martedì 13 aprile 2010

Paperoga andrebbe rivalutato

Post artistico.
Qui sotto, opere di Tung-lu Hung.






Altre opere a questo link.

Invece, a quest'altro link c'è un'analisi piuttosto interessante dell'operato di Hung, anche se purtroppo in inglese. Lo riporto qui sotto:

In the world of Hung's writing and art, artificial commodities become immediate reality and Nature myth. Plastic dummies, mass-produced religious icons, artificial flowers, and electrical lighting dominate Hung Tung-Lu’s visual vocabulary. In his work, he shows how objects have become the new religious icons of Consumerism and how traditional beliefs have been corrupted and stripped of all religious value. In the world of increasing globalization, Hung proposes the loss of cultural identity. While Hung’s native Taiwan is absent from his work, there remains an interesting confrontation between East and West. In this manner, an international media-capitalism pervades his work.


DUMMIES ARE REAL!

Dummies. Dummies are real. Dummies are objects. Dummies cannot represent themselves; they must be represented. The dummies in Tung- Lu Hung’s work are taken from popular Japanese cartoon series and video games. Through "cosplay," dramatic cosmetic transformation, these heroines are transformed into super-human figures.

Christian Icons. In his backgrounds, Tung-Lu Hung uses Christian imagery from lesser-known Italian masters of the 14th and 15th centuries, such as Paolo Veneziano, Vittore Carpaccio and Michele Giambono. Tung-Lu Hung familiarized himself with these artists using print material. He never studied them in the flesh. Torn from books, the Christian images that Hung uses are deliberately altered during the re- photography process. The iconic images are appropriated at will. Frequently they seem to be chosen for merely aesthetic purposes as Hung only has a vague understanding of their iconographic importance.

Flowers. The oversize flowers in Hung’s work are 100% artificial. Simple plastic copies, they too are dummies.

Aura. The stage is set, reminiscent of an altar. A cropped Christian image is pinned up in the background. Artificial flowers cover the foreground. Through careful manipulation, light appears to flood from the holy image behind and bestows an aura - a sacred atmosphere - on the plastic dummy.

Cult. A new icon indicates a new cult. And Hung’s icon suggests a dubious nature. On one hand, the image resembles a promotion gimmick in a display window of a boutique or department store. On the other, the dummy, as the new icon, has metaphorically replaced traditional religious beliefs and values. The Christian image, out of focus and remote, has been pushed into the background. Literally speaking, consumer logic takes over and subculture assumes prominence. Commerce becomes religion and religion becomes commercialized. The new cult is about the apotheosis of "false" gods. As shown in Hung’s works, cartoon and video stars become these gods.

Reality. Plastic dummies, mass-printed religious icons, artificial flowers and electrical lighting are all real. Nature is becoming obsolete, if not already a myth. Synthetic commodities are now first-hand reality. Loaded with commercial ideological values, consumer products dominate and rule.

Boundary. Consumer logic transcends international boundaries. The idea of an emerging globalization is a direct result of what Fredric Jameson has called "late capitalism" "multinational capitalism," and "media capitalism." Globalization, in this sense, has been a creation of Western discourse. Through globalization, Western (i.e. Europe and United States centered) mentality and identity pervade. Since the majority of non-Western countries, excluding Japan, lack the economic, cultural, and media enterprises of the West, they are losing ground in terms of subjectivity, suffering post-colonial conditions, and threatened by the loss of cultural identity. In his work, Hung uses Japanese dummy icons and Christian images of late Medieval and Renaissance Italy. In this post-modern encounter between East and West, the identity of Taiwan (Hung’s native country and current residence) is strikingly absent. This absence, however, represents its peripheral state in global politics. It is in this light that Hung’s work imparts a tantalizing aura of sentimental decadence, spiritual fatigue, and cultural pessimism, which some may be inclined to interpret as typical of a fin-de-siècle syndrome.

Chia Chi Jason Wang


Inoltre, una cosa che mi ha colpito e che l'analisi qui sopra ha tralasciato è l'uso della luce e dei colori dei quadri, che sono volontariamente eccessive, plastiche, sintetiche. Tutto questo, se associato all'analisi sociologica dell'articolo, non è nient'altro che un elemento in più.
Finito.

domenica 4 aprile 2010

Easter and Christs

Visto che è la mattina di Pasqua e non ho niente da fare, vi delizio con una lunga intervista a David Tibet fatta da XL. Ovviamente non la copincollo qui sul blog per rispetto alle fonti, però poi per non far scappare il mio pubblico, vi metto qualcosina da ascoltare.

Intervista, leggetela, ne vale davvero la pena, grandissimo personaggio.

Gli album che vi riporto qui sono quelli che o sono votati meglio su RYM oppure quelli che comunque ho sentito più nominare in giro. Perchè io questi qui praticamente non li ho mai ascoltati.



Current 93 - Thunder Perfect Mind
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Current 93 - All The Pretty Little Horses

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Current 93 - Black Ships Ate The Sky

Download (Mediafire)



Current 93 - Aleph At The Hallucinatory Mountain

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Arrivedorci [Stanlio e Ollio cit.]

venerdì 2 aprile 2010

L'ambiente e i ronzii

Prima, leggendo Mushishi, stavo ascoltando questa roba qua:


Keith Fullerton Whitman - Lisbon

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Pass: trunk

Praticamente una traccia unica di 41 minuti di ambient e drone. Roba tosta. Non penso potrei ascoltarla in altri momenti se non quando leggo. Come si fa a dirsi appassionati di sta roba?
Cioè, per carità, alla fine piace pure, è un bell'ascolto, ma come si fa a mantenere l'attenzione per 40 minuti di... niente, praticamente.
Dal vivo può avere un senso, se sparato a volumi inumani e se il suonatore è carismatico, può avvolgere ed essere un'ottima esperienza. Ma su disco... madonna.
Ottimo come sottofondo, però. E copertina a dir poco meravigliosa (lo scaricai proprio per questo motivo, infatti).

Un pò come quest'altro disco qua:


Klaus Schulze - Kontinuum
Però qui parliamo di un nome un pò enorme.

sabato 27 marzo 2010

oh well, enough said

Stamattina, in quel bellissimo programma che è TVtalk ho sentito dei particolari di quella che considero una delle proposte migliori che abbia sentito in campo televisivo da 21 anni a questa parte: quella della televisione pubblica francese di togliere la pubblicità nella fascia che va dalle 20.00 alle 06.00. La cosa ha portato poi ad anticipare tutti i programmi e bla bla bla, vi risparmio i dettagli "tecnici". In tutto il discorso che hanno fatto, però, sono emersi degli elementi interessanti: i programmi più visti dell'anno 2009 della tv pubblica francese sono 1) UN DOCUMENTARIO! Un documentario, che si chiamava L'Homme, dal contenuto non meglio identificato. Però, almeno così dice il nome, era un documentario sull'uomo; 2) una fiction di carattere storico (ci tengo a precisare che non era proprio Elisa Di Rivombrosa, eh); la 3) non me la ricordo, ormai c'ho una certa età e non è che c'ho la memoria di quando avevo 80 anni [Aristogatti cit.].

In Italia il programma più visto è il Grande Fratello.




























L'unica salvezza è Paolo Bonolis, penso. L'unica.







Si, ok, qui il protagonista non è Bonolis, ma ci siamo capiti.

lunedì 22 marzo 2010

Have one on Joanna

Chiariamo prima di tutto che questo non è un post per consigliare questo o quell'altro disco, per ascoltarlo, farlo vostro, magari comprarlo (quasi eresia) o chissà che altro. E' più per raccontare la mia esperienza. Che poi sarà presa come consiglio, ma vabbè, io di questo non sono responsabile.



E' qualche settimana che, leggendo il 3rdeye, ma anche il Panopticon (anche se poi questo è quasi una costola del 3rdeye, in un certo senso), leggo meraviglie e gioie del nuovo disco di questa Joanna Newsom, che personalmente non avevo mai neanche sentito nominare. Poi vado a vedere, e le è dedicata una pagina intera sui numeri di marzo sia di Blow Up sia di The Wire. La cosa mi incuriosisce. Poi scopro che era finita in qualche classifica di qualcuno con più o meno i miei stessi gusti qualche anno fa con l'album precedente, targato 2006 (anno che per ovvi motivi non poteva prevedere troppi ascolti di capolavori, ce n'erano già troppi). Poi vado a vedere le tag ed è un continuo rincorrersi della parola "folk" nelle salse più eterogenee concesse oggi dall' indie-ana concezione, da "indie folk" a "folk-rock", passando per l'immancabile "neo-folk".

Ora, devo ammettere che, colpa troppa ingenuità da parte mia, mi ero già fatto un'idea preventiva di come avrebbe suonato questo disco, che molti etichettavano già come "capolavoro" senza remore; come se non bastasse, scopro anche che è primo nella classifica del 2010 di Rate Your Music, cosa che succede poco spesso con album che mi piacciono (quasi mai, a dirla tutta). La colpa di questi pregiudizi era dovuta un pò al titolo del disco, appunto "Have One On Me", un pò all'immagine di questa giuovane (28 anni nel 2010), che praticamente si presenta circa così:




Il che è tutto dire.
Ora, non che abbia pensato che fosse un disco porno o chissà che (anche perchè, se così fosse stato, a che pro gridare al capolavoro?), però diciamo che le due cose hanno fatto effetto, ecco.

E oggi, 22 marzo 2010, l'ho ascoltato, complice la convalescenza che mi costringeva a letto.
Allora.
Sono 3 cd.
Si, 3. Due ore e quattro minuti di musica. DUE ORE. Una cosa mastodontica. Poi dici "ma come cazzo avrà fatto a tirar fuori un disco che tutti etichettano come capolavoro?". Scopriamolo, mi sono detto.

C'è da dire che io però col folk non ho mai avuto vita facile. Per dire, i gruppi che più sono riusciti a prendermi sono stati gli Shearwater e gli Esper (e quest'ultimo è un pò un mistero che ci siano riusciti, non avrebbero dovuto viste le loro caratteristiche). Per dire, anche con i Neutral Milk Hotel faccio fatica. Non è proprio nelle mie corde, ma per niente niente. Con voce femminile, poi, figurarsi.
Vabbè, lo ascolto.


Non so dirvi se è un disco che ascolterò fino allo sfinimento, farò mio o chissà che. E' ancora presto per dirlo. Anche perchè due ore, voglio dire... mica è facile.

E', almeno per me, una novità; un pò perchè musica con questa strumentazione non l'ho mai sentita, un pò per la voce, stranissima (a volte mi ricorda certi momenti di Tori Amos, ma non prendetela come oro colato, st'affermazione, ve l'ho detto che non ci capisco una sega di folk - magari è Tori Amos ad usare gorgheggi folk, cazzo ne so), un pò pechè a parte tutto, è ottima musica.
La cosa bella, di questo disco, è l'effetto post-primo-disco.
Generalmente, salvo eccezioni, se un disco piace e non è un mattone, tendi ad ascoltarlo di nuovo, perchè ti piace il suono, perchè comunque sono belle canzoni, per qualsiasi altro motivo. Non parliamo poi se il disco piace, quante volte lo si riascolta. Tipo, ultimamente la cosa mi è capitata (a livelli inauditi) con gli XX, di cui ho fatto qualcosa come 250 e passa ascolti in neanche una settimana.
Ecco, in questo caso succede una cosa curiosa: finisce un disco, fai per metterlo di nuovo in play, ma poi, se metti il secondo disco hai praticamente un altro primo cd. Praticamente si continua con i suoni del primo disco, col mood, con tutto. E' una sensazione bellissima, perchè la tua fame di QUEL suono è soddisfatta, senza però trovare le melodie che già ti suonano familiari, quel passaggio, quel fraseggio, quel particolare tocco che ti avevano stuzzicato al primo ascolto. Però ne trovi altri, ugualmente belli, diversi, ma appassionanti ugualmente.
E' bello, dà soddisfazione.
Anche perchè non sono canzoni pop da 3-4-5 minute, non sono compresse e dallo svolgimento chiaro e se vogliamo univoco. Sono canzoni anche lunghe, che raramente scendono sotto i 6 minuti, tutte in divenire, quasi nessun ritornello, interpretazioni personali, tutte cose che non ti aspetteresti.
Insomma, a me sto disco è piaciuto.
Non sto parlando di ascolti reiterati e considerazioni compiute. Gli ho dato un ascolto uno, finito mentre scrivevo, e ancora non so se lo reputo il capolavoro che tutti pensano che sia oppure semplicemente un buon disco.
Per quanto riguarda voi, fatti vostri, fate gli ometti e sbrigatevela da soli.

E siccome non è che vi posso lasciare così:


Joanna Newsom - Have One On Me

Download (Hotfile)
Download (Rapidshare)

Ciao.

martedì 16 marzo 2010

-Ed ora, le notizie sul tempo. -DOMANI PIOVE! -Grazie.

Devo andare a dormire tra poco. Non ho niente da fare nel frattempo. A Zelig ci sono cose che non mi interessano, al momento.
Quindi ho detto "modò, il blog, buon'anima. Aggiorniamolo, và".
Solo che, come ho detto, devo andare a dormire, quindi niente pensieri elaborati. Metto un paio di download di dischi e gudbai.

Prima di tutto, questo è il disco con cui mi sono fissato di brutto negli ultimi, quanti?, 4 giorni?. Robe che ho fatto quasi 250 ascolti. Pazzesco. Una droga.



The XX - XX

Che è una droga, come ho già detto. Però è inspiegabile, sta cosa. E' un disco con un'atmosfera tale che non dovrei ascoltarlo così tanto. E' troppo intimo, troppo malinconico-ma-senza-un-vero-senso-di-tristezza, troppo... tenero, come diceva il buon Gartek. Eppure non ti ci stacchi. Boh. Ascoltatelo. Ancora non ho trovato uno che mi abbia dato un parere negativo.
Pagina torrent, non sono riuscito a trovare un download funzionante :(
Bugia, un gentiluomo (o una gentildonna) me l'ha postato nei commenti:
Download (Rapidshare)

Già che ci siamo, di questo non ho trovato niente di download, ma se si cerca si può (almeno credo, se non ci riuscite segnalatelo), ma è stato un altro ascolto costante di questo periodo.
Loro si chiamano Esben And The Witch.
Qui si può ascoltare un pezzo in streaming, pezzo dal quale hanno fatto anche un videoclip. Questi stanno aprendo per gli XX e per altri gruppi indiegayissimi tipo i Wild Beasts e i Big Pink. E meritano tanto, secondo me.

Adesso momento elettronica.
Hanno annunciato la line-up del Dissonanze (o perlomeno la line-up di uno dei giorni). Molti di quelli che ci andranno li conosco già e in questo periodo li sto ascoltando tanto. Indi per cui, riporto.



Pantha Du Prince - Black Noise

Questo è forse il più commercialmente noto. Pare faccia minimal techno, uso la frase ipotetica perchè di ste cose ne so meno di zero, quindi mi fido; poi magari prendo il granchio, ma mi fido. Comunque è un disco della madonnissima, ottimo a dir poco, mai troppo rarefatto ma sempre sempre di una raffinatezza quasi imbarazzante.

Uploading.to
Hotfile
Depositfile



King Midas Sound - Waiting For You

Rapidshare



Shackleton - Three EPs

Hotfile Password: nodata.tv

Due dischi dubstep, moooolto diversi tra di loro. Nel primo la radice dub è molto più marcata, sia dal punto di vista strettamente musicale e strumentale, sia per il fatto che il cantato è ricorrente in quasi tutti i brani ed è proprio accostabile al toasting del primo dub e similia.
Il secondo, che forse preferisco, è proprio l'opposto. Sempre classificabile come dubstep, ma molto lontano dalle radici jamaicane più presenti del Suono di Re Mida. Qui è un minimalismo di fondo che la fa da padrone, tra melodie accennate e stralci di discorsi, di frasi. Il disco è pesante, siamo onesti, più di un'ora di album per 9 tracce che non vanno mai sotto i 6 minuti è tosto da sopportare, ma comunque ogni brano, se preso a sè, è un piccolo capolavoro. Tant'è che probabilmente lo preferisco all'altro, più fruibile da questo punto di vista.


Inoltre, giusto per informare, dopo aver fatto tutti gli esami che mi ero prefissato di fare nella sessione invernale, e averli terminati con successo e media del 29, mi sono preso due settimane di cazzeggio in cui ho recuperato le puntate di Lost non viste (la 06x07 è qualcosa di eccezionale ed epocale e meraviglioso eccetera), letto Vagabond (vabbè, non ci sono parole) e cominciato Jiraishin, oltre ad essermi tanto grattato.

Per chiudere sto post cazzonissimo:


Quest'uomo è un genio. Non ammetto repliche.

domenica 24 gennaio 2010

two thousand and nine.

Non ho voglia di far niente, e la classifica la dovevo già postare da un pò, quindi approfitto dell'occasione. Come avrete intuito, è la classifica dei 25 migliori dischi usciti nel corso dell'anno appena finito. Secondo me. Ovviamente si va dalla 25 alla 1, eheh. All'inizio volevo mettere i download per tutti i dischi, però solo ora ho realizzato che è impossibile, e poi molti dischi non riesco a trovarli, e non li voglio uppare. Quindi credo che mi ridurrò alle sole copertine e ai commenti brevi sottostanti. Dai, il download lo metto per i primi 3.




25:The Prodigy - Invaders Must Die
Vabbè, tanto ormai lo sappiamo cosa dobbiamo aspettarci quando esce un loro disco. E le attese sono esaudite, completamente.



24:Harmonic 313 - When Machines Exceed Human Intelligence
La sorpresa elettronica dell'anno che non sia marchiata dubstep. Non è all'altezza del disco di Flying Lotus dell'anno scorso, ma è un gran bel disco, non c'è che dire.



23:Amesoeurs - Amesoeurs
Li aspettavo al varco dopo il buonissimo EP, e non sono rimasto deluso. Per quanto vada comunque mooolto più sul post-punk rispetto al precedente. Ascoltato pochissimo perchè ci vuole un certo mood, ma comunque è un bel disco.



22:Zu - Carboniferous
Credo che per quanto si impegnino, questi 3 pazzoidi non riusciranno mai a fare un disco brutto. Jazz mischiato col noise, col math-qualsiasicosa, col boh, fate voi. Follia.



21:Converge - Axe To Fall
Inferiore rispetto ad altri dischi nella loro produzione, sarà che l'ispirazione un pò troppo heavy metal non mi piace per niente. Comunque il marchio di fabbrica resta la violenza inconsulta, quindi rimane un disco a'là Converge.



20:Om - God Is Good
Molto bello, un disco nel loro stile pur cambiando molte carte in tavola. Canzoni da 10 minuti ce ne sono poche, solo la prima (che ne dura 19, però), e per il resto seguono la scia inaugurata dal singolo Gegel Barkal, con canzoni non eccessivamente dilatate temporalmente. Inoltre questa volta, per dare alla loro psichedelia drogata un tocco più orientaleggiante si sono lanciati nell'inserimento di strumenti inusuali come può essere il flauto. Facendo centro.



19:Clubroot - Clubroot
Prima uscita dubstep della classifica. Qui siamo su territori meno danzerecci quali per esempio uno Skream o un King Midas Sound, per ritrovarci in un dub più atmosferico che altro. Si gioca con i rumori di sottofondo, con suoni che più che intrattenere accompagnano, rimanendo sempre però melodici al punto giusto. Ottima uscita.



18:The Dead Weather - Horehound
Progetto interessantissimo sulla carta e interessante poi nella realtà. C'è di mezzo Jack White, quindi quello che ci si può aspettare grosso modo lo si immagina già. Immaginate un blues elettrico, sporco, incazzato e magari un pò fumato. Aggiungeteci una donna al microfono anche lei elettrica, sporca, incazzata e magari un pò fumata e ci siete. Il miglior supergruppo dell'anno, sicuramente meglio dei Them Crooked Vultures e degli Shrinebuilder.



17:White Lies - To Lose My Life
Fondamentalmente un disco post-punk degli anni '00, un pò sulla scia inaugurata da Interpol ed Editors. Questo forse meno chitarristico dei due gruppi citati (oddio, anche se l'ultimo degli Editors di chitarristico non c'ha niente), e più virato al pop.



16:The Pains Of Being Pure At Heart - The Pains Of Being Pure At Heart
Disco breve, canzoni brevi e spensierate, suono derivativo ma abbastanza personale. Cresciuti a pane e My Bloody Valentine. Praticamente, tutto lascia pensare a un signor disco. Tant'è.



15:Antony And The Johnsons - The Crying Light
Un disco di Antony. Che parlo a fare?



14:Julian Casablancas - Phrazes For The Young
Tutti dal cantante degli Strokes si sarebbero aspettati un disco a'là Strokes. Nein. Electro-pop da manuale, con testi nello standard (alto) di Casablancas, allegria e malinconia in egual misura. 8 canzoni, quindi ha anche capito che magari calcare la mano non era il caso. Applausi.



13:2562 - Unbalance
Ad essere sincero, mi aspettavo (e sarei stato contento di) un clone di Aerials, quindi una dubstep con atmosfere rarefatte ma possenti e con bassi da mal di testa. Mi sbagliavo, il belga cambia direzione e combina la dubstep con alcune soluzioni care a una certa dance minimale. Risultato? Aspettative disattese, ma disco con le palle. E daje così.



12:A Place To Bury Strangers - Exploding Head
Ancora shoegaze, ma stavolta il punto di riferimento è il pop acidissimo e rumorosissimo dei Jesus And Mary Chain, che sono un pò i maestri del gruppo. Quindi aspettatevi canzoni dal forte appiglio ritmico, grandi riff (Deadbeat è mostruosa), mischiate con rumori fortissimi, feedback e oscurità. Dal vivo pare siano fenomeni.



11:Kylesa - Static Tensions
Sludge violento e tirato, doppia batteria, velocità e tanta melodia. Che billu <3.



10:Dälek - Gutter Tactics
Che parlo a fare? Il solito hip hop politicizzatissimo e inusuale, shoegaze, industrial, noise, breakbeat, metteteci quello che volete. E li ho anche visti dal vivo, grandissimi.



9:...And You Will Know Us By The Trail Of Dead - The Century Of Self
Solita ricetta: prendete una sensibilità pop raffinatissima, aggiungeteci quelle venature hardcore mascherate perfettamente e melodie da rimanerci secchi col cuoricino pieno. Olè. Avete un disco dei Trail Of Dead.



8:Patrick Wolf - The Bachelor
Patrick Wolf è un genio. Quindi un suo disco non può in nessun caso deludere. Questo ne è la prova. Per me è appesantito da troppe atmosfere folkeggianti molto Signore Degli Anelli (Damaris, per esempio). Ma ragazzi, fare discorsi del genere su un disco di questo spessore è ridicolo.



7:Franz Ferdinand - Tonight: Franz Ferdinand
Sti ragazzi continuano a stupire. Indie rock virato post punk al primo disco, indie rock virato sporcizia al secondo, e al terzo ti piazzano un disco danzereccio, con spruzzate di elettronica, cazzeggio e un sacco di melodie. Considerate le premesse avrei voluto vederli dal vivo.



6:The Horrors - Primary Colours
Ancora shoegaze. Ma qui siamo su un altro livello. Il che è sorprendente, vista la ciofeca che avevano tirato fuori come primo disco. Poi cambiano completamente genere e fanno un disco di questo spessore. Boh, senza parole.



5:Arctic Monkeys - Humburg
Boh. Veramente. Sarà stata la produzione di Josh Homme, sarà stato il fatto che sti ragazzetti sono superiori, ma veramente, questa è l'ultima cosa che mi sarei aspettato. Che meraviglia.



4:Bat For Lashes - Two Suns
Ora, sarà che io ho un debole per le voci femminili. Sarà che sono un pò gaio. Ma questa ragazza ha fatto veramente il botto. Una raffinatezza in cui raramente mi è capitato di imbattermi, un suono che quasi ti dispiace ascoltare per paura di sporcarlo, un carattere fragile e possente allo stesso tempo. Disco eccezionale, come ne escono pochi, a conferma del fatto che questo 2009 è stato un anno potente.

Ecco il podio, rullo di tamburi:


3:Burial & Four Tet - Moth/Wolf Cub
Ok, è un singolo. Ascoltatelo, poi ditemi se mi sbaglio. Alcuni hanno detto che è la musica del futuro. Questo non lo so, ma posso dire con certezza che la cosa non mi dispiacerebbe.
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2:Uochi Toki - Libro Audio
Semplicemente uno dei dischi migliori del mio gruppo hip hop (?) preferito. Ne ho parlato qualche post fa sempre sul blog. Uno spettacolo. Geni, loro sono dei geni.
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1:ISIS - Wavering Radiant
Si, potrò non essere obiettivo, anche in vista del fatto che sono stato a due loro live, quest'anno. Però questo, a mio parere, è un disco tra i migliori degli ISIS. Più virato al post-rock in alcuni momenti, più virato al metal puro in altri. E' pipù fruibile, nel senso che non lo percepisci come un unico monolite come invece accadeva per Oceanic e soprattutto per Panopticon. E poi qui ci sono dei pezzi veramente esaltanti, magari non al pari di una In Fiction/So Did We/The Beginning And The End, ma dai, una Hand Of The Host o una Threshold Of Transformation sono veramente trascinanti all'inverosimile. Per me è solo l'ennesima conferma di un genio che non vuole spegnersi. Riuscendoci.
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Alla prossima.

martedì 29 dicembre 2009

luv < 4




Dovevo postarla da qualche parte.
Cioè. E'... boh. Mi sono innamorato.

giovedì 3 dicembre 2009

Catseggio massimo

Mi dispiace non aver postato niente nell'ultimo periodo, ma diciamo che sono stato un pò indaffarato, ecco. Tra università, concerti pazzeschi (di cui non scrivo un resoconto per pura accidia, comunque erano Il Teatro Degli Orrori e ancora gli ISIS però stavolta supportati dai Dälek, quindi goduria estrema, soprattutto visto e considerato che gli ISIS hanno fatto il miglior concerto che abbia mai visto, insieme a quello di Rimini dei Tool, quindi voglio dire), impegni coniugali, film da vedere ma intercettare con maestria, l'admin del 3rdeye che mi chiede di scrivere per il Panopticon e io che ancora non gli ho risposto, mortacci miei, eccetera eccetera.
Ultimamente poi ci si sta mettendo anche il fottuto pc, con Windows che non vuole partire e Ubuntu che fa dei capricci che mi fanno imbestialire. Un bel periodo, insomma.
Aggiungiamoci anche il fatto che stia per finire il 2009, quindi si avvicina ineluttabile la stesura della classifica del decennio che sta per finire. Per non parlare della classifica 2009. Entrambi sfide avvincenti. Cose brutte.

E visto che vi ho a cuore, miei manzoniani 25 lettori (se, magari), per non avervi fatto leggere queste righe a vuoto, vi metto dei download di dischi che mi stanno facendo compagnia in questo periodo. O perlomeno, metto quelli che non compariranno di certo nella classifica del decennio di cui sopra, visto che spero di riuscire a mettere tutti i download di tutti i dischi.

Indi:



Bohren & Der Club Of Gore - Sunset Mission (pt. 1)
Bohren & Der Club Of Gore - Sunset Mission (pt. 2)



The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble - The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble

Che sono due dischi jazz, fondamentalmente. Soprattutto il primo. Questo perchè sono entrambi parte di un genere abbastanza particolare, come avrete potuto intuire in particolare dal nome del secondo gruppo, che si fregia dell'attributo specificativo Darkjazz. Si, dark jazz. Ora, non è esattamente quello il nome del genere, per quanto Last.fm lo riporti tra le papabili opzioni. E' comunque jazz, però sempre più contaminato di musiche estranee all'ambito jazzistico, quali possono essere l'ambient, piuttosto che il dub, l'avantgarde piuttosto che il black metal. In genere, infatti, i componenti di questo genere di gruppi provengono da scene ben più estreme e più movimentate: penso, per esempio, ai Kilimanjaro Darkjazz Ensemble, che conta nella loro formazione membri provenienti da o che hanno avuto a che fare con i Saint Vitus, nota formazione doom metal. E questa gente porta proprio le atmosfere dilatate e spesso cupe tipiche di altri lidi musicali in un genere di suo abbastanza aperto alle contaminazioni. Se già in passato è stato possibile mischiare il jazz con l'elettronica, con l'hip hop e con il rock, non vedo perchè la dark ambient o il metal non possano entrare a far parte della festa.
Tant'è.
Due dischi diversi, due atmosfere diverse, due approcci alla musica molto simili.




2562 - Aerial

Qui invece si cambia.
Quello di prima era jazz, per quanto strano possa sembrare, qui siamo nell'ambito dubstep. Si, il genere nuovo nato in Inghilterra, hypato in modo sovrumano, eccetera eccetera. Si.
Per questo vi dò un solo consiglio: ascoltatelo quanto volete, ma poi fatevi il favore di ascoltarlo in cuffia, con un volume dei bassi adeguato. Io lo amavo già da prima, ma è solo con l'ascolto attento dei bassi che mi sono reso conto di quanto grande sia questo disco. Davvero, ci sono delle tracce che non lasciano scampo, vi può fare male la testa tanto sono profondi i bassi e tanto sono martellanti i ritmi. Non dimentichiamo, poi, che comunque, bassi si o bassi no, c'è anche un'estrema maestria nella composizione. I bassi aiutano, ok, ma non bastano. Ascoltatelo bene e vi darà soddisfazioni.
Il titolo è estremamente adatto alle atmosfere che ci troverete: nebbiose, nuvolose, annacquate e umide.