mercoledì 25 novembre 2015

Youtuber italiani, perché? Perché?

Beh dai, pensavo fosse passato molto più tempo, invece neanche 3 mesi. Si potrebbe quasi dire che stia diventando prolifico. Ci fossero più pomeriggi liberi dall'università e questo stesso freddo e questa stessa voglia di non fare un cazzo e vedi come aumenterebbero i post. Ma giriamo questa pagina buia dell'internet.
Niente, volevo relegare questa cosa ad un tweet ma poi ho capito che non sarebbero bastate 2 o 3 semplici mie risposte, ed ho deciso di usare il blog; potrebbe uscirne un post abbastanza veloce, snello e pieno di lamentele.

Un tizio amerrecano (vai a capire chi) ha postato questo video alla fine di un tweet (vai a capire quale) e me lo sono visto, all'oscuro della durata.


È tuttavia necessaria una premessa. Tale premessa è che io odio profondamente gli youtuber. Tutti quelli che ho mai guardato mi sono risultati alla meglio noiosi, alla peggio repellenti. Ora, è anche vero che visti gli inizi non ho tutta questa cultura nell'ambito e non è che me li sia proprio girati tutti (pensate che ancora devo guardare The Lady, di cui tutti parlano come Il Secondo Avvento Di Cristo), però più o meno so quali sono i più famosi, i più visti e cose del genere. O quantomeno, so quali sono quelli che rispondono a queste caratteristiche e non sono gameplay in cui il tipo urla durante i videogiochi di paura (ma ci sono così tanti Silent Hill o ci sono solo molte più fighette con una webcam? A qualcun altro l'ardua sentenza).
Ora, io sarei il primo ad essere interessato ad un buon canale di recensioni di fumetti, o di film, o di serie tv, o di boh, cucine del mondo o qualcosa del genere. Perché poi gli unici canali che mi interesserebbero sarebbero cose di questo genere, onestamente. Però tutti quelli che ho girato hanno tutti le stesse caratteristiche, quasi copiate con la carta carbone.

In primis, l'incompetenza. Nel senso, non dico che tutti devono lanciarsi nella critica solo dopo 15 anni di letture eclettiche, attente e critiche per poter dare giudizi seri e ragionati, ma neanche lanciare giudizi quando si è nati e cresciuti a pane e Naruto. E per "nati e cresciuti" intendo cresciuti nel senso vero del termine, roba che a 20-25 anni leggi ancora 'ste fesserie pensando che siano quanto di meglio l'industria ti può offrire. È il grande problema della libertà d'opinione, e penso che tutti ultimamente abbiamo avuto con questa i nostri problemi quando abbiamo visto tutta la gente che pregava per Parigi. Come al solito. Quindi, dicevo, non solo questi cretini ti si piazzano davanti allo schermo dicendoti che Naruto o il prossimo film di Star Wars sono la cosa più bella che poteva capitare alle rispettive arti, facendoti rivedere la tua posizione su uno dei diritti inalienabili dell'uomo, ma poi ci si mettono anche le varie aziende/editori/quel-che-è, pagando questo o quello per dare giudizi buoni sulla serie X e spalare merda sulla serie Y. Chiaramente questo è un riferimento tutt'altro che casuale a cavernadiplatone, youtuber di fumetti, che afferma (pare, mi è stato riferito) che Naruto sarebbe meglio di One Piece perché i sentimenti ivi espressi siano molto più falsi e "inverosimili" rispetto al competitor targato Panini Comics. Beh certo, come si fa a piangere per la storia di uno scheletro vivente?, molto più credibile un bimbo che mena fulmini dalle mani. Oltre al fatto che la pretesa che un essere senziente possa anche per un secondo ritenere Naruto più bello, appassionante e ben costruito di One Piece è ridicola, se non proprio fantascientifica. E poi, com'è che tutti questi splendidi youtuber appassionati di cinema non recensiscono mai un film vecchio e parlano per minuti e minuti di un trailer di pochi secondi? Sarò malizioso io, magari, vai a capire.
Poi l'altra roba che veramente mi fa girare gli ingranaggi è la struttura. S E M P R E L A S T E S S A O G N I V O L T A. Ogni volta. Ogni. Cazzo. Di volta. Prima parliamo dettagliatamente della trama, così, per estinguere quell'ultimo briciolo di curiosità che ti possa spingere a leggere/guardare quel prodotto. Anzi, ti parlo della trama fino a 10 pagine/minuti dalla fine. Così sei libero di scoprire il finale, non c'è bisogno di fare spoiler alert, tutti odiano quando ti svelano il finale. Magari ti sveliamo anche il cambio di trama improvvisa di Psycho o di Kill La Kill ma ATTENZIONE, mica ti stiamo fottendo il finale. Poi dopo la trama bisogna parlare dei disegni, dicendo solo se sono belli o brutti (perché mica ti leggi un fumetto coi disegni brutti, no?), poi dell'edizione in cui è uscito, e poi alla fine un giudizio che non può non essere sbrigativo. Sostituire i disegni con la regia (e vorrei capire come la giudicano) e la recitazione. Addirittura ci sono dei fenomeni che giudicano la recitazione di una serie doppiata. Maestri veri della cultura.
E poi l'altro grosso problema è il format. Praticamente in quasi tutti questi video ci sono questi fenomeni, nelle loro camerette (illuminate chi bene chi meno bene, per così dire) che parlano di questo o di quello, ogni tanto tagliando qualcosa che non andava bene, ogni tanto facendo un copincolla di qualche frammento simpatico tipo Le Iene. Cioè, uno per sostenere un quarto d'ora davanti al pc a guardare la tua faccia di culo deve avere un incentivo. Gli stand-up comedian lo fanno, ma perché hanno davvero del talento nel fare questo tipo di cose, i grandi intellettuali/artisti lo fanno, ma un Dario Moccia che cosa può avere di così tanto interessante da dire? Addirittura Jonathan Franzen non è stato più di 6 minuti da Stephen Colbert. Nome piccolo, ma rende bene. C'è chi non ti tiene per più di 6 minuti e chi fa video di xmila minuti. Poi c'è anche la storia che questa gente generalmente non ha più di ventix anni (dove a x corrisponde un numero sotto il 5), quindi più o meno della mia generazione, ed è cresciuta con troppi cartoni animati di Italia 1 e probabilmente pochi cartoni marci (come direbbe il mio amico Andrea) da rete locale e, soprattutto, poco tempo per strada con gente che qualche anno dopo avrebbe avuto una fedina penale ben più sporca della tua. Sembrano tutti usciti dalla sala di doppiaggio, hanno gli stessi tic degli attori da prima serata su RaiUno e le stesse inflessioni della voce. Che cosa dovrei stare guardando?, una persona che parla o una puntata doppiata di The Walking Dead (il cui doppiaggio è veramente obbrobrioso)? Cioè, non solo i contenuti e il format sono sempre uguali a loro stessi o comunque inadeguati, ma ora anche la forma? Ma dai. Ma trovatevi un modo serio di fare i soldi.
Ed è per questo che il video che ho postato all'inizio mi è piaciuto. Oddio, piaciuto, diciamo che non mi ha fatto chiudere la scheda sospirando "ma vaffanculo", sarà perché l'avevo già visto da qualche parte che faceva qualche altra cosa. Perché è riuscito a farti mantenere vivo l'interesse, non ti ha fatto distrarre, ha trovato modi di raccontarti una stupidata in maniera simpatica. Cambia telecamera, mette le schermate con le scritte, fa i disegni ripresi dall'alto come i video "istruttivi" dell'Isis e della Siria. È capace. Si sforza. Sa che lui da solo non è capace di rivolgersi ad altre persone oltre alle sue fan dodicenni invasate (ne avrà anche lui, dai. Ci sono dodicenni che urlano per quelli usciti da X Factor, figurati se non ne ha lui), quindi cerca di darti non dico dei contenuti, ma almeno delle forme belline. Anche quel cialtrone di Anthony Fantano fa lo stesso, nonostante il format sia quasi lo stesso degli italiani da cameretta + webcam del portatile. Ecco, l'unico canale che più o meno elude da questo tipo di logica è quello dei The Pills, che cerca di andare un attimo oltre la recita scolastica, sia nella forma che nei contenuti. Poi ogni tanto magari ci ricascano anche loro, ma alla fine va bene, se avessi voluto vedere una cosa sempre fuori dagli schemi e sempre eccezionale mi sarei visto di nuovo Le conseguenze dell'amore o qualche episodio di Louie.
A conferma di ciò, ogni volta che su facebook o twitter (o addirittura nel mondo vero) mi lancio nel nobile sport della bestemmia agli youtuber, arriva sempre qualche fenomeno che dice "vabbé sì, però non fare di tutta l'erba un fascio, ci sono pure quelli bravi". Puntualmente rispondo "e fammi qualche esempio, allora" e, altrettanto puntualmente, non ricevo mai un nome. COINGIDENZE? IO NON GREDO!!1!!
Poi certo, meglio questa gente dei video sul complottismo (che per altro raccoglie numeri impressionanti e questa cosa mi fa straridere).
E quindi niente, questo è.

domenica 30 agosto 2015

I miei 5 personaggi preferiti di Mad Men (MASSIVE SPOILER ALERTS)

Cause del post:
1) Questa.
2) Questo podcast con Elisabeth Moss (ed è la seconda volta consecutiva che Greenwald è la causa scatenante di un post).

Non sono un fan patologico delle serie tv come molti che vedo/leggo in giro per l'internet, che guardano 200 serie contemporaneamente e che si interessano a qualsiasi cosa abbia una forma serializzata e venga dalla tv americana (preferibilmente). Ne ho viste diverse, le ho viste soprattutto di fila, nel senso che una volta che comincio a guardare, ad esempio, The Wire, continuo a vedere The Wire e non inizio nient'altro (magari qualche serie comica, o se proprio sto seguendo qualcosa che sta continuando ad uscire in quel momento, ma sono occasioni rarissime), ma non mi definirei un appassionato di serie tv.
Tuttavia, fino a che non guarderò i famigerati Soprano, Mad Men è la serie tv più bella che abbia visto. Non ha il realismo e la passione di The Wire, non ha le svolte narrative di Breaking Bad (tanto per rimanere nel sacro quartetto della Golden Age of Television, Sopranos, The Wire, Mad Men & Breaking Bad), ma la centralità dei personaggi e dei risvolti psicologici che eventi di tutti i giorni hanno su di loro, insieme alla cura e all'amore per i personaggi stessi mi tengono incollato al pc come nessun'altra serie è stata capace di fare. I fan di Game of Thrones dicono di essere innamorati di certi personaggi, ma è evidente che non sanno di cosa stiano parlando. E inoltre, chi guarda Mad Men per motivi altri, tipo per cercare di capire l'impatto degli importantissimi eventi degli anni '60 sulla società americana, o per i vestiti e la moda e i dettagli di ricostruzione storica, si stanno perdendo almeno il 90% del vero fascino della serie, allo stesso modo di chi guardava The Wire per avere una testimonianza del disagio dei project americani, non gustando a pieno la trama e le relazioni di potere e Bubs e tutti gli altri splendidi personaggi, o di chi guardava Breaking Bad per sapere cosa succede alla fine, anche se la cosa in assoluto più appassionante era vedere dove il grottesco che regna per tutta la serie avrebbe portato Mr. White e quanto Jesse sarebbe stato un poveretto.
Anyways.


Lascio da parte Don Draper, perché così è troppo facile. È il protagonista indiscusso della serie, è in assoluto il personaggio meglio caratterizzato, il più complesso e anche quello a cui succedono più cose. È l'anima di Mad Men, non può non essere il personaggio preferito di tutti nonostante si comporti da vero uomo di merda, almeno fino al finale - meraviglioso, btw. Oddio, ha anche avuto i suoi eccezionali momenti di umanità prima del finale, citofonare alla scena in cui va a trovare Peggy in ospedale dopo il parto.
E, mentre mi documento per il post, mi torna in mente che quella parte in cui Dick Don va in California da Anna sparendo dalla circolazione per non ricordo quanto, tre settimane?, è probabilmente il più bell'arco narrativo televisivo che io abbia mai visto, nonostante la grandiosità delle ultime due stagioni.


1) Peggy Olson

Peggy è veramente esaltante. Sarà anche stata quasi sempre nominata come attrice protagonista agli Emmy e quindi te lo aspetti anche, ma il suo arco è proprio pazzesco. Dagli inizi, in cui era scialba, timida e intimorita da un mondo che evidentemente non apparteneva ad una figlia di timorati di dio del New Jersey al poter parlare alla pari con Don, fino alla posizione di potere alla fine e alla definitiva assoluzione a Santa Matrona Protettrice di tutti noi.




È difficile mettere giù in parole Peggy Olson. È difficile perché, appunto, inizia come una ragazzina del New Jersey che viene messa a fare da segretaria a Don Draper, e scusate se è poco, per poi diventare conscia delle sue capacità, di farle valere (vedi la scena subito sopra) (e parlo anche in ambito sentimentale, non solo professionale), fino a diventare quasi arrogante e raggiungere la migliore delle posizioni. Insomma, Santissima Peggy proteggi noialtri peccatori e illuminaci della tua grazia e del tuo splendore.



2) Betty Hofstadt Draper Francis

È assurda l'idiosincrasia che Hollywood ha verso le mogli dei protagonisti. Ve la ricordate Skyler White, quanto stava sul cazzo a tutti? Bene, però Skyler spesso era veramente la voce della ragione e della giustizia di fronte alla follia criminale che diventava man mano Walter, qui invece spesso Betty è proprio percepita come rompicoglioni, e a volte è anche vero, nonostante sia di fronte alla follia immorale che diventava man mano Don. Oddio, man mano mica tanto. E anche in questo caso il personaggio compie un percorso lunghissimo, ma ora smetterò di dirlo perché tutti i personaggi di Mad Men lo compiono, ed è inutile ripeterlo a pappagallo. Betty passa da essere la classica casalinga americana degli anni '50 ad una persona vera che non è più tanto racchiudibile in uno stereotipo come quello, nonostante dei tratti ci siano ancora. E nonostante non riesca mai a liberarsi completamente di quell'alone di personaggio negativo che l'ammanta più o meno da sempre. Ma d'altra parte come dovrebbe sentirsi la moglie di un uomo che la esclude praticamente in maniera totale dalla sua vita, salvo portarla quasi come moglie trofeo agli eventi sociali (neanche tutti, poi, tant'è che alle premiazioni lui bacia Joan). Povera Betty, grande Betty.



3) Roger Sterling

Roger è, per me, la figura paterna per eccellenza, in particolare tipica di quell'epoca: non era di certo una presenza costante come le figure materne o femminili, ma sapevi che c'era e la sua presenza ed autorità si facevano sempre sentire, e quando c'era o dava grandi, grandissime sodddisfazioni, o he fucked up really bad. Per non cercare altre parole, anche il fatto che lui cercasse effettivamente di essere una figura paterna con suo figlio, non avendo mai da Joan la soddisfazione di poterlo fare, è heartbreaking, così come heartbreaking sono tantissimi momenti di cui lui è protagonista. E ciò nonostante è una spalla comica fenomenale. Urge qui ricordare alcuni apici del personaggio e della serie, tra cui Roger che prende gli acidi e Roger ubriaco che suona l'organo mentre Peggy, ubriaca anche lei, balla sui pattini nella sede vuota della Sterling, Cooper, Draper e nonricordopiùchifosseilquartonome.


















4) Joan Holloway

La donna forte, la donna con l'aspetto sessualmente inarrestabile che, nonostante questo, vuole essere trattata come essere umano ed essere alla pari degli uomini di potere di cui si circonda e si accompagna. Meravigliosa. La bellezza di Mad Men sta nel fatto che alla fine della serie tu non sei d'accordo con la strada che decide di prendere ma capisci perfettamente perché lei la prende e in fin dei conti ti sta bene così. Vogliamo dire che è lei la grande figura materna della serie? Diciamolo, ma diciamo anche che è molto riduttivo.















5) Bob Benson

Because

Yes, of course I do. How could you not?


And that's it. Ma solo perché dovevo fare numero tondo, altrimenti un Pete ce l'avrei messo sicuramente, e volendo anche un Ken Cosgrove, e soprattutto il meraviglioso Lane Pryce, may he never be forgotten.
Che serie meravigliosa. Giusto una veloce carrellata di momenti straordinari (sto esaurendo il mio vocabolario di aggettivi superlativi positivi, ve lo dico) dall'ultima stupenda stagione (lacrime, ancora lacrime, la più bella dichiarazione d'amore tipo di sempre, Peggy che ci prova ma non tanto ce la fa) e per chiudere, semplicemente il più grande momento di televisione della storia della televisione.






BONUS:

mercoledì 19 agosto 2015

Contro la musica di merda

Ho il bisogno fisico di scrivere questo post, dopo che sono diversi mesi che, per via di un'esposizione forzata a diversi media americani (che, è bene ricordare, hanno un sistema di valori mooooolto diverso dal nostro, in particolare per quanto riguarda il ruolo che le celebrities hanno nella società - ah, un altro inciso, in italiano CAZZO le parole straniere non vanno mai coniugate al plurale. Non esistono i fans, esistono i fan. Smettiamola eh, siamo nel 2015) mi ha fatto notare come anche gente culturalmente più che rispettabile vada dietro, segua e conosca a fondo certi personaggi musicali che non dovrebbero godere di nessuna considerazione da chi ha quantomeno finito le scuole superiori. Un esempio è questo podcast, in cui il notevolissimo Andy Greenwald si perde in diversi complimenti per l'album 1989 di Taylor Swift. TAYLOR SWIFT!
Oh, chiariamoci, facciamo subito questo disclaimer: ognuno è libero di ascoltare il cazzo che vuole senza sentirsi giudicato perché, così come ognuno ha le sue fisse sessuali che non devono assolutamente minare il giudizio che le altre persone hanno di loro, ognuno è libero di ascoltare, o leggere, o guardare quello che vuole con gli stessi diritti.
Però sfiga, in genere quelli che ascoltano con passione ed emozione Gigi D'Alessio o David Guetta, diciamo, non ti aspetti di vederli candidati al nobel o al pulitzer.
Per altro, è fresco nella mia memoria quel periodo buio in cui anche i più illuminati ascoltavano o cercavano di ridare un barlume di credibilità artistica a fenomeni del pop che con la musica vera non hanno niente a che fare, con particolare spinta su Lady Gaga. Questa poi si è spenta ed è rientrata nei binari che le si confanno nonostante la dichiarazione di voler fare profumi che sapessero di sangue e sborra.
Questo pensiero mi si è andato via via amplificando, e ci ho pensato sempre più spesso, dall'uscita a sorpresa del nuovo megavideo + ep di FKA twigs. Perché. Perché lei da quando me l'hanno fatta conoscere col video di Papi Pacify nel lontano 2013 mi ha sempre intrigato e mi è capitato di leggere qualche intervista prima della pubblicazione del primo album, ed è una normalissima artista "degli ambienti che frequento io"; virgolette d'obbligo, in questo caso. In una di queste interviste diceva di come, oltre ad essere super appassionata di danza (era il suo lavoro principale, d'altronde, il suo dayjob), era anche molto fissata con le strumentazioni e le macchine e gli effetti per fare musica e per avere nuovi suoni particolari. Quindi, diciamo, c'era la sicurezza che fosse lei l'artefice di ogni cosa sui suoi dischi: non essendo un gruppo, rock o meno, era lei che programmava la drum machine, era lei che organizzava i delay, era lei che creava i loop e così via. E faceva quella musica bellissima. Da sola. Poi, dicevo, arriva il nuovo ep di cui sopra e vengo colpito da un badile ghiacciato perché vedo che, oltre al prodotto musicale sempre più che pregevole, era stata anche capace di crearsi un immaginario non più legato e creato grazie ai testi e alle copertine dei dischi (non più solo legato e creato grazie a, quantomeno), ma un immaginario visivo che rendesse i videoclip parte integrante del messaggio e della figura artistica che la strafiga vuole veicolare. Ora. Chiunque abbia un minimo di esperienza musicale si renderà conto di come i videoclip siano solo dei contorni del piatto principale. Certo, le eccezioni ci sono, ma in genere sono rappresentate da nomi e cognomi di registi di videoclip che riescono a creare prodotti particolari, che generalmente non vanno più di tanto a incidere nell'immagine del gruppo/artista. Alcuni celeberrimi, classici esempi sono i vari Chris Cunningham, Michel Gondry e Floria Sigismondi.
Quello che invece ha costruito la twigs di chi è tipico? Delle popstar figlie delle etichette. Delle Madonne, delle Rihanne, delle Beyoncé, delle Lady Gaga, delle Britney e via discorrendo che ci siamo capiti. Ve le ricordate le boyband di una volta, che almeno erano formate da gente con la quale potevi scopare senza temere serie ritorsioni legali per pedofilia? Bene, ci rientrano tutte. Generalmente, ecco, ad ogni nuovo annuncio che finisce in alto in alto tra i TT di Twitter ci trovate questi personaggi di cui parliamo.
Vogliamo prendere un altro esempio particolarmente controverso, perché ha iniziato in sordina e ha sempre avuto un'immagine molto indie tanto da ingannare molti "alternativi" della prima ora in tempi durante i quali l'hipsterismo non era ancora una moda universalmente diffusa? Lana del Rey. Ricordo ancora che sul forum musicale che frequento ci cascarono in molti, lodando la canzone x o la canzone y. Puntualmente, sono stati sbugiardati dai fatti che hanno dimostrato come la boccona rossa della Lana nostra non fosse poi così diversa dai nomi su descritti: aveva dietro un'etichetta che l'ha voluta lanciare in orbita, tanto che la prima sua esibizione live 1) è avvenuta in tv, mi pare da Letterman o forse al SNL e 2) in questo live si è chiaramente visto come lei non. sapesse. cantare. per. niente. Ha dovuto cancellare i live programmati all'epoca, prendere una pausa in cui verosimilmente ha preso serie lezioni di canto e poi andare avanti come ogni popstar che si rispetti. Ha anche partecipato alla colonna sonora del Grande Gatsby, ennesimo pessimo baraccone hollywoodiano, che male non può fare. Pezzo scialbissimo, per altro. E non venitemi a rinfacciare che nella colonna sonora c'erano anche gli XX, perché significa che allora non avete capito niente.
È ovvio ed evidente che in classifica ci possano finire anche robe belle o quantomeno non fatte ad arte, per così dire. È il caso degli XX (ok, magari non sono mai arrivati nel top 40 - non ne ho la più pallida idea, ma comunque è un gruppo che quantomeno in una fascia demografica bella grossa et importante è conosciuto praticamente da chiunque), è il caso di Florenza e le Macchine, è il caso dei Black Keys, è il caso dei gruppi d'altri tempi che pubblicano cose nuove (vedi i vari Spingsteen, Radiohead, U2, Muse - soccorreteli, a proposito -, i maledetti Pink Floyd giusto per fare i nomi più grossi che ci siano), o i gruppi che erano partiti con buone intenzioni, con queste intenzioni hanno raggiunto dimensioni giga e poi qualcosa è andato storto. Vabbé, quest'ultima categoria l'ho inventata, era giusto per non scrivere subito il nome Coldplay, che hanno iniziato col botto azzeccando addirittura 4 album di fila (ci ho contato anche X&Y in un afflato di infinita magnanimità), poi qualcosa gli è scattato nel cervello e in un'intervista hanno detto che i loro concorrenti non erano più i succitati Muse o i Radiohead o che so io, ma Nicki Minaj e Justin Bieber. Come detto, qualcosa è andato storto.
Qual è la differenza tra le due cose l'ho concretamente capita con un paio di articoli. Il più recente è questo, mentre quello da leggere con attenzione è quello su un numero di giugno 2012 di Internazionale, che potete trovare in versione originale qui (è in inglese, tranquilli, non in qualche lingua assurda tipo, chessò, l'italiano). Praticamente abbiamo le prove di quelle che sono sempre stati rumor e sensazioni più che fatti provati, ovvero che certe canzoni, certi album, certi artisti, siano effettivamente creati a tavolino per essere "perfetti" o, leggendola in altro modo, per essere talmente levigati, talmente familiari, talmente catchy e talmente inoffensivi da poter piacere a tutti. Da qui, scusate se torno di nuovo a lei ma negli USA è onnipresente e non ci posso far nulla, vengono tutti i riferimenti alla perfezione, addirittura "sovrumana" della nuova fidanzatina d'America Taylor Swift, sia nel podcast di Greenwald e di Ryan che ho postato all'inizio, sia in quest'altro articolo di Noisey (il "potrebbe interessarti anche" è uno strumento diabolico). A me questa cosa non piace. Non dico che mi faccia senso come fanno in molti duri&puri che poi magari hanno le erezioni a vedere le prestazioni di micidiali performer (ogni riferimento ai Dream Theater è puramente voluto), perché a volte i risultati sono effettivamente apprezzabili, e magari non necessariamente vomitevoli come (appunto, once again) Taylor Swift, penso all'ultimo album di Beyoncé - che per altro, non avendolo mai avuto sottomano in un formato fisico, non so da chi sia poi effettivamente stato scritto, non so se ero sobrio ma ricordo che forse alcune basi erano state fatte da Clams Casino, mandando a puttane il riferimento. Il problema è che sono proprio casi isolatissimi, e esempi come quello di Pitchfork, che nella classifica dei migliori album 2014 mette Ariana Grande sopra Clark e Ben Frost e (ANCORA, INCESSANTEMENTE) Taylor Swift sopra non solo Ariana Grande (e quindi anche Clark e Ben Frost), ma anche sopra a Leon Vynehall, Madlib+Freddie Gibbs e ANDY-FUCKING-STOTT, dicevo, questi esempi non fanno bene per niente alla musica. O agli ascoltatori di musica. Giustamente, uno Ariana Grande e la Swift le conosce per forza, ma magari non ha sentito mai parlare di Leon Vynehall, che l'anno scorso ha fatto un album di grande classe o di Andy Stott e di Ben Frost, che invece hanno fatto due bombe atomiche, ma giustamente che incentivo ha ad ascoltarli se li hai messi addirittura dopo quelle due? Poi non sto a discutere della preferenza della redazione per l'hip hop perché noi siamo in Italia e l'hip hop lo vediamo in un certo modo e loro ne sono invasi, però almeno le popstar patinate e perfette e che ispirano pedofilia le possiamo discutere. Per dire, a me piace abbastanza anche Bad Romance di Lady Gaga (e come vedete nella foto sopra, a Londra ho preso il vinile di Telephone perché costava meno di 2 sterline), ho anche ascoltato l'album e non mi ha fatto schifo, ma non mi sognerei mai di consigliarlo a chicchessìa, o di metterlo in una classifica di fine anno.
Il gioco di squadra che, per dire, fanno gli U2 non è lo stesso gioco di squadra che fanno i produttori di Christina Aguilera, giusto per fare due nomi che non mi piacciono per non poter essere tacciato di esempi incongruenti. Avrei potuto citare i Radiohead, ma ci sarebbe stato da ridere.
Ora, una conclusione a questo ragionamento (per usare un termine veramente generoso) non c'è, piuttosto è una speranza e un augurio. Come detto quasi in apertura, uno ha diritto ad ascoltare quello che vuole senza doversi per questo sentire giudicato, però il mio auspicio è un minimo di consapevolezza. Non dubito che chi ascolta merda si emozioni sinceramente anche con quella, perché altrimenti non si spiegherebbero i deliri ormonali per l'ennesima boyband del momento - fenomeno notevolmente divertente, d'altra parte, è vedere come per le popstar donne i fan siano molto meno esasperati; che le ragazzine siano intrinsecamente più vocali circa i materiali usati per la loro masturbazione?
Ciò nonostante, per sincera che possa essere l'emozione, è bene che ci si renda conto che i propri ascolti siano costruiti a tavolino. Non mi scaglio contro i tredicenni che dicono "sì ma chi cazzo è John Lennon e perché è così famoso? Non è mica XXX" <-- inserire il nome della popstar di turno, perché sono tredicenni, e non pretendo neanche che chiunque sappia chi sia John Lennon (anche se suvvia, sarebbe decisamente il caso), ma ecco, penso che il discorso sia chiaro.
Bene. Il primo che usa quanto scritto per uscirsene con cagate tipo "la musica è quella suonata con gli strumenti" vince un viaggio a Medjugorje a calci in culo.

domenica 10 maggio 2015

Gli album che mi hanno salvato la vita

Chissà perché su questo blog riesco a scriverci solo di sera/notte. E chissà perché lo faccio sempre quando sono emozionalmente vulnerabile, soprattutto considerando poi quello che ci scrivo, che è quanto di più lontano da. Comunque ho da pochissimo finito di vedere il finale della sesta stagione di Mad Men, e quindi sono molto, molto, moltissimo, molto emozionalmente vulnerabile. Anyway, let's begin this thing.

È da un po' di tempo che di tanto in tanto mi trovo a riflettere sul fatto che praticamente chiunque usi quella citazione del cazzo che dice che la vita senza musica sarebbe un errore e poi ascoltano merda. Non dico necessariamente merda merda alla Vasco Rossi o peggio, dico merda nel senso che ascoltano cose assolutamente inquadrate in una precisa posizione sociale, o in un immaginario che non lascia possibilità di scampo. Magari è anche bella, bellissima musica, eh, chiariamo, però io sono incredibilmente presuntuoso e quindi se tu mi vai alla festa dell'Unità per ascoltare la cover band di De Andrè mentre bevi il vinaccio dalla bottiglia di plastica che hai dovuto buttare il tappo, allora De Andrè è merda. I My Bloody Valentine possono essere merda, se il loro ascolto ti fa far parte di ambienti inutilmente spocchiosi e snob (e lo dice uno che non è snob, di più). Contemporaneamente, leggo e sento tanta gente che magari di musica se ne intende (o gioca a intendersene) più della media che quando deve citare delle canzoni per loro importanti cita magari merda perché gli ricordano un particolare evento o che so io. Oh, disclaimer, se vi identificate in questa descrizione e mi conoscete, non sentitevi tirati in mezzo. Già per il fatto che state leggendo questo blog idiota, molto probabilmente non sto parlando di voi e siete una delle poche eccezioni.
È che per me la musica è sempre stato altro. Certo che ci sono canzoni che mi ricordano una situazione o un evento a cui sono molto legato e che difficilmente dimenticherò (che vi devo dire, The Wicker Man degli Iron Maiden cantata a squarciagola in classe al liceo non te la scordi, ecco, per quanto sia merda). Però la musica che per me è importante è decisamente altra. È quella che ascolti a casa da solo, col volume a livelli da arresto o a meno di metà, che ti fa continuamente piangere o che ti fa fare air drumming finché non ti bruciano gli avambracci, o entrambe le cose. Se non avete mai pianto per una canzone (le ballate stracciapalle alla My Immortal degli Evanescence ovviamente sono fuori contesto), mi dispiace veramente tanto per voi. È quella musica che magari potrai anche condividere con gli amici, ma di certo non è il tuo primo impulso. E, in genere, è quella musica che ascolti nel periodo formativo della tua vita. Non necessariamente quello scolastico, ma quei momenti in cui sai di avere delle mancanze che, appunto, questa musica ti aiuta a colmare in qualche modo, seppur parzialmente. C'è anche da dire che non la riconosci subito, questa musica, bisogna far passare del tempo, a volte anche tanto, perché si riesca a capire se e cosa ci ha veramente lasciato, se è solo un bellissimo disco o è uno di quei dischi. Quindi vado a fare un elenco più o meno esaustivo di quelli che finora sono i miei dischi che mi hanno salvato la vita. E proprio perché c'è bisogno di tempo per far sì che un disco diventi tale, ne lascerò fuori alcuni che ho ascoltato più recentemente che potrebbero ambire al titolo ma ancora non lo so, ad esempio Let It Bleed degli Stones o Boxer dei National, Potrebbe essere un elenco abbastanza lungo, e andrò in ordine totalmente sparso, tranne l'inizio.


Perdonate l'allineamento farlocco delle immagini. Chiaramente parliamo del trio dei tool. Sono in assoluto la cosa migliore che mi sia mai capitata nella vita. Musica complicata, ispirata, dura, profonda, che sa non prendersi sul serio e che si prende fin troppo sul serio, tutto questo quando ero quasi o da poco maggiorenne, capace di assorbire tutto come una spugna. Mi hanno fatto capire che esiste una spiritualità che non fosse solo quella cristiana che odiavo e che la spiritualità non va respinta e che non è banale. Insomma, troppe cose per poterle elencare. E mi hanno fatto conoscere il loro forum italiano, e mi hanno dato il più bel concerto della mia vita, 2006, Rimini.
Nel caso li voleste ascoltare, qui c'è Ænima, qui Lateralus e qui 10.000 Days.


L'altro trio. Non saprei bene cosa scrivere, onestamente. Tematicamente molto meno intimi dei tool, musicalmente molto più duri e talvolta scomodi, ma come smuovono loro, nessuno ha mai smosso. Questi tre dischi sono incredibili (letteralmente, ogni volta che li riascolto non riesco a credere che qualcuno abbia saputo scrivere cose del genere), ma la loro singola canzone più devastante non è in questi tre album, il che la dice lunga su cosa abbiano fatto.
Nel caso li voleste ascoltare, qui c'è Oceanic, qui c'è Panopticon e qui c'è Wavering Radiant.


Aphex Twin - Selected Ambient Works 85-92. Perché dopo un'infinità di ascolti per trovare il bandolo della matassa, mi sono rilassato e ho capito che la musica bella sta da tutte le parti, anche nella musica elettronica, anche nell'ambient che non è ambient, anche nella techno che non è techno.

Coil - Musick to Play in the Dark. Perché loro sono dei malati mentali, e questo disco unisce insieme malvagità, algidismo e raffinatezza. E non si spiega come, riesce contemporaneamente a calmarmi e a mettermi addosso un senso sottile di qualcosa che non va.


The White Stripes - Elephant. I classici personaggi rock che ti tirano fuori un album incredibile e che all'inizio non ti piace e poi lo adori alla follia. Io a 16 anni volevo prendere lezioni di chitarra da lui, mentre i più brufolosi a 25 ancora vorrebbero prenderle dal chitarrista dei Dream Theater.


Slowdive - Souvlaki. Ascoltatelo e poi venitemi a dire. Assoluto capolavoro. Dal primo ascolto sei rapito, dal secondo ascolto non lo dimentichi manco con l'alzheimer.


dälek - Absence. Mi ha fatto capire che la coscienza politica può esprimersi in tanti modi, non per forza con la barba di 3 giorni, la giacca con le toppe marroni sui gomiti e la chitarra acustica. Mi ha insegnato che l'hip-hop è bello e che si può fare in un casino di modi. Mi ha insegnato che la musica rumorosa a quella maniera può essere bella. E anche che i neri che fanno hip-hop possono non essere dei coglioni come fanno credere gli americani o dei poeti profondamente coscienti della loro situazione come ci vogliono far credere gli accademici - sempre siano maledetti.


Perché obiettivamente, una volta entrati non se ne esce. Se non l'avete mai ascoltato, ascoltatelo ORA.


Sarebbe il disco del 2004 dei Uochi Toki. Non c'è da nessuna parte, sull'internet, almeno ad una ricerca velocissima. Comunque è il classico disco che non dovrebbe esistere perché è completamente sbagliato. Ed è bellissimo, ed è tutto quello che un 16enne dovrebbe sapere della musica: che è possibile pure un delirio come questo.


Dicevamo di spiritualità? Qui c'è la prima canzone, qui la seconda.


R.E.M. - Murmur. Perché dopo aver ascoltato questo e Automatic for the People, vorresti che Michael Stipe fosse tuo padre.


E PJ Harvey tua madre, dopo questo, Rid of Me e White Chalk. Anche se poi dopo Rid of Me potrebbe esserci un minimo di complesso d'Edipo.


DJ Shadow - Endtroducing... Perché per un ragazzino non è un disco, è un alieno.


Perché dopo averlo assimilato puoi dire di ascoltare metal senza temere nulla.



Una delle doppiette più fenomenali di sempre. Loro sono meravigliosi, riescono a portarti negli abissi come pochi e riescono a portarti in paradiso come nessuno. Le loro aperture sono così meravigliose che non si riuscirà mai a descriverle e la capacità di coinvolgimento anche per qualcosa così alta è senza precedenti e senza successori, probabilmente. Poi hanno una capacità narrativa che pochissime altre volte ho incontrato, e nessun'altra volta per un gruppo che non ha neanche una punta di lyrics. Fanno bene al cuore e sono la salvezza dell'anima.
Alzate i vostri magri pugni come antenne verso il paradiso e Slow Riot for New Zerø Kanada.



Estate. Sudore. Solitudine. Serenità. Movimento. Bellezza. Droga. Spiritualità. Tutto insieme. Fantastico.


L'unico album dei Radiohead per il quale il primo ascolto è bastato a capire quanto fosse enorme. OK Computer ovviamente non è stato lo stesso, visto che l'ho ascoltato a 15 anni ed erano più i "che cazz'è 'sta roba?" che altro. Questo l'ho ascoltato anni e anni dopo ed è stata una mazzata in faccia. So che l'avete già ascoltato, ma nel caso, è qui.


Perché non puoi non metterlo. Canzoni pop allucinanti e allucinate e finale mistico che non c'entra nulla e che ti porta totalmente via. Come fai a non amare un genio del genere, dopo questo disco?


Songs of Leonard Cohen. Quando penso a questo disco, non so perché, mi viene in mente Hemingway. Non ha fronzoli o pretese di raccontarti chissà quali verità sulla vita, l'universo e tutto quanto, ti racconta solo una storia e tu stai lì, rapito, ad ascoltarla. Questo è, questo disco.


Non ci sono parole per descriverlo.


Lasciando da parte l'importanza iconica, di cui mi è sempre importato abbastanza poco, potrebbe essere il mio disco rock preferito. Cattivo, cattivissimo, cinico, rumoroso (NEL MILLENOVECENTOSESSANTASETTE!), e che giustamente, visto il contenuto, inizia con Sunday Morning. La più grande battuta della storia. Obiettivamente, se non adorate questo disco come gli egizi adoravano il sole, siete delle persone di merda.


Fate voi.


Kyuss - Welcome to Sky Valley. Caldo atroce. Sopportazione. Sabbia nelle scarpe. Droga. Misticismo ma non troppo. Chitarra sovrannaturalmente grandiosa. Rabbia. Rallentamenti. Capolavoro.


Serge Gainsbourg - Historie de Melody Nelson. Perché Gainsbourg è un porco, e anche se il disco parla di cose volendo anche banali, ti fa arrapare fortissimo. Non è facile, soprattutto se non capisci per niente la lingua. Se fossi donna, sarei sicuramente una di quelle che si fanno ammaliare dallo charme e dalla parlantina sciolta di un francese muscito. Questa mezz'ora scarsa di musica però è di una classe che, nel 1971, non era possibile.

mercoledì 22 aprile 2015

Praticamente un maxi-tweet



Tutti hanno un proprio messia musicale. Ce ne sono una marea.
C'è la setta del genio nero stroncato dagli effetti dell'eroina, il nanetto paraculo dall'incredibile spiritualità, il biondino che si è sparato in faccia, l'irlandese totalmente fuori di testa, il nero che spiegava che i neri non solo ce l'hanno più grande ma l'usano anche meglio (la chitarra - e anche il cazzo), quello con scritto THUG LIFE sulla pancia, il capellone con l'abitudine di far piangere la gente, quello le cui ciambelle hanno cambiato la vita a molti, quello che vorresti come padre, e il camaleonte.
Personalmente, ho scelto il politeismo.

martedì 14 aprile 2015

May is coming

Ho un'oretta da perdere prima di cena e quindi vediamo di scrivere qualcosa. Avrei almeno un paio di post molto interessanti da scrivere, ma sono veramente complicati e ci sarebbe bisogno di un bel po' di ricerche per cercare di avere cognizione di causa e non sembrare ridicolo (cosa che, MI RENDO CONTO, non è molto da blogger: cercare fonti, avere cognizione di causa, informarsi? Come sono retrò, come sono vintage, come sono inadatto). È inutile dirvi come questo in periodo di tesi sia molto difficile, e penso che ancora più inutile sia dirvi che questi post - che ho stampati in testa - probabilmente non vedranno mai la luce. Forse ci potrei fare una serie, ma figurarsi, mica sono uno youtuber. Altro insight sull'attualissima situazione: avevo messo su il meraviglioso Fabriclive di Guy Gerber, e mia madre dalla cucina mi urla "metti qualcosa di più bello". Che mestizia. E il fesso sono io, che ho tolto Guy Gerber e, invece di punire questa donna eretica, ho messo Ys di Joanna tutta panna.



Aprile è quasi a metà.
Oggi è lunedì. Ci sono solo altri due giorni di regular season NBA. E l'altro giorno, mentre ero seduto sulla tazza, stavo pensando ai playoff. Che cosa bella. E se ci aspettasse un primo turno come quello dell'anno scorso? Quindi ho pensato bene di scrivere qualcosa sugli eventuali playoff. Cioè, fondamentalmente sul primo turno, perché poi salvo un paio di serie, le altre potrebbero finire in qualunque modo, in particolare ad Ovest. E ho scritto "eventuali" perché, non essendo la stagione finita, ed essendo la Western Conference un bagno di sangue, una lotta da bar, un bordello il giorno di San Valentino, in due giorni le posizioni potrebbero ben cambiare. Quindi eccomi mentre mi vado ad inserire sulla miriade di articoli inutili che vengono scritti prima dei PO da gente che tempo una settimana e mezzo dovrà buttarli nel cesso. Cosa che sarei ben felice di fare, per inciso.



Comincio dalla Eastern Conference, chiaramente. I primi due turni sono veramente molto noiosi, gli Hawks e i Cavs passano facile contro chiunque. La cosa "divertente" sarà capire contro chi giocheranno, eventualmente, anche se è una lotta tra poveri. Sono tutte squadre non belle da vedere (gli Heat non so, per quel poco che sono riuscito a vedere mi sembrano ancora ognuno per conto suo, fatemi uno squillo l'anno prossimo quanto torna Bosh - pover'uomo), con l'unica certezza che I NETS NON MERITANO I PLAYOFF. Se esiste un karma, loro non ci vanno. Checcàzzo. E, cosa mia personale, non ci dovrebbero andare neanche i Pacers, non per qualche demerito particolare (anche se quest'anno hanno ovviamente fatto pena), quanto solo per il fatto che George, per quanto heartwarming sia il suo ritorno, non dovrebbe giocare i playoff con così pochi minuti nelle gambe dopo l'infortunio. Responso: diciamo che guarderò qualcosa di queste serie quando le passeranno su Sky o se so di qualche evento incredibile occorso - leggi: Irving che prende fuoco e ne mette 45, I WANT TO BELIEVE.
Toronto Raptors - Milwaukee Bucks. Sinceramente non so come sta andando Toronto nell'ultimo periodo, visto che è da un po' che non hanno avuto avversari tali da farmeli guardare. I Bucks vanno forte (per forte che possano andare i Bucks), ed è una serie interessante solo per capire se questo Antetokounmpo ci è o ci fa, per capire se è un giocatore vero o no, visto che addirittura qualcuno su Grantland, credo fosse proprio Bill Simmons, ha paragonato i suoi primi due anni ai primi anni di T-Mac, con tutte le differenze del caso. Responso: passaparola.
Chicago Bulls - Washington Wizards. Sulla carta, mi sembra la serie più interessante del primo turno ad est. Due squadre decenti/buone/ottime che se la possono giocare. Solo che i Wizards pare siano in caduta libera da un bel po' per l'infortunio di Beal che però è tornato. Responso: è possibile che ne guardi un paio, anche solo per guardare i Bulls, perché Noah e Butler li amo fortissimo e Mirotic ai PO è da stravedere.
Secondo turno: Atlanta contro chicchessìa (dai, ok, contro Toronto, basta fare i cazzoni) non so se la vedrò. Cioè, magari capiterà, però io Atlanta non la amo. Nel senso che non ha il fascino di Golden State o il movimento di palla allucinante di San Antonio, che sono le due squadre a cui dovrebbero assomigliare, e quindi non lo so, sono molto combattuto al riguardo. Cioè, non è che non sanno giocare, eh, però non mi hanno conquistato. Poi hanno anche Milsapp mezzo rotto, quindi vedremo. Responso: nah, non credo.
Anche perché l'altra serie è Chicago - Cleveland. Bagno di sangue assoluto. Non si può perdere un secondo. Responso: http://oi58.tinypic.com/25ur87o.jpg
Qui mi interrompo perché quando avrò la sfera di cristallo di certo non farò dei post sul blog,andrò a puntare mille euro a qualche punto Snai.

Ed eccoci ai playoff della Western Conference. Qui la storia cambia totalmente perché pure la serie 1° vs 8° è potenzialmente da seghe. Cioè, se l'ottava dovesse essere OKC, potremmo vedere almeno altre 4 partite di Westbrook che gioca come un pazzo assassino senza nessuna cognizione di causa e mette triple doppie because why not, e se l'ottava fosse New Orleans allora significa che al mondo c'è giustizia e questo tipo qui (sì, lo stesso che fa fatto anche questo) andrà ai playoff per la prima volta contro la squadra più senza senso dell'anno. We are all witnesses. Se solo penso ad un eventuale Brow vs Curry, omammamia. Responso: YES PLEASE




San Antonio Spurs - Dallas Mavs. A me Dallas con Rondo e senza Crowder non piace. Quando la pointguard era solo Ellis erano super divertenti da guardare, adesso hanno perso tutto quanto perché Rondo vuole fermare il pallone e fare un attacco normale e imbrigliare il genio di Carlisle, quindi ciò considerato la guarderei solo per guardare quella persona fantastica di Kawhi Leonard. Solo che poi c'è il pericolo allerta Rondo-in-modalità-playoff, e quindi come fai a staccarti dal pc? Responso: eh, direi proprio di sì.
Poi ci sarebbe da chiarirsi un attimo. Premettendo che Portland è per forza quarta per via di alcune stupide regole di piazzamento nelle division e che comunque non avrà il fattore campo durante la serie (...), ci sono Memphis, i Clippers e Houston con lo stesso record, nel momento in cui scrivo. Delle due partite che rimangono da giocare, la schedule più facile ce l'ha sicuramente Houston (Charlotte Hornets + Utah Jazz), mentre i Grizzlies, che sono in discesa da un po', hanno da giocare contro la migliore della lega e una squadra dell'est in pienissima corsa playoff. I Clippers sono messi ragionevolmente bene e, considerati i problemi d'infortuni, bisogna vedere come decidono di regolarsi con Denver e Phoenix. Quindi andiamo con le ipotesi. Ipotizziamo che Houston le vinca entrambe, i Clips ne vincano una e ne perdano una e i Grizzlies le perdano tutte e due. Potrebbe tranquillamente succedere tutt'altro, eh, è giusto per iniziare. A questo punto avremmo Houston - Memphis e Clippers - Blazers. La prima sarebbe la serie più dolorosa da guardare di sempre, soprattutto senza Conley. Io Houston non la riesco a guardare. Troppi tiri liberi, troppi falli, troppe pause, gioco troppo spezzato. Finisce che una partita loro dura una quaresima ed è anche una rottura di cazzo. Soprattutto se ci metti contro Memphis, che in attacco nonostante tutto non brilla assolutamente. E per una squadra difensiva, Harden è un incubo, immagino. Responso: non la vedrei manco sotto tortura. L'altra serie, invece, è un must. Premesso che nutro una smisurata adorazione per Chris Paul, che dall'ultimo anno a NOLA è andata sempre crescendo, ma vedere da una parte Paul e dall'altra Aldridge... ragazzi, che cosa volete da me? Pagamenti cash? Datemela subito. Portland sarà una vittima sacrificale, purtroppo. Tutti gli ultimi infortuni sono stati una batosta incredibile, e vederli giocare così è quasi doloroso se si pensa a come sarebbero stati e come avrebbero chiuso la stagione (e i playoff, se è per questo) con tutto il personale disponibile. E soprattutto, Rivers si meriterebbe una mazzata dietro la schiena bella forte per aver messo su quella panchina indecente. Responso: assolutamente sì, tra mille rancori.
In realtà questo è lo scenario peggiore, perché, a pensarci, sia Portland-Memphis + Rockets-Clippers che Portland-Rockets + Clippers-Grizzlies sono serie molto migliori di quelle auspicate. Quantomeno per quanto riguarda i Rockets.
Anche i relativi secondi turni sono imperdibili. La speranza è quella di vedere una finale di conference Golden State - San Antonio, che accoppiata con Cavs-Hawks sarebbe una coppia di settimane di goduria intensissima.



Behold, Playoffs are coming.

giovedì 15 gennaio 2015

Mutande rosse

Avevo promesso la classifica di fine anno e quindi eccomi qua. Seguirò la linea dell'anno scorso, mettendo la top 10 indiscriminata di tutti i generi mischiati e poi una sorta di top 5 rock, elettronica e quant'altro.

10: Goat - Commune
Io per 'sti svedesi ho un gran debole. Il primo disco l'ho consumato e mi sta arrivando originale. Questo non è bello quanto il precedente, ma ha sempre quel piglio africaneggiante, che non capisci come faccia a venire dalla Svezia, con meno chitarrazze stoner ma comunque un gran gusto.
Diciamo anche che a me queste cose, se fatte così bene, piacciono un sacco. E non conosco altri gruppi che lo facciano. Ci saranno sicuramente, ma io non li conosco. Accetto suggerimenti, ma nel frattempo questi son bravi per davvero.

9: Sun Kil Moon - Benji
È uno dei 3-4 dischi usciti quest'anno (anche se siamo già nel 2015) che mi abbia colpito al primo ascolto comandando attenzione, anche in un intercity abbastanza affollato e pieno di fauna femminile minorenne e prestante. Non è niente di innovativo, assolutamente. Però sono canzoni fatte divinamente bene, con testi appassionanti quanto basta e americani fino al midollo. Ecco, non è un disco da consumare perché francamente l'immaginario da profonda provincia americana a me stanca dopo molto poco, però le canzoni, ripeto, sono veramente ma veramente belle e sarebbe un peccato non dare a Cesare quel che è di Cesare.
Poi ok, su Kozelek si potrebbero fare mille discorsi, dal fatto che lui sia uno stronzo di prima categoria e non spenderei un euro per vederlo dal vivo da solista alla stucchevolissima diattrìba coi War on Drugs, ma limitiamoci a parlare dell'album che è meglio.

08: Real Estate - Atlas
Il gruppo col nome più difficile da cercare online di sempre dopo, forse, i The The. Comunque, il disco è bello veramente. Canzoni belle, spensierate, velatamente malinconiche, catchy, evviva tutti.
Avvertenze: non ascoltare mai se non nel periodo fine aprile-metà ottobre. Oppure, non ascoltare se la temperatura esterna è inferiore ai 20°.

07: Francis Harris - Minutes of Sleep
Scoperta tardiva e bellissima. Elettronica incredibilmente rilassante senza essere ambient neanche lontanamente. Mi ha ricordato Nicolino Jaar per diversi motivi, nessuno dei quali sarei capace di descrivere. Un tag di Last.fm recitava "As deep as it gets", e la ritengo troppo bella per non riportarla da nessuna parte. In moltissimi momenti sembra come se le tracce del disco siano beat techno o comunque molto deep ben presenti, ben pensati, ma sotterrati sotto una serie di rumori più o meno familiari. Avete presente Selected Ambient Works 1? Non dico che siamo lì, né per qualità né per concetto, però ecco, ogni volta che lo ascolto mi ritorna alla mente quel discone della madonna, qualcosa dovrà significare.

06: Ben Frost - A U R O R A
Violento, freddo, sintetico, distaccato, di sicuro inumano. Non inquietante come By the Throat, ma ugualmente scomodo e che mette a disagio. Non sembrano assolutamente belle parole, ma la bellezza del disco mette in secondo piano queste emozioni negativissime, anche se sembra strano. Poi il disco dal vivo è ancora più violento, ancora più inaccessibile, ancora più bastardo.

05: Andy Stott - Faith in Strangers
Fino a novembre pensavo che l'uscita elettronica dell'anno sarebbe stata A U R O R A, perché ha quel senso di evento e di collante per la comunità musicale che la musica "alternativa" riesce a creare ogni anno intorno ad un disco di musica elettronica-o-quasi. Poi è uscito il disco di Stott, che non sapevo neanche stesse registrando, e dopo tipo 2-3 ascolti si è imposto lui.
A me Stott è sempre piaciuto, fin dal primissimo ascolto di Pass Me By. È anche vero, però, che Pass Me By, We Stay Together e Luxury Problem erano figli della stessa madre, nel senso che la musica di Stott era sempre riconoscibile, gli elementi erano quelli e le sorprese erano poche. Qui invece il suo tocco c'è perché c'è e si sente, i bassi monolitici che ti spostano gli organi interni ci sono ancora, ma sono le atmosfere a cambiare. Anche qui il cambio è molto più dark, il che è tutto dire, considerato che le sue robe precedenti non erano proprio twee: senso di disagio, voci sospese che hanno un che di film horror di classe, tutta una serie di espedienti che non lasciano scampo soprattutto all'ascoltatore, perché da 'sto disco non ti stacchi e non lo molli. E poi Violence è una canzone veramente incredibile, assolutamente l'epitome del disco.

04: FKA twigs - LP1
Questa è semplicemente tanta roba. Gran personaggio, grandi canzoni, evviva.

03: D'Angelo - Black Messiah
Gne gne, io lo posso mettere in classifica e praticamente tutti gli altri no-o! Vedete che succede a fare le classifiche ad un mese dalla fine dell'anno, cazzoni?
Disco che è un instant classic evidente, questo c'ha una classe che se la sognano praticamente tutti. È r'n'b praticamente classico, nel senso che il disco si inserisce pienamente nel filone senza dubbi di sorta. Però le cose sono due:
1) ogni tanto ci sono delle soluzioni a livello sonico che fanno paura per quanto sono belle, e
2) lui è veramente un fuoriclasse.

02: St. Vincent - St. Vincent
I suoi dischi non mi arrivano mai al primo ascolto, e neanche al secondo. Forse al quinto cominciano a farsi intuire. Però dei 3 dischi che ho ascoltato di Annina Clark, tutti e 3 una volta arrivati non se ne sono più andati, e questo forse è anche peggio degli altri.
Cioè, meglio degli altri.
È semplicemente una raccolta di 11 canzoni straordinarie. E lei è un personaggio vero.

01: Flying Lotus - You're Dead!
Di fatto, è questa l'uscita elettronica dell'anno. Però non riesco a considerarla della stessa classe di Frost, Stott, o Francis Harris, se è per questo.
FlyLo ha detto in un Q/A su twitter che questo è il suo disco jazz. Si fatica a dargli torto, e, da moltissimi punti di vista, You're Dead! è anche più un disco jazz di Cosmogramma. Meno jazzy sì, ma anche più jazz. È un piacere per le orecchie, e dura così poco che è praticamente una sveltina. Stupendo.
E poi ha la traccia jazz più bella dell'anno (almeno, forse anche qualcosina in più).

Tuttavia.
Su RYM il disco in prima posizione è un altro. È solo che non l'ho messo perché mi sento troppo una merda a mettere un gruppo italiano in prima posizione, io che snobbo così tanto la musica italiana in generale o il rock italiano.
Be Forest - Earthbeat
Però il disco dei Be Forest è veramente una bomba. C'è chi dice che le chitarre ricordano troppo gli XX, c'è chi dice questo e c'è chi dice quello, però io l'ho messo in cima dall'inizio dell'anno e ad oggi non trovo grossi motivi per toglierlo da lì. È un disco che mi è piaciuto e mi piace ancora un casino. Addirittura forse avrei aggiunto una o due canzoni per farlo durare di più, e questa è una cosa che non mi auguro MAI. Bravi veramente, speriamo che il fatto che live facciano schifetto sia solo una diceria.

Questo è quanto. Andiamo con le aggiunte, partendo dal rock. SPOILER ALERT: sono rimasti fuori di un pelo i War on Drugs.

Prawn - Kingfisher
Come nel 2012 mi piacque tantissimissimo il disco dei Japandroids, quest'anno mi piace tantissimo il disco dei Prawn. A differenza dei Japandroids questi sono meno casinari e hanno più strumenti perché non sono solo in due, e sono anche un attimino più malinconici e emo più tradizionali. Ciò nonostante, il disco è bello, scorre via veloce e ogni canzone si fa ascoltare chiedendo attenzione e coinvolgimento.

Warpaint - Warpaint
Mi dispiace quasi mettere queste qui, perché fanno musica tristacchiona e tolgono spazio ai Wild Beasts che sono gli amori miei.
Però hanno fatto un signor disco.

Wild Beasts - Present Tense
Eccoli, gli amori miei <3 Forse il loro disco minore, perché stanno man mano lasciando le chitarre per darsi ai synth e alle drum machine, ed è un vero peccato, perché le cose che costruivano con le chitarre lasciavano il mio cuore senza alcuno scampo. Ad ogni modo, se la classe e la raffinatezza ci sono, e loro ne hanno a pacchi, non uscirà mai fuori una cagata (speriamo che non siano le ultime parole famose).





Mastodon - Once More 'Round the Sun
Non scherziamo, se i Mastodon tornano a fare cose che somigliano, anche da lontano, a quello che hanno fatto in Blood Mountain, questo è un signor disco. E considerando che in certi momenti sembrano anche i Municipal Waste, questo è un signor disco.

Lia Ices - Ices
L'ultimo disco che ricordo di Lia Ices aveva come protagonista lei con i fiori nei capelli che voleva fare Joanna Newsom, riuscendoci anche molto bene.
Qui, invece, ha preso delle belle droghe e prova quasi a fare gli Animal Collective. Ed è comunque molto brava.

Passando all'elettronica:

Todd Terje - It's Album Time
Groove. Vintage. Classy. Si balla.
Anche qui, leggete il disclaimer dei Real Estate.

Aphex Twin - Syro
Non è materiale da alta classifica, e su questo bisogna essere chiari.
Però, sarà per questioni sentimentali, sarà perché anche se in ritardo è sempre capace di grandi soluzioni, Aphex Twin delivers anche questa volta, seppur con risultati più scarsi di quanto ci si augurasse. Non mi sento comunque di bocciarlo o di chiamare Syro "fallimento", come hanno fatto in diversi.

Chet Faker - Built on Glass
Chiamatemi come volete, plagiato, omosessuale, hipster, però a me questo qui piace parecchio. Ti prende.

Taylor McFerrin - Early Riser
L'ho ascoltato perché l'avrei visto live e perché incide per Brainfeeder. E infatti Flying Lotus si dimostra di talento anche nel procurarsi giuovini talenti.

Caribou - Our Love
Caribou riesce a non fare un disco pesante (per me Swim è un disco pesantissimo, in cui le tracce durano ben di più di quanto dovrebbero durare). Questo è un disco ballabilissimo e godibile in qualsiasi situazione, e francamente non ero sicuro che avrebbe fatto una mossa del genere, dopo il successo di Swim e del tour coi Radiohead.

Plausi finali agli esclusi per poco: abbiamo citato i War on Drugs, e aggiungo Lone e soprattutto i Drink to Me, che sono un gruppo che amo e adoro come la mucca ama il toro e che hanno fatto un disco veramente bello.

Per sapere com'è andato questo 2014 musicale nel dettaglio, ecco dei simpatici grafici offerti da Last.fm.


Avrei anche voluto mettere una top 10 dei film, però effettivamente mi riesce difficile per diversi motivi:
a) non riesco a vedere tutto quello che vale la pena nel corso dell'anno. Ho dovuto aspettare gennaio 2015 per vedere film come Boyhood o The Lego Movie perché purtroppo dove sto io non è facile andare al cinema e quindi devo aspettare delle versioni decenti online o che li passino su Sky.
b) avendo da un po' preso l'abitudine di guardare i film in lingua originale sottotitolati (o non), si pongono diversi problemi: in un'eventuale classifica metto i film che sono usciti nel 2014 nel paese d'origine, da noi o entrambi? Per esempio, alcune classifiche che ho letto avevano All Is Lost e The Wind Rises di Miyazaki, che non sono film del 2014. E About Alex, Top Five, Birdman, A Most Violent Year o Inherent Vice non usciranno in Italia fino alla fine di febbraio mentre negli USA sono usciti nel 2014 e io li ho visti (no, non è vero, Top Five, Birdman e Inherent Vice li ho scaricati ma ancora non li ho visti. Questione di giorni, comunque). Come facciamo?
Nel dubbio, non facciamo.
Scorrendo velocemente la classifica dei film 2014 di RYM, i film "più in vista" che mi sono piaciuti di più quest'anno sono stati Boyhood, Grand Budapest Hotel, Gone Girl e The Lego Movie, non in quest'ordine. Due paroline veloci veloci su ognuno.
A me questo tipo di film piace un casino. Sarà perché quel senso di intimità e complicità è qualcosa che nella vita un po' mi manca, vai a capire. E vai a capire soprattutto perché sto usando un blog per auto-psicanalizzarmi. Comunque, come detto, ho un debole per questo genere di storie. L'unica cosa è che il fatto dei 12 anni di riprese ti monta addosso un po' troppe aspettative, quando invece è solo un espediente di fortuna (irripetibile) che non deve portare via l'attenzione dal film. Diciamo che arrivi ad aspettarti chissà cosa quando alla fine è un normalissimo film. Per fortuna, normalissimo non vuol dire per forza brutto.

Amo Wes Anderson, è bene premetterlo. Mi piacciono i suoi dialoghi super surreali, mi piacciono i suoi personaggi super surreali, mi piacciono le sue ambientazioni paradossali, mi piace la sua regia statica, mi piace la musica anni '60 che sceglie, mi piace praticamente tutto. E Grand Budapest Hotel è proprio l'apoteosi del suo stile. Scene alle Benny Hill, amori puri tra ragazzini, amori clandestini tra adulti, inseguimenti. Dai, evviva.

Mi aspettavo, come chiunque, una cazzata gigante, o quantomeno un filmetto simil-Dreamworks. E invece è un film paraculo dal primo minuto, zero momenti di serietà, stupidità a palate, intelligenza sparsa come il sale nell'acqua della pasta, ED È PURE META! Non so come stiamo messi con la cultura pop nel 2015, ma questa è una cosa che apprezzeranno specialmente i fan di Community. Filmone, inaspettatamente.

Anche questo era inaspettato. Il mio primo approccio al film sono stati gli articoli scandalistici in cui dicevano che il protagonista del film era il pene di Ben Affleck. Viene fuori che nel film c'è una sola scena in cui quasi SI INTRAVEDE il suddetto uccello. Potete capire come, dopo questa premessa, trovarsi davanti un thriller in cui finalmente Fincher torna a fare Fincher e regala un twist narrativo dopo l'altro senza nessun buonismo, sia stata una sorpresa mica male. Mi ha tenuto il culo incollato alla sedia come pochissimi altri. Lei, poi, è veramente eccezionale. Quando MINI-SPOILER ALERT va al sud (che cos'era, nel Missouri?) e comincia a parlare con un abbastanza credibile accento del sudFINE SPOILER, ti viene quasi da applaudirla. Brava lei, brava quella che fa la sorella di lui, lui cane come al solito ma è un personaggio stupendo, bravo l'avvocato, bravi tutti. Potrebbe essere il mio film preferito del 2014.

Anche perché chiaramente film come Ida, Mommy e chissà quali altri sono praticamente impossibili da recuperare. Speriamo negli oscar perché almeno qualcuno di questi passi su Sky, ma la vedo abbastanza difficile comunque.

Bene, e anche per quest'anno abbiamo dato.