa poteva più fare? Il massimo l'aveva già dato. Poi ci fa ascoltare, dall'alto della sua bontà, Sapokanikan (tra l'altro alla regia del video c'è Paul Thomas Anderson, mica l'ultimo merdoso), e allora eccolo lì l'entusiasmo, ecco dov'era andato a finire. Il disco è diverso dagli altri, è più scarno, con più strumenti tradizionali, ma le canzoni sono mostruose. E Sapokanikan, con quell'impennata dopo la metà, non è neanche la canzone migliore. Aliena.

Kamasi Washington - The Epic
Titolo programmatico. Il post sul suo concerto è sopra. La qualità è non solo altissima, ma è anche tantissima. Kamasi, non avere pietà di noi.
Piccolo aneddoto. Ricordo che lui lo scoprii perché FlyLo aveva tweetato il "primo singolo", Re Run Home, tipo uno o due mesi prima che l'album uscisse. Scaricai la traccia, e la prima reazione alla durata di 14 minuti fu "cacchio, una roba jazz di 14 minuti sarà tosta", sperando che fosse magari una cosa tipo i Bohren & der Club of Gore che la giustificasse, ma la vedevo difficile visto il negrone con sax in copertina. Metto play, e l'ultima cosa che ricordo è il pensiero alla fine "ma già è finita?".

Kendrick Lamar - To Pimp a Butterfly
Se avessi messo questi dischi in ordine di preferenza, questo forse sarebbe stato primo. È un disco epocale. È un disco hip hop tipico di artisti hip hop che non hanno tutto questo successo. È anarchico, è incredibilmente impegnato, è denso, è lunghissimo, è ustionante, è eccezionale. Kendrick Lamar è un mostro. Non sarò americano, ma se qualcuno vi dovesse dire che il miglior rapper al mondo in questo momento non è lui, non credetegli. Oh poi chiaro, questo non è un disco SOLO per chi ascolta hip hop, anzi. Fun fact: ci ha lavorato il Kamasi Washington di cui sopra, quindi fatelo vostro.

Oneohtrix Point Never - Garden of Delete
Partendo dal presupposto che lui deve essere un malato di mente, se avete ascoltato i suoi dischi precedenti, potrete essere d'accordo nel dire che questo è il suo disco pop, facendo con le mani il gesto delle virgolette tutte le volte che volete. Sarà per questo motivo, ma, mentre i dischi precedenti non mi appassionavano, non mi prendevano (pur riconoscendone il valore), questo invece mi piace un casino.

Sufjan Stevens - Carrie & Lowell
Di un'intimità straziante, di una raffinatezza straordinaria. Ma l'ultima non dovrebbe sorprendere più di tanto, visto il nome sulla copertina. Fa quasi male ascoltare un disco con testi così personali, ma la durata breve, brevissima, rende tutto non solo accettabile, ma adorabile. Nel senso che questo disco potrebbe essere tranquillamente un oggetto di culto, per quant'è bello.

Tame Impala - Currents
Non trovo tante parole: un cambiamento di suono così radicale non dovrebbe portare risultati così alti. Sinceramente mi frega abbastanza poco dei risvolti autobiografici dei testi di Kevin Parker, quando riesce a creare un suono del genere. Ripeto: non trovo tante parole.

La transizione è affidata a

George Fitzgerald - Fading Love
Avete presente quell'elettronica particolare molto "emozionale" e molto poco "robotica"? Per capirci, i vari Nicolas Jaar, Jon Hopkins, quelli lì? Capito? Bene, lui ci rientra a pieno. O almeno, ci rientra per me. Aggiungeteci della gente che canta (con moderazione), e avete un disco che ho veramente amato e che non penso metterò via molto presto.

Ok, andiamo con le tre top five. Prima il pop.

Courtney Barnett - Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit
La cosa stupefacente è che sia un disco d'esordio. È rock spensierato fatto in maniera invidiabile da una ragazzetta al primo disco, quando molt(issim)a gente ben più blasonata e celebrata non ci riesce dopo anni di carriera. Per l'approccio e per, come posso dire, l'atmosfera delle canzoni (non è il termine giusto, ma passatemelo), all'inizio pensi "ullalà, lei è i nuovi Pavement", poi al secondo ascolto pensi "oh cazzo, i Blur". Poi dal terzo ascolto pensi solo al fatto che questo disco sarà meglio averlo originale, se si vuol essere al passo coi tempi. Anche perché la copertina sarà anche bruttarella, ma il titolo è da standing ovation.

Julia Holters - Have You in My Wilderness
Ecco, lei è quella che pensavo avrebbe sostituito Joanna tutta panna nelle mie grazie. Have You in My Wilderness va da quelle parti, con archi, fiati e strumenti un po' desueti che non andranno a creare canzoni pop, ma che urlano "pop" ad ogni nota. È chiaro che non è Joanna, e ci mancherebbe altro, però un disco così non riesce se non hai qualcosa di speciale, e lei evidentemente questo qualcosa sa cos'è e lo usa davvero bene.

Beach House - Depression Cherry
Loro li conoscete. Hanno tirato fuori un discone. E io il vinile in velluto me lo comprerò, prima o poi.

Kurt Vile - b'lieve i'm goin down...
Vedi sopra. Tutti lo lodano e lungi da me criticarlo, ma i suoi dischi precedenti non mi avevano mai appassionato. Questo invece sì, ed è un bell'appassionarsi.

Chelsea Wolfe - Abyss
Non dico poliedrica, perché quello lo si riserva alla grande madre Polly Jean, però lei continua a variare le soluzioni rimanendo sempre nel suo territorio e, soprattutto, continuando a fare belle canzoni. Come faccia, francamente, non lo so. Però ne godiamo tutti.

Prima dell'elettronica, lode ai Wilco che non è meglio dei 5 qui sopra, ma è bello per davvero, ma bello bello. Ok, ora l'elettronica.

Jlin - Dark Energy
Boh, è solo davvero ma davvero bello.

Holly Herndon - Platform
Ecco, questo è un caso un po' diverso. Il disco fa anche muovere il culetto, a ben vedere, ma è glaciale. Algido. Lei è totalmente distaccata e il ballare con la sua musica è anche una sorta di sfida. Tant'è che prende anche per il culo i video ASMR con la traccia Lonely at the Top. Inavvicinabile. Ci sono molte persone che l'hanno giustamente definita (come succede ciclicamente, per altro) il pop del futuro. Da una parte darei loro ragione, dall'altra spero proprio che si sbaglino. Però nel frattempo ha tirato fuori un disco che non è avanti, è proprio fuori. Applausi, tra l'altro, alla 4AD per aver pubblicato una cosa simile.

Nick Höppner - Folk
Semplicemente un gran disco techno del 2015.

DJ Koze - DJ Kicks
Premesso che mi sono sorpreso anche quando ho visto per la prima volta la faccia di DJ Koze sulla copertina e ho scoperto che è anche apparentemente un bell'uomo, a me lui è sempre piaciuto. I dubbi su una sua resa live, soprattutto in un djset, però, erano palpabili, e a questi dubbi lui ha giustamente risposto rielaborando le tracce o prendendo rielaborazioni molto vicine al suo stile (tipo quella dei cLOUDDEAD rifatta dai Boards of Canada). E quindi eccoci qua, uno dei dischi dell'anno.

Jamie XX - In Colour
Questo disco ha soltanto un difetto: la canzone I Know There's Gonna Be (Good Times). Lo so che è stata fatta per completare la tavolozza del disco, e che tra l'altro è stata fatta estremamente bene. Però cristo santo, non la sopporto. Se non ci fosse stata, credo che il disco avrebbe avuto un'identità molto più precisa e sarebbe rimasto molto più in mente. Comunque ci sono canzoni che sono veramente portentose. Peccato per quella roba là.
Anche se "i'm gonna ride that pussy like a stroller" è obiettivamente poesia.

Va bene. Ora gli italiani. Non ne sono felice, credetemi. Lo snob che è in me sta piangendo e urlando preso da una disperazione incontrastabile.

Colapesce - Egomostro
Se dicessi che l'ho cominciato ad ascoltare per un motivo altro dal fatto che La distanza mi è piaciuto veramente tanto, sarei un bugiardo. Anche perché il farmi ascoltare un cantautore in un altro modo è un'impresa fantascientifica. Il problema è che Colapesce ha gusto, e ha ascolti colti abbastanza da fargli trovare quelle piccole soluzioni raffinatissime che quasi non ti sembra di ascoltare un italiano. I testi non mi fanno per nulla impazzire, però nessuno è perfetto, e d'altra parte il problema dei cantautori non è certo nei testi.

IOSONOUNCANE - Die
Pure questo tanto bene non deve stare. Comunque dai, di lui hanno parlato tutti, non c'è bisogno del mio spiegone.

Luminal - Acqua azzurra, Totò Riina
Desolanti come sempre, aggressivi come sempre. Una sicurezza. Che però non sei sicuro di volere.

Carmen Consoli - L'abitudine di tornare
E meno male che è tornata. Non sarà al suo meglio, siamo d'accordo, ma quando decide di scrivere lei dobbiamo stare tutti zitti. Mi fanno ridere i maledetti cantautori che vogliono raccontare storie e fare gli intellettuali con le chitarrine acustiche quando poi c'è lei che prende l'elettrica e ti scrive La signora del quinto piano.

Kaos - Coup de grace
Questa è pura preferenza personale momentanea nei confronti dei Verdena. I Verdena hanno fatto un bellissimo disco, anzi due. È solo che è un periodo che Kaos mi scomfinfera di più. Poi questo è quasi un EP, e io amo le cose brevi.

Avrei voluto mettere delle belle grafiche come quelle che misi l'anno scorso, ma Last.fm ha avuto la bella idea di cambiare versione e le API sono praticamente inutilizzabili. Quindi niente, metterò il 5x5, l'unica che pare essere ancora utilizzabile (qui la potete vedere in dimensioni giganti).


Nel 2016 prometto di cambiare il layout del blog, visto che si lamentano sempre tutti del fatto che finito di leggere un pippone hanno gli occhi annodati, e magari vedo di rimettere un'immagine di intestazione e di sembrare meno giudeo.
And that's pretty much all, folks!

domenica 13 dicembre 2015

Kamasi, da L.A. con furore

È da qualche g̶i̶o̶r̶n̶o̶ settimana che penso a che grande anno sia stato per me, musicalmente, il 2015. Lascio ai posteri i confronti con i vari 1967, '71 o '94, ma di dischi da ricordare per me ce ne sono stati tantissimi, anche di generi non per forza vicini ai gusti di tutti.
Pensateci: i Tame Impala hanno giocato quello che potrebbe essere il loro miglior disco; il disco di Sufjan Stevens è da considerare nella categoria per diritto di nascita, e comunque è eccezionale; stesso discorso per i GY!BE e Joanna, e nonostante non mi abbia mai appassionato, il discorso è valido anche per quel malato di mente di Oneohtrix Point Never; Kendrick Lamar potrebbe anche lui aver fatto il disco della vita, ma non mi sorprenderei se riuscisse anche a fare meglio di così. E poi c'è stato Kamasi Washington, che ha fatto una cosa anche più aliena di Garden of Delete: dati i passati e la psiche disturbata, da Lopatin una cosa così te l'aspetti. Ma chi ti tira fuori (e date peso ad ognuno dei complementi seguenti) all'esordio un disco triplo di tre ore di durata nel 2015?
E da qui deriva il concetto di "concerto dell'anno". Chiaro che ognuno ha il suo e ognuno ha il criterio per scegliere il suo. Io stesso solo quest'estate ho visto GY!BE, James Blake e Sun Kil Moon, concerti che variano da "bellissimo" a "esperienza mistica", ma ce ne sono alcuni che si inseriscono esattamente nel flusso dello zeitgeist e dire "ah sì, io c'ero, a quel concerto lì" ha tutto un altro valore.
E questo era il caso.
Non sono un frequentatore abituale di concerti jazz (anzi. Se ne vedo uno all'anno è grasso che cola), ma in un certo senso so cosa aspettarmi. Non avevo però considerato il fattore "furia". Perché è questo che si è percepito durante Change of the Guard all'apertura, o durante GLI assoli di batteria prima di The Magnificent 7, o durante il penultimo pezzo di cui non ricordo il titolo. Oddio, ad essere onesti il delirio c'è stato praticamente in ogni canzone, ma in questi tre casi hanno veramente esagerato. Addirittura anche in Henrietta Our Hero, e ci stava benissimo.
Nonostante tutto il casino di gente che c'era - cosa che mi ha lasciato molto sorpreso, visto il tipo di musica di cui si sta parlando - il buon Kamasi ha cercato in ogni modo di rendere il live più intimo possibile. Parlando frequentemente col pubblico, parlando della Henrietta del titolo della canzone (la nonna, per chi se lo stesse chiedendo), addirittura facendo la carrambata e portando sul palco suo padre - rivelatosi, senza alcuna sorpresa, un musicista coi controcoglioni (per riferimenti, quello col flauto nella prima foto). Oppure facendo un pezzo del suo bassista, una ballata superlenta iniziata in solitaria e a cui si sono aggiunti dopo un bel po' Kamasi e gli altri. Ma niente da fare. Se penso ad una cosa intima, non è questa la musica che mi viene in mente. Quando cominciavano a fare sul serio la gente sorrideva di gusto e gioiva, quindi non era proprio una cosa intima, era più che altro una festa. Addirittura ti ha fatto apprezzare un assolo di keytar, roba da pazzi. Ci fosse stato solo un palco più grande la cosa sarebbe potuta essere eccezionale anche dal punto di vista visivo ma vabbé, già stavamo stipati come sardine, non mi sembra il caso di fare troppo gli schizzinosi, diciamo che va bene così.
L'unica nota di disappunto è data dalla gestione del locale, che mi ha dovuto far perdere verosimilmente l'ultima canzone per prendere la metro, visto che hanno voluto far cominciare alle 11 un concerto di mercoledì. Bravi.
Ma ciò nonostante, è stata una gran serata.
E io c'ero.

mercoledì 25 novembre 2015

Youtuber italiani, perché? Perché?

Beh dai, pensavo fosse passato molto più tempo, invece neanche 3 mesi. Si potrebbe quasi dire che stia diventando prolifico. Ci fossero più pomeriggi liberi dall'università e questo stesso freddo e questa stessa voglia di non fare un cazzo e vedi come aumenterebbero i post. Ma giriamo questa pagina buia dell'internet.
Niente, volevo relegare questa cosa ad un tweet ma poi ho capito che non sarebbero bastate 2 o 3 semplici mie risposte, ed ho deciso di usare il blog; potrebbe uscirne un post abbastanza veloce, snello e pieno di lamentele.

Un tizio amerrecano (vai a capire chi) ha postato questo video alla fine di un tweet (vai a capire quale) e me lo sono visto, all'oscuro della durata.


È tuttavia necessaria una premessa. Tale premessa è che io odio profondamente gli youtuber. Tutti quelli che ho mai guardato mi sono risultati alla meglio noiosi, alla peggio repellenti. Ora, è anche vero che visti gli inizi non ho tutta questa cultura nell'ambito e non è che me li sia proprio girati tutti (pensate che ancora devo guardare The Lady, di cui tutti parlano come Il Secondo Avvento Di Cristo), però più o meno so quali sono i più famosi, i più visti e cose del genere. O quantomeno, so quali sono quelli che rispondono a queste caratteristiche e non sono gameplay in cui il tipo urla durante i videogiochi di paura (ma ci sono così tanti Silent Hill o ci sono solo molte più fighette con una webcam? A qualcun altro l'ardua sentenza).
Ora, io sarei il primo ad essere interessato ad un buon canale di recensioni di fumetti, o di film, o di serie tv, o di boh, cucine del mondo o qualcosa del genere. Perché poi gli unici canali che mi interesserebbero sarebbero cose di questo genere, onestamente. Però tutti quelli che ho girato hanno tutti le stesse caratteristiche, quasi copiate con la carta carbone.

In primis, l'incompetenza. Nel senso, non dico che tutti devono lanciarsi nella critica solo dopo 15 anni di letture eclettiche, attente e critiche per poter dare giudizi seri e ragionati, ma neanche lanciare giudizi quando si è nati e cresciuti a pane e Naruto. E per "nati e cresciuti" intendo cresciuti nel senso vero del termine, roba che a 20-25 anni leggi ancora 'ste fesserie pensando che siano quanto di meglio l'industria ti può offrire. È il grande problema della libertà d'opinione, e penso che tutti ultimamente abbiamo avuto con questa i nostri problemi quando abbiamo visto tutta la gente che pregava per Parigi. Come al solito. Quindi, dicevo, non solo questi cretini ti si piazzano davanti allo schermo dicendoti che Naruto o il prossimo film di Star Wars sono la cosa più bella che poteva capitare alle rispettive arti, facendoti rivedere la tua posizione su uno dei diritti inalienabili dell'uomo, ma poi ci si mettono anche le varie aziende/editori/quel-che-è, pagando questo o quello per dare giudizi buoni sulla serie X e spalare merda sulla serie Y. Chiaramente questo è un riferimento tutt'altro che casuale a cavernadiplatone, youtuber di fumetti, che afferma (pare, mi è stato riferito) che Naruto sarebbe meglio di One Piece perché i sentimenti ivi espressi siano molto più falsi e "inverosimili" rispetto al competitor targato Panini Comics. Beh certo, come si fa a piangere per la storia di uno scheletro vivente?, molto più credibile un bimbo che mena fulmini dalle mani. Oltre al fatto che la pretesa che un essere senziente possa anche per un secondo ritenere Naruto più bello, appassionante e ben costruito di One Piece è ridicola, se non proprio fantascientifica. E poi, com'è che tutti questi splendidi youtuber appassionati di cinema non recensiscono mai un film vecchio e parlano per minuti e minuti di un trailer di pochi secondi? Sarò malizioso io, magari, vai a capire.
Poi l'altra roba che veramente mi fa girare gli ingranaggi è la struttura. S E M P R E L A S T E S S A O G N I V O L T A. Ogni volta. Ogni. Cazzo. Di volta. Prima parliamo dettagliatamente della trama, così, per estinguere quell'ultimo briciolo di curiosità che ti possa spingere a leggere/guardare quel prodotto. Anzi, ti parlo della trama fino a 10 pagine/minuti dalla fine. Così sei libero di scoprire il finale, non c'è bisogno di fare spoiler alert, tutti odiano quando ti svelano il finale. Magari ti sveliamo anche il cambio di trama improvvisa di Psycho o di Kill La Kill ma ATTENZIONE, mica ti stiamo fottendo il finale. Poi dopo la trama bisogna parlare dei disegni, dicendo solo se sono belli o brutti (perché mica ti leggi un fumetto coi disegni brutti, no?), poi dell'edizione in cui è uscito, e poi alla fine un giudizio che non può non essere sbrigativo. Sostituire i disegni con la regia (e vorrei capire come la giudicano) e la recitazione. Addirittura ci sono dei fenomeni che giudicano la recitazione di una serie doppiata. Maestri veri della cultura.
E poi l'altro grosso problema è il format. Praticamente in quasi tutti questi video ci sono questi fenomeni, nelle loro camerette (illuminate chi bene chi meno bene, per così dire) che parlano di questo o di quello, ogni tanto tagliando qualcosa che non andava bene, ogni tanto facendo un copincolla di qualche frammento simpatico tipo Le Iene. Cioè, uno per sostenere un quarto d'ora davanti al pc a guardare la tua faccia di culo deve avere un incentivo. Gli stand-up comedian lo fanno, ma perché hanno davvero del talento nel fare questo tipo di cose, i grandi intellettuali/artisti lo fanno, ma un Dario Moccia che cosa può avere di così tanto interessante da dire? Addirittura Jonathan Franzen non è stato più di 6 minuti da Stephen Colbert. Nome piccolo, ma rende bene. C'è chi non ti tiene per più di 6 minuti e chi fa video di xmila minuti. Poi c'è anche la storia che questa gente generalmente non ha più di ventix anni (dove a x corrisponde un numero sotto il 5), quindi più o meno della mia generazione, ed è cresciuta con troppi cartoni animati di Italia 1 e probabilmente pochi cartoni marci (come direbbe il mio amico Andrea) da rete locale e, soprattutto, poco tempo per strada con gente che qualche anno dopo avrebbe avuto una fedina penale ben più sporca della tua. Sembrano tutti usciti dalla sala di doppiaggio, hanno gli stessi tic degli attori da prima serata su RaiUno e le stesse inflessioni della voce. Che cosa dovrei stare guardando?, una persona che parla o una puntata doppiata di The Walking Dead (il cui doppiaggio è veramente obbrobrioso)? Cioè, non solo i contenuti e il format sono sempre uguali a loro stessi o comunque inadeguati, ma ora anche la forma? Ma dai. Ma trovatevi un modo serio di fare i soldi.
Ed è per questo che il video che ho postato all'inizio mi è piaciuto. Oddio, piaciuto, diciamo che non mi ha fatto chiudere la scheda sospirando "ma vaffanculo", sarà perché l'avevo già visto da qualche parte che faceva qualche altra cosa. Perché è riuscito a farti mantenere vivo l'interesse, non ti ha fatto distrarre, ha trovato modi di raccontarti una stupidata in maniera simpatica. Cambia telecamera, mette le schermate con le scritte, fa i disegni ripresi dall'alto come i video "istruttivi" dell'Isis e della Siria. È capace. Si sforza. Sa che lui da solo non è capace di rivolgersi ad altre persone oltre alle sue fan dodicenni invasate (ne avrà anche lui, dai. Ci sono dodicenni che urlano per quelli usciti da X Factor, figurati se non ne ha lui), quindi cerca di darti non dico dei contenuti, ma almeno delle forme belline. Anche quel cialtrone di Anthony Fantano fa lo stesso, nonostante il format sia quasi lo stesso degli italiani da cameretta + webcam del portatile. Ecco, l'unico canale che più o meno elude da questo tipo di logica è quello dei The Pills, che cerca di andare un attimo oltre la recita scolastica, sia nella forma che nei contenuti. Poi ogni tanto magari ci ricascano anche loro, ma alla fine va bene, se avessi voluto vedere una cosa sempre fuori dagli schemi e sempre eccezionale mi sarei visto di nuovo Le conseguenze dell'amore o qualche episodio di Louie.
A conferma di ciò, ogni volta che su facebook o twitter (o addirittura nel mondo vero) mi lancio nel nobile sport della bestemmia agli youtuber, arriva sempre qualche fenomeno che dice "vabbé sì, però non fare di tutta l'erba un fascio, ci sono pure quelli bravi". Puntualmente rispondo "e fammi qualche esempio, allora" e, altrettanto puntualmente, non ricevo mai un nome. COINGIDENZE? IO NON GREDO!!1!!
Poi certo, meglio questa gente dei video sul complottismo (che per altro raccoglie numeri impressionanti e questa cosa mi fa straridere).
E quindi niente, questo è.

domenica 30 agosto 2015

I miei 5 personaggi preferiti di Mad Men (MASSIVE SPOILER ALERTS)

Cause del post:
1) Questa.
2) Questo podcast con Elisabeth Moss (ed è la seconda volta consecutiva che Greenwald è la causa scatenante di un post).

Non sono un fan patologico delle serie tv come molti che vedo/leggo in giro per l'internet, che guardano 200 serie contemporaneamente e che si interessano a qualsiasi cosa abbia una forma serializzata e venga dalla tv americana (preferibilmente). Ne ho viste diverse, le ho viste soprattutto di fila, nel senso che una volta che comincio a guardare, ad esempio, The Wire, continuo a vedere The Wire e non inizio nient'altro (magari qualche serie comica, o se proprio sto seguendo qualcosa che sta continuando ad uscire in quel momento, ma sono occasioni rarissime), ma non mi definirei un appassionato di serie tv.
Tuttavia, fino a che non guarderò i famigerati Soprano, Mad Men è la serie tv più bella che abbia visto. Non ha il realismo e la passione di The Wire, non ha le svolte narrative di Breaking Bad (tanto per rimanere nel sacro quartetto della Golden Age of Television, Sopranos, The Wire, Mad Men & Breaking Bad), ma la centralità dei personaggi e dei risvolti psicologici che eventi di tutti i giorni hanno su di loro, insieme alla cura e all'amore per i personaggi stessi mi tengono incollato al pc come nessun'altra serie è stata capace di fare. I fan di Game of Thrones dicono di essere innamorati di certi personaggi, ma è evidente che non sanno di cosa stiano parlando. E inoltre, chi guarda Mad Men per motivi altri, tipo per cercare di capire l'impatto degli importantissimi eventi degli anni '60 sulla società americana, o per i vestiti e la moda e i dettagli di ricostruzione storica, si stanno perdendo almeno il 90% del vero fascino della serie, allo stesso modo di chi guardava The Wire per avere una testimonianza del disagio dei project americani, non gustando a pieno la trama e le relazioni di potere e Bubs e tutti gli altri splendidi personaggi, o di chi guardava Breaking Bad per sapere cosa succede alla fine, anche se la cosa in assoluto più appassionante era vedere dove il grottesco che regna per tutta la serie avrebbe portato Mr. White e quanto Jesse sarebbe stato un poveretto.
Anyways.


Lascio da parte Don Draper, perché così è troppo facile. È il protagonista indiscusso della serie, è in assoluto il personaggio meglio caratterizzato, il più complesso e anche quello a cui succedono più cose. È l'anima di Mad Men, non può non essere il personaggio preferito di tutti nonostante si comporti da vero uomo di merda, almeno fino al finale - meraviglioso, btw. Oddio, ha anche avuto i suoi eccezionali momenti di umanità prima del finale, citofonare alla scena in cui va a trovare Peggy in ospedale dopo il parto.
E, mentre mi documento per il post, mi torna in mente che quella parte in cui Dick Don va in California da Anna sparendo dalla circolazione per non ricordo quanto, tre settimane?, è probabilmente il più bell'arco narrativo televisivo che io abbia mai visto, nonostante la grandiosità delle ultime due stagioni.


1) Peggy Olson

Peggy è veramente esaltante. Sarà anche stata quasi sempre nominata come attrice protagonista agli Emmy e quindi te lo aspetti anche, ma il suo arco è proprio pazzesco. Dagli inizi, in cui era scialba, timida e intimorita da un mondo che evidentemente non apparteneva ad una figlia di timorati di dio del New Jersey al poter parlare alla pari con Don, fino alla posizione di potere alla fine e alla definitiva assoluzione a Santa Matrona Protettrice di tutti noi.




È difficile mettere giù in parole Peggy Olson. È difficile perché, appunto, inizia come una ragazzina del New Jersey che viene messa a fare da segretaria a Don Draper, e scusate se è poco, per poi diventare conscia delle sue capacità, di farle valere (vedi la scena subito sopra) (e parlo anche in ambito sentimentale, non solo professionale), fino a diventare quasi arrogante e raggiungere la migliore delle posizioni. Insomma, Santissima Peggy proteggi noialtri peccatori e illuminaci della tua grazia e del tuo splendore.



2) Betty Hofstadt Draper Francis

È assurda l'idiosincrasia che Hollywood ha verso le mogli dei protagonisti. Ve la ricordate Skyler White, quanto stava sul cazzo a tutti? Bene, però Skyler spesso era veramente la voce della ragione e della giustizia di fronte alla follia criminale che diventava man mano Walter, qui invece spesso Betty è proprio percepita come rompicoglioni, e a volte è anche vero, nonostante sia di fronte alla follia immorale che diventava man mano Don. Oddio, man mano mica tanto. E anche in questo caso il personaggio compie un percorso lunghissimo, ma ora smetterò di dirlo perché tutti i personaggi di Mad Men lo compiono, ed è inutile ripeterlo a pappagallo. Betty passa da essere la classica casalinga americana degli anni '50 ad una persona vera che non è più tanto racchiudibile in uno stereotipo come quello, nonostante dei tratti ci siano ancora. E nonostante non riesca mai a liberarsi completamente di quell'alone di personaggio negativo che l'ammanta più o meno da sempre. Ma d'altra parte come dovrebbe sentirsi la moglie di un uomo che la esclude praticamente in maniera totale dalla sua vita, salvo portarla quasi come moglie trofeo agli eventi sociali (neanche tutti, poi, tant'è che alle premiazioni lui bacia Joan). Povera Betty, grande Betty.



3) Roger Sterling

Roger è, per me, la figura paterna per eccellenza, in particolare tipica di quell'epoca: non era di certo una presenza costante come le figure materne o femminili, ma sapevi che c'era e la sua presenza ed autorità si facevano sempre sentire, e quando c'era o dava grandi, grandissime sodddisfazioni, o he fucked up really bad. Per non cercare altre parole, anche il fatto che lui cercasse effettivamente di essere una figura paterna con suo figlio, non avendo mai da Joan la soddisfazione di poterlo fare, è heartbreaking, così come heartbreaking sono tantissimi momenti di cui lui è protagonista. E ciò nonostante è una spalla comica fenomenale. Urge qui ricordare alcuni apici del personaggio e della serie, tra cui Roger che prende gli acidi e Roger ubriaco che suona l'organo mentre Peggy, ubriaca anche lei, balla sui pattini nella sede vuota della Sterling, Cooper, Draper e nonricordopiùchifosseilquartonome.


















4) Joan Holloway

La donna forte, la donna con l'aspetto sessualmente inarrestabile che, nonostante questo, vuole essere trattata come essere umano ed essere alla pari degli uomini di potere di cui si circonda e si accompagna. Meravigliosa. La bellezza di Mad Men sta nel fatto che alla fine della serie tu non sei d'accordo con la strada che decide di prendere ma capisci perfettamente perché lei la prende e in fin dei conti ti sta bene così. Vogliamo dire che è lei la grande figura materna della serie? Diciamolo, ma diciamo anche che è molto riduttivo.















5) Bob Benson

Because

Yes, of course I do. How could you not?


And that's it. Ma solo perché dovevo fare numero tondo, altrimenti un Pete ce l'avrei messo sicuramente, e volendo anche un Ken Cosgrove, e soprattutto il meraviglioso Lane Pryce, may he never be forgotten.
Che serie meravigliosa. Giusto una veloce carrellata di momenti straordinari (sto esaurendo il mio vocabolario di aggettivi superlativi positivi, ve lo dico) dall'ultima stupenda stagione (lacrime, ancora lacrime, la più bella dichiarazione d'amore tipo di sempre, Peggy che ci prova ma non tanto ce la fa) e per chiudere, semplicemente il più grande momento di televisione della storia della televisione.






BONUS:

mercoledì 19 agosto 2015

Contro la musica di merda

Ho il bisogno fisico di scrivere questo post, dopo che sono diversi mesi che, per via di un'esposizione forzata a diversi media americani (che, è bene ricordare, hanno un sistema di valori mooooolto diverso dal nostro, in particolare per quanto riguarda il ruolo che le celebrities hanno nella società - ah, un altro inciso, in italiano CAZZO le parole straniere non vanno mai coniugate al plurale. Non esistono i fans, esistono i fan. Smettiamola eh, siamo nel 2015) mi ha fatto notare come anche gente culturalmente più che rispettabile vada dietro, segua e conosca a fondo certi personaggi musicali che non dovrebbero godere di nessuna considerazione da chi ha quantomeno finito le scuole superiori. Un esempio è questo podcast, in cui il notevolissimo Andy Greenwald si perde in diversi complimenti per l'album 1989 di Taylor Swift. TAYLOR SWIFT!
Oh, chiariamoci, facciamo subito questo disclaimer: ognuno è libero di ascoltare il cazzo che vuole senza sentirsi giudicato perché, così come ognuno ha le sue fisse sessuali che non devono assolutamente minare il giudizio che le altre persone hanno di loro, ognuno è libero di ascoltare, o leggere, o guardare quello che vuole con gli stessi diritti.
Però sfiga, in genere quelli che ascoltano con passione ed emozione Gigi D'Alessio o David Guetta, diciamo, non ti aspetti di vederli candidati al nobel o al pulitzer.
Per altro, è fresco nella mia memoria quel periodo buio in cui anche i più illuminati ascoltavano o cercavano di ridare un barlume di credibilità artistica a fenomeni del pop che con la musica vera non hanno niente a che fare, con particolare spinta su Lady Gaga. Questa poi si è spenta ed è rientrata nei binari che le si confanno nonostante la dichiarazione di voler fare profumi che sapessero di sangue e sborra.
Questo pensiero mi si è andato via via amplificando, e ci ho pensato sempre più spesso, dall'uscita a sorpresa del nuovo megavideo + ep di FKA twigs. Perché. Perché lei da quando me l'hanno fatta conoscere col video di Papi Pacify nel lontano 2013 mi ha sempre intrigato e mi è capitato di leggere qualche intervista prima della pubblicazione del primo album, ed è una normalissima artista "degli ambienti che frequento io"; virgolette d'obbligo, in questo caso. In una di queste interviste diceva di come, oltre ad essere super appassionata di danza (era il suo lavoro principale, d'altronde, il suo dayjob), era anche molto fissata con le strumentazioni e le macchine e gli effetti per fare musica e per avere nuovi suoni particolari. Quindi, diciamo, c'era la sicurezza che fosse lei l'artefice di ogni cosa sui suoi dischi: non essendo un gruppo, rock o meno, era lei che programmava la drum machine, era lei che organizzava i delay, era lei che creava i loop e così via. E faceva quella musica bellissima. Da sola. Poi, dicevo, arriva il nuovo ep di cui sopra e vengo colpito da un badile ghiacciato perché vedo che, oltre al prodotto musicale sempre più che pregevole, era stata anche capace di crearsi un immaginario non più legato e creato grazie ai testi e alle copertine dei dischi (non più solo legato e creato grazie a, quantomeno), ma un immaginario visivo che rendesse i videoclip parte integrante del messaggio e della figura artistica che la strafiga vuole veicolare. Ora. Chiunque abbia un minimo di esperienza musicale si renderà conto di come i videoclip siano solo dei contorni del piatto principale. Certo, le eccezioni ci sono, ma in genere sono rappresentate da nomi e cognomi di registi di videoclip che riescono a creare prodotti particolari, che generalmente non vanno più di tanto a incidere nell'immagine del gruppo/artista. Alcuni celeberrimi, classici esempi sono i vari Chris Cunningham, Michel Gondry e Floria Sigismondi.
Quello che invece ha costruito la twigs di chi è tipico? Delle popstar figlie delle etichette. Delle Madonne, delle Rihanne, delle Beyoncé, delle Lady Gaga, delle Britney e via discorrendo che ci siamo capiti. Ve le ricordate le boyband di una volta, che almeno erano formate da gente con la quale potevi scopare senza temere serie ritorsioni legali per pedofilia? Bene, ci rientrano tutte. Generalmente, ecco, ad ogni nuovo annuncio che finisce in alto in alto tra i TT di Twitter ci trovate questi personaggi di cui parliamo.
Vogliamo prendere un altro esempio particolarmente controverso, perché ha iniziato in sordina e ha sempre avuto un'immagine molto indie tanto da ingannare molti "alternativi" della prima ora in tempi durante i quali l'hipsterismo non era ancora una moda universalmente diffusa? Lana del Rey. Ricordo ancora che sul forum musicale che frequento ci cascarono in molti, lodando la canzone x o la canzone y. Puntualmente, sono stati sbugiardati dai fatti che hanno dimostrato come la boccona rossa della Lana nostra non fosse poi così diversa dai nomi su descritti: aveva dietro un'etichetta che l'ha voluta lanciare in orbita, tanto che la prima sua esibizione live 1) è avvenuta in tv, mi pare da Letterman o forse al SNL e 2) in questo live si è chiaramente visto come lei non. sapesse. cantare. per. niente. Ha dovuto cancellare i live programmati all'epoca, prendere una pausa in cui verosimilmente ha preso serie lezioni di canto e poi andare avanti come ogni popstar che si rispetti. Ha anche partecipato alla colonna sonora del Grande Gatsby, ennesimo pessimo baraccone hollywoodiano, che male non può fare. Pezzo scialbissimo, per altro. E non venitemi a rinfacciare che nella colonna sonora c'erano anche gli XX, perché significa che allora non avete capito niente.
È ovvio ed evidente che in classifica ci possano finire anche robe belle o quantomeno non fatte ad arte, per così dire. È il caso degli XX (ok, magari non sono mai arrivati nel top 40 - non ne ho la più pallida idea, ma comunque è un gruppo che quantomeno in una fascia demografica bella grossa et importante è conosciuto praticamente da chiunque), è il caso di Florenza e le Macchine, è il caso dei Black Keys, è il caso dei gruppi d'altri tempi che pubblicano cose nuove (vedi i vari Spingsteen, Radiohead, U2, Muse - soccorreteli, a proposito -, i maledetti Pink Floyd giusto per fare i nomi più grossi che ci siano), o i gruppi che erano partiti con buone intenzioni, con queste intenzioni hanno raggiunto dimensioni giga e poi qualcosa è andato storto. Vabbé, quest'ultima categoria l'ho inventata, era giusto per non scrivere subito il nome Coldplay, che hanno iniziato col botto azzeccando addirittura 4 album di fila (ci ho contato anche X&Y in un afflato di infinita magnanimità), poi qualcosa gli è scattato nel cervello e in un'intervista hanno detto che i loro concorrenti non erano più i succitati Muse o i Radiohead o che so io, ma Nicki Minaj e Justin Bieber. Come detto, qualcosa è andato storto.
Qual è la differenza tra le due cose l'ho concretamente capita con un paio di articoli. Il più recente è questo, mentre quello da leggere con attenzione è quello su un numero di giugno 2012 di Internazionale, che potete trovare in versione originale qui (è in inglese, tranquilli, non in qualche lingua assurda tipo, chessò, l'italiano). Praticamente abbiamo le prove di quelle che sono sempre stati rumor e sensazioni più che fatti provati, ovvero che certe canzoni, certi album, certi artisti, siano effettivamente creati a tavolino per essere "perfetti" o, leggendola in altro modo, per essere talmente levigati, talmente familiari, talmente catchy e talmente inoffensivi da poter piacere a tutti. Da qui, scusate se torno di nuovo a lei ma negli USA è onnipresente e non ci posso far nulla, vengono tutti i riferimenti alla perfezione, addirittura "sovrumana" della nuova fidanzatina d'America Taylor Swift, sia nel podcast di Greenwald e di Ryan che ho postato all'inizio, sia in quest'altro articolo di Noisey (il "potrebbe interessarti anche" è uno strumento diabolico). A me questa cosa non piace. Non dico che mi faccia senso come fanno in molti duri&puri che poi magari hanno le erezioni a vedere le prestazioni di micidiali performer (ogni riferimento ai Dream Theater è puramente voluto), perché a volte i risultati sono effettivamente apprezzabili, e magari non necessariamente vomitevoli come (appunto, once again) Taylor Swift, penso all'ultimo album di Beyoncé - che per altro, non avendolo mai avuto sottomano in un formato fisico, non so da chi sia poi effettivamente stato scritto, non so se ero sobrio ma ricordo che forse alcune basi erano state fatte da Clams Casino, mandando a puttane il riferimento. Il problema è che sono proprio casi isolatissimi, e esempi come quello di Pitchfork, che nella classifica dei migliori album 2014 mette Ariana Grande sopra Clark e Ben Frost e (ANCORA, INCESSANTEMENTE) Taylor Swift sopra non solo Ariana Grande (e quindi anche Clark e Ben Frost), ma anche sopra a Leon Vynehall, Madlib+Freddie Gibbs e ANDY-FUCKING-STOTT, dicevo, questi esempi non fanno bene per niente alla musica. O agli ascoltatori di musica. Giustamente, uno Ariana Grande e la Swift le conosce per forza, ma magari non ha sentito mai parlare di Leon Vynehall, che l'anno scorso ha fatto un album di grande classe o di Andy Stott e di Ben Frost, che invece hanno fatto due bombe atomiche, ma giustamente che incentivo ha ad ascoltarli se li hai messi addirittura dopo quelle due? Poi non sto a discutere della preferenza della redazione per l'hip hop perché noi siamo in Italia e l'hip hop lo vediamo in un certo modo e loro ne sono invasi, però almeno le popstar patinate e perfette e che ispirano pedofilia le possiamo discutere. Per dire, a me piace abbastanza anche Bad Romance di Lady Gaga (e come vedete nella foto sopra, a Londra ho preso il vinile di Telephone perché costava meno di 2 sterline), ho anche ascoltato l'album e non mi ha fatto schifo, ma non mi sognerei mai di consigliarlo a chicchessìa, o di metterlo in una classifica di fine anno.
Il gioco di squadra che, per dire, fanno gli U2 non è lo stesso gioco di squadra che fanno i produttori di Christina Aguilera, giusto per fare due nomi che non mi piacciono per non poter essere tacciato di esempi incongruenti. Avrei potuto citare i Radiohead, ma ci sarebbe stato da ridere.
Ora, una conclusione a questo ragionamento (per usare un termine veramente generoso) non c'è, piuttosto è una speranza e un augurio. Come detto quasi in apertura, uno ha diritto ad ascoltare quello che vuole senza doversi per questo sentire giudicato, però il mio auspicio è un minimo di consapevolezza. Non dubito che chi ascolta merda si emozioni sinceramente anche con quella, perché altrimenti non si spiegherebbero i deliri ormonali per l'ennesima boyband del momento - fenomeno notevolmente divertente, d'altra parte, è vedere come per le popstar donne i fan siano molto meno esasperati; che le ragazzine siano intrinsecamente più vocali circa i materiali usati per la loro masturbazione?
Ciò nonostante, per sincera che possa essere l'emozione, è bene che ci si renda conto che i propri ascolti siano costruiti a tavolino. Non mi scaglio contro i tredicenni che dicono "sì ma chi cazzo è John Lennon e perché è così famoso? Non è mica XXX" <-- inserire il nome della popstar di turno, perché sono tredicenni, e non pretendo neanche che chiunque sappia chi sia John Lennon (anche se suvvia, sarebbe decisamente il caso), ma ecco, penso che il discorso sia chiaro.
Bene. Il primo che usa quanto scritto per uscirsene con cagate tipo "la musica è quella suonata con gli strumenti" vince un viaggio a Medjugorje a calci in culo.