sabato 15 marzo 2014

In difesa delle critiche positive (urca, un titolo quasi serio)

Le persone che si limitano a parlare male delle cose hanno cagato il cazzo.

'Sta cosa mi è venuta leggendo quest'articolo qui (ma in generale gran parte delle cose che ho letto di Vice Italia hanno questo taglio).
Niente, la cosa che ho notato, sia dall'articolo che dai sempreverdi e mai troppo citati opinionanisti da social network, è che ormai nessuno parla più bene di un cazzo. Ormai se devi scrivere qualcosa, scrivi questo qualcosa per criticare questo, per criticare quello, per evidenziare il comportamento fuori di testa di X o Y e basta. Ah, chiaramente mi ci inserisco anche io in questa categoria, spesso e volentieri. Generalmente, chi si cava fuori dalla situazione appena descritta sono quelli che fanno della cronaca dura e pura il loro punto di forza: zero opinione personale, questo è il fatto e, in genere, lo dico prima di tutti (o quantomeno ci spero/ci provo). E finché fosse una situazione ristretta solo agli stati di facebook, direte voi, poco male. Ma il problema è che ci sono anche un botto di riviste, di blog o cose del genere che lo fanno, e pare che ne facciano il proprio perno editoriale.
Ora, non è che nessuno sia in posizione di criticare questa cosa: lessi in un articolo che ormai, il like di facebook, o il RT o la stellina su twitter (coniugate col social network che preferite) provoca un breve flusso di endorfine, per motivi ovvi che non vi sto a spiegare. E nessuno penso, ripeto, penso sia esente da questo meccanismo. Io stesso su facebook difficilmente scrivo qualcosa se non sono sicuro che questa cosa piaccia (poi chiaramente queste cose sono generalmente grandissime cazzate totalmente inutili - in linea editoriale col social network, d'altra parte), quindi figurarsi blog, magazine o opinionanisti. Mi ricorda un po' il meccanismo della pubblicità alla fine degli anni '80-inizi '90, in cui bastava mostrare carne nuda e si vendeva facile. Ecco, adesso critichi in maniera più pesante o acuta possibile e il gioco è fatto. Con le dovute accortezza: più il termine di paragone è colto e magari inaccessibile o colpevolmente ignorato dai più (La dolce vita/La grande bellezza, anyone?) e più sei figo e più i like abbondano, e più il soggetto criticato è famoso e magari intoccabile e più sei figo e i like abbondano. Poi c'è anche da osservare che, in buona parte dei casi, quelli che sui SN criticano sempre e soltanto sono delle persone veramente tenerissime che vorrebbero solo essere abbracciate e che vorrebbero sentire un po' di affetto umano (largo giro di parole per dire che non trombano? A voi l'ardua sentenza) che poi ti dispiace a rispondergli male a tua volta.
Però, e correggetemi se sbaglio, noto una sostanziale differenza tra il parlar bene e il parlar male. Cioè, chiaro, premettendo che uno lo faccia per essere ascoltato, come appena detto. Io la penso in questo modo: prendiamo come esempio un gruppo: se tu ne parli bene e comunque hai gente che ascolta le tue opinioni, forse, prima o poi, porterai qualcuno ad informarsi circa questo gruppo. Chiaro, è una cosa chiaramente molto difficile, perché portare la gente del 2014 a fare/ascoltare/vedere qualcosa è un'impresa titanica, eufemizzando. A tal proposito ormai siamo l'equivalente dei milanesi con i concerti: se non lo fanno dietro casa non ci vado. Confrontare con: se non è a totale portata di mano, lascio perdere. Comunque, dicevo, lo sforzo è incredibile, però c'è sempre la remota possibilità che ci sia un effetto positivo. Parlando male di questo gruppo, invece? Mi sa che non si può dire lo stesso. Esempio assolutamente irrealistico: pensiamo ai Pavement (irrealistico perché che persona misera sei se parli male dei Pavement?): se io parlo male dei Pavement in maniera arguta, dicendo che sono vuoti di contenuti, dicendo che il sound sembra scopiazzato da XYZ (chissà) e tutto quanto, magari facendo qualche battutina acida e risentita, è possibile/probabile che diverse persone mi leggano e mi likino il post o il tweet, non fosse altro per il fatto che gli avete risparmiato la fatica di ascoltare un gruppo che, evidentemente, non vale la pena. Ed è qui il punto: facendo così, visto che ormai tutto è overcriticato, che cosa rimarrebbe da fare? Niente vale la pena, rimaniamo dove siamo. E poi, chiaramente, ci si lamenta se la gente ascolta i cantautori italiani "perché almeno capisco cosa dicono". E per forza, scusatemi. E Kanye West è un coglione e non vale la pena, e James Blake fa cascare i coglioni (e sul primo lp vi dò ragione ma lasciamo stare che non è questo il punto), e i Daft Punk non fanno cassa dritta, e i My Bloody Valentine sembra la brutta copia di Loveless (DUH?), e gli Arctic Monkeys/Franz Ferdinand/Vampire Weekend sono gruppetti di musica leggera, e Sorrentino è inutile e autoriale ad cazzum, e che cazzo vai trovando dalla vita? Che cosa fai, se tutto fa schifo? Provi mai gioia quotidiana fuori dal momento post-cacca o post-sigarettarullataabandierachefumomenocarta o qualche altra cosa insignificante del genere? Libri che ti hanno reso felice, soddisfatto o prosciugato ce ne sono? Hai mai messo più di 4 stelline a qualcosa? Un cibo che ami esiste? Anzi, esiste qualcosa che ami? Non sono sicuro che mi lancerei in una risposta. Che cosa fai?, vivi solo di cose che non ti piacciono in modo da poterle criticare in modo che l'unica gioia quotidiana sia la notifica su fb del like che si aggiorna di numero costantemente? Che pesantezza, che mestizia, in fondo che banalità.

E poi, scusami. Passando di banalità in banalità. Ma non ti pare che già campiamo poco? Non ti sembra che questo poco tempo, se passato facendo malesangue, sia un filino sprecato? A me sembra.


E ovviamente, ho fatto un post in cui parlo male del parlar male.

Vi lascio con un angioletto eroinomane.

martedì 4 marzo 2014

Mettere i titoli a questi post è sempre drammatico

Ve lo dico subito, questo post potrebbe apparire come un tantino snob.
Ed è un peccato, visto che provo costantemente a non assomigliare agli opinionisti da social network, questa nuova razza che ho classificato da un po', che si fregiano del loro snobismo (signori della corte, per questo crimine mi dichiaro colpevole anche io) e ne fanno motivo di vanto ed orgoglio in modo verboso e noioso, manco fossero pagati per farlo o qualcuno glielo chiedesse o avessero un riscontro di like et interazioni decente che lo giustificasse.
Ciò detto.
Questo è, come al solito, un post assolutamente inutile et autoerotico, come tutte le espressioni d'opinione non richieste. Non l'ho pensato per cui potrebbe tranquillamente apparire poco o per nulla organico e/o disordinato. Potete lamentarvene.

Prima di lavare i piatti mi è capitato di vedere 5 minuti de La grande bellezza che stavano facendo in tv. L'avevo già visto al cinema a suo tempo quindi mi sono potuto permettere il lusso di vederne solo la parte iniziale. Dico subito la mia sulle reazioni che la popolazione ha avuto a questo film. Io il film l'ho visto la settimana tra il 21 e il 28 marzo dello scorso anno perché volevo dare un'altra possibilità a Sorrentino dopo la mezza delusione di This Must Be the Place e perché era un film italiano che, insospettabilmente, sembrava originale e diverso dagli standard a cui ci ha abituato il cinema italiano degli ultimi 10+n anni ed era seriamente in corsa per vincere il festival di Cannes. Ora, il difetto di questi festival è che le trattative per i film vengono fatte al 90% solo DOPO la fine del festival stesso, e quindi non puoi avere un'opinione su chi dovrebbe o non dovrebbe vincere. Poi io odio i provincialismi e i campanilismi (dei quali sono comunque campione) e mi sta sulla minchia che di Cannes si parli solo quando c'è un film italiano in concorso, mi sembra il moralismo classico (stereotipo da fumetto di Zerocalcare in agguato) dell'incidente aereo con 600 morti "compresi 2 italiani". Ad ogni modo, tornando a Cannes, dopo La classe e dopo La vita di Adele, ho capito che quando la palma d'oro la vince un film francese, è bene essere sospettosi, perché in quanto a campanilismi noi tutti dai francesi non possiamo che imparare a testa bassa. Bellissimi tutti e due i film, eh, meglio chiarire, però ecco. Non sono né La grande bellezza, né tanti altri film che erano in concorso nel 2013 e nel 2008. Divagazione sulla capacità di obiettività dei francesi a parte, la faunistica che mi è parso di osservare circa il film di Sorrentino mi è parso essere divisa fondamentalmente in:
-Gente a cui il film è piaciuto perché, appassionati di cinema "di qualità", hanno visto il film capendone (o intuendone, siamo onesti) il senso e l'hanno apprezzato.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché, anche da appassionati di cinema "di qualità", hanno visto il film, ne hanno capito (o intuito, siamo onesti) il senso, ma non hanno apprezzato granché il film. Non rientro in questa fascia, ma capisco e rispetto.
-Gente a cui il film è piaciuto perché, non abituati al cinema di qualità, hanno visto il film sull'onda dei commenti positivi (e dei premi americani, ché di quelli europei g n fott nu cazz a nessuno, sono tutti film pallosi, non c'è mai stato un Avatar) e magari sono rimasti sorpresi da un film così insolito. Comunque al cinema ci andranno per vedere i film della Marvel o simili.
-Gente a cui il film è piaciuto perché, cazzo, un film italiano che vince gli oscar, o che è candidato ai, o che ha vinto il golden globe, che faccio?, non mi piace?, sì che mi piace oh, magari non l'ho capito bene perché chi le guarda 'ste robe, però userò frasi tranquille e un po' colte tipo "non è la mia tazza di tè" per tirarmene fuori con stile e classe.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché oh avrà pure vinto l'oscar, ma che cacata, non succede niente, parlano soltanto.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché tutti con 'sto Sorrentino in bocca stanno, mi aspettavo il nuovo 2001: odissea nello spazio, che cazzo, ci sarà un motivo per avergli fatto vincere l'oscar?, vorrà pur significare qualcosa no? (!), ma siccome parlano soltanto e non ha storia e alla fine Pirati dei Caraibi non era poi così brutto dai, allora scrivo un pippone che la metà era troppo comunque, così mi sentirò fuori dalla massa e i miei ammiratori leggeranno estasiati le mie epistole. Generalmente questa è la stessa gente che disprezza gli americani perché sono un popolo asservito alle lobby e tutti 'sti pipponi finto-anti-capitalisti, però ha un giudizio mediamente più positivo per le cose che vengono dagli USA rispetto a quello che viene dal resto del globo.
-Gente a cui il film non è piaciuto perché per fare i gli snob super sayan dicono frasi come "vuole scimmiottare La dolce vita". Perché, capito?, in genere loro vanno avanti a pane, avanguardie, neorealismo e Sergio Leone. Chissà se gli piace Tarantino, a 'sto punto. Chissà che dicono di Kill Bill.
-Gente il cui giudizio non è intelligibile, per capire che cazzo gli passa per la testa dovrei chiedere aiuto a uno bravo per davvero.

Ora, visto che tanto ve l'avevo detto che sarebbe stata una cosa totalmente inorganica, mi sono tolto davanti la tassonomia e quindi posso fare una considerazione su 'sti cazzi di oscar. Sarà che quest'anno c'era Sorrentino, ma è stato veramente un periodo molto più insopportabile del solito. Uno: gli oscar non ci appartengono. E non è un discorso cagacazzo alla "non dovete festeggiare Halloween, le nostre radici sono altre" (discorso che condivido solo in parte ma che, siccome sono una persona pesante, tediosa e pignola, non riuscirei ad affrontare senza aprire mille altre importantissime e molto seriose parentesi ma, siccome voglio cercare di smettere di esserlo con gli altri che essere pesante con me stesso basta e avanza, non faccio e quindi ciao). Il problema è che, proprio come Halloween o, peggio, il cazzo di Superbowl, che ormai lo guardanofesteggianocelebrano anche personaggi che non solo non hanno niente a che fare col football, non hanno niente a che fare con lo sport, sono eventi che ci sono stati consegnati con quest'aura di santità dalla tv americana e che noi abbiamo ereditato senza sapere un cazzo di tutti i retroscena che dall'altra parte dell'Atlantico sono chiari e lapalissiani e noi non sappiamo manco che ci sono. Un paio di considerazioni, a tal proposito. Ho tra gli amici di facebook delle persone che sono state in piedi tutta la notte per vedere la cerimonia. Lasciando da parte le amare considerazioni su chi si vedere pure il red carpet ché poi divento volgare, le persone guardano la cerimonia per guardare solo le premiazioni. Cioè, lì una delle domande più grandi non è tanto chi vince il miglior film ma chi lo conduce, e tu mi snobbi la conduzione della Degeneres perché devi vedere le premiazioni del montaggio sonoro? "Eh ma tanto io mica lo capisco, quello che dicono, quindi..."; eh ma allora, porcodio, fai nottata davanti ai porno e vediti le premiazioni su diretta.it, cazzo ne so, che bisogno c'è di stare davanti alla tv a sentir parlare due babbei che sono sicuro non ti traducono neanche quello che dice la conduttrice? Oppure che ti traducono al momento le dichiarazioni dei premiati, cosa che è encomiabile, io non riuscirei mai a farla, ma ti toglie quantomeno il 70-80% dei contenuti, quando sono emotivi come in questo caso. Le cose che non capisci e che si fanno perché cosa non si farebbe per un follower dovuto ad un pedissequo e attento live-tweeting. A margine, questa stessa gente è quella che dice "eh, chissà chi premieranno quest'anno, è molto combattuta, e secondo me Di Caprio stavolta ce la fa, dai!", e il problema è più o meno quello che dicevo prima: gli oscar, in particolari in annate come questa (piena di bei film, eh, molti bellissimi), sono di una scontatezza incredibile per tutta una serie di motivi che in USA sono chiari come il latte mentre noi, solo interessati alla competizione e totalmente incapaci di avere una visione analitica di qualsiasi cosa a meno che non abbiamo una guida brava e capace, non abbiamo idea. "Raga, ma secondo voi chi la vince, Novara-Real Madrid?" Il livello è quello, secondo me. Che vincesse 12 Years a Slave negli USA si sapeva praticamente da settembre, era il favorito assoluto per tutta una serie di motivi che chiunque sappia come ragioni l'accademy può facilmente prevedere (idem dicasi per i premi ad attore protagonista e non). Oppure che magari non sanno che spesso e volentieri i premi sono dati in base a tutta una serie di trattamenti di favore che le case distributrici riservano ai giudici dell'accademy. Che quando lo dico tutti mi guardano manco stessi parlando di scie chimiche. Fatemi capire, seriamente pensate che Frozen sia meglio di un qualsiasi Miyazaki? Seriamente pensate che Benigni fosse il miglior attore in assoluto, quell'anno? O volete sentire il racconto delle decine di orologi da un migliaio di dollari che la Miramax, dominatrice incontrastata della lega, ha dato ai giudici per assicurarsi che il film che hanno proposto loro fosse guardato con più attenzione, diciamo così? Cazzo, sono riusciti a far vincere addirittura degli oscar a Tarantino, che un regista più anti-oscar non esiste nonostante sia di LA.

Adesso posso dire due parole sul film. Cioè, non parlo della trama (LOL?) o di quant'è bella la fotografia o di questo e di quello, frega cazzi e le recensioni così le trovo anche abbastanza pallose e per niente stimolanti.
La grande bellezza è il tipo di film che mi piace da diverso tempo a questa parte. Quelli in cui la storia, quando c'è, passa in secondo o terzo piano. Quei film in cui la cosa importante è il personaggio (o i personaggi, ma è più difficile), in cui anche i dialoghi sono accessori, in cui la cosa che ti intrattiene è il capire questa gente anche se non esiste, anche se è frutto della fantasia di qualcun altro, anche se magari parla poco, non parla proprio o i dialoghi che fanno sono rumore bianco. O magari sono dialoghi che servono, ma nel momento in cui leggi tra le righe. Tipo, in questo caso i dialoghi di Jep comesichiama sono una cosa deliziosa, e sono proprio le cose che dice lui che fanno capire il senso del film. Quelli che dicono che è un film su Roma, o un film che vuole ritrarre il decadimento di qua e il decadimento di là, evidentemente vogliono sembrare capaci di andare oltre chissà quale livello per rimandare tutto ad un messaggio di eventuale critica sociale o chissà che altro (comportamento molto da votanti del PD, poi) senza esserlo. I dialoghi sono belli quando esprimono una cosa ma rimandano a qualcosa che invece non si dice. Io è da qualche post a questa parte che non perdo occasione per lodare l'approccio verso la vita espresso da The Soft Bulletin dei Flaming Lips (e non la perdo neanche questa volta), però non è un approccio alla vita lo si capisce soltanto da un testo più o meno esplicito. Il problema è che è troppo facile bollare come snob tutte le volte che Jep comesichiama sminuisce i comportamenti della scrittrice impegnata di partito o del giovane con le fisse di artista intellettualoide se si perdono per strada tutte le volte (leggi: tipo ogni scena in cui parla con qualcuno) in cui lo stesso Jep comesichiama sminuisce anche i suoi, di comportamenti. E poi bam, via di panorama assurdamente bello o di colosseo illuminato. Ora, io non voglio suggerire il senso del film perché non ne ho né l'intelligenza né la capacità né la voglia né le palle, ma ridurre tutto questo ad una semplice critica allo stato dell'Italia (ma fosse anche allo stato degli intellettuali italiani, eh - "ma lo sai che Proust è il mio scrittore preferito? Ah, anche Ammanniti, eh") mi sembra pigro. Ecco, pigro è la parola giusta. Fermarsi a quello che fa scena per poter dare un giudizio veloce e d'effetto e convincersi che il primo pensiero sia la verità assoluta. Ma dico io, se un disco non lo capisci magari dopo 10 ascolti, come puoi fidarti addirittura di un pensiero dopo una sola volta? Su, dai. Guarda, cito anche il grande Kanye West, "you need to stop actin' lazy".
La grande bellezza è il genere di film che la Coppola ha dimenticato di saper fare, che gli stavano riuscendo tanto bene con Lost in Translation (ok, vabbé, lì c'è Scarlett forse al suo massimo splendore e io non sono obiettivo, avete ragione) e poi ha perso per strada cercando il più possibile rimandi pop e strizzatine d'occhio allo spettatore. Qua Sorrentino vince facile e si rende capace di stare nella stessa frase con The Tree of Life, per quanto sostanzialmente e concettualmente incredibilmente distanti. Non è che non mi piacciano i film "normali", o "tradizionali", è chiaro che i film con grande trama sono bellissimi, ma queste cose più sottovoce e più boh, statiche?, vogliamo chiamarle così anche se non è assolutamente giusto/vero?, mi lasciano molto di più a livello personale. Ecco, per buttarla sulle serie tv - ultimamente molto più viste dei buoni film dai miei coetanei -, è ovvio che Breaking Bad è un capolavoro come ce ne sono pochissimi nella storia, però il viaggio in California di Don Draper mi ha appassionato e commosso molto di più. E chiaramente per appassionare non mi riferisco al fattore ti-faccio-rimanere-incollato-alla-sedia-senza-possibilità-di-staccare-gli-occhi, quello è anche un po' infantile se vogliamo. Oppure è questo il motivo per il quale Miyazaki è così schifosamente superiore a qualsiasi cosa la Disney abbia mai prodotto(accosto due cose che non c'entrano nulla ma che sempre più gente accosta, vai a capire il motivo). Altro esempio, per tornare sugli oscar, è questo il motivo per il quale Her mi è piaciuto molto di più di American Hustle, che pure ho amato fin quasi all'adorazione (e l'ho amato per questo tipo di motivi: ok, la trama di fondo era una cosa fenomenale, ma la cosa che mi ha fatto innamorare è la creazione del rapporto di amicizia - mio gran punto debole -, il rimorso per la fiducia tradita e la voglia di rischiare per rimediare ai propri errori e tutto quanto il resto).
Oh, io ve l'avevo detto che era un post sconclusionato.
Quindi eccovi una foto di Serge Ibaka, del suo amico e di un nero con gli occhiali e pochi capelli.

giovedì 16 gennaio 2014

Le nuvolette senza pioggia (non sapevo che titolo mettere, oh)

All'americana, they say che le cose venute d'impulso risultino essere le migliori. Non fatevi illusioni, questo post farà cagare come al solito.
Dopo che gli ultimi, contando a memoria, 4 post trattavano, almeno in maniera trasversale, di musica, questo è un post sul fumetto. Tra l'altro un post scritto durante il periodo degli esami. Devo essere proprio rincoglionito. Non sarebbe una notizia inedita, comunque.

Pochi minuti fa stavo girando sul forum di comicus.it, sito di cui seguo le news e di tanto in tanto le recensioni. Un mio amico mi aveva segnalato un topic in cui si parlava delle cifre di vendita dei fumetti in Italia, che è un tema su cui non si è mai saputa una mazza, quindi il topic sembrava ghiottissimo. Mi verrebbe voglia di iscrivermi, nonostante stessi leggendo un topic dedicato ai Bonelli (la conoscete, questa casa editrice. Tutti abbiamo in casa almeno un Tex e/o un Dylan Dog. Tutti.) e, siccome è buona abitudine girare un attimino il forum per vedere che aria tira e com'è la politica degli utenti (non mi iscrivo al forum di Doyourealize.it se ascolto solo hard rock puzzone anni '70, per dire), lo faccio e la mia voglia di iscrivermi crolla come il tasso occupazionale greco di qualche anno fa. A fronte di utenti espertissimi in diversi ambiti, come leggevo sul topic di cui dicevo prima, leggo di un sacco di pregiudizi verso il fumetto giapponese.
Ripeto, il post nasce totalmente d'impulso, quindi anche il filo logico potrebbe latitare. Non come nei Joyce più criptici, ma potrebbe latitare.
Per me esistono 3 classi di fumetti: i fumetti di supereroi, i fumetti giapponesi e le graphic novel (o I graphic novel, vedetela come volete). Poi è chiaro che ci sono anche altre cose, non fate i qualunquisti più di me, però le macrofamiglie sono queste.
Penso che, chi più chi meno (come se mi leggano il duecentomila), sappiate individuare l'uno dall'altro in fumetteria. Ma per chi non ci riuscisse:



Il fumetto di supereroi è quello fondamentalmente della Marvel e della DC. Oltre queste due case editrici mi viene in mente solo Spawn che è della Image. La caratteristica di questi fumetti è che non hanno un filo conduttore: dopo che viene creato il personaggio, le sue sorti passano dalle mani di miriadi di autori che ne scrivono le storie, spesso e volentieri sconnesse tra di loro. Il risultato fisiologico è che Spiderman ha sempre quell'età (in realtà almeno quello hanno avuto il buon senso di farlo evolvere un minimo e, da fare il liceale è passato, l'ultima volta che ho controllato, ad essere un insegnante) e, se viene mazzolato come un metrosessuale ad un incontro di Casapound in una storia, in quella successiva non c'è traccia di niente di tutto ciò. Idem dicasi per tutti gli altri. Un'altra caratteristica è che Marvel e DC sono costrette periodicamente a fare questi super crossover, ovvero dei cicli narrativi che coinvolgano tutti o quasi i supereroi della casa editrice, in cui in genere muoiono un sacco di personaggi, colpi di scena a non finire e quant'altro. Dico "sono costrette" perché, credo, se non fanno così il lettore medio comincia a rompersi i coglioni. Almeno, io non me la spiego altrimenti: ogni lettore sa che il crossoverone ci sarà, dove starebbe l'effetto sorpresa? Far vedere chi tradisce chi e chi muore per mano di chi? E che stiamo, a Beautiful? Tra l'altro, mi pare di aver sentito che una volta sono stati costretti, per riparare ai "danni" di un crossover, a far risorgere tutti i personaggi morti dal Dr. Strange o qualcosa del genere. Come forse solo il peggior Naruto sarebbe stato capace di fare. A Dragon Ball almeno lo dicono (quasi) subito che questa sarebbe stata una possibilità.



Il fumetto giapponese è quello che viene dal Giappone. Per motivi che spiegherò tra poco ha così tanti titoli che qualsiasi stereotipo gli vogliate attribuire, troverete titoli che lo rappresentano alla perfezione. Inoltre ha invaso la televisione italiana fin dalla metà degli anni '80. Anzi, meglio, non l'ha invasa, l'ha infestata. Ah, giusto per chiarire bene, quelli che vedi in televisione non sono i manga. I manga sono quelli che compri in edicola. Sì, quelli che si leggono al contrario, quelli che la terza domanda che fai a chi te l'ha prestato (la prima è "ma è porno?" e la seconda è "ah, ma questo al contrario si legge?") è "ma oltre a leggerlo da destra a sinistra si legge dal basso?" o, a scelta, "ah, ma i testi stanno scritti normali! Non mi viene mica di leggere il testo in un modo e le immagini in un altro. Madò, non ce la farò mai... Senti, lasciamo stare". Quelli che guardi in televisione si chiamerebbero anime - che è un termine inutile tanto quanto "manga" -, ma va strabene se li chiami "cartoni animati", fidati che fai meno la figura del fesso. Anzi guarda, se li chiami "cartoon" potresti passare per uno che legge i quotidiani o i periodici di un certo tipo. Perché si sa, dire "cartoon" fa molto più figo di dire "cartone animato". Perché riqualificare un termine perfetto e storicamente radicato è un'operazione inutile e controproducente: basta metterci il corrispondente inglese e diventi un figo acculturato, come i pubblicitari milanesi che usano mille parole inglesi ad cazzum canis. Ma stiamo, al solito, divagando.



Ci sono due scuole di pensiero. In realtà ce n'è solo una, l'altra è una distinzione che si fa per essere chiari. La prima scuola di pensiero è quella secondo la quale la graphic novel esiste. La seconda è quella secondo la quale la graphic novel non esiste. La prima dice che la graphic novel esiste perché è un tipo di fumetto con delle caratteristiche ben precise, tipo l'essere rivolto ad un pubblico più adulto, avere un tipo di storie non dico meno commerciali ma spesso almeno meno convenzionali (e questo vuol dire poco e niente, ma non so che dirvi), avere una lunghezza ben definita, eccetera eccetera. La seconda scuola di pensiero dice che la graphic novel non esiste. Tipo il punk. Però secondo me questo lo dicono per il motivo di cui prima per il quale chiamare una cosa "cartoon" è più figo, più radical-chic (se avete un quadernetto con le parole che più odiate e non avete ancora segnato "radical-chic" siete delle persone pessime. Fatelo ora. Bravi, scrivetela lì. Sotto "hipster", esatto.) che chiamarla "cartone animato". Ormai "graphic novel" è diventato il modo di chiamare i fumetti in televisione o sui giornali o dove cazzo volete, l'importante è che non si pensi che uno legge i fumetti, lui legge una cosa figa e intellettuale. Per esemplificarvi al meglio il motivo per il quale sono abbastanza certo che si sia creata questa scuola di pensiero, ricordo che quando distribuirono al cinema l'ultimo film chiamato-in-gergo "live action", con attori veri, ispirato a Dragon Ball, nello spot televisivo dissero, e lo ricordo come se fosse stamattina, "ispirato alle graphic novel di Akira Toriyama". Taccio sui miei conseguenti pensieri.

Ora, spero di aver fatto un'introduzione (e mortacci dell'introduzione) tale che si capisca che, secondo il mio modesto parere, alla domanda "allora che macrofamiglia di fumetti vorresti cominciare a leggere?", la risposta migliore che si possa dare è "graphic novel". Perché ripeto, è il genere che dà più soddisfazioni, che ha storie più personali e più sentite e perché è mediamente molto più facile sostituirla alla pizza nella meravigliosa frase "pizza is like sex: when it's good, it's very good; when it's bad, it's still pretty good" (che poi vorrei capire che cazzo ne sanno di pizza gli americani, ma tant'è). Faccio un paio di esempi: a me due delle graphic novel americane più acclamate degli anni '90, Black Hole e Ghost World, non sono piaciute. Sarà un problema di aspettative deluse (perché l'alone del quale sono circondate è obiettivamente incredibile), sarà un problema di zeitgeist nel senso che quelle storie, negli USA, in quegli anni, sicuramente avranno impattato forte, molto più forte e duro di quanto io italiano nato alla fine degli anni '80 possa capire. Fatto sta però che, nonostante non mi siano piaciute, sono comunque meglio di tantissime altre cose. When it's bad, it's still pretty good. Tant'è che ormai è probabilmente l'ambito in cui spendo più soldi. Perché sì ecco, le graphic novel hanno un solo grande difetto: costano tanto. Porco dio se costano tanto. Lasciate stare i volumi giganti tipo Bone o le ristampe di capolavori straconosciuti che tanto venderanno sicuramente un casino (in genere si tratta di ristampe di Alan Moore) che raggiungono puntualmente i 32-35€, ma per un volume fresco di pubblicazione, al netto di promozioni da amazon, arrivi a spendere anche 25-27€.
Ah, e poi una cosa. I volumi dell'Uomo ragno NON SONO GRAPHIC NOVEL. I volumi di The Punisher, anche se sono quelli stupendi scritti da Ennis, NON SONO GRAPHIC NOVEL. Sono collane raccolte in volume. Watchmen volendo è una graphic novel, V for Vendetta, perché la loro natura è il volume, e il fatto che siano state pubblicate ad episodi segue la stessa logica del romanzo a puntate tipo Robinson Crusoe (e la logica di mercato, ché mica fai cambiare formato alla DC così facilmente). Volendo Marvels può essere una graphic novel, non Civil War. Non lo è neanche Bone, perché non è che siccome una cosa è un po' più d'autore allora è una graphic novel. Smettiamola di chiamare graphic novel qualsiasi cazzata a fumetti che esca in volume. Mo tra poco pure Zerocalcare fa graphic novel.

Per quanto riguarda il fumetto giapponese. Suppongo lo sappiate, ma è bene ribadirlo perché ho letto sul famoso forum di comicus che ci sono ancora dei pregiudizi da impanicarsi.
Tralasciando i luoghi comuni degli occhi enormi, delle tette giganti e dei capelli di mille colori (tutti veri e, salvo quello delle tette, difficilmente spiegabili. Se ci mettiamo che il colore dei capelli può essere utile a distinguere i personaggi, allora rimane la dimensione degli occhi, che difficilmente troverà un riscontro di logica), ho letto che la gente "non capisce" i fumetti giapponesi perché "so poco della cultura giapponese e quindi non riesco a cogliere quello che vuole esprimere l'autore". Dopo una velocissima analisi, si capisce che questa persona non ha mai letto e/o apprezzato un romanzo russo o un telefilm americano o toh, un romanzo inglese, un Dickens, che cazzo ne so. Per non parlare della Divina commedia. Che cazzo di ragionamento di merda è? Allora tu Happy Days non l'hai mai apprezzato perché la cultura della middle class bianca americana è totalmente estranea alla nostra. È un ragionamento stupido e tradizionalista. Le cose impari ad apprezzarle facendoci l'abitudine, cercando di capirle. Io, per esempio, sono arrivato ad ascoltare jazz e capire quale disco mi piace di più rispetto ad un altro ascoltandone tanto e tante volte, cercando di capire il suo codice linguistico (con scarsi risultati, ma c'ho una vita davanti), se non altro cercando di capire cosa non mi piace, ad esempio il free jazz. Il fumetto giapponese per come lo intendiamo noi non ha una tradizione mediatica radicata come quella occidentale. O quantomeno, ce l'ha eccome, ma ha subito un cambiamento così radicale che, a mio modestissimo e ignorantissimo parere, ha fatto in modo che praticamente si parlasse di due cose diverse. E vorrei ben vedere, stateci voi occupati dagli americani dopo le bombe atomiche, in piena ricostruzione economica e soprattutto culturale con le loro influenze. Ora, la storia vuole che praticamente gran parte del merito di questa rivoluzione vada attribuita al mai troppo lodato Osamu Tezuka. Io, sinceramente, sono convinto che oltre a lui ci sia dell'altro ma, ripeto, io sono un italiano nato alla fine degli anni '80 e, se non riesco a capire fino in fondo o a sapere determinate cose relative agli anni '90 americani, figuratevi se riesco a sapere cose degli anni '50 giapponesi. Ad ogni modo, l'impressione che io ho sempre avuto è che il fumetto giapponese sia legato al linguaggio cinematografico in una maniera che il fumetto del resto del mondo non riuscirà mai a replicare. Fateci caso: mediamente quanto tempo ci mettete a leggere un volume di fumetto giapponese? E quanto tempo ci mettete a leggere un volume americano, fosse anche uno spillato di 80-90 pagine, di quelli con 3 storie diverse? Ecco, io ci mettevo più o meno lo stesso tempo, con la differenza che un tankobon giapponese (fatemi fare il figo con gli esotismi linguistici, dai) conta in genere 180 pagine, mentre uno spillato americano circa la metà. Il fumetto americano è più "fumettoso", nel senso che credo usino molto di più quelle che sono le possibilità linguistiche del fumetto. Per fare due esempi lampanti, e specificando che si sta parlando dei fumetti, se è vero che l'Uomo ragno durante i combattimenti fa battute che manco Claudio Bisio, quando mai avete sentito Goku fare lo stesso? E, fermo restando questo, escludendo proprio i film Marvel, quante volte durante una rissa cinematografica (ma anche dal vivo) i contendenti dialogano e fanno battute? Ecco, forse solo in quei filmacci tipo Fast&Furios e XXX. Ripeto: il fumetto giapponese si basa molto più sulla tradizione cinematografica, sul movimento veloce e in tempo reale, sul - potrà sembrare strano e sembra strano - maggior realismo possibile, sul gioco di sguardi senza bisogno di usare battute a tutti i costi eccetera eccetera. D'altra parte ci sono autori giapponesi che questa cosa l'hanno portata all'esasperazione, tipo Masashi Tanaka con Gon o L'uomo che cammina di Taniguchi.
L'altra particolarità essenziale per capire il fumetto giapponese (o meglio la vastità del termine stesso "fumetto giapponese") è il tipo di mercato che c'è dietro. Da quelle parti il medium fumetto è un medium assolutamente comune e accettato, che non soffre degli stessi pregiudizi che abbiamo in Italia; in genere ai novizi si fa sempre l'esempio che trovare qualcuno che in metropolitana si legge un volume a fumetti è una cosa molto frequente e assolutamente normale, mentre io l'altro giorno a mensa stavo leggendo un libro illustrato e una tipa (che aveva il QI di una ciliegia, vabbè) mi fa "ma che ti leggi, i disegnetti?" Specifico, questa qui è spettatrice abituale di Uomini e donne, ma lo spettatore di Uomini e donne è molto più comune di quanto non crediate. Di conseguenza, essendo così comune, per le cifre e il danaro che l'industria del fumetto muove, i giappi sono di gran lunga i primi al mondo. Poi hanno un loro sistema di pubblicazione per il quale ogni volume - sempre suddiviso in capitoli - viene prima pubblicato a puntate su una rivista insieme ad altre serie. Non in maniera indiscriminata, però: queste riviste sono divise rigorosamente per target, e lì in queste cose sono bravi. Per cui se i vari Naruto e One Piece (che poi è come accostare la birra calda e la birra fredda: sempre birra è, ma la calda fa cagare e la bevi solo se proprio non c'è nient'altro, mentre trovare cose più arrapanti della birra fredda è difficile - la birra fredda nello specifico è One Piece, che nonostante i 70 volumi rimane una delle 2-3 cose più fighe in circolazione) sono pubblicati sulla stessa rivista per pre-adolescenti maschi (e come ci sia finito lì One Piece è un po' un'anomalia, o forse il fatto che Shonen Jump è Shonen Jump ma poi divaghiamo), ci sono riviste per pre-adolescenti femmine (e non mi chiedete che cazzo ci possano pubblicare, là sopra), per giovani maschi e per giovani femmine, per trentenni maschi, addirittura per casalinghe o per donne in carriera. Seriamente, eh, esistono queste cose. Ovviamente in base al target il tipo di storia cambia, e questo non ve lo devo dire io. Però se considerate che negli ultimi anni ci sono stati almeno 3 titoli capaci di superare il milione e mezzo di copie di tiratura per un singolo volume (e di volumi che escono in un anno ce ne sono almeno un paio a serie), forse cominciate ad intuire di quanto siano grandi i numeri di cui parliamo. Però prima di ritornare al discorso principale, faccio un utile excursus: tempo fa una c.d. twitstar aveva chiesto che le si consigliasse un fumetto giapponese da leggere. Avrà avuto, quante?, 30 risposte?, e ogni singola risposta conteneva sempre gli stessi titoli, tutti strafamosi, straconosciuti, belli per carità, ma è come quando chiedi che film o che serie tv guardare su facebook: sai già quali saranno i titoli più gettonati o che usciranno per primi, senza alcuna possibilità di errore. Questa qui ha un tumblr sempre cupo, in bianco e nero, con un sacco di immagini erotiche e un sacco di immagini che rimandano a delle pratiche un po' perverse, con un immaginario ben preciso. Allora io, piuttosto che consigliarle One Piece (che è un capolavoro, ribadiscoo, ma non fa dell'esplorazione dell'oscurità dell'animo umano uno dei suoi punti di forza) o boh, qualsiasi altra cosa, sono andato a consigliare MPD Psycho e Monster. A che è servito questo excursus? A sottolineare l'importanza di persistere prima di giungere a conclusioni, in particolare in un ambito così sterminato come il fumetto, soprattutto quello giapponese. Questo è così grande che, a fronte di un Naruto o di un Bleach (classica cagata famosissima, immotivatamente) ci siano decine di titoli come, cito veramente random, Uchu Kyodai, Lei l'arma finale, Eden, My Girl, PlanetEs e blablabla. Se vi prendete tempo per capire per quale motivo ci sono titoli (o autori) che sono citati all'unanimità (o quantomeno da chi ne capisce, da festival di fumetto importanti e cose simili) come imprescindibili, imparate ad avere un senso critico e un senso dell'orientamento che vi porteranno a certi titoli o certi autori che magari conoscono pure in pochi ma che vi soddisfano in pieno. Io, ma credo chiunque, ho un nugolo di autori-feticcio di cui compro qualsiasi cosa riesca a trovare. E di questi, solo un paio sono molto molto famosi - credo solo Inoue e Urasawa e, signori, che cosa non è Inoue, soprattutto, mamma mia.
Ve l'avevo detto che questo post non aveva nessun senso logico.

Passando ai fumetti di supereroi, invece, le considerazioni sono poche e molto veloci.
1) C'è un mucchio di cacca. Sì che sono cose che si leggono solo e soltanto per bieco e ignorante intrattenimento, ma per trovare una storia che veramente valga la pena di essere letta bisogna passare attraverso a un numero spropositato di inutilità.
2) Una considerazione velocissima sull'acquirente medio di supereroi che sta emergendo ultimamente. È chiaro che figure del genere sono fisiologiche, dopo operazioni colossali come quelle della Marvel negli ultimi 5-6 anni. È altrettanto ovvio che questi film non dico che hanno lo scopo di, ma quantomeno hanno l'ovvia conseguenza di attirare nuovi lettori, cosa che inevitabilmente succede (il che la dice lunga su quanto, secondo le ultime teorie sociologiche, il consumatore ormai sia maturo e capace di scegliere autonomamente cosa è meritevole della sua attenzione e cosa no, ma divago ancora). Sarà per l'apporto fondamentale che ha internet e facebook (perché smettiamola di usare il generico termine "social network", c'è solo facebook) nella diffusione di questi tipi di comportamento (il che la dice lunga su quanto, secondo le ultime teorie sociologiche, internet e l'infinita possibilità di connessione col prossimo permetta al singolo di allargare i suoi orizzonti informativi e blablabla), ma i fan che si vanno formando e diffondendo in questo momento hanno la mentalità più chiusa e testarda che abbia mai visto, secondi solo ai 50enni fedeli alla Bonelli. "Ai miei tempi" (concedetemelo), i lettori di fumetti di una certa età si sentivano comunque parte di un'unica grande famiglia, quella degli appassionati di un mezzo espressivo meraviglioso che però nessun movimento culturale primario prendeva sul serio. Poi potevi essere un appassionato di supereroi come un appassionato di fumetti giapponesi, però la mentalità diffusa era quella di provare con un onesto senso di curiosità anche prodotti che uscivano dal tuo seminato, forse proprio perché consci e calati in questo clima di comunità, di "diamoci pacche sulle spalle tra di noi che altrimenti non ne usciamo interi". Oggi invece quello che vedo è un continuo asserragliarsi sulle proprie posizioni senza mai considerare la possibilità di guardare dall'altra parte.
Nello specifico, gettiamo la maschera sui bei discorsi in linea generale e sporchiamoci le mani, la sensazione è che il fumetto supereroistico, in particolare della Marvel, sia intrinsecamente superiore a tutto il resto perché tutto il resto mica è capace di fare dei film come gli Avenger o Iron Man. Poi avoglia a provare a spiegare che spendere 7-8€ per vedere un Thor 2 o un Iron Man 3 è un gesto saggio quanto pucciare il cazzo in un bicchiere vodka al peperoncino, quelli ti menano delle risposte disarmanti da ultras, tipo "e che devi andare a vedere al cinema, De Sica e Boldi?", perché esistono solo le cose loro o le cagate assolute. Una parte di questa gente ha sviluppato una mal riposta curiosità in qualsiasi cosa sia seriale: non è difficile incontrare un fan dei film Marvel che va a vedere al cinema Hunger Games difendendone l'originalità della proposta o, magari, i sottotesti di critica sociale (!). Poi avoglia a provare a spiegare che Hunger Games è obiettivamente una merda, una copia mal riuscita e nonostante questo pretenziosa in maniera imbarazzante di Battle Royale, o che un'intera trilogia sullo Hobbit sia una cosa del tutto ingiustificata che al massimo potresti guardarla su Sky quando finisce se proprio hai voglia. Niente. Sono capaci di dirti che ok, il primo Hobbit magari era un po' noioso e forse il secondo era troppo di transizione verso la fine della storia, e magari lo sanno anche che 9 ore di film (almeno) a fronte di un libro di sicuramente meno di 400 pagine sono tante, troppe, però io comunque lo vado a vedere al cinema. E non è giusto che questi film non vincano mai nessun oscar, sono bei film! Eh, ma li hai visti gli altri candidati? Eh, no, avevo calcetto. 7 giorni su 7, capito?

sabato 7 dicembre 2013

Sono discorsi da fare, nel 2013?

Il fatto che praticamente ogni testata giornalistica on-line, per postare un video, debba correlarlo di una serie di considerazioni totalmente inutili e spesso-se-non-sempre totalmente inadeguate, spesso-se-non-sempre scritte da gente che invece non sarebbe male che stesse con le mani lontane dalla tastiera (perché non è che siccome hai studiato SdC allora devi PER FORZA scrivere degli ultimi fenomeni di internet come se tu avessi tutto il background necessario per farlo, ché magari ancora parli dell'arte contemporanea col classico "eh, ma questo lo so fare anch'io". Coglione. O cogliona, stop al sessismo.), mi ha sempre irritato tantissimo.
Già pensavo di postare questi video da qualche giorno, questo è stato il trigger.

Questi sono i video, le considerazioni mettetecele voi, ché fare considerazioni sulla sessualità femminile all'epoca delle tette su tumblr e di quell'orrore che sono le 50 sfumature è ridicolo.
È consigliato sapere un minimo di lingua anglofona.















venerdì 6 dicembre 2013

Se questo post fosse un bimbo nato da una mia relazione sessuale dimenticata, non lo riconoscerei come mio. Giuro.

Post nato per purissimo errore. Volendo provare ad andare più a fondo (cosa che ormai è sempre più rara, quindi cerchiamo di dare l'esempio), è forse dettato dalla voglia di scrivere qualcosa e di non far morire di nuovo il blog per un anno e più come l'ultima volta (bell'esempio di merda, per indicare l'andare a fondo).
Comunque.

Stavo guardando questo video (molto bello, tratto da un disco che magari ne parlo tra qualche settimana nella famigerata classifica di fine anno):



e sono stato assalito dai ricordi dalle parole di una ragazza con la quale parlai qualche tempo fa, che mi disse che avrebbe volentierissimo spalancato le cosce al buon Julian Casablancas. Per la precisione, la cosa mi è stata ribadita da numerosi altri esemplari umani di sesso femminile. La cosa mi ha lasciato molto interdetto. Nel senso, anche io da quando ho cominciato a non guardare più la tv e i videoclip ho pensato, ascoltando un disco cantato/suonato da donne, che sarei volentieri "diventato una cosa sola" (prendendo in prestito un'espressione tanto cara ai dojinshi hentai) con codeste musiciste. Spesso e volentieri queste situazioni sono regolate da un'equazione nella quale all'aumentare del prodotto di talento e creatività del soggetto, aumentava la voglia di intrattenere con il soggetto una relazione di tipo sicuramente sessuale, saltuariamente anche di tipo matrimoniale. Però ecco, questo succede nel momento in cui tu scarichi il disco, lo metti su iTunes, tagghi bene le canzoni e lo ascolti senza farti troppi problemi. Quando magari arrivi ad elaborare la tua voglia di scopare con l'artista tipo al 10°-11° ascolto di questo tipo e, magari, quando nella copertina non c'è minimo cenno al viso dell'artista in questione. Nel senso, questa cosa con un disco di Justin Timberlake non può succedere. Ora neanche con un disco di Anna Calvi può succedere. Però magari può succedere con un Four Tet (ogni riferimento a cose o persone POTREBBE non essere casuale). Ma è quasi impossibile che questo succeda oggi, che in genere un gruppo nuovo lo scopri con la recensione su una rivista online in cui ti mettono qualsiasi link possibile, figurati se non ti mettono le foto. Io mi ero innamorato di Rachel degli Esben and the Witch finché non sono diventati abbastanza conosciuti da poter vantare dei video live su Youtube, e mi sono reso conto che, nonostante la bravura e tutto quanto, è un gabinetto senza coperchio. Continuo ad avere dubbi sulla mia attrazione per Anna Calvi, perché sì ok, è fantastica e tutto e ha anche una bocca così grande che quantomeno stuzzica la fantasia, però quando ne vedi le foto non è che ti sembri tutto questo splendore - Polly Jean Harvey, invece, rimane e rimarrà sempre meravigliosa e lussuriosa nonostante la bruttezza, non c'è niente da fare. Però gli Strokes sono diventati iper-famosi già col primo disco, erano dappertutto eccetereccetera. Nessuno è stato capace di sfuggire al faccione di Casablancas. Quindi, esaurita la carica erotica portata immancabilmente dalla sua musica (e posso capire), che cosa rimane? Cioè, mi sembra che se gli aveste tinto i capelli di azzurro lo potevate mettere a recitare ne La vita di Adele e nessuno avrebbe trovato nulla da ridire. C'ha una faccia da donna, nello specifico da donna brutta, e un paio d'occhiaie che si vedono dalla luna come la muraglia cinese. Perché? Che cosa c'ha di bello?
Boh.
Ah, giusto, sono eterosessuale.
Taccio e torno nel mio angolino buio, appartato e separato dal resto di voialtri.

venerdì 25 ottobre 2013

Satisfaction doesn't feel like just a memory anymore, Alexuccio mio

In primis, mi scuso per il fatto che, se tutto è rimasto come l'ultima volta che ho postato, voi non possiate vedere le volte che vado a capo, ma magari troverò un modo.

È un periodo che sto notando, dalla mia sporadica e lurkica (passatemi l'orripilante anglicismo - anglicismo?) permanenza sul social network più noto a noi tutti, una tendenza a voler necessariamente essere ipercritici verso qualsiasi cosa sia incredibilmente o in maniera incredibilmente veloce arrivato ad essere conosciuto da molti, visto che la parola "famoso" è veramente grossa, oramai praticamente sempre. Film, canzoni o gruppi, fumettisti, serie tv. Ora, non ho fatto i nomi ma sono certo che, almeno per un paio di essi, non serve neanche che io li dica, ci siamo capiti, occhiolini e sgomitate e via. Ora, non dubito che quelli che muovono queste critiche pensino e sentano veramente quello che poi scrivono su facebook, ma la cosa mi pare un tantino forzata. Dicevamo, qualsiasi cosa inizi vagamente ad essere mainstream, è nel mirino. Epperò, la miglior canzone che potremo sentire di qui a diversi anni è una canzone pacchianamente mainstream - vorrei dire "da qui a diversi lustri", ma sono ottimista e non lo faccio.
R U Mine? degli Arctic Monkeys.
A CAPO
"Essì", direte voi, "lo sappiamo tutti che sei un fanboy impenitente", e io risponderò "sì vostro onore, quante Ave Maria prima di andare a casa?". Però lo è, è una canzone straordinaria.
A CAPO
Partiamo da un gioco a capirci. Suppongo che, se state leggendo questo post, la vostra curiosità musicale si spinge un attimino oltre la solita playlist di radio 105 e il vostro concerto preferito non sia stato quello all'Arena di Verona di Ligabue. Bene. Ciò detto, questa canzone è la prima canzone rock veramente eccezionale che sento da diversi anni. Ma rock in senso buono, nel senso in cui si dice rock intendendo il pop dei Beatles, dei Flaming Lips, di David Bowie. Il rock che era odiato dalla chiesa e dall'opinione pubblica nell'epoca e nei luoghi narrati da Mad Men. Quello generalmente leggero e spensierato, quello che la vita non la prende seriamente tanto non ne esci vivo (cliché 1 partito, comandante). Non che l'altro rock non abbia dato niente, eh, mica li lascio da parte i vari Leonard Cohen, GY!BE, Nirvana, R.E.M., John Coltrane, Tool, My Bloody Valentine, Radiohead, Elliott Smith e compagnia, i miei dischi preferiti probabilmente stanno in quest'elenco piuttosto che nell'altro, ma chi non capisce che The Soft Bullettin è un paradigma di vita piuttosto che una semplice raccolta di canzoni non ha capito molto di come stare al mondo, io credo. Per dirla facendo una citazione per iniziati ai Tool, il rock a cui ci si riferisce non è tanto la Lateralus, quanto la Rosetta Stoned. Non tanto Third Eye, quanto Die Eier von Satan. R U Mine? è il meglio che si possa trovare per fondamentalmente 4 motivi: A CAPO
1) I suoni. C'è chi dice addirittura primi Black Sabbath. Una figata. A CAPO
2) I testi. Alex Turner è il miglior lyric writer della nostra generazione, e magari dopo faccio qualche esempio in più di questa cosa. A CAPO
3) Il mood della canzone. Sì primi Black Sabbath, sì testo splendido (colgo l'occasione per ribadire ancora una volta che testo splendido ≠ testo profondo, non è che chi non è De Andrè e scrive testi impegnati e/o tristezza non sia un grandissimo scrittore. Se tutti i romanzi fossero di Pessoa la letteratura sarebbe considerata in maniera differente), ma è una canzone da arena, una canzone "bright" nonostante i richiami sabbiosi scuola QOTSA (magari poi torno pure su 'sto punto), una canzone per saltarci su, una canzone per gasarsi nonostante sia una canzone d'amore (l'amore è bello amici). Esattamente, cosa volete di meglio dalla vita? Se c'è qualcosa di meglio, giuro che non ne sapevo nulla, e comunque non credo ci sia. A CAPO
4) È una canzone grandiosa. No, perché spesso la gente di cui parlavo all'inizio si dimentica che il fattore primigeneo per attribuire una certa Bellezza (capital B) ad una cosa "bassa" come una canzone pop è proprio la bellezza della canzone. E questa ne ha da regalare, di bellezza. A CAPO, CHE È FINITO L'ELENCO

Ok, getto la maschera. Estendete tutto questo anche al resto del disco. È un disco strepitoso. E sto per finire gli aggettivi, non ho potuto fare le scuole alte. Allora, riprendiamo quella storia dell'elenco. I suoni. I Black Sabbath li abbiamo già detti, ma li ripeto ancora perché si sentono veramente tanto in certi pezzi. Poi i riverberi in Arabella che ti rimandano direttamente dai Black Sabbath ai primissimi Pink Floyd, quelli che si drogavano per davvero. Poi le chitarre di Mad Sounds che sono rubate dai Velvet Underground. Poi l'ultima parte di Mad Sounds che usa gli UH LALLALLA' come solo i Beatles sono stati capaci di fare. Poi chiaramente, usando un'espressione cara ai migliori recensori, tutti questi tributi senza snaturarsi, senza risultare ridicoli e senza snaturare il loro, di suono - e i casi sono due: o siete sorpresi di questo o siete abituati. Ci torniamo, once again. A CAPO
I testi. Ecco, io qui esco di testa. Per ogni singola canzone del disco vi potrei citare almeno 4-5 versi da standing ovation, da gotha delle lyrics, molto più adatte ad un tatuaggio che non la solita frase sui sogni o sul vivere la vida loca. Preso atto che il testo di I Wanna Be Yours non è di Alex Turner ma di un poeta di impronta punk (quando si sarebbe potuto tranquillamente pensare il contrario, vista la qualità a cui ci ha abituato Alexuccio mio fin dal miserrimo video di I Bet You Look Good che passavano su Flux nella tarda estate del 2005 ben prima che ne parlasse XL - c'eravate?), io vi sfido a trovare una sola canzone che non vanti un testo così pregno di quel black humor, di quella brilliantezza e di quell'acume di cui solo i migliori inglesi sono capaci. Sì, QUEI migliori inglesi, non facciamo gli gnorri. Se inizi il disco con "There's this tune I found that makes me think of you somehow and I play it on repeat/Until I fall asleep/Spilling drinks on my settee" c'è da ben sperare, ma è anche problematico mantenersi sugli stessi standard. Poi c'è l'ormai famigerata R U Mine? che, una volta entrata in circolo, ha il testo più fomentante che io ricordi dai tempi di Pantera, Rage Against the Machine e alcune cose dei Blur. Arabella ha un passaggio del genere: "Arabella's got some interstellar-gator skin boots/And a helter skelter 'round her little finger and I ride it endlessly/She's got a Barbarella silver swimsuit/And when she needs to shelter from reality she takes a dip in my daydreams" (questo finisce veramente col botto) e ci sono almeno altre due strofe (ovvero tutte le altre, LOLZ) che sono quantomeno paragonabili a questa. No. 1 Party Anthem è una delle più belle e grottesche cronache rock mai fatte, vedere/sentire/leggere per credere, Mad Sounds c'ha gli UH LALLALLA', ragà, ma ne vogliamo anche parlare?, seriamente?, Why'd You Only Call Me When You're High? ha un testo che è un ca-po-la-vo-ro, punto, Snap Out of It ha i versi "Forever isn't for everyone/Is forever for you?" che da soli sono meglio di intere discografie di gruppi blasonati come profeti del rock di qualità, e I Wanna Be Yours è magistrale nel mischiare falsa morale, sottomissione e sincera devozione for dummies. Ed è punto, game, set e match. A CAPO
Sul mood non ci sarebbe molto altro da dire, a questo punto (a questo punto, in realtà, la mia speranza è che quantomeno abbiate acceso Spotify e lo stiate cercando) e, se proprio vogliamo dire qualcosa per fare i puntigliosi, è splendido anche l'ordine delle canzoni, spezzato in due e piegato su sé stesso dal duo centrale No. 1 Party Anthem+Mad Sounds.
E poi c'è l'ultimo punto che, forse, è quello che mi lascia più sbalordito di tutti (oh ragà, "sbalordito". Ho tirato fuori "sbalordito". Pensavo di aver finito 'sti paroloni arcaici, e invece...). Questa gente è al quinto album. Anzi, per la precisione al quinto album in 7 anni. Se ci pensate non è una cosa così scontata. Punto primo: questo è un gruppo dell'epoca delle new sensation che NME sponsorizzava un tramonto sì e l'altro pure. Mi contate quanti di questi gruppi sono rimasti altrettanto sulla cresta dell'onda da allora? I Monkeys, gli Horrors (altri fuoriclasse, non a caso), i Franz Ferdinand (fuoriclasse ma che dalla loro hanno un'età media molto più alta dei diretti concorrenti, e questo potrebbe voler dire più di qualcosa), e poi? I Bloc Party? Pf. Gli Hives? Seh, come no, e 'sta ceppa di minchia non ce la metti? E all'epoca di questi gruppetti chiamiamolo-indie-rock nato dopo gli intrecci di chitarra di Is This It? ce n'erano a secchiate. Tutti estinti, uno dopo l'altro. Gli Arctic Monkeys non solo sono rimasti, ma sono diventati una delle massime realtà del panorama rock mondiale. Certo, a patto che si consideri la musica che si sa essere buona. Sento di gente che spende bei soldi per vedere ancora Nine Inch Nails o Queens of the Stone Age, nonostante l'evidente, lapalissiana, ovvia squagliatura delle rispettive menti creatrici, solo perché sono dei residui gloriosi ed ancora vivi dei tardi anni '90 o dei primi '00. Ovviamente mica parlo di quelli che vanno a vedere Muse o Foo Fighters, eh, parlo di gente comunque abbastanza rispettabile. Però seriamente, prendiamo la celebre apertura delle Olimpiadi, no?, ok, c'era un sacco di gente che ha cantato una canzone, sì, i Kaiser Chief che mi ero dimenticato prima, per esempio, ma se è per questo una canzone l'hanno cantata pure gli One Direction per evidenti esigenze di sponsor. Però sono le scimmie che hanno cantato la loro hit assoluta (che, a detta loro, è tale per status quo, ma il momento migliore dei loro live è proprio R U Mine?, sarà un caso) e uno dei simboli maggiori della musica inglese e quindi, per traslato, della musica pop tutta. Ora, dopo aver precisato la straordinarietà, intesa come non ordinerietà, del fattore-quinto-album-di-un-gruppo-indie-rock-nato-dopo-gli-Strokes (sarebbe bellissimo mutuare dal cristianesimo l'espressione a. S. e d. S, antre Strokes e dopo Strokes), c'è da sottolineare il fatto che questi quattro raghezzini hanno fatto ogni volta un album molto diverso dal loro precedente. Ogni disco degli Arctic Monkeys era sempre una disco degli Arctic Monkeys, ma non era una semplice variazione sul tema del bestseller Whatever People Say I Am, blablabla, perché a quel punto sarebbe stato facile. Prima hanno "appesantito" emotivamente e snellito chitarristicamente la formula con Favourite Worst Nightmare, album sottovalutatissimo (altra espressione molto cara agli intellettuali delle webzine fino a 4-5 anni fa), per poi deflagrare dopo l'approccio sessuale con Josh Homme che, evidentemente, in fase di produzione è uno che il suo lavoro lo fa da dio. Quest'influenza, questo marchio a fuoco e sabbia, ha accompagnato le scimmie dal 2009 e non li ha lasciati né con Suck It and See, né tantomeno con AM. Mi potete venire a dire in qualsiasi modo che quello del 2011 è un capolavoro del brit-pop duro e puro, e io non avrei mica nulla da obiettare, ma non si può negare il fatto che i suoni desertici che ci hanno fatto amare la Sky Valley non si sentano, o che l'influenza non abbia modellato alcune canzoni, un certo modo di scrivere testi di Turner, perfino alcuni modi di suonare del fido batterista, per non parlare delle linee di basso e della presenza di quell'organetto che fa tanto Golden Bay fine anni '60. E non è che dici, tanto questi hanno avuto un casino di tempo per perfezionarsi, per sperimentare fino ad arrivare alla quadratura del cerchio: macché, oh! Cinque album (più un side project di Alexuccio e un suo EP di colonna sonora - MERAVIGLIOSO) dal 2006 ad oggi. Lavori in corso.
E poi, parliamoci negli occhi, li avete visti i video dei loro live? Una rockstar che diverte a questo modo, che arriva sul palco evidentemente su di giri, che sbaglia canzone da attaccare (Bologna 2011, i was there perché nel 2009 l'aereo costava troppo), che si pettina i capelli ingelatinati tra una canzone e l'altra,che all'iTunes Festival dimentica le parole di 505, che fa battute stupende tra una canzone e l'altra e che si muove in quella maniera impacciata, volutamente paracula e adorabile dal fondo del cuore, una figura così, dicevo, dove altro la trovate? Un sorriso sornione come quello di Alex mentre canta R U Mine?, sempre lei ancora lei, chi ve lo replica? È una rockstar. E di rockstar così si sente una mancanza bastarda.
A CAPO
You got me baby, are you mine?

Ah, oh, figata, si vedono gli A CAPO

lunedì 15 aprile 2013

Digital Love

Ricordo chiaramente di aver sentito alla radio Around the World quando uscì (probabilmente il mio massimo interesse, all'epoca, era trovare Poggi e Volpi nelle figurine dei chewing gum, avrò avuto 8 anni massimo 9) e rimasi colpito dal fatto che questi qua avessero fatto una canzone intera usando solo 3 parole senza fare un cagatone colossale. Voi direte "tutto questo a 8-9 anni?", e io risponderò "a quanto pare sì", tanto che non sono normale è una cosa risaputa da tempo. Il ricordo successivo è di qualche anno dopo, quando, nella gloriosa 126 di mio padre, Radio Norba passava spesso e volentieri One More Time. La canzone mi piaceva, non sapevo che fosse di quelli di Around the World (probabilmente manco ricordavo della loro esistenza) e di lì a poco mi sarei perso nei meandri delle tamarrate di Hit Mania Dance e arrivederci a tutti. Poi sono arrivati "i tempi maturi" (!) e quindi, all'uscita, Robot Rock e Technologic mi gasarono abbastanza, ma ero troppo preso dalla musica rock dura-e-pura-che-se-non-suoni-uno-strumento-quella-non-è-manco-musica-a-momenti per rendermi conto di quanto. Poi, col tempo, ascoltai i dischi e l'amore fu completo. Certo, Human After All non era esattamente lo Spirito Santo, ma diciamo che si è comunque sentito di peggio. Poi hanno fatto la colonna sonora di Tron, e la passione è un po' calata. Poi ho ascoltato Alive '07 e la passione sembrava non essere calata mai neanche un secondo. Anzi. Poi le voci sui concerti estivi, uno coi Justice come supporter, mi aveva fatto ribollire non vi dico cosa non vi dico dove. Poi alcune voci sull'uscita di un nuovo disco; si parlava di 2009-2010, più o meno. Poi niente. Poi qualche tempo fa questo: E il panico è partito prepotentemente. Poi la nuova versione del sito. Poi i cartelloni sparsi per il mondo. Poi questi video (che cotinueranno ad uscire, penso). Aggiornamento del 15/04/2013 E poi ieri mattina la bomba. Chiaro che ti aspetti bella roba, in particolare dopo aver visto questi video. E poi la bomba. Al Coachella sono fortunati. (versione migliore) Mi sono sinceramente emozionato. Visibilmente. Liquidamente. Non vedo l'ora. Tra l'altro, simpatico il tour americano, no? (Quasi due anni che non scrivevo. Che uomo inutile, che sono.) (Ah, ovviamente in questo tempo di nullafacenza mi hanno cambiato le impostazioni di blogspot e ora nel post che state leggendo non sono mai andato a capo. Non è colpa mia, lo giuro, vostro onore, sono stato incastrato.)

martedì 5 luglio 2011

Una cosa che ancora non ho ben capito perché sto scrivendo

Mi sembra di fare la mia stessa caricatura. Non scrivevo da inizio gennaio e la cosa mi fa alquanto schifo, visto quanto tengo a questo blog (il motivo per il quale poi ci tenga è sconosciuto anche alle forze più potenti dell'Universo). Il fatto è che, se prima il problema è stato il tirocinio schifoso, adesso è lo scazzo generalizzato, una situazione universitaria che è quello che è perché fondamentalmente non c'ho voglia di studiare, cosa che inevitabilmente porta alla classica voglia di mandare tutto a puttane che precede la laurea.
Inoltre, il grosso problema (per me, almeno) è un mezzo litigio/non litigio con quelli che praticamente considero la mia famiglia, gente che conosco da almeno 10 anni, rivelatisi - forse loro malgrado, chi vivrà vedrà - persone abbastanza deludenti per problemi volendo anche più deludenti; o meglio: non è che si siano rivelati persone così merdose, quanto piuttosto hanno avuto reazioni ben codificate come risposta a determinati problemi sentimentali, per diversi che siano: reazioni, insomma, terribilmente banali, che non mi sarei aspettato da persone intelligenti quali sono. E chiaramente, siccome non è che siamo su questa terra per fare solo cose intelligenti, e anzi, si va sempre più (spesso) incontro alla situazione stereotipica del dilemma del porcospino, anche dopo quello che sembrava un chiarimento - cosa che mi ha portato, inutile negare - felicità e tante laGrime di giuoia, la situazione è rimasta quantomeno disagevole e io ci sto male perché sono senzibbile e sendimendale.
Ok.
Detto questo, non ho idea del perché stia scrivendo questo post, se non per scopo puramente terapeutico, quindi vediamo di parlare anche di cose belle.
Ho letto parecchi libri. Se fino a febbraio, più o meno, sono stato impantanato (mai finora avevo trovato un pantano così dolce, oh) con quel monolite stupendo che è Infinite Jest (di cui devo comprare un saggio che lo analizza, non vedo l'ora), una volta finite le 1400 pagine di cui sopra ho letto abbastanza. Francamente, a pensarci, non ricordo neanche cosa ho letto, eccezion fatta per il saggio di Foster Wallace su Federer e per American Psycho (TERRIBILE, TERRIBILE, TERRIBILE, nel senso che è bello ma che non rileggerei mai più nella vita mia). Ah, sì, e ho letto pure tutto Kenshiro, prestatomi gentilmente da un virtuoso volontario. Bello anche lui, e non ho neanche accusato questo fantomatico calo verticale della qualità alla fine della "prima serie". Sarà che dopo che hai letto Dragon Ball o Naruto sei pronto a tutto, però boh...
American Psycho mi è abbastanza rimasto impresso (in maniera negativa) perché l'ho finito di leggere mentre ero fuori per il concerto più solitario che abbia mai fatto. Chiaramente con "concerto" non intendo il live in sé per sé, intendo proprio la spedizione. Alla fine in quel di Roma ho conosciuto anche persone simpaticissime e che vorrei incontrare ancora, è che proprio l'arrivo in città e la fuga sono state abbastanza XXXXXX (inserire un aggettivo straniante a caso). Avrò passato da solo, in giro tra aeroporti, commesse di dubbia intelligenza e strade deserte boh, qualcosa come 18 ore, più o meno. Che va bene che ascolto musica sonosciuta e volendo pure difficile da farsi piacere, ma dai oh, mica ascolto musique concrete, se pò pure fa' lo sforzo. Ah, giusto per informazione, ero andato a vedere gli Esben and the Witch, gruppo che mi ha letteralmente fatto uscire pazzo. Non era ancora capitato che un gruppo esordiente mi abbia spinto a comprare tutto quello che di fisico avesse rilasciato; ora ho sia i due singoli in vinile, sia il disco in edizione speciale col bonus cd sia la prima maglietta che hanno stampato, e sono stato idiota a non farmi autografare nulla. Però a questo rimedierò la prossima volta che tornano in Italia, cazzo, non ho neanche una foto con Rachel <3.
Anzi, visto che qualche utilità 'sto post la deve pur avere:


Questo qui è il disco, pigghiatevelo.

Poi l'altra cosa che in questi mesi (ho già detto che mi faccio schifo?), oltre alle lezioni di Semiotica dei media, che sono state veramente illuminanti, per certi versi, sono stati due film: il primo è 2001: Odissea nello spazio, su cui non mi soffermo perché insomma, siamo seri. Il secondo è The Tree Of Life.
Cosa vi posso dire? Andate, correte, fiondatevi a vederlo, veloci. Chiaramente al cinema, e sono monotono e lo so.
Non vi racconto la trama, ma non perché non voglio che scopriate nulla del film o cosa, è solo che la trama è veramente ma veramente ignorabile, è solo il pretesto per tutto quello che ne consegue. Davvero, io sono andato a vederlo due volte al cinema e tra qualche giorno andrò a vederlo per la terza, voi approfittato del fatto che in questo periodo quasi tutti i cinema fanno le rassegne estive e andate a vederlo, non fatevelo sfuggire per nessun motivo al mondo. Per me è stata un'esperienza davvero grossa, anche perché molti degli stratagemmi usati nel film sono delle mie mezze passioni da parecchio tempo, penso per esempio alle immagini cosmiche o naturali usate.

Poi voglio dire, un film che finisce sulla copertina di un giornale che si chiama C+ Filosofia... dai, qualcosa qualcosa di speciale dovrà pur averlo. Tra l'altro su Linus di Maggio l'hanno recensito, Tree Of Life, con un articolo veramente eccezionale, che se non fosse l'una e mezza mi metterei a trascrivere, perché è veramente bello.

E niente, io volendo concluderei qui il mio delirantissimo post inutile.
Magari la prossima volta vedo di parlare di qualcosa di più interessante, visto anche che a breve (oddio, più o meno) dovrò fare l'esame di cinema e sarò quindi costretto a vedermi praticamente tutta la filmografia di Hitchcock. Brrr, che schifo, ma è vecchio, ma i film sono vecchi, ma stanno gli effetti speciali?, ma sono in bianco e nero!, bleah, no, vediteli tu piuttosto, io voglio Harry Potter o un film bello in 3D, che schifo.

Anzi, però visto che mi sento abbastanza schifoso ad andarmene così, qui ci sono due cosette da scaricare, due che mi hanno flashato abbastanza (non metto Jamie Woon perché quello ve lo dovete scoprire da soli, che cazzo, mi voglio pure poter vantare di avere il cd autografato).
Roba non richiesta pt. 1 (Burial - Street Halo)
Roba non richiesta pt. 2 (Duffstep - Getting To Sirius)

martedì 26 ottobre 2010

Elegance

E' un periodo che sto molto scazzato e, volendo esagerare, anche un po' depresso.
Lungi da me consigliare o parlare di libri: non sono così intellettuale e colto da poter distinguere un buon prodotto da un prodotto meno buono. Quindi non lo farò.

In questi ultimi giorni mi sta tenendo compagnia un anime molto elegante (scusate la ripetizione), rilassante, ma non per questo meno profondo e intimo: Bartender.
Come avrete intuito, è ambientato in un bar, e la presenza fissa della serie è appunto il barista, il bartender. Questa però non è altro che una presenza, non è il fulcro della vicenda. Ogni puntata, perlomeno stando a dove sono arrivato io, narra la vicenda di un personaggio diverso, dalla nipote nostalgica al manager, che per un motivo o per un altro trova rifugio nell'Eden Hall e conforto in uno dei cocktail o dei drink preparati dal bartender. Il vero protagonista infatti è proprio l'alcohol, in tutte le sue declinazioni e in tutti i suoi gusti. Ed è per questo motivo, infatti, che nell'anime non si lesina assolutamente della per niente occulta pubblicità ai marchi più eccellenti, dalla vodka SKYY al Disaronno, che credo saranno stati ben contenti di sganciare quattrini, vista l'ottima pubblicità che gli si fa. Inoltre poi alla fine di ogni puntata c'è anche la "ricetta" per preparare il cocktail padrone della puntata appena conclusa.
Insomma, non c'ho molta voglia di scrivere, quindi vi lascio il link e buona notte, vedetevela voi perchè vale la pena.

La serie, ancora inedita in Italia, è tradotta dai Karanaze Italian Fansub:
Karanaze Italian Fansub - Bartender



Mi raccomando, non fatevela scappare.
Poi, soprattutto, una volta finita la puntata avrete una voglia matta di metter su un disco di buon jazz. Ed è una sensazione impagabile.

sabato 2 ottobre 2010

Loverman

Ancora pubblicità, ma stavolta musicale.


(se volete la copertina in una risoluzione maggiore, andate qui)

Loverman - Human Nurture

Non starò qui ad introdurveli io come ho fatto in diversi forum e su Facebook paragonandoli al Teatro Degli Orrori e definendo li come una loro versione migliore e più incazzata e dark. E' sempre valida questa cosa, però può essere anche un pò sviante.
Per cui, vi posto un articolo (articolo grazie al quale li ho scoperti anche io, per altro) ben più esaustivo di quanto potrei esserlo io per chiarirvi le idee:
Vade retro Loverman (Panopticon Mag).

Gruppo che, come detto nell'articolo, non ha pubblicato niente se non un singolo e un EP (anche se si trova una canzone non compresa in nessuno di essi, misteri della vita), se continuano a mantenere lo standard dei suddetti, all'uscita dell'album potrebbero spaccare la scena, e la cosa mi attizza particolarmente. Ah, si. L'EP è mixato da Joe Barresi, non so se mi spiego.
Vi lascio gli unici due video che si trovano e poi il download.
Crypt Tonight (prima traccia dell'EP)
Barbs live @HOXTON BAR AND KITCHEN (non preoccupatevi, la qualità è buonissima e il montaggio del video anche meglio)
Loverman download